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Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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INSONNIA, COME INTERVENIRE

L’insonia è una situazione che può portare della vere e proprie patologie anche gravi, certo questo è quello che tutti sanno ma come è possibile vincerla?
Se vuoi approfondire vai al link: https://www.duecieli.it/non-dormire-via-da-seguire/2220

#maestriqigong
#personaltrainerolistico
#riflessologiabenessere
#qigongesalute
#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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IL QI GONG E IL SENTITO DIRE

IL QI Gong e il sentito dire

Pensi che il Qi Gong sia solo per i pigri e gli anziani?

Questo video dimostra quanto la disciplina del Qi Gong sia così vasta e utile a qualsiasi livello di preparazione, anche per le persone che vogliano riacquistare la forma perduta e i giovani atleti in attività.

Posso raccontarvi un aneddoto: qualche tempo fa un’atleta, campionessa mondiale di nuoto di salvamento, una sera poco prima della lezione mi dice: ho la sensazione di essere chiusa in una scatola e non ho la percezione del mio corpo; non lo sento elastico, ma soprattutto mi sento sgraziata.

Vi descrivo a grandi linee il suo aspetto: fisicamente bella, altezza di un metro e novanta con un fisico invidiabile, ma le mancava solo l’allenamento nel sentire le emozioni che il nostro corpo trasmette, quando lo spirito si fonde con il movimento.

Non mi raccontava nulla di nuovo: essendo stato anche io in gioventù e per molti anni quello che era lei ora, non avevo dubbi sul suo problema.

Grazie alla pratica regolare del Qi Qong scuola “Le Quattro Direzioni”, ogni martedì sera, nel giro di poco tempo mi ha raccontato di aver anche migliorato le sue prestazioni nel nuoto, soprattutto grazie alla consapevolezza del respiro acquisita nelle lezioni.

Questo dimostra che una disciplina completa come il Qi Gong può essere adattata ad ogni esigenza, anche quando ci occupiamo di un ambito prettamente sportivo.

Leggi anche: https://personaltrainer-fitness.blogspot.com/2018/08/il-personal-trainer-cosa-puo-fare.html#more

#maestriqigong
#qigongesalute

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personal trainer olistico
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CORSI TORINO: formazione professionale Due Cieli

CORSI TORINO: formazione professionale Due Cieli

Date dei nuovi corsi di: “Qi Gong Insegnanti, Qi Gong intensivo, Riflessologia Plantare Cinese” per l’anno 2019  “Libera Università Popolare Due Cieli”

Link:https://www.kyudoiaidoqigong.it/eventi-e-appuntamenti-2/

#maestriqigong
#riflessologiabenessere

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

 

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COSTRUZIONE DI UN ARCO GIAPPONESE “YUMI”

Nel Kyudojo HAYATE non solo un allenamento classico ma un approfondimento nello spirito dell’arte.

Link : https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-kyudo-video/

#determinazione arti giapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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QI GONG

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Seminario di Qi Gong estivo 2018

Seminario di Qi Gong

Aggiornamento estivo per insegnanti della scuola “Le Quattro Direzioni”

Link video: www.kyudoiaidoqigong.it/seminario-di-qi-gong-estivo-2018

#maestriqigong
#qigongesalute

M° Vincenzo CESALE
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RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

 RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

In una cena dopo un seminario, un allievo di Kyudo, David, mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi, un’interessante osservazione, il problema che mi ponevo era: come mi sarei spiegato visto che David è Olandese? Me la cavai dicendole scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza gli occhi aperti sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando si esegue un gesto o un’azione è sinonimo di insicurezza, paura e stress; nei praticanti che per forza maggiore non hanno esperienza nella disciplina che praticano, è maggiore questa situazione, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere, le cose che non si conoscono creano disagio, e delle volte esso si trasforma in paura o rabbia.

Il riflesso di ammiccamento può essere evocato da stimolazioni elettriche in qualsiasi altra parte del corpo, ammesso che la stimolazione sia sufficientemente intensa ed improvvisa. In questo caso la latenza dipende strettamente dalla distanza fra il sito della stimolazione e il muscolo orbicolare.
Inoltre, gli stimoli a cui il soggetto presta attenzione, inducono una inibizione maggiore, rispetto agli stimoli che vengono ignorati.

La forte relazione esistente fra modulazione del riflesso ed elaborazione delle emozioni, fa sì che questo strumento sia stato utilmente impiegato nell’indagine di manifestazioni cliniche di disturbi a livello emotivo, primo fra tutti nei disturbi d’ansia. Poiché sia l’ansia che la fobia sono risposte di reazione (la prima generalizzata, la seconda stimolo-specifica), ci si aspetta naturalmente che facilitino ed aumentino la risposta di ammiccamento, indotta dal riflesso.
In effetti vi è abbondanza di risultati che confermano questo. Classicamente in tutti questi studi, si esegue un condizionamento classico in cui si associa uno stimolo neutro, quale può essere l’accensione di una luce, od uno shock elettrico.

A condizionamento avvenuto, ciò che si nota è che lo stimolo-test associato allo stimolo neutro induce una risposta aumentata. L’effetto è così robusto che questa metodologia è adottata come metodo per testare l’efficacia dei farmaci ansiolitici. Il potenziamento lo si ha anche quando le risposte emotive vengono suscitate con compiti immaginativi. Come materiale spiacevole, vengono usate descrizioni di situazioni tipo visita dentistica, intrusione in casa durante la notte, parlare in pubblico, assistere ad un incidente stradale. In tutti questi casi si ottiene un aumento della risposta di ammiccamento.

Ciò che più è interessante, è che vi è una corrispondenza lineare, fra aumento e grado di ansia suscitato nel soggetto, come rilevato da scale d’autovalutazione. Questo offre una vastità di applicazioni, e di studio delle attività cognitive ed emotive, nell’ambito della psicologia sperimentale e della psicologia clinica. Il suo utilizzo è prevalentemente legato all’uso di un paradigma sperimentale, del tipo pre-stimolo combinato con uno stimolo-test. Il riflesso di startle infatti presenta queste caratteristiche che lo rendono raccomandabile come stimolo-test:
• Primo, può mostrare inibizione e facilitazione sia per la latenza che per l’ampiezza in relazione a precisi aspetti dello stimolo.
• Secondo, può essere indotto da stimolazioni acustiche, visive e somato-sensoriali, indicando così che tutti i sistemi afferenti devono convergere prima del tratto finale di elaborazione comune.
• Terzo, la latenza molto ridotta e la presenza di componenti multiple nella risposta di ammiccamento, forniscono un’opportunità unica per separare i processi di codifica dello stimolo da quelli di selezione della risposta.
Altri vantaggi, in generale, dell’uso di questo riflesso sono:

1) la sua presenza in un’ampia varietà di specie animali, permettendo così uno studio delle basi neurofisiologiche degli effetti di facilitazione ed inibizione.
2) il fatto che sia stato osservato, con quasi lo stesso andamento ed ampiezza, indipendentemente dall’età dei soggetti, permettendo così confronti fra gruppi di età diverse.
3) la natura inevitabile della risposta e la facilità di misurazione, lo rendono uno strumento utile laddove, in particolare nella psicologia clinica, nella psicologia evolutiva e nella neuropsicologia, viene spesso a mancare la cooperazione del soggetto, e la sua volontà di emettere risposte.

Riflesso-di-ammiccamento

La metodologia utilizzata come stimolo-test ha accumulato una poderosa base di dati, sia nel campo della psicologia comparata  riguardante le emozioni, e sia nello studio dei processi cognitivi e percettivi .

Questa base di dati e di relativi punti di vista teorici, saranno importanti nelle future ricerche riguardanti la modulazione  e le emozioni nell’uomo. La prima per l’ovvio vantaggio di integrare teorie delle emozioni sviluppate nel campo animale ed umano, e la seconda perché l’inseparabilità dei processi cognitivi da
quelli riguardanti le emozioni, viene sempre più riconosciuta come necessaria.

Durante le lezioni, quando si affronta questo argomento sui volti (soprattutto nei maschi), si legge un disagio portato dal proprio ego maschile, che non ammette  una mancanza di coraggio, condizionamento che ogni uno di noi ha subito fin dalla più tenera età, cosa che nei volti delle signore è invece assente.

Per concludere, il lavoro è molto, ma personalmente lo trovo stimolante (e perché no, eccitante); questo scritto non vuole essere giudicante, ma si spera sia di aiuto nel capire un pò di più noi stessi.

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
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SEMINARIO DI QI GONG

Seminario di Qi Gong

Il lavoro con il bastone (Gun)

Trovare il miglior equilibrio di salute attraverso il corpo con l’aiuto del bastone.

Per la partecipazione vai alla pagina EVENTI alla voce seminari : https://www.kyudoiaidoqigong.it/eventi-e-appuntamenti-2/

#maestriqigong
#qigongesalute

Vincenzo CESALE
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CORSO INTENSIVO QI GONG – ASSISTENTE ISTRUTTORE

Per informazioni: https://www.duecieli.it/qi-gong-residenziale-insegnanti

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LACCHE DAL GIAPPONE

Oggi parliamo della lacca, ingrediente fondamentale, per gli oggetti di uso quotidiano, che con il tempo, hanno fatto conoscere l’arte raffinata ed estetica e la notevole abilità dei maestri giapponesi in tutto il mondo.

Vincenzo CESALE
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LACCHE DAL GIAPPONE

La lacca dell’estremo oriente è il lattice estratto da una pianta chiamata in giapponese
l’albero della lacca “Urushi no ki”, la straordinaria qualità di questa materia, definibile come una “plastica naturale”, consiste nel fatto di consolidarsi formando una superficie lucente e praticamente inalterabile, ottima per preservare e decorare arredi, suppellettili, oggetti d’uso.

lacche dal giappone1

Urushi, la lacca giapponese è il lattice migliore e il più ricco in principi attivi prodotto in Estremo Oriente; occorre aggiungere che i maestri laccatori del Giappone, artisti di grande fierezza e di straordinaria abilità, hanno sempre mantenuto rapporti privilegiati con la committenza appartenente alle classi dominanti, per le quali hanno prodotto opere di elevatissima qualità formale ed estetica.

#determinazioneartigiapponesi

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RIVOLTO AI MIEI COLLEGHI INSEGNANTI

Vorrei condividere questo mio pernsiero con i miei colleghi insegnanti (di lunga data),  mi sento di essere solidale per il compito difficile a cui sono esposti.

Link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2018/05/ai-miei-colleghi-insegnanti.html#more

Vincenzo CESALE
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UNA SPADA SPECIALE

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza di un insegnante e di un praticante di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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Il primo dubbio gli venne una sera quando, tornando a casa, percepì nella sua camera da letto qualcosa di stonato. Tutto era apparentemente in ordine, ma un ordine diverso dal solito. Ci mise un pò a rendersene conto, preso come era dall’osservare i letto basso e la libreria straripante di volumi. Alla fine l’attenzione cadde sulla spada, appesa al muro su un sostegno di legno.

La Katana luccicava sotto i raggi della lampada, come sempre. L’unica anomalia era che la punta dava a sinistra, mentre era convinto di averla appoggiata nell’altro senso. Del resto, come ben sapeva, la punta della Katana doveva sempre andare a destra. E girò la spada sul sostegno con la punta verso destra.

Il dubbio diventò certezza un un paio di giorni dopo, quando tornato a casa trovò la katana con la punta a sinistra. Era sicuro di non averla toccata negli ultimi giorni, nè aveva ospitato nessuno che potesse, magari per scherzo, aver girato la spada.

Telefonò anche alla signora che andava a pulire la casa una volta alla settimana. Era venuta il giorno prima, ma non aveva notato nulla di strano nè tantomeno toccato la spada: “si figuri che mi fa paura solo a vederla; me ne tengo lontana, come se potesse tagliarmi da un momento all’altro”, gli aveva spiegato la donna.

Chi era stato allora a muovere la spada? Si sforzò di ricordare se qualche amico era venuto a trovarlo all’improvviso, ma ma non ne ricordò uno. Del resto non lo avrebbe portato in camera da letto, nè lasciato da solo il tempo necessario per fargli girare la katana.

Donne, meno che meno. L’ultima ospitata nella camera da letto risaliva a più di un mese prima. Ricordava bene come avesse guardando più volte la spada con timore e un pò di proccupazione, osservando da lontano la lama e poi il suo volto, quasi a volere trovare una corrispondenza tra l’arma appesa al muro a quanto riusciva a leggere negli occhi del proprietario. Si era anche convinto che la spada era uno dei motivi per cui la donna non era più tornata.

Arrivò persino a immaginare una sorta di sonnambulismo che lo prendeva nel cuore della notte costringendolo ad alzarsi e impugnare la katana, magari dando colpi a destra e a manca prima di portarla sul sotegno e tornare nel letto. Ma l’idea del samurai sonnambulo proprio non lo convinceva.

Avrebbe voluto parlare al sensei, ma non se la sentiva. “Mi prenderà per pazzo”, pensava, “una spada che si muove da sola! Magari funziona nel teatro Kabuki, ma nella realtà di tutti i giorni proprio no”.
Eppure una sera, quando verso la fine della lezione di Iaido il sensei rispondeve alle domande degli allievi, si fece coraggio e la prese alla larga:“E’ vero che i samurai credevano che le spade avessero un’anima?”.

“Certo”, rispose il sensei,” collegata sia al maestro che l’aveva forgiata, sia agli accadimenti dei loro proprietari. Credevano ad esempio che alcune fossero spade cattive, altre spada buone. Fa parte della cultura shintoista del Giappone, ma credo anche della attenzione che i giapponesi hanno nei confronti degli altri. Pensare alla spada come dotata di un’anima vuol dire immaginarla non solo come uno strumento da utilizzare quando se ne ha voglia o bisogno, ma anche come una autonoma, che vive indipendentemente da noi.

Rispettate la spada come se avesse un’anima vuol dire di smettere pensare allo Iaido solo come a una nostra proiezione, ma considerarlo una realtà che viene da molto lontano e continuerà ad essere quando noi non ci saremo più. Non siamo noi a praticare lo Iaido, è lo Iaido che con il passare del tempo entra dentro di noi. Alla fine una spada con l’anima è la migliore per aiutarci a tagliare il proprio ego”.

Era un bel discorso, indubbiamente. Ma cosa c’entrava con la spada che si spostava da sola? Continuò a chiederselo, mentre tornava a casa, e anche nei giorni successivi. La spada non si muoveva più. La osservava spesso con grande attenzione e un pizzico di disagio. Non dava segni di vita, stava lì, inanimata.

Il sogno di una notte gli spalancò una nuova visione. Era nel suo letto che dormiva, nella sua camera, disteso sotto le coperte, quando nella penombra un movimento dava via il tutto. All’improvviso la lampada si illuminava riempiendo la stanza di una luce abbagliante. Lì, davanti al letto, la spada immobile nell’aria luccicava in tutto il suo splendore. Poi, con una lentezza carica di energia, cominciava a danzare con tagli di ogni tipo, forti e saldi come mai na aveva visti, segnati da sibili potenti e silenzi assoluti. Poi, alla fine, la spada si voltava verso di lui, come a parlargli:” Hai visto di cosa sono capace, stupido? Perchè ti ostini a cercare di farmi fare quello che non sei capace, chiuso e rigido come un baccalà? Perchè non ti affidi a me? Lasciati andare, riconosci il mio potere, la mia anima. Se lo farai con spirito calmo e puro, insieme alla mia anima conoscerai anche la tua. Perchè l’anima, ricordalo, è una sola, non appartiene a nessuno. Tutti appartengono a lei”.

Da quella mattina cambiò tutto. Puliva la sua spada meticolosamente, spesso le accarezzava la tsuka, talvolta le parlava. La impugnava con una delicatezza salda, quasi fosse una sorella, e non faceva più Iaido da solo, ma con lei. La disciplina ne beneficiò. E la sera, quando prima di addormentarsi la salutava, stava ad osservare il luccichio della lama sotto la luce della lampada. Talvolta il bagliore sembrava disegnare sull’acciaio un sorriso.

di Pino Riconosciuto
(Registrato il 10/01/2013, tutti i diritti sono riservati.)

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SETSU-BUN quinto mese

SETSU-BUN quinto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Maggio
All’inizio di questo mese il glicine (Wistaria chinensis), due qualità di poenia (Poenia moutan e

Poenia albiflora) e l’azalea sono in fiore, e la gente si affolla a visitare quei luoghi in cui sa di poter ammirare quei fiori.

Il 5 maggio è contraddistinto da una festa chiamata Tango no sekku, in onore dei maschi, le bambine hanno già avuto il loro giorno il 3 marzo. Questa festa è celebrata in ogni casa che sia stata favorita dalla nascita di un maschietto nei precedenti dodici mesi e, meno diffusamente, in quelle case dove vivono bambini al di sotto dei sette anni. Davanti alla porta si espongono bandiere recanti lo stemma della famiglia, statuine di guerrieri, elefanti, tigri, draghi e così via. L’oggetto più importante, tuttavia, è un’alta ed esile asta di solito sormontata da un cesto tondo, dorato, con attaccati nastri lunghi e stretti, e una piccola ruota che il vento fa girare.

Setsu-bun-5/2-Duecieli

Su questi pali, gonfiate dalla brezza, pendono due o tre grandi carpe colorate, fatte di stoffa o di carta. Poiché la carpa è un pesce che supera risolutamente tutte le difficoltà che incontra nel risalire le acque del paese, anche nelle cascate, fino a giungere, si dice, a tramutarsi in drago volante, essa è scelta per rappresentare allegoricamente la felice carriera di ogni giovane membro maschio della famiglia. Dentro casa, bandierine, e un’insegna militare detta umajirushi molto simile a quella che portano oggi i pompieri sono sistemate in un telaio di legno, insieme con elmi e figure di lottatori, come espressione della speranza che i bambini maschi della casa possano, in seguito, diventare grandi uomini. Vecchi testi raccontano che questa ricorrenza era festeggiata fin dal regno di Jintoku Tenno, circa quindici secoli fa.

Vi era un tempo l’usanza, ancora osservata in alcune regioni, di appendere sotto le grondaie, il 5 maggio, mazzi di calamo aromatico, shobu e di artemisia yogogi, e di spargere quelli di calamo nell’acqua calda dei bagni pubblici, in modo che chi vi si immergeva portasse su di sé, andandosene, il loro gradevole odore. Il calamo è anche messo a macerare nel sake e questo così aromatizzato, è bevuto in questa ricorrenza, così come il toso viene bevuto a Capodanno, poiché la pianta in questione è comunemente considerata efficace per la prevenzione delle malattie, e pertanto usata sia come bevanda sia per il bagno. Parenti e amici sono invitati a un ricevimento, la sera di questo giorno e la gente si scambia focacce, dei dolci detti chimaki, fatti con farina di riso, avvolti in un tipo di giunco chiamato komo, e dolci detti kashiwamochi, avvolti in foglie di quercia.

Sebbene le differenze di clima delle varie regioni del paese impediscano uniformità della pratica agricola, è generalmente nel mese di maggio che in Giappone si pianta il riso. Ed essendo questo cereale di così grande importanza, la messa a dimora delle giovani piantine è un avvenimento importante ed un momento di grande allegria. I villaggi si svuotano, agricoltori e braccianti vanno nei campi allagati, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio, e il loro pesante lavoro è rallegrato dalle semplici canzoni che essi stessi cantano.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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SETSU-BUN quarto mese

SETSU-BUN quarto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Aprile
Il primo giorno del quarto mese dell’antico calendario, era usanza cambiare gli abiti invernali imbottiti con vestiti più leggeri, che si indossano nella stagione calda, e smettere l’uso degli zoccoli (tabi), ma la differenza di un mese o più tra il vecchio calendario e quello nuovo ha cambiato l’usanza.

L’8 di aprile si tiene una festa chiamata (Kwambutsuye), per celebrare la nascita di (Shaka) (Buddha). Nei tempi della setta buddhista Jodo, una piccola immagine in rame di Buddha è posta su di un piccolo altare ricoperto da molte speci di fiori, e un infuso di radice di liquirizia, detta ama-cha, thè dolce, viene versata sulla statua dai fedeli, che generalmente ottengono dal monaco un pò di questo dolce liquido, per portarlo a casa e dividerlo con gli altri membri della famiglia. Si dice che questo rito tragga origine dalla leggenda che narra che quando Shaka nacque, cadde dal cielo una rugiada dolce e un drago discese e sersò su di lui dell’acqua. Pochè antiche scritture raccontano di una cerimonia tenuta l’ottavo giorno del quarto mese, nel settimo anno del periodo di Showa (740 d.c.), durante il regno dell’imperatore Jim mei Tenno, si può con certezza far risalire l’origine di questa pratica a un periodo precedente a questo. Quando il Buddhismo era all’apice della sua espansione la cerimonia veniva osservata a palazzo, ma con il declino del Buddhismo, anchèssa cadde in declino. La setta Jodo, tuttavia, come si è detto, l’osserva ancora.

Nella prima parte di Aprile, ciliegi, peschi e altri alberi si riproducono di boccioli, e la fioritura dei ciliegi che in Giappone è stupenda, è amata in modo particolare dalla popolazione:è l’emblema scelto per essere riprodotto sul berretto e sul bavero degli allievi del Gakushuin (scuola dei nobili). I luoghi più noti per la fioritura dei ciliegi sono Arashiyama a Yamashiro, Yoshino a Yamato, Mokojima e Ueno a Tokyo, e Asukayama e Koganei vicino a Tokyo.

La stampa che vi si riferisce rappresenta il parco di Ueno, nei giorni in cui è affollato di persone di ogni classe, che ammirano con soddisfazione il loro fiore preferito in piena efflorescenza. Gruppi di persone siedono su panche, su stuoini o su coperte stese a terra, esibiscono i loro cestini da pranzo modesti, e maneggiano i bastoncini (hashi), pizzicando il cibo nelle ciotole, mentre ragazzi e ragazze giocano intorno o si divertono con l’onigokko, una specie di palla prigioniera, gioco al quale persino gli adulti non disdegnano di unirsi.

Nell’immagine si vedono arrivare gli allievi di una scuola, i piccoli davanti e l’insegnante in testa. Una grande zucca (hyotan), getta sulle spalle dell’artigiano ritratto in primo piano è usata per trasportare sake (acquavite di riso).

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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COSTRUIRE UN ARCO GIAPPONESE

Libera Università Popolare DUECIELI Kyudojo HAYATE

Dojo NITEN ICHI RYU

Via Plava, 37 – Collegno (TO)

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COSTRUZIONE DI UNO YUMI

Iniziamo un viaggio affascinante, la costruzione di uno Yumi (arco Giapponese).

MATERIALI

  • Due lamine il legno di Faggio e frassino.

  • Una lamina di legno di noce (o legno con qualità di durezza).

  • Due lamine di fibra di vetro.

  • Colla bicomponente epossidica.

  • Nastro di carta larghezza 2,5 cm.

  • Forbici.

  • Cutter.

  • Pellicola trasparente.

  • Striscie di vimini (rattan).

  • Materiale per l’impugnatura.

  • Moletta a mano.

  • Carta vetro diverse misure.

  • Bottiglia di vetro.

  • Spatole dentate.

  • Bicchieri di plastica n°2 + piatto.

  • Guanti di cotone, e gomma.

  • Dima

1. Preparazione dei listelli *: posare su di un piano (lungo 250 cm) il listelli di legno, rastremare le estremità (…)

2. Assemblare *: unire provvisoriamente i legni con la fibra di vetro e all’altezza della futura impugnatura (…)

3. Preparazione per l’incollatura *:1) cartavetrare i legni e la fibra di vetro (dalla parte opaca) (…)

4. Preparazione della colla **: colla bicomponente, miscelarla versandola in due bicchieri di plastica attenzione che le dosi siano adeguate (…)

5. Incollare **: distendere i listelli di legno e la vetro resina allineati uno di fianco all’altro (…)

6. Avvolgere **: il tutto nel domopak.

7. Disporre i listelli incollati nella dima: già preparata in precedenza, chiudere il tutto con le morse (…)

8. L’incollatura continua: quando tutto è serrato togliere il domopak dove dobbiamo incollare i puntali (…)

9. La cottura: per avere una cottura e un indurimento della colla inserire la dima in un’auto esposta al sole o ricoprirla con un naylon nero (…)

10. La pulitura: togliere il futuro arco dalla dima, segnare il punto del incocco sull’arco, (dove la freccia uscirà) (…)

11. La rifinitura: passare la carta vetro fine (…)

12. L’impugnatura: Preparare un cartoncino, piegarlo in tre pari, incollarlo sull’arco (…)

13. Montaggio dei particolari estetici: Avvolgere appena sopra l’impugnatura, e alla congiunzione dei puntali con la vetroresina (…)

Una volta un arciere inesperto
si pose di fronte al bersaglio con due frecce nella mano.
Il maestro disse:
I principianti non dovrebbero portare con sé due frecce, perché facendo conto sulla seconda trascurano la prima.
Ogni volta convinciti che raggiungerai lo scopo con una sola freccia, senza preoccuparti del successo o del fallimento.

Così il vostro Yumi è pronto per darvi tante soddisfazioni, creare da pochi e semplici oggetti un capolavoro di ingegneria e tradizione Giapponese, è una cosa così affascinante che sembra perfino irreale.

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
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Preparatore atletico Personal trainer olistico
licenza A.S.I. C.O.N.I. N°26
licenza M.S.P. C.O.N.I. N°548
Esperto di trasformazione energetica, gestione della rabbia.

Chi desidera partecipare al corso di costruzione è pregato di contattare: vincenzo.cesale@gmail.com
Skype: hatorienzo51

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Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni” corso intensivo

Qi Gong Vincenzo3

Si sono aperte le iscrizioni del corso di Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni” intensivo residenziale.

Informazioni alla pagina: https://www.duecieli.it/qi-gong-residenziale-insegnanti

#maestriqigong
#qigongesalute

Vincenzo CESALE
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Un insegnante ha il compito di metterti davanti alle tue debolezze

Se inizi un lavoro nel campo delle Arti Orientali, Iaijutsu, Kyudo e Qi Gong, devi sapere che un Maestro non potrà diventare tuo amico.

Dovrà essere colui che ti aiuta ad affrontare le tue debolezze e i difetti dell’ego che ti impediscono di raggiungere il massimo dei livelli possibili per te, nell’arte.

Dovrai accettare anche le parole più dure.

Approfondisci questo tema leggendo il mio post: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2018/02/stai-cercando-un-insegnante-o-un-amico.html#more

Stai cercando un insegnante o un amico che accondiscenda ai tuoi desideri?

Leggi anche: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2018/02/la-riconoscenza.html

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
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Arti marziali e meditazione

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Arti marziali e meditazione sono le due facce della stessa pratica. Le discipline orientali sono permeate dalla mente meditativa.

Non esiste il kata perfetto senza una mente focalizzata.

Non si può raggiungere l’esecuzione completa, senza la calma mentale che sviluppa la forza interiore e la potenza del gesto.

Per questo, pensare alle arti marziali senza curare la meditazione è come vivere un’arte a metà.

Approfondisci questo tema nel post:
Arti marziali e meditazione, una cosa sola

Vincenzo Cesale

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QI GONG “LE QUATTRO DIREZIONI”

 

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Bunbuku Chagama

Una storia giapponese dedicata a tutti gli allievi della scuola Due Cieli “Niten Ichi Ryu”

Un giorno il venditore ambulante Jinbei stava tornando a casa con il carretto pieno di cianfrusaglie raccolte durante il giorno quando all’improvviso sentì le grida di una ragazza.
Vide quindi alcuni ragazzi che prendevano in giro una ragazzina indifesa. “Lasciatela in pace!” urlò Jinbei ed i ragazzi scapparono via di corsa.
Quando però l’ambulante si voltò per parlare con la ragazzina,questa era sparita nel nulla. Sorpreso, continuò il suo cammino ma prima di tornare a casa decise di passare dal tempio buddista.

Lì gli si fece incontro un monaco che, dopo averlo salutato gli disse: “Caro Jinbei sto cercando una teiera. Se per caso gliene capita una, me la porti e la pagherò il giusto prezzo”.
Tornato a casa Jinbei cominciò a mettere in ordine le cianfrusaglie che aveva preso durante il giorno. L’ambulante aveva l’abitudine di comprare un sacco di cose che nessuno sarebbe stato capace di vendere. Per questo motivo aveva la casa piena di oggetti inutile ed era molto povero.

D’un tratto s’accorse di una splendida teiera messa in un angolo della stanza. Non ricordava di averla comprata ma ripensando alle parole del monaco, si avviò nuovamente verso il tempio.
Quando sistemò la teiera sul retro del carretto sentì una vocina che lo chiamava. Sorpreso si voltò e vide che la teiera era in realtà un procione*.
“Ero la ragazza che hai aiutato oggi. Dammi la possibilità di ricambiare il favore”. Quindi quella ragazza non era altro che un travestimento del procione, pensò tra sé Jinbei.

Arrivato al tempio Jinbei mostrò la teiera al monaco che, molto contento, decise di acquistarla ignorando la sua vera natura.
Tornato a casa Jinbei pensò “Che cosa terribile che ho fatto…ho ingannato il monaco! Spero proprio che il procione stia bene”.
Nello stesso momento, il monaco decise di provare la nuova teiera e di preparare un the caldo.

Il procione, sotto forma di teiera, cercò di resistere il più possibile sopra il fuoco ma quando non ce la fece più, balzò fuori dalla finestra e scappò via. “Sono stato raggirato!” esclamò il monaco.

Jinbei era seduto a casa, preoccupato per il procione, quando questi entrò improvvisamente dalla finestra dicendo: “Ahi, ahi, che brutta esperienza!” e l’ambulante notò che il procione aveva il corpo pieno di bruciature.
“E’ tutta colpa mia” disse Jinbei e aggiunse “poverino, sdraiati un pochino a letto ed io medicherò le tue ferite “.

Mentre Jinbei stava mettendo dell’unguento nelle ferite del procione, ecco arrivare il monaco infuriato “come avete potuto ingannarmi così?” disse “a causa dello spavento mi sono anche procurato delle ferite. Rivoglio indietro i miei soldi e le spese per i medicinali!”.

Così Jinbei fu costretto a ritornare al monaco molti più soldi di quanti ne avesse fatti con la vendita della teiera.
Il procione disteso sul letto e amareggiato disse: “mi dispiace, volevo restituirti il favore ma ho combinato solo un guaio”.
“No, non preoccuparti” aggiunse Jinbei “rimettiti presto perché mi è appena venuta in mente un idea niente male”.

Grazie alla cure di Jinbei, le ustioni del procione guarirono in fretta. Allora il procione, desiderando aiutare l’ambulante in qualche modo gli disse: “Qualche giorno fa dicevi di aver avuto una buona idea per potermi sdebitare. Qual’era?”.
“Oh!” esclamò Jinbei “pensavo che io e te potremmo mettere insieme un numero da strada. Io suonerei il tamburo ed il flauto mentre tu faresti il funambolo ballando sulla corda e trasformandoti in alcuni oggetti. Credo che riusciremmo a racimolare qualche soldo!”.

Il procione ci pensò un attimo ma poi accettò con piacere, a patto che lui e Jinbei si fossero allenati duramente per mettere su uno spettacolo incredibile.
Dopo un alcuni mesi, Jinbei ed il procione erano pronti e cominciarono a mostrare i numeri che avevano preparato in giro per il Giappone.
Ben presto la loro fama fu grande e ovunque andassero trovavano sempre una grande folla ad aspettarli e ricompensarli lautamente per il loro spettacolo. Così Jinbei e il procione vissero ricchi e felici per lungo tempo.

*secondo la tradizione giapponese, il procione è un animale capace di cambiare aspetto e di trasformarsi in qualsiasi oggetto animato o inanimato.

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Vincenzo CESALE
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QI GONG ESAMI INSEGNANTI 2017

Traguardo finale dopo un anno di lavoro, l’esame con esito positivo degli insegnanti del corso 2017 di Qi Gong della scuola “Le Quattro Direzioni” 

#maestriqigong
#qigongesalute

Link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/12/qi-gong-insegnanti-2017.html#more

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QI GONG “Le Quattro Direzioni” Respiro e Voce

Respiro e Voce

Lavoro su due della quattro direzioni  della scuola di Qi Gong “Le Quattro Direzioni”

#maestriqigong

Video Link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-qigong-video/

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IL KIMONO MAGICO®

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza del M° Cesale e di un praticante di

Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu di Collegno. Da una lezione qualunque.

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Vincenzo CESALE
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IL KIMONO MAGICO®

Lo vide per caso in un mercatino della domenica, seppellito sotto una montagna di camicie e pantaloni stropicciati. Ad attirarlo fu una manica che spuntava dal mucchio, con una fodera bianca in cui si intravvedeva l’inizio di una disegno. Era un kimono nero, con dei sigilli bianchi sui due petti detti Mon”, e il disegno del Fujihama富士山 nella fodera interna. A colpirlo, in particolare, fu la katana che sembrava spuntare dal cono del vulcano.

Una rappresentazione che non aveva mai visto nelle tavole giapponesi che amava consultare su Internet. “Lo prenda, così può travestirsi da samurai a carnevale, fra una settimana!”, lo consigliò ridendo il venditore. Lo provò sommariamente sopra il maglione di lana, sembrava la sua misura, o comunque non stava male. Se la cavò con pochi euro.

Quando se ne andò, con il kimono dentro una busta di plastica marroncina, si sentiva bene, come se fosse più attrezzato per lo iaido. Aveva cominciato il corso da qualche mese, quasi per gioco. L’attirava poter maneggiare la lama, una lama che aveva intorno a sé l’aura di perfezione della katana giapponese. Gli piaceva farlo vestito in quel modo, con quell’hakama cui non era ancora riuscito ad abituarsi, ma che sembrava trasmettergli un’attitudine guerriera che non aveva mai immaginato potesse appartenergli.

Non aveva ancora capito bene che senso avesse praticare lo iaido. Le poche parole che il sensei aveva pronunciato a proposito non erano state di grande aiuto. Non riusciva a capire cosa potesse voler dire “tagliare se stessi”. Certo, capiva il significato letterale di quelle parole. Ma non riusciva a sentire come potessero realizzarsi sulla sua persona. Ogni tanto, guardandosi intorno, in mezzo a quegli uomini vestiti di blu che sguainavano gli iaito fendendo l’aria, si sentiva un po’ fuori posto, come se tutto questo non c’entrasse nulla con la sua vita. Ma poi passava, e quando la pratica finiva si sentiva bene. Di ritorno dalla tintoria, dopo un lavaggio a secco e un’accurata stiratura, il kimono”着物” aveva acquistato un’aria importante che mai avrebbe immaginato prima. Il nero era tornato intenso, la fodera candida nella parti scoperte dal disegno. Sembrava destinato a una personalità di rango elevato, non a uno qualunque.

Quando lo indossò sentì che qualcosa cambiava dentro sé. Gli sembrava di essere più grande, che il suo respiro fosse più profondo e forte, il petto più prominente, lo sguardo più penetrante. “Così dovevano sentirsi i samurai”, pensò, guardandosi allo specchio. La stessa sensazione lo colse quando lo indossò la prima volta nel dojo. Il nuovo kimono cambiava il suo portamento. Se prima era un po’ trascinato, la testa spinta in avanti, la camminata rigida, ora era cambiato tutto: passo morbido e aderente al terreno, testa alta e mento in dentro, spalle larghe e basse. Lo stesso avvenne con i kata.

Praticava i dodici kata della prima scuola della Musoshinden. Se prima i movimenti erano a scatti, corti e contratti, ora avevano acquistato morbidezza. Le braccia si distendevano armoniose nel taglio, l’anca era dritta e cominciava a spingere. “Un cambiamento incredibile!” si diceva, sentendo il corpo rispondere in modo diverso alle sue sollecitazioni e vedendo lo stupore con cui gli altri allievi seguivano i suoi movimenti.

Il sensei aveva notato tutto. Dal nuovo kimono, alle nuove capacità che mostrava sul campo. “Bravo, stai facendo progressi sensibili”, gli disse. “Tutto merito del nuovo kimono”, pensò, e si convinse tanto che non voleva più smetterlo. Per timore di non poterlo indossare non lo faceva neanche lavare. Fino a quando il sensei, opportunamente, non ricordò a tutti che l’ordine personale e la pulizia dell’abbigliamento erano elementi altrettanto importanti nello iaido delle capacità di pratica della disciplina. Purtroppo l’assenza del kimono, ancora in lavanderia, lo convinse del suo carattere magico. Indossato il vecchio gi, tutto sembrava tornare come prima: movimenti impacciati, postura contratta, tagli striminziti. “Oggi non sei in forma”, sembravano dirgli gli occhi del sensei mentre lo guardavano silenziosi. Lui si concentrava, ma le cose non miglioravano, anzi. I movimenti erano sempre più contratti, la respirazione accelerata e faticosa.

Insomma, tutto da dimenticare. Il ritorno del nuovo kimono sembrò riportare tutto a posto. O per lo meno così pensava. Perché quel giorno l’appuntamento nel dojo era dedicato ai tagli. Il sensei”先生aveva preparato con accuratezza le paglie da tagliare e stava selezionando gli allievi che si sarebbero cimentati nel Tameshigiri. Lui aveva cominciato da poco tempo, probabilmente era troppo presto. Così sembrava pensare anche il sensei, che pareva ignorarlo nella selezione. Ma lui lo guardava con un atteggiamento così implorante che il sensei si sentì spinto a chiedergli se voleva provare. Una domanda che trovò di risposta un immediato sì.

Quando venne il suo turno si alzò e si posizionò davanti alla paglia piantata nel sostegno di legno. Gli passarono la spada che taglia, e lui per la prima volta si rese conto di avere in mano una katana vera, e di fronte un oggetto da tagliare. Non era più come “tagliare se stessi”: ora c’era davvero qualcosa da colpire e neutralizzare. “Il kimono mi aiuterà di certo”, si disse. La paglia, dritta davanti a lui, sembrava quasi sfidarlo.

La guardò intimorito mentre il sensei gli spiegava i movimenti da fare per tagliare. Quasi non lo sentiva, tanto era concentrato su quell’oggetto che, nonostante fosse immobile, gli sembrava dotato di un’anima vivente. A un certo punto scattò in avanti, colpendo con forza dall’alto in basso. La paglia cadde dal sostegno senza accusare alcuna ferita. Una volta rimessa a posto, ripartì alla carica, ma la katana si bloccò nella paglia all’inizio del taglio, e non ci fu verso di farla andare in giù. Anche il terzo tentativo fallì, e solo l’invito del sensei a tornare al suo posto lo salvò da un’altra figuraccia. Più tardi, mentre per ultimo terminava di rivestirsi nello spogliatoio, il sensei gli parlò: “Nella Via dell’estrazione della spada non ci sono scorciatoie, come nelle altre Vie vere, compresa quella della vita.

Ogni metro é una conquista faticosa, necessaria per andare avanti. Il fallimento é altrettanto importante, perché ci ricorda quanto siamo piccoli e quanti sforzi dobbiamo fare per diventare grandi. E, per quanto grandi, saremo sempre piccoli. Questo è tagliare se stessi. Perché se ogni taglio ci spoglierà di una parte, alla fine resterà solo quello che é necessario, il nostro vero io: umiltà, accettazione, consapevolezza vera. Sentiremo il vuoto, e capiremo quanto è più vero di tutto il resto. Il tuo kimono nuovo, quello che hai indossato nelle ultime settimane, è un kimono di famiglia, un kimono importante che non tutti possono indossare. Solo un uomo che ha percorso la Via e conosce il suo vero io può portare un simile indumento.

Chi non lo conosce, penserà che é il kimono a dargli l’identità. E nella Via non troverà la strada. Non è il kimono a fare il samurai, é il samurai a fare l’abito: che sia un kimono, cui saprà dare dignità con il suo portamento naturale, o un abito spirituale: quello che ha conquistato nel suo lungo percorso di formazione e che, una volta raggiunto davvero, non lo abbandonerà più. Solo se percorrerai la via con grandi sforzi potrai indossare il tuo kimono senza pericoli. Altrimenti indosserai solo un’illusione, una magia, che una volta sparita ti lascerà in pieno smarrimento”.

Leggi anche:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/il-maestro-e-tuo-padre/

Da un’idea di Pino Riconosciuto e Vincenzo Cesale
(Registrato il 11/02/2011,tutti i diritti sono riservati.)®

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IL VIAGGIO DELL’ALLIEVO

Secondo la leggenda, quando era prossimo alla morte, Kano chiamò i suoi allievi e chiese loro di essere sepolto con la cintura bianca. Il messaggio era evidente. Il massimo esponente della sua disciplina abbracciava l’emblema del principiante per la sua vita e oltre, perchè riteneva che il viaggio dell’allievo, che cercava l’eccellenza per tutta la vita, non finisse mai. (Jigoro Kano, il creatore del Judo)

Nel tuo viaggio come nel mio, che è la vita, hai avuto momenti di debolezza e hai commesso degli errori: sono quelli che si ricordano di più, ma sono anche quelli che ti insegnano di più.
I momenti di successo (sarà strano), li ricordo poco: non mi hanno lasciato nulla se non un brevissimo momento di eccitazione, nessun segno che potesse servirmi per il futuro; ora sono molto distanti nella memoria.

Il viaggio dell’allievo

Un giorno, preparando un allievo ad un esame importante, mi sono accorto che il temperamento del ragazzo era messo molto sotto pressione, già a distanza di qualche giorno dall’evento.

Credeva di non poter fallire: c’erano tutti i sui compagni di pratica giunti da tutta Italia, in più la commissione era composta da cinque Maestri giapponesi di alto grado, che dovevano giudicarlo.

Sapendo che era molto emotivo, il lavoro si è concentrato meno sulla tecnica e più sul suo forte disagio nell’affrontare un esame impegnativo.

IL VIAGGIO DELL'ALLIEVO2

La lezione più importante: la calma

Il lavoro si è articolato principalmente sulla respirazione e su una serie di esercizi di Qi Gong: questa combinazione l’ha aiutato a rilassarsi e a non incorrere nell’ansia, che poteva prendere il sopravvento e compromettere la sua abilità nella tecnica.

Grazie alla pacatezza, ha mantenuto una forte consapevolezza della realtà ed è riuscito a tenere il suo ego sotto controllo.

In quell’allenamento ha imparato che l’agire senza la forza del proprio spirito porta sempre a cedere alle proprie emozioni o debolezze. Quindi il percorso giusto per lui è stato: <Non agire, lascia che tutto si calmi. Quando dovrai agire, fallo senza nessun ripensamento>

Il viaggio dell’allievo non finisce mai.

Il sentirti allievo anche quando sei già diventato insegnante, o comunque professionista, è la via giusta per l’eccellenza.

La persona che ha raggiunto il successo in una tecnica, è diventata brava in una cosa ma non lo è ancora in tutto il resto: quindi per essere umile, deve sempre sentirsi un allievo alle prime armi.

Questo è l’atteggiamento positivo, per diventare più bravi in ciò che si fa.

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QI GONG CORSO INSEGNANTI 2017

QI GONG

Gruppo allievi corso insegnanti 2017

Scuola “Le Quattro Direzioni” www.duecieli.it Collegno-Torino. se ti manca il lavoro o vuoi riqualificarti contattami.

Gruppo di appartenenza NITEN ICHI RYU Club

#maestriqigong

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KYUDO ESAMI 1° DAN

Il 30 settembre 2017 nel Kyudojo HAYATE si sono svolti gli esami di 1° Dan conclusosi con il passaggio di grado dei praticanti

Cristina Camandona
Danilo Riccardi

Gruppo di appartenenza : Niten Ichi Ryu club

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Kyudo, praticanti

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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Un giovane samurai incontra, una sera, mentre rincasava, una splendida ragazza non ancora ventenne, dolce ed elegante d’aspetto. Le rivolse la parola e, con sua sorpresa, si sente accettare l’invito di fare una passeggiata insieme, alla luce della Via Lattea.
Dopo aver passato qualche tempo insieme, il samurai dichiara il suo amore alla ragazza e le chiede se il suo sentimento è ricambiato. “Se vi amassi, dovrei subito morire”, si sente rispondere. “Questo è il mio destino”. Lui non le crede, lei cede alle sue insistenze, e passano la notte insieme, sotto le stelle. Il mattino seguente, lei le chiede il suo ventaglio come ricordo, e gli conferma di andare incontro alla morte. “Se vuoi sapere quale sarà la mia sorte, va dietro il muro del palazzo imperiale. Ma, ti prego, se vuoi alleviare le mie pene dopo la morte, copia per me il sutra del loto e offrilo a Budda”. Recatosi sul posto, l’incredulo samurai incontra una giovane volpe morta, la testa coperta dal suo ventaglio. Fugge disperato, torna a casa e da allora, ogni settimana, copia il sutra del loto per l’anima della volpe morta.

Storia riportata dal Konjaku monogatari

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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Un uomo, proprietario di un ristorante, mentre passegiava, vide un giorno una volpe alzarsi sulle zampe posteriori e mettersi in bilico sul muso un cranio umano. Così dicono le credenze, fanno sempre le volpi quando vogliono assumere sembianze umane. Ed ecco, infatti, quella volpe trasformarsi in una giovane e bellissima ragazza, che iniziò a piangere.

Commosso e incuriosito, l’uomo le si avvicina. Lei le racconta di essere la figlia di un generale morto da poco in battaglia, e di essere fuggita dopo di avere assistito anche all’uccisione della madre per mano dei nemici. Ora, disperata, voleva suicidarsi.
Colpito da quel racconto, pur sependi di trovarsi di fronte a una volpe, l’uomo le offre ospitalità, e la portò a casa.

Alla moglie nascose la vera identità della ragazza, per evitare problemi. Bene accolta, la nuova arrivata sa subito rendersi utile in cucina e servendo a tavola i clienti del ristorante. Un giorno, entra in quel locale un daimyo che, alla vista di una così attraente ragazza, si innamora subito di lei, paga un riscatto e la porta via con sé. Al palazzo del daimyo, la nuova concubina trova il modo di farsi ben volere da tutti, persino dalla moglie di lui, che la ragazza colma di attenzioni. Un giorno il daimyo va a Kyoto per affari; quì, incontra un monaco, che gli dice: “Tu sei sotto l’ifluenza di un fantasma, che succhia la tua energia. La tua vita è in percolo”.

Dapprima, il daimyo rise spavaldo, ma poco dopo cadde gravemente ammalato e pallido e gli mancarono le forze. Da casa chiamarono il monaco che l’aveva messo in guardia; giunto al capezzale del daimyo, il religioso celebra una cerimonia speciale, invocando “confusione al nemico”. Appare Dakini*, e la bellissima ragazza, che stava con la moglie accanto al letto del daimyo, rivela la sua vera natura, quella di una vecchia volpe con un cranio umano sul muso, si slancia contro l’altare, ma prima ancora di raggiungerlo, muore.

*Dakini spirito femminile nel buddhismo, per un certo periodo abbinato allo shintoismo, Daikini-Inari
Storia riportata dal Konjaku monogatari

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NATO A SETTANT’ANNI

Il concepimento è stato l’iscrizione al corso “Insegnanti di QI GONG”.
La gestazione è stata la frequentazione del corso, in cui ho appreso tante
nozioni filosofiche, spirituali (non in senso religioso) e fisiche.

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Continua a leggere: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/04/effetto-qi-gong.html#more

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IL MAESTRO E TUO PADRE

Il titolo è emblematico e rispecchia una certa situazione “Il maestro e tuo padre” di come a volte si distorce la realtà in base a cosa si cerca dalla vita.

La ricerca di ognuno di noi è un po diversa a seconda di cosa è mancato nella nostra infanzia: delle volte si cerca l’autorità, la persona saggia, la persona che ti dia tanto amore che non si ha avuto o che si crede di non aver avuto.

Vi voglio raccontare due aneddoti

Il primo racconta di un avvenimento in un certo periodo del mio insegnamento, circa quindi anni fa.

Mi sono accorto che da un po’ di tempo le cose nel corso di Iaido si stavano complicando a livello emozionale, ho deciso di fermare la lezione, ed esporre il mio pensiero:
gli allievi si aspettavano il solito discorso sulle tecniche che stavano provando e invece la mia attenzione era rivolta alla loro parte emozionale:
ricordatevi che io non sono vostro padre ma il vostro insegnante di spada, quindi non dovete aspettarvi che accondiscenda alle vostre debolezze, e che gli errori che fate li possa condividere, il mio ruolo non è fare il padre ma l’insegnante.”

IL MAESTRO E TUO PADRE-Due Cieli2

Il secondo aneddoto spiega di come molti si avvicinano cercando un guru e come tale l’uomo perfetto che ha tutte le risposte, che ti tocca con la sua mano e ti da la felicità eterna.

“Finito un seminario di Qi Gong cinque anni fa un allievo si stava rollando una sigaretta, mi guarda ed esclama, maestro ne vuole una? Gli dissi di sì, con piacere.
Nel gruppo due ragazze esclamarono, con molto stupore: ma, maestro lei fuma?
No non fumo, ma se devo condividere qualcosa con un allievo, allora sì.

Questi aneddoti comunque personali li voglio condividere con voi: un maestro non è perfetto, ha sentimenti a volte molto profondi, a delle cedevolezze e dei difetti.

In conclusione

Se posso osare vi do un consiglio state molto lontani da insegnanti che si fanno guru, non hanno nulla da insegnare perché l’insegnamento passa anche attraverso le proprie debolezze.

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NITEN ICHI RYU

NITEN ICHI RYU

Centro estivo del dojo Niten Ichi Ryu e della scuola Due Cieli 1.200 metri immersi nel verde alle porte di Torino.

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Seminario di Qi Gong per insegnanti 2017

Domenica 10 luglio 2017 si è svolto il Seminario di Qi Gong per insegnanti 2017; aggiornamento della scuola “Le Quattro Direzioni” nel dojo estivo della Niten Ichi Ryu.

Una partecipazione viva e interessata di tutti i partecipanti, una giornata con un tempo bellissimo in un posto sereno e silenzioso.
Leggi altro su: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/07/qi-gong-seminario-estivo-di.html

Immagini alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-qigong-foto/
Video alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/video-seminario-di-qi-gong-per-insegnanti-2017-3/

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La dualità del pensiero occidentale

La dualità del pensiero occidentale e l’unicità del pensiero orientale.

L’idea per questo post è scaturita da un avvenimento di qualche giorno fa, che mi ha fatto riflettere su quanto l’immagine esteriore, per noi occidentali, è primaria nella vita quotidiana. Molto diversa è la mentalità tipicamente orientale, la quale porta invece a dare la massima attenzione alla parte interiore, detta “Ura”, e solo dopo alla manifestazione esteriore, detta “Omote”.

Osservo spesso, nelle lezioni di Iaijutsu e di Kyudo, che il viaggio più difficile che gli allievi intraprendono è proprio abbandonare la parte prettamente esteriore, come ad esempio l’acquisto dell’attrezzatura privilegiando i connotati estetici più che l’efficienza, o l’attenzione sull’esecuzione della tecnica perchè sia perfetta da vedere (deve essere anche efficace).

IL PENSIERO OCCIDENTALE

Nel pensiero occidentale, il corpo e lo spirito sono due cose diverse e distinte; la prevalenza, dell’attenzione viene data al corpo, che è l’immagine che noi esponiamo verso gli altri. Quasi sempre diventa primaria, e gli esempi sono alla portata di tutti: dagli oggetti che acquistiamo (auto sempre più grandi, accessori appariscenti), fino ad arrivare agli atteggiamenti sempre più rumorosi, alle diete portate all’esasperazione poco prima dell’estate, per poter sfoggiare un corpo esteticamente accettato, ecc.

Successivamente si prende in esame lo spirito, molto spesso inteso unicamente come appartenenza ad una religione, praticata in ambienti chiusi e nascosti, separati dal resto della vita quotidiana: ecco come si manifesta la dualità occidentale.

La dualità del pensiero occidentale-Duecieli1

IL PENSIERO ORIENTALE

Per gli orientali l’unicità del corpo e dello spirito è un insieme chiamato “shin shin ichinyo”, ovvero spirito e corpo. Attraverso il corpo si apprendono le sensazioni più immediate, tramite il lavoro, gli allenamenti quotidiani; questo concetto è chiamato “shugyo”. Attraverso lo spirito si coltiva in ogni momento l’energia che ci pervade;  questo è il  percorso complementare delle due realtà, non separate ma unite in un viaggio che non le divide mai.

Il lavoro che si svolge nel dojo è esattamente questo: si cerca non la dualità ma l’unicità, attraverso l’unione della tecnica e del lavoro interiore.

Quando vengo in contatto con un neofita, consiglio sempre, per i primi anni, di praticare una sola arte. Con il tempo è semplice aggiungerne un’altra, anzi questo è positivo, poichè l’unicità che si è ricercata e trovata nella prima disciplina viene applicata in modo analogo per la seconda.

Se con attenzione si osservano i praticanti, si distingue chi di loro ha alle spalle una lunga esperienza di pratica da chi è alle prime armi, proprio dagli atteggiamenti che caratterizzano la crescita e l’evoluzione dell’essere umano: nei praticanti esperti “Ura” e “Omote” sono una cosa sola.

Se vuoi commentare e ampliare la discussione sei il benvenuto.

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MIGLIORARE LA PROPRIA VITA

Nell’affrontare il viaggio della vita, lo scopo principale di ognuno di noi è arrivare a fare di sè un uomo completo.

I giapponesi danno a questo concetto una definizione: “tatsujin”.
Sembra così banale che quasi non viene voglia di approfondire, ma c’è qualcuno di noi che può dire di sentirsi completo?

Molte persone di successo, manager, imprenditori, uomini o donne con responsabilità di comando, artigiani o persone “comuni” che vogliono migliorare la loro vita, sentono di dover dare un senso al loro viaggio.

Spesso, ad un certo punto della loro carriera, si domandano: come posso fare per migliorare il mio lavoro, come posso progredire ancora oltre quello che conosco del mio mestiere?

Per migliorare nel lavoro devi conoscere te stesso

Sun Tzu, nel libro “L’arte della Guerra”, scrive:

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

La mia esperienza dopo 50 anni di pratica, è che questa conoscenza di se stessi si può raggiungere attraverso la pratica delle arti orientali.

MIGLIORARE LA PROPRIA VITA1

I tre aspetti da sviluppare per imparare a conoscerti

Sapere quando non agire o come agire nel momento opportuno si raggiunge attraverso tre aspetti:

1) il corpo
2) la respirazione
3) l controllo della mente.

1) Il corpo è un biglietto da visita che gli altri vedono di te come prima cosa quando hanno un contatto. Se la postura non è adeguata ti trovi in una situazione di difetto e conquistare la persona che è al tuo cospetto è impossibile: come puoi essere credibile o avere autorevolezza se già non c’è l’hai in te stesso?

2) La respirazione è fondamentale per avere un corpo che esprime forza ed energia. Senza non è possibile coordinare il corpo e la mente.

3) Il controllo della mente passa attraverso le due prime fasi: non si raggiunge senza un precedente lavoro sul corpo e sulla respirazione.
Per poter inserire dati nuovi (il nuovo approccio con gli altri) bisogna resettare la mente, passando attraverso un lavoro profondo su: respirazione, assertività, attenzione.

Questo processo porta al corretto riordino della memoria cellulare, quindi si sviluppa la conoscenza di te stesso che completa il ciclo.

Il mio percorso

Il lavoro su me stesso è passato attraverso la pratica del Kyudo e lo Iaijutsu.
Nella mia vita queste due arti sono state fondamentali per sviluppare un approccio diverso nel conoscermi.

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LO SPORT IDEALE PER CARDIOPATICI ARRIVA DAL GIAPPONE: IL KYUDO

Nei gruppi di pratica ho avuto spesso allievi con problemi cardiaci. Sono arrivati ai miei corsi consigliati dai loro rispettivi medici: infatti la costante nelle discipline come ad esempio il kyudo, è il lavoro che agisce a livello globale sul corpo, in modo non aggressivo.

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Continua leggere su : https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/07/lo-sport-ideale-per-cardiopatici-arriva.html#more

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IL MESTIERE NON TE LO INSEGNA NESSUNO: RUBALO :)

Non vi è mai capitato che una frase vi segnasse così tanto nella vostra vita?

«Il mestiere non te lo insegna nessuno, rubalo»

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UN CASO DI STRESS TRATTATO CON LA RIFLESSOLOGIA R.P.C.

Buongiorno Vincenzo, scrivo per chiederle un parere in merito ai trattamenti su mia madre: ieri mi ha davvero messa in crisi e sto cercando di capire come fare.

Mia madre dice di avere male dappertutto: articolazioni, muscoli, schiena, cervicale etc…. è sempre sotto stress perché la situazione con mio padre (leggi il post) dura da 13 anni ormai e lei non se ne fa una ragione. E’ sempre tesa e, come dico sempre, “non molla mai il controllo”.

La prima volta che l’ho trattata (ai primi di aprile), avevo lavorato sul canale CHONG MAI per rilassare la schiena, perché con lei non posso usare mappe che le causano dolore.

continua a leggere: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/06/un-caso-di-stress-trattato-con-la.html#more

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 Vincenzo CESALE
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Corso Riflessologia Plantare Cinese 1016-2017

Riflessologia1

Esame finale Corso Riflessologia Plantare Cinese 1016-2017 e consegna attestati

Una saluto particolare a Sonia S. che a breve avrà Luca. La sua mancanza alla consegna degli attestati è più che giustificata.

Vincenzo CESALE
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SEMINARIO DI QI GONG

Seminario avanzato di Qi Gong

Questo evento è per te se vuoi trascorrere una straordinaria giornata all’aperto, praticando il Qi Gong.

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Riflessologia – ictus: i benefici con il trattamento riflessologico – Due Cieli – Collegno

Riflessologia – ictus

Luisa, neo riflessologa del mio corso presso la Scuola Due Cieli, inizia a praticare il metodo per migliorare la situazione di benessere dei genitori, una volta terminate le necessarie cure mediche. Mi pone un problema.

Continua a leggere: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/06/benefici-sui-postumi-di-un-ictus-con-la.html

Vincenzo CESALE
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SHODO 30 aprile 2017

SHODO 30 aprile 2017

Si è svolto il seminario di SHODO nel dojo Niten Ichi Ryu nella scuola Due Cieli, condotto da
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#determinazioneartigiapponesi

Shodo Due Cieli

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COME DRENARE I LIQUIDI IN GRAVIDANZA CON IL QI GONG

Una praticante formata come istruttore alla scuola “Le Quattro Direzioni” di Qi Gong mi ha esposto un problema che l’affligge durante la gravidanza, chiedendomi consiglio su quale esercizio è più idoneo a risolvere la sua difficoltà.

continua a leggere:
personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/05/una-praticante-formata-come-istruttore.html#more

#qigongesalute

Vincenzo CESALE
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L’esperienza e le “regole non scritte” nelle Discipline Naturali

Torna il ricordo, la mia lunga esperienza da allievo: ero convinto di aver capito tutto e mi irritava quello che non capivo.
La mia mente razionale non mi permetteva di entrare veramente nell’intimo dell’arte che cercavo di apprendere: con la pazienza e l’aiuto dei miei insegnanti ho compreso.

Condivido questo scritto di Deborah: https://www.laruotadimedicina.com/esperienza-regole-non-scritte/

Vincenzo CESALE

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EFFETTO QI GONG

Pubblico volentieri l’esperienza di un istruttore di Qi Gong della scuola “Le Quattro Direzioni”.

#maestriqigong

Vincenzo CESALE
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NATO A SETTANT’ANNI

Il concepimento è stato l’iscrizione al corso “Insegnanti di QI GONG”.
La gestazione è stata la frequentazione del corso, in cui ho appreso tante
nozioni filosofiche, spirituali (non in senso religioso) e fisiche.
Continua a leggere…»

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ALLA RICERCA DELL’INSEGNANTE GIUSTO PER TE

Perchè stai cercando un insegnante di…?

Hai bisogno di attività fisica.
Oppure sei alla ricerca di qualcosa di più completo.
Cerchi un percorso che ti possa dare non solo il movimento fisico ma anche della serenità.
Vuoi imparare una tecnica che può riqualificarti per il tuo lavoro.

Nel primo caso la possibilità è molto ampia, quindi è più facile trovare quello che cerchi.
Nel secondo e terzo caso la ricerca durerà più a lungo, ma sarà sicuramente positiva.
Nel quarto caso non è solo un divertimento personale ma è una questione delicata che riguarda il tuo futuro: l’indagine va fatta con molta attenzione.

SONO QUI PER AIUTARTI.

continua a leggere link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/04/a-ricerca-dellinsegnante-giusto-per-te.html#more

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#maestriqigong

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ALLA RICERCA DELLA FORMA PERDUTA

Un mattino davanti allo specchio all’improvviso vedo una persona diversa da quella che ricordavo: certo gli anni sono passati, da quando ne avevo venti.

La giornata si presenta dura

La giornata inizia male: devo eliminare lo specchio del bagno e poi la bilancia. Per i vestiti ho già provveduto in tempo, piano piano: durante gli anni trascorsi le taglie sono aumentate senza troppo dolore, quindi non posso fare raffronti pericolosi.

Faccio finta di nulla: esco prendendo la mia ventiquattrore e vado al lavoro.Ma che bella sorpresa: l’ascensore dell’ufficio non funziona; per fortuna è al primo piano, però mi distanziano ben venti gradini.

Alla ricerca della forma perduta.

Come scalare il monte Everest; apro la porta e mi trovo in uno stanzone con quindici scrivanie, una delle quali è la mia. I venti gradini hanno fatto la loro parte rendendo il miei polmoni affaticati come avessi fumato una trentina di cubani.

Laggiù in fondo intravedo la salvezza, la mia sedia, che per fortuna ha le ruote così quando devo spostarmi non faccio nemmeno la fatica di alzarmi. Mi viene in mente, sorridendo tra me e me, che quando ero giovane se raccontavi una bufala gli altri ti rispondevano: «se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tram» Allora la mia sedia è mia nonna?

Il tempo della ricerca

Dovrei passare il mio tempo un ufficio tra una pratica e l’altra, in realtà passerò quasi tutta la giornata su internet. Il motivo?
Beh quello che ho raccontato fino ad ora sulla mia linea perduta: la ricerca di una palestra che mi rimetta in forma.

Sii credici che la troverai

Tra un sito e l’altro trovo di tutto, ma non qualcuno che mi metta in forma senza dover fare nulla; niente da fare.

Escludo le offerte a basso costo: se costa poco, mi dico, avrai poco. Così elimino cifre ridicole che non possono darmi dei professionisti di buon livello; elimino anche, per il mio bisogno, le offerte di palestre che pubblicizzano insegnanti campioni di livello mondiale, nazionale o che so io: tanto vanto porta, molte volte, a un pessima scelta di insegnanti che in questo modo si pubblicizzano con fumo negli occhi, con un ego spropositato che non gli permette di pensare ai tuoi piccoli problemi. Quello che non serve al sottoscritto.

Forse è il genere sbagliato

Cambio genere e faccio ricerche in un modo non convenzionale: cerco non più palestre, ma luoghi dove ci possa essere anche una crescita non solo fisica. Mi trovo nel mondo delle arti orientali, dove però anche qui ricado nei problemi di prima, aggiungendo anche la parte aggressiva, che in questo momento invece di coltivare devo eliminare.

Giro, giro su internet che mi sembra di essere una trottola, rispetto a questa mattina si è aggiunto anche un gran mal di testa, devo anche deviare la mia ricerca a seconda se il capo ufficio si avvicina o se si allontana.

Ho trovato l’arca perduta

Ma la ricerca nel pomeriggio inoltrato mi dà una svolta: trovo un luogo dove mi assicurano, (già, facile a dirsi), un lavoro in un ambiente protetto da tensioni, rilassante, profumato e pulito.
Praticano diverse discipline: tutte rigorosamente non invasive e non competitive.

Ne adocchio una che a dire la verità mi incuriosisce, ma chi sarà l’insegnante? Vado a leggere il curriculum e lo trovo molto interessante, almeno non si vanta di aver vinto un mondiale qui un campionato del mondo là e arrivando dalla gavetta sicuramente capirà i miei bisogni.

Visto che ho sfruttato il tempo con la mia ricerca su internet, ne approfitto e risparmio sul telefono di casa: chiedo informazioni aspettandomi, come le telefonate precedenti, un addetto che non capisca nulla di quello che le chiedevo, quindi il mio problema non gli interessa.

Il primo impatto

Mi risponde una collaboratrice della scuola, caso strano una voce gentile e attenta a capire la mia richiesta di informazioni. Dopo aver esposto i miei bisogni mi invita a visitare la scuola e se sono interessato ad assistere a una lezione, eventualmente è possibile parlare anche con l’insegnante.

Abbandono i parenti stretti

Lascio mia nonna con rammarico, ci sono stato seduto tutto il giorno, così la lascio riposare pronta per accogliermi il giorno dopo.
Tornando dal lavoro mi sembra di aver risolto tutti i miei problemi sorti al mattino, forse ho trovato chi lavora per me e i benefici sono tutti miei. Grande giornata, non ho più bisogno di nascondere la bilancia e lo specchio.

Inizio la mia prima lezione: bella, mi sono divertito e non ho più pensato per tutto il tempo ai miei problemi; ma sono un po deluso: mi è toccato fare tutto io, anzi l’insegnante l’ha fatto capire molto chiaramente che il lavoro spetta a me.

Nonostante questo tornerò volentieri, e mia nonna ringrazia del peso perduto.

#qigongesalute

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IL MAL DI SCHIENA E IL LAVORO

Come sta la tua schiena quando torni dal lavoro?

Un evento interessante.

In una lezione di Qi Gong un praticante mi ha posto una domanda: ha chiesto come mai nel suo posto di lavoro è stato diffuso un libretto, che consiglia le posture da assumere durante il lavoro. Perchè queste indicazioni sono molto diverse dall’insegnamento che riceve a lezione?
Link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-il-lavoro-come-sta.html#more

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IAIJUTSU KORYU

Scuole antiche di spada giapponese, “Iaijutsu Koryu” tentativo di disarmamento della spada.
Dojo NITEN ICHI RYU

#determinazioneartigiapponesi

Video link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/iaijutsu-koryu/

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IL GIOVEDI’ KYUDO

Riprende  il corso di Kyudo del giovedì

presso la “Libera Università Popolare Due Cieli” via Plava, 37 a Collegno (TO)

ORARIO: 18,30 – 20,00

 Kyudo Vincenzo

Si aggiunge al corso già esistente del sabato, ore 9,30 – 12,00
Tel. 011 4034056
e-mail: info@duecieli.it

Vincenzo CESALE
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I DOLORI ALLE MANI E IL QI GONG

Dopo aver trattato l’argomento del dolore alla schiena a causa della rabbia, concentriamoci su un problema che affligge una notevole percentuale di persone, soprattutto in età non più giovanile. Vediamo come si può prevenire.

Vai al link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/i-dolori-alle-mani-e-il-qi-gong.html#more

#maestriqigong

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SEMINARIO DI KENJUTSU E NITEN

Domenica 5/3/2017 nel dojo NITEN ICHI RYU di Collegno (TO) si è svolto il seminario di Kenjutsu e l’introduzione della scuola NiTen a due spade.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti e in particolare a Ermanno per la sua torta dedicata alla nostra scuola.
Vincenzo CESALE
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Altre immagini il link alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/seminario-di-ken-jiutsu-e-niten-2/

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QI GONG-ESAME INSEGNANTI 2016-2017

QI GONG INSEGNANTI 2016-2017

Sabato 4 marzo 2017 si è svolto l’esame finale, con esito positivo di tutti i partecipanti  del  corso di Qi Gong insegnanti 2016.

Una nuova meravigliosa avventura, che vi dia molte soddisfazioni morali e materiali.

La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori.

Matsuo Basho (1644-1694)

Un personale augurio di un buon lavoro.
Vincenzo CESALE

Tesi alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/tesi-maestri-di-qi-gong-le-quattro-direzioni/

Altre immagini al Link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-qigong-foto/
Video Link : https://www.kyudoiaidoqigong.it/seminario-di-qi-gong-scuola-le-quattro-direzioni/

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Il mal di schiena lombare e la rabbia

Ho voluto rispondere alle tante domande che mi vengono poste sul mal di schiena, attraverso un post linkato qui sotto, riguardante questo annoso e fastidioso problema che affligge la maggior parte di noi.

#qigongesalute

Vi auguro una buona lettura: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-la-rabbia.html#more

 

Vincenzo CESALE
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SEMINARIO di KENJUTSU e NITEN

SEMINARIO di KENJUTSU e NITEN

In programma seminario di KENJUTSU e introduzione alla scuola a due spade NITEN.
Dojo NITEN ICHI RYU di Collegno (TO)
Informazioni alla pagina EVENTI www.kyudoiaidoqigong.it/eventi-e-appuntamenti-2/

Vincenzo CESALE
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Altre immagini alla pagina: www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-iaido-foto/

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ASHIBUMI

ASHIBUMI

Gli insegnamenti che si trasmettono nel Kyudojo Hayate sono sempre mirati ad una crescita personale e non a una crescita mirata alla competizione.

La prima posizione che decide il tiro

E’ una posizione fondamentale nonchè quella che destina come avverrà il tiro nel Kyudo. Senza ashibumi, un tiro corretto è impossibile;”ashibumi” è…

Ci sono due metodi per eseguirlo: il primo metodo si espleta in un solo movimento che si chiama “reishaki“, il secondo metodo prevede due movimenti e viene detto “bushakei“; in entrambi i casi il fine non cambia, il corpo è eretto e non ondeggia, la mente è focalizzata e già predisposta al tiro. I piedi in entrambi i metodi, sono distanti fra loro quanto la metà dell’altezza dell’arciere.

L’angolo fra i piedi (ashi) è di sessanta gradi, con una lieve differenza in caso di arcieri molto alti  o di corporatura massiccia, per i quali l’angolo di apertura è più ampio. Il peso del corpo sul piede sinistro è suddiviso per il 60% sulle punte e per il 40% sul tallone, per il piede destro per il 40% sulle punte e per il 60% sul tallone; questa tecnica permette di controllare l’anca e non lasciarla ruotare nel momento del tiro, le gambe non sono in tensione, le ginochia sono sganciate in modo naturale.

Ashibumi è la prima delle otto posizioni primcipali, “Dozukuri-Yugamae-Uchiokoshi-Hikiwake-Kai-Hanare-Zanshin-Yudaoshi” che vedremo in appuntamenti futuri.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
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SETSU-BUN secondo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

FEBBRAIO
Con l’introduzione del calendario gregoriano, nel 1873, il secondo mese dell’anno ha perso gran parte delle sue caratteristiche distintive. Setsu bun, il periodo nel quale l’inverno si trasforma in primavera, cade in questo mese, secondo il vecchio calendario giapponese, quando c’era l’usanza di tirare piselli secchi dentro le case, pensando che avesse l’effetto di scacciare spiriti maligni e influenze nocive.
Questo era anche il mese della fioritura dei ciliegi, ma persino i pruni non sono ancora completamente in fiore nell’attuale mese di febbraio. Tra i luoghi del Giappone più famosi per la fioritura dei pruni  vi sono Tsuki ga se a Yamato Komukai, vicino a Tokyo, Sugita, vicino a Yokohama, e Kameido e Kinegawa, sobborghi di Tokyo. La stampa rappresenta una scena a Kameido, quando i pruni sono in piena fioritura.

Prima dell’introduzione, durante il regno attuale, di una suddivisione settimanale del tempo, i giorni portavano nella loro sequenza i nomi dei dodici segni zodiacali:
1) Ne (nezu mi), il Topo;
2) Ushi, il Toro;
3) Tora, la Tigre;
4) U (usagi), la Lepre;
5) Tatsu, il Drago;
6) Mi (hebi), il Serpente;
7) Uma, il Cavallo;
8) Hitsuji, la Capra;
9) Saru, la Scimmia;
10) Tori, il Gallo;
11) Inu, il Cane;
12) I, il Cinghiale.

Allo hatsu uma, o “primo giorno del cavallo”, del secondo mese, veniva celebrata ovunque la festa di Inari, la dea dei cereali, e, benchè sia oggi osservata in misura molto minore, si appendono lampioni di carta ovali con figure dipinte, disposti ai lati della strada che porta al tempio di Inari, guadato da una coppia di volpi. Il più grande è quello di Fushimi Inari, a Inariyama, sul lato est della strada che da Kyoto va a Fujimi. E’ poco più di tre miglia e mezzo dal ponte Sanyo in Kyoto, e presso la stazione  Inari della ferrovia Tokyo Kobe.
L’undicesimo giorno del mese, piccole e grandi città sono rallegrate dalle bandiere nazionali esposte in onore dell’ordinazione del Jimmu Tenno, primo imperatore del Giappone, e, in questo giorno nell’anno 1889 è stata promulgata dall’attuale Imperatore una Costituzione per L’Impero.

SETSU-BUN Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)


L’Angolo Manzoni Editrice

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La mia esperienza: chi se lo immaginava?

Che esperienza! Il primo giorno in cui ho messo piede in un dojo di Karate, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi, molti anni dopo, nei panni di un insegnante di arti orientali. La vita a volte ci stupisce ed apre grandi opportunità.
Racconto l’esperienza che mi ha portato a svolgere il mio lavoro di insegnante nella scuola “Due Cieli”, in QUESTO ARTICOLO

Vorrei donare questa condivisione a chi vuole formarsi e trovare un lavoro attraverso l’insegnamento, ma anche a chi, per puro piacere personale, vuole praticare una disciplina per crescere nella conoscenza di sé.

Praticare un’arte che vi appassiona potrebbe riservare interessanti sorprese future 🙂
Buona lettura

Vincenzo CESALE
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Il DOJO NITEN ICHI RYU

IL DOJO NITEN ICHI RYU
IaijutsuKyudoQi Gong

L’INGRESSO NEL DŌJŌ E’ RISERVATO A COLORO CHE VOGLIONO PRATICARE CON SERIETA’ E DEDIZIONE.

Non c’è un metodo di preparazione alla pratica. E’ sufficiente fare pratica.

Arriva al Dōjō sempre con il necessario anticipo per cambiarsi d’abito con concentrazione e senza fretta. La pratica non inizia nel momento in cui si inizia il lavoro, bensì in tutti i momenti che precedono l’ingresso al Dōjō.

Che tu sia un principiante o abbia già esperienza nella pratica, la tua presenza nel Dōjō è di fondamentale importanza. Cerca di vincere la pigrizia e le tue resistenze e di organizzare la tua vita in modo da essere il più presente possibile alle sedute di pratica.

Liberati di collane, bracciali, orecchini, orologi, abbandona tutto. Per praticare non abbiamo bisogno di abbellimenti, ma di abbandonare i nostri attaccamenti.

Studia con profitto, serietà e dedizione e il tuo insegnante sarà sempre presente per aiutarti nel tuo percorso.

Quando entri nel Dōjō, abbandona ogni preoccupazione di fama e di profitto; lascia alla porta i pregiudizi di razza, di sesso e di condizione sociale.

IL DOJO HAYATE-Collegno

IL DOJO HAYATE-Collegno

La pratica inizia all’ora esatta, in un silenzio ed in un immobilità assoluti. Sii pronto nel Dōjō almeno cinque minuti prima dell’inizio (il secondo colpo del Taiko o del Moppan ricorda che a breve inizierà la pratica). Una volta che è suonato Nijo (i due colpi che segnano l’inizio) nessuno può più entrare nel Dōjō. Chi arriva in ritardo per cause di forza maggiore deve aspettare il termine dei saluti cerimoniali e il permesso del Maestro.

Si entra e si esce dal Dōjō inchinandosi: è un segno di rispetto verso l’arte, un ringraziamento per tutto ciò che di valido essa ha offerto. Viene eseguito il rito del Soji (pulizia): gli allievi puliscono l’ambiente, preparandolo per una buona pratica e lasciandolo in ordine per i successivi allenamenti. Tale gesto è il simbolo della purificazione del corpo e della mente: ogni praticante si prepara ad affrontare il mondo esterno con umiltà, dote necessaria per apprendere l’arte marziale.

Cerca di agire sempre in armonia con gli altri e con l’ambiente in cui ti trovi a vivere; non permettere a te stesso di isolarti nelle tue preoccupazioni o rigidità, ma comprendi che l’arte che ti appresti ad imparare è una pratica in cui conosciamo noi stessi, attraverso la relazione.

Nel Dōjō ci si muove con decisione (non trasognati) ma con passo grave e solenne percorrendo il perimetro della sala senza prendere “scorciatoie”. Ricorda costantemente la sacralità del luogo.

Non lasciare mai il Dōjō senza avvertire, e senza il permesso dell’insegnante.

Vincenzo CESALE

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www.kyudoiaidoqigong.it/tamburo-giapponese
www.kyudoiaidoqigong.it/pulizia-del-dojo-soji

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IL TAMBURO GIAPPONESE NELL’ARTE MARZIALE

Tamburo giapponese: ovvero NIJO, il richiamo alla pratica

Uno degli aspetti che caratterizza le arti orientali, è la ritualità. Ad esempio, ogni sessione di pratica (di qualunque disciplina stiamo parlando), solitamente inizia con un richiamo sonoro molto potente.

Il concetto alla base di questa tradizione risiede nell’uso di prepararsi mentalmente, spiritualmente e fisicamente a vivere l’arte; ogni azione aiuta ad eliminare le proprie preoccupazioni, a correggere la postura del corpo (che deve essere dignitosa e forte), e rivolgersi verso il controllo del proprio “IO”.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Il suono fa sobbalzare, ma di fatto ha la forza di un’onda dirompente che si infrange sulla mente del praticante, spazzando via illusioni e impurità.

Prepararci a quello che ci accingiamo a praticare e al lavoro con gli altri, aiuta a immergersi totalmente nell’esperienza che stiamo per compiere, unendo le forze e il proprio spirito con quello di tutti gli altri partecipanti.

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La pratica inizia all’ora esatta, in un silenzio ed in un immobilità assoluti.

L’inizio dell’arte viene segnato dal tamburo. Una volta suonato il Nijo (i due colpi che segnano l’inizio) nessuno può più entrare nel Dōjō.

Nell’arte della spada (Iaijutsu) utilizziamo il Taiko, il tamburo a forma di barile. 
Nel Kyudo utilizziamo il Moppan (lastra di legno, percossa da un tronco appeso con delle corde o da un martello di legno)
>>

Il periodo feudale (il periodo degli Stati Combattenti)

Nel Giappone feudale il tamburo veniva usato per richiamare gli uomini, motivare le truppe e per dare ordini a distanza: il ritmo e il suono cambiavano a seconda delle informazioni che si volevano trasmettere.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Il Kabuki

Nel teatro tradizionale giapponese il Taiko veniva usato non solo per dare il tempo alla recita, ma anche per enfatizzare la recitazione, così dare molto pathos alla storia raccontata.

L’origine dei Taiko

Nel secondo libro più antico di storia giapponese, Nihongi, si racconta la storia mitologica dell’origine del Taiko.

La Dea Amaterasu era fuggita in una grotta per dispetto contro gli uomini, spegnendo il sole e di conseguenza togliendo la luce. Il Dio anziano Ame no Uzume per convincere la Dea ad uscire dalla grotta, usò un barile vuoto di sake, percuotendolo e ballandogli intorno; così i giapponesi raccontano l’arrivo del tamburo nella loro isola.

Questi tamburi venivano anche utilizzati per riti religiosi, Shinto o Buddisti e per richiamare i fedeli alla preghiera.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Perchè suonare il tamburo oggi?

Con il tempo mi sono accorto che non solo era molto ben accettato da tutti i praticanti, ma qualcuno di loro ne era favorevolmente colpito: l’atteggiamento che riuscivano ad avere durante il rito e sopratutto nella pratica era di un’immedesimazione positiva, e questo portava ad un contegno forte, anche al di fuori del luogo di pratica.

Ritengo che durante le lezioni sia molto importante sviluppare attentamente ogni sfumatura dell’arte. Per questo nel nostro Dojo diamo importanza a questo rito, tanto quanto alla pratica in sé.

Vincenzo CESALE
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