SEMINARIO DI QI GONG

Seminario avanzato di Qi Gong

Questo evento è per te se vuoi trascorrere una straordinaria giornata all’aperto, praticando il Qi Gong.

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EFFETTO QI GONG

Pubblico volentieri l’esperienza di un istruttore di Qi Gong della scuola “Le Quattro Direzioni”.

#maestriqigong

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

NATO A SETTANT’ANNI

Il concepimento è stato l’iscrizione al corso “Insegnanti di QI GONG”.
La gestazione è stata la frequentazione del corso, in cui ho appreso tante
nozioni filosofiche, spirituali (non in senso religioso) e fisiche.
Continua a leggere…»

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Il mal di schiena lombare e la rabbia

Ho voluto rispondere alle tante domande che mi vengono poste sul mal di schiena, attraverso un post linkato qui sotto, riguardante questo annoso e fastidioso problema che affligge la maggior parte di noi.

#qigongesalute

Vi auguro una buona lettura: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-la-rabbia.html#more

 

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
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La mia esperienza: chi se lo immaginava?

Che esperienza! Il primo giorno in cui ho messo piede in un dojo di Karate, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi, molti anni dopo, nei panni di un insegnante di arti orientali. La vita a volte ci stupisce ed apre grandi opportunità.
Racconto l’esperienza che mi ha portato a svolgere il mio lavoro di insegnante nella scuola “Due Cieli”, in QUESTO ARTICOLO

Vorrei donare questa condivisione a chi vuole formarsi e trovare un lavoro attraverso l’insegnamento, ma anche a chi, per puro piacere personale, vuole praticare una disciplina per crescere nella conoscenza di sé.

Praticare un’arte che vi appassiona potrebbe riservare interessanti sorprese future 🙂
Buona lettura

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Impara a respirare con il corso online della scuola DueCieli, per trovare il tuo equilibrio nella mente e del corpo.
Cerca su: www.lwww.laruotadimedicina.com

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IL QI GONG E IL SENTITO DIRE

IL QI Gong e il sentito dire

Pensi che il Qi Gong sia solo per i pigri e gli anziani?

Questo video dimostra quanto la disciplina del Qi Gong sia così vasta e utile a qualsiasi livello di preparazione, anche per le persone che vogliano riacquistare la forma perduta e i giovani atleti in attività.

Posso raccontarvi un aneddoto: qualche tempo fa un’atleta, campionessa mondiale di nuoto di salvamento, una sera poco prima della lezione mi dice: ho la sensazione di essere chiusa in una scatola e non ho la percezione del mio corpo; non lo sento elastico, ma soprattutto mi sento sgraziata.

Vi descrivo a grandi linee il suo aspetto: fisicamente bella, altezza di un metro e novanta con un fisico invidiabile, ma le mancava solo l’allenamento nel sentire le emozioni che il nostro corpo trasmette, quando lo spirito si fonde con il movimento.

Non mi raccontava nulla di nuovo: essendo stato anche io in gioventù quello che era lei ora, non avevo dubbi sul suo problema.

Grazie alla pratica regolare del Qi Qong ogni martedì sera, nel giro di poco tempo mi ha raccontato di aver anche migliorato le sue prestazioni nel nuoto, soprattutto grazie alla consapevolezza del respiro acquisita nelle lezioni.

Questo dimostra che una disciplina completa come il Qi Gong può essere adattata ad ogni esigenza, anche quando ci occupiamo di un ambito prettamente sportivo.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personal trainer olistico
www.kyudoiaidoqigong.it
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Federazione Qi Gong “Le Quattro Direzioni”

Federazione di Qi Gong
” Le Quattro Direzioni”

Federazione “Le Quattro Direzioni”:  Progetto Insegnanti Qi Gong

Federazione di Qi Gong dedicata agli Insegnanti formati nella Scuola “Le Quattro Direzioni”

Iscriviti per essere sempre aggiornato sulle nuove iniziative, attività e seminari, e per:

  • Ricevere gratuitamente l’attestato di iscrizione, che potrai esporre e pubblicare;

  • Vedere il tuo nome e le tue iniziative, pubblicati gratuitamente sul sito ufficiale www.maestriqigong.it

…e molto altro.

Scarica il regolameno dettagliato, ed iscriviti come Insegnante Certificato. Clicca sui link qui sotto per aprire i files in pdf.

REGOLAMENTO

SCHEDA ADESIONE

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LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

Per acquisire le dieci Virtù è indispensabile unirsi al “cuore dei fiori” hana no kokoro e al “cuore del tutto”.
E’ dunque comprensibile che nel corso del lavoro siano vietate ogni conversazione e ogni attività rumorosa, che turberebbero la quete dell’ambiente.Ma non si tratta solo di evitare tutto ciò che può disturbare lo spirito e impedisce la concentrazione. in questo modo si vuole ricordare il significato originario della composizione dei fiori, che era prima di tutto una cerimonia religiosa.
Da ciò deriva anche la rigorosa osservanza della pulizia e dell’ordine. In origine, il locale riservato alle conposizioni era sacro.(…)
Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
Ed. SE
Titolo originale
Zen in der Kunst der Blumenzeremonie

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Superare le proprie paure con il Qi Gong

Come superare le proprie paure grazie al Qi Gong

Si sente molto parlare di come si può migliorare nella vita, di come risolvere i propri problemi di ansia, di stress, ma pochi riescono a concretizzare un miglioramento della situazione di disagio.

Molto spesso, quando una persona legge le pagine che parlano della disciplina del Qi Gong, si chiede (e a volte MI chiede), quale sia l’utilità effettiva di questa disciplina nella vita pratica.
In apparenza potrebbe sembrare una ginnastica dolce con alcuni lievi effetti benefici sul corpo, rilassante ma sostanzialmente inutilizzabile.

Superare-le-paure-Duecieli1

La realtà è esattamente l’opposto: il Qi Gong non solo agisce profondamente su corpo (nonostante l’apparente lentezza e semplicità degli esercizi), ma aiuta anche a cambiare l’approccio verso la vita, e soprattutto verso i problemi.

Il racconto che stai per leggere è di un’esperienza che si presentava problematica, ed è stata risolta in modo semplice con piccoli accorgimenti.
Il nome è stato omesso per tutelare la privacy dell’autrice.

Ciao Vincenzo , 
volevo raccontarti la mia giornata di sabato 🙂 . 
Per far felice il mio nipotino siamo andati al parco avventura , io soffro di vertigini e quando sono in alto mi tremano le gambe; quindi puoi immaginare il fare un percorso a 6 metri di altezza, attraversando ponti tibetani e trovare l’equilibrio su ponti di sola corda.  
Sono salita con una paura indescrivibile , lì in alto ho iniziato a pensare ai tuoi insegnamenti e mi sono detta : “devo superare la paura, devo essere forte come una montagna !” 
Ho iniziato a respirare di pancia, ho trovato la mia forza e sono riuscita a concludere il percorso anche in tempi brevissimi . 
Ti ringrazio moltissimo: questo corso è servito soprattutto a me stessa; era quello di cui avevo bisogno, superare le proprie paure e renderle forza è un grande successo. 
Buona settimana 

La persona coinvolta ha frequentato il percorso per insegnanti di Qi Gong, ma anche chi pratica in aula può raggiungere gli stessi benefici.

Spesso, la soluzione è molto più vicina e molto più semplice di quello che si crede: questo richiede un minimo di forza di volontà, e la disponibilità ad affidarsi a persone che abbiano una grande esperienza, per imparare in modo completo.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
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SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice“(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.

Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi.

Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.

Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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IL QI, ENERGIA VITALE

IL QI, ENERGIA VITALE

Oggi vorrei introdurre un concetto che nella nostra mentalità occidentale spesso viene trascurato, qualche volta deriso. Quando qualcuno ti chiede: “di che cosa ti occupi?”,cerchi di spiegarlo prendendola un po’ alla larga; discipline bio-naturali, arti orientali, zen, meditazione, ecc. Hai l’impressione che vedano di fronte a sè un omino verde con le antenne; ma in realtà l’energia vitale esiste, e può essere sviluppata e potenziata da chiunque. Vediamo come.

Il QI (chi) o energia vitale, è quel potenziale che tutti noi abbiamo, ma che molti di noi non riescono a comprendere e sviluppare perfettamente.

L‘energia è studiata anche nella fisica quantistica: la teoria della relatività dimostra che la realtà non è come la vediamo o come istintivamente appare, ma è assai diversa. Attraverso i nostri cinque sensi la percepiamo come un’entità statica, ma in realtà tutto è in continuo movimento. In effetti, ogni fenomeno del reale è il frutto del dinamismo tra materia ed energia, che si trasformano continuamente l’una nell’altra; tutto questo secondo la legge della relatività di Einstein, la quale stabilisce che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce: la famosa formula E=mc2.

Possiamo anche ribaltare il discorso iniziale. Chi si definisce uno studioso della materia, per esempio un fisico teorico, spesso ti inquadra come un visionario.
Dunque mi chiedo: dato che tutte due le fazioni ti definiscono allo stesso modo, pur parlando in modi diversi, come mai non vieni compreso (e accettato) né dall’una né dall’altra?

A mio parere il motivo è che tu non scegli uno solo tra i due concetti ma li unisci in un unico concetto: quella forza cosmica che tutte e due le teorie definiscono ENERGIA, tu la trasformi e la porti al livello del lavoro interiore e diretto, che produce un immediato beneficio sia fisico che mentale.

IL QI, ENERGIA VITALE-Duecieli1

Ma ora passiamo alla parte PRATICA: come sviluppare il tuo QI.

Nei miei laboratori di Qi Gong il lavoro primario è concentrato non solo sugli esercizi fisici ma in primis sulla respirazione: la ritengo importante a tal punto, che senza di essa non si può riuscire ad entrare in profondità nello spirito, inteso come “energia che scaturisce dalle più intime profondità del nostro essere”.

Il lavoro di respirazione è basato in particolare sulla cosiddetta respirazione diaframmatica; l’attività sul diaframma è molto profonda, sia in fase di inspirazione, che in fase di espirazione: in questa seconda fase lascio il diaframma parzialmente aperto. Questa è una tecnica che pratico personalmente con regolarità, mi permette di riuscire a rilassare il corpo e la mente, in modo da eliminare velocemente tutti i disagi mentali e fisici.

Quindi: che cosa puoi fare per raggiungere quell’equilibrio mentale e fisico che ti aiuta nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, nei rapporti interpersonali, e soprattutto nel rapporto con te stesso?
Inizia a praticare regolarmente il Qi Gong, e sicuramente troverai la tua via.

Se vuoi commentare e ampliare la discussione sei il benvenuto.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it
www.maestriqigong.it

Puoi leggere anche:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-a-tutte-le-eta/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-2/

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UNA VITA CHE CAMBIA

Un bel pensiero di vita vissuta e che si trasforma, una esperienza forte e piena di coraggio a cui vanno tutti i nostri auguri.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

UNA VITA CHE CAMBIA

In questi mesi nella mia vita si sono susseguiti una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze nella mia quotidianità, e per alcuni di essi spero possano essere per molto tempo.

Sono cambiata parecchio: le ore del kyudo con Vincenzo insieme al tempo passato con Deborah e le nostre  sedute di coaching, stanno cominciando ad avere effetto.
Sono stati mesi duri, fatti di tensioni dovute al mio lavoro ufficiale (l’informatica), che hanno anche portato tanto sentimento di rabbia e risentimento, che non fanno parte di me.

Una sera della scorsa settimana, mentre cenavo con alcuni colleghi osservavo ed ascoltavo le loro parole e ad un tratto mi son detta “Ma io non sono cosi. Io non provo quella rabbia.”.
E cosa provo io?  Io provo totale indifferenza verso una situazione lavorativa, che si è degenerata col tempo. Non me ne frega assolutamente nulla:  ho grinta (per usare parole di Vincenzo), ma non rabbia. Grinta di rimettermi in gioco, di cercare di fare altro che mi stimoli più di quanto ormai non capita più con il mio lavoro ufficiale. Non spreco energie per inseguire qualcosa che per me è ormai morto.

Il lavoro che ho svolto  per parecchi anni si è pian piano spento: vuoi per l’ambiente, vuoi per le persone, ma per me è morto. La scelta già di ridurmi le ore che dedico ad esso, per averne di più da dedicare ad altro, è stata a lungo ponderata (ho 48 anni. Età critica, lavorativamente parlando!), ma mai fu più giusta.

Il mio tempo è MIO e soltanto MIO: troppo spesso ho visto intorno a me persone che hanno a lungo dedicato il loro tempo al lavoro ed alla carriera (in testa mia madre!), spegnersi una volta che questo non c’era più. Io invece ho scelto di vivere senza tutto ciò: il mio tempo lo voglio dedicare alla mia vita, a ciò che più mi dona pace, soddisfazione e serenità! La  rabbia  ti acceca e ti annebbia tutto ciò che ti circonda. NO.. io questo non lo voglio. Sto (anzi) stiamo investendo con mio marito tempo e denaro  per crearci un altro futuro.
Voglio vivere la mia vita. Il nostro studio, il nostro kyudo, il nostro qi gong. I nostri corsi di approfondimento e tutto ciò che il destino ci vorrà dare.

Son settimane che non dormo o dormo poco,  perchè tante sono state le emozioni che ho vissuto. Ma ho preso la mia decisione e sono serena.
Agli istruttori di Due Cieli va il mio “GRAZIE” oltre ad un “proseguiamo su questa strada” !

Cristina CAMANDONA

“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.”  (Lao Tse)

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JO HA KYU in MA

Introduzione al MA nella scuola DUECIELI e nel dojo NITEN ICHI RYUHAYATE

JO HA KYU in MA

Struttura formale

Jo: introduzione

Ha: sviluppo

Kyu: finale

L’inizio era teorizzata nella struttura di “Gagaku” la musica di corte estesa in un secondo tempo a tutte la arti giapponesi.

In ogni gesto si nasconde un’immagine, la funzione di “MA“, in questo caso è collegare queste due realtà, tra un gesto che può essere tecnico, o una canzone, un racconto, molto ben visibile nella rappresentazione di storie attraverso il teatroNO“, è il tempo che trascorre tra uno e l’altro che per noi è solo una interruzione senza significato, per la cultura giapponese è invece profondo e fondamentale, nell’arte che rappresento lo Iaijutsu e il Kyudo questo è molto evidente.

Viene in mente la tecnica di zanshin, (il continuo del gesto, oltre il gesto), in questo caso è la congiunzione tra un gesto e l’altro, in un contesto più approfondito, più filosofico e articolato, si definisce anche come vuoto che nella nostra visione si scambia per il nulla è invece pieno.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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LA DANZA E LO IAIDO

In questo racconto di una praticante di Iaido vedo una dolcezza, una serenità e lucidità rara, un collegamento che sembra così distante, ma che Carla riesce molto bene a collegare.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

LA DANZA E LO IAIDO

Due manifestazioni di una funzione che si esprime in modo apparentemente diverso, ma, in realtà, simile.
Venere e Marte che tuffano lo sguardo l’una nell’altro, intendendosi, nella loro complementarietà.
Entrambe le discipline basano i loro codici ed i loro canoni su di un egual strumento: il corpo umano. Leggi di natura ne definiscono le potenzialità ed i limiti.

Il lavorare per plasmare la materia affinché risponda ad esigenze di elasticità, vigorosità e resistenza richiede costanza, determinazione e presenza mentale.
La tenacia per perseguire questi obiettivi non muta le sue regole, se il risultato finale deve essere un combattimento o, un forse un più effimero, balletto.

Aldilà dello scopo ultimo, si può cogliere comunque la preziosa opportunità offerta dal lavoro di corpo, mente ed anima, che in questa sede, imparano a riconoscersi e a collaborare.
Spesso ci si può stupire di quanto il fisico possa essere insegnante di una mente troppo strutturata, troppo sazia. Placa così le voci dei pensieri che si rivelano chiassosi e dispersivi.
L’esercizio sordo ed umile del corpo fa sfiorare così un po’di quiete. Quiete capace di modulare e trasformare, con discrezione, quasi in punta di piedi, la frequenza del nostro umore, tanto da rendersene conto solo al termine della pratica, quando ci si distoglie da quella particolare condizione dell’essere assorti.

In ambedue si ricorre anche all’ausilio di mezzi esterni.
Nell’arte di Tersicore, lo specchio è l’inesorabile giudice che mette in evidenza difetti di postura, linea ed espressione.
Nello Iaido, la spada, con la propria “voce”, svolge il medesimo ruolo.
Si raffinano infatti i sensi, ed anche l’udito puo’ svelare un taglio impostato male al suo sorgere.
Ovviamente , indispensabile si rivela la figura di riferimento, il maestro, chiamato a correggere la “disarmonia” con la giusta fermezza ed il giusto incoraggiamento a proseguire nella via.
Si può anche osare, per la loro affinità e predisposizione, ricorrere all’ausilio di queste discipline per tentare di incamminarsi nella ricerca della consapevolezza, sperimentando l’eterno presente.
Il nostro passaggio su questo pianeta ci offre questa opportunità, che può rivelarsi anche un viaggio interessante, mai sganciato dalle dinamiche del quotidiano.
Antiche arti che, lavorando sull’elemento umano, insegnano lezioni sempiterne.

CAT (LACARLA)

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LA RESPIRAZIONE

Personalmente do molta importanza alla respirazione diaframmatica, sia per lo Iaido, il Kyudo e il Qi Gong che per la vita quotidiana, un lavoro della nostra scuola, Duecieli e dei dojo Niten Ichi Ryu e Hayate

LA RESPIRAZIONE

In oriente la respirazione è fondamentale, nella vita quotidiana, fin dai tempi antichi, in Giappone con l’avvento del buddhismo si è accentuata la ricerca di una respirazione ancora più sofisticata abbinandola anche alle varie arti, Shodo, Kyudo, Iaido, Qi Gong, Ikebana, Haiku, Cha no Yu, ecc.

La concentrazione della mente “Samadhi“, mette in ordine mente, corpo e respiro: “Nai San Go“.
Tutto si lega in un unico momento, questo avviene solamente conoscendo il modo di respirare corretto, il “Ki” è inteso come energia vitale dentro e fuori di noi, lo stato da raggiugere: “Sen Ki Nai Ko“; il “Ki” è l’energia che circola in noi e che riequilibra, porta ad uno stato di pace e allontana i malesseri fisici e psichici.

L’apertura del diaframma aiuta l’espansione dei polmoni, un riempimento maggiore della cassa toracica e di conseguenza maggior flusso di ossigeno nel
 sangue, che viene distribuito non solo nella parte muscolare e tendinea, ma anche al cervello, favorendo non solo una risposta più veloce nell’apprendimento ma anche serenità del pensiero, ” La mente vuota, la mente senza catene“, questo porta ad essere più protetti anche dalle problematiche fisiche.

Vincenzo CESALE

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GRUPPO DI QI GONG

GRUPPO DI QI GONG

Poesia cinese
di Bonsui Tschti -Le stelle e i fiori –

Come due sorelle allevate dalla madre che si chiama « natura », due esseri: la stella e il fiore.
Il fiore del cielo si chiama la stella, la stella della terra si chiama il fiore.
E l’una è distante dall’altra, ma il loro profumo è identico.
Ed è bello vedere ogni sera le due sorelle scambiarsi il loro sorriso e la loro luce.
Quando l’aurora appare e il suo pallido chiarore imbianca le nubi, i fiori del cielo si spengono.
Ma guardate: le gocce di rugiada bianca bagnano, come lagrime, le stelle del mondo terreno!

Dedicata al gruppo di Qi Gong
Scuola delle quattro direzioni

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

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IL QI GONG

Il QI GONG è una filosofia

Questo è un mio personale pensiero, che vorrei condividere con tutti i praticanti, gli insegnanti, maestri Qi Gong e appassionati, della nostra scuola, duecieli.

Non è una ginnastica, non è yoga, non è tai chi, non è step, non è spinnig, non è pilates, non è stretching ecc.

I Qi Gong è un modo di vivere, è un lavoro personale del corpo, della mente, dello spirito, un trasformatore di rabbia in grinta, vista come forza positiva; un percorso di una lunga vita serena.

E’ FILOSOFIA, SENZA NON ESISTE IL QI GONG.

Vincenzo CESALE

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PERCHÉ PUOI CREARTI UN LAVORO BEN REMUNERATO COME INSEGNANTE DI QI GONG.

PERCHÉ PUOI CREARTI UN LAVORO BEN REMUNERATO COME INSEGNANTE DI QI GONG.

Marco si iscrive al corso di Qi Gong per diventare insegnante. Cerca una riqualificazione lavorativa (il nome è inventato per rispetto della privacy).

Il giorno della prima lezione, Marco esprime tutta la sua eccitazione e gioia per un futuro che considera importante. E’ uno stato emotivo che si presenta nella maggior parte degli allievi, ma che spesso dura non più di 1 o 2 lezioni.

Durante la prima lezione presento il programma di lavoro che svolgeremo. Gli allievi cercano di conoscersi e di socializzare. Già spicca il fatto che Marco è più attento a socializzare che ad ascoltarmi mentre do le prime spiegazioni. Tra queste, la principale e proprio di non trascurare la pratica e lo studio fin dalla prima lezione, per non rimanere indietro al momento dell’esame.

Marco invece se ne frega altamente. Non ha proprio voglia si studiare, esercitarsi, lavorare. Ma ha tanta voglia di disturbare continuamente gli altri allievi e le lezioni.

Allora, io, caro Marco, ti chiedo: ma perché diavolo sei venuto al corso? Per prendere un attestato e cercare di ottenere tutto senza fatica?

SPERI DAVVERO CHE UN SEMPLICE ATTESTATO TI PERMETTA DI OTTENERE RISULTATI COME INSEGNATE DI QI GONG? E SPERI DAVVERO CHE TE LO PERMETTA NEL LUNGO PERIODO, IN MODO COSTANTE E CONTINUATIVO?

http://www.maestriqigong.it/

I miei richiami non spostano l’attenzione di Marco, che continua con il suo atteggiamento poco interessato. La sua arroganza esplode alla fine del corso, quando NON lo ammetto all’esame. Il motivo e che Marco non ha consegnato la tesina nei tempi stabiliti. Marco dà in escandescenze, “esprime il suo parere” dicendo che lui fa quello che vuole, dopodiché mi manda a quel paese.

Caro Marco, altri allievi che hanno sudato sodo ora sono insegnati, lavorano e guadagnano. Il Qi Gong è una disciplina che offre vantaggi alle persone che nessun altra disciplina riesce ad offrire. E le persone non sono sceme.

Quando aiuti le persone ad ottenere risultati concreti, le persone continuano a lavorare con te. Tornano da te per fare altre cose. E tu continui a essere un professionista rispettato e realizzato.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

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QI GONG INSEGNANTI

 

QI GONG INSEGNANTI

Sono aperte le iscrizioni per il corso insegnanti di Qi Gong

“Scuola Delle Quattro Direzioni”

anno accademico 2016 – 2017 appuntamenti alla pagina

“EVENTI E APPUNTAMENTI”

docente M° Vincenzo CESALE

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LA RESPIRAZIONE A TUTTE LE ETA’

LA RESPIRAZIONE A TUTTE LE ETA’ E TRA UOMO E DONNA

Le fasi della respirazione durante la nostra vita, dalla nascita alla morte, non hanno la stessa evoluzione. A seconda dell’età e delle varie difficoltà o facilitazioni che la vita ci offre e dal sesso cui apparteniamo, il cammino tra uomo e donna è molto diverso.

Proviamo ad analizzare il cambiamento della respirazione nella prima età scolare: tra la primaria e la scuola secondaria di primo grado, i maschi tendono ad avere una funzione polmonare più sviluppata delle femmine (nelle quali scende anche del 15% rispetto ai maschi); questo dipende dalla secrezione endocrina degli ormoni sessuali, in particolare il testoterone, un ormone maschile che incide sullo sviluppo muscolare e quindi sullo sviluppo polmonare; di conseguenza, i maschi hanno un precoce sviluppo polmonare, si è anche riscontrato che la capacità polmonare in queste età è maggiore in bambini che vivono la loro vita in campagna, rispetto ai bambini di città.

Il culmine dell’espansione polmonare nei maschi è intorno ai vent’anni, per le femmine a diciotto anni; la senilità respiratoria arriva in media attorno ai sessant’anni per gli uomini ( si riscontra con la decadenza muscolare), dieci anni prima per le femmine.

Per concludere questo brevissimo pensiero sulla respirazione, possiamo dire che questi sono dati che rispecchiano la normalità di vita, senza aggiunta di tecniche per modificare il volume polmonare; nella mia esperienza di gioventù di atleta, con gli allenamenti intensivi non ho mai avuto un riempimento polmonare come in età avanzata (tenendo conto della senilità muscolare, dopo aver lavorato per molti anni con tecniche di respirazione diaframmatica); praticando molto il Qi Gong, la disciplina mi ha permesso di rallentare notevolmente la senilità respiratoria; i momenti di vita difficili riducono molto l’espansione polmonare, che viene però compensata dai momenti sereni: la pratica del QI gong produce sul corpo effetti molto simili ai momenti sereni e piacevoli della vita.

                                                                                                                                                     Vincenzo CESALE

Preparatore atletico-Personal trainer olistico, licenza CONI

www.duecieli.it

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RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

 RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

In una cena dopo un seminario, un allievo di Kyudo, David, mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi, un’interessante osservazione, il problema che mi ponevo era: come mi sarei spiegato visto che David è Olandese? Me la cavai dicendole scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza gli occhi aperti sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando si esegue un gesto o un’azione è sinonimo di insicurezza, paura e stress; nei praticanti che per forza maggiore non hanno esperienza nella disciplina che praticano, è maggiore questa situazione, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere, le cose che non si conoscono creano disagio, e delle volte esso si trasforma in paura o rabbia.

Il riflesso di ammiccamento può essere evocato da stimolazioni elettriche in qualsiasi altra parte del corpo, ammesso che la stimolazione sia sufficientemente intensa ed improvvisa. In questo caso la latenza dipende strettamente dalla distanza fra il sito della stimolazione e il muscolo orbicolare.
Inoltre, gli stimoli a cui il soggetto presta attenzione, inducono una inibizione maggiore, rispetto agli stimoli che vengono ignorati.

La forte relazione esistente fra modulazione del riflesso ed elaborazione delle emozioni, fa sì che questo strumento sia stato utilmente impiegato nell’indagine di manifestazioni cliniche di disturbi a livello emotivo, primo fra tutti nei disturbi d’ansia. Poiché sia l’ansia che la fobia sono risposte di reazione (la prima generalizzata, la seconda stimolo-specifica), ci si aspetta naturalmente che facilitino ed aumentino la risposta di ammiccamento, indotta dal riflesso.
In effetti vi è abbondanza di risultati che confermano questo. Classicamente in tutti questi studi, si esegue un condizionamento classico in cui si associa uno stimolo neutro, quale può essere l’accensione di una luce, od uno shock elettrico.

A condizionamento avvenuto, ciò che si nota è che lo stimolo-test associato allo stimolo neutro induce una risposta aumentata. L’effetto è così robusto che questa metodologia è adottata come metodo per testare l’efficacia dei farmaci ansiolitici. Il potenziamento lo si ha anche quando le risposte emotive vengono suscitate con compiti immaginativi. Come materiale spiacevole, vengono usate descrizioni di situazioni tipo visita dentistica, intrusione in casa durante la notte, parlare in pubblico, assistere ad un incidente stradale. In tutti questi casi si ottiene un aumento della risposta di ammiccamento.

Ciò che più è interessante, è che vi è una corrispondenza lineare, fra aumento e grado di ansia suscitato nel soggetto, come rilevato da scale d’autovalutazione. Questo offre una vastità di applicazioni, e di studio delle attività cognitive ed emotive, nell’ambito della psicologia sperimentale e della psicologia clinica. Il suo utilizzo è prevalentemente legato all’uso di un paradigma sperimentale, del tipo pre-stimolo combinato con uno stimolo-test. Il riflesso di startle infatti presenta queste caratteristiche che lo rendono raccomandabile come stimolo-test:
• Primo, può mostrare inibizione e facilitazione sia per la latenza che per l’ampiezza in relazione a precisi aspetti dello stimolo.
• Secondo, può essere indotto da stimolazioni acustiche, visive e somato-sensoriali, indicando così che tutti i sistemi afferenti devono convergere prima del tratto finale di elaborazione comune.
• Terzo, la latenza molto ridotta e la presenza di componenti multiple nella risposta di ammiccamento, forniscono un’opportunità unica per separare i processi di codifica dello stimolo da quelli di selezione della risposta.
Altri vantaggi, in generale, dell’uso di questo riflesso sono:

1) la sua presenza in un’ampia varietà di specie animali, permettendo così uno studio delle basi neurofisiologiche degli effetti di facilitazione ed inibizione.
2) il fatto che sia stato osservato, con quasi lo stesso andamento ed ampiezza, indipendentemente dall’età dei soggetti, permettendo così confronti fra gruppi di età diverse.
3) la natura inevitabile della risposta e la facilità di misurazione, lo rendono uno strumento utile laddove, in particolare nella psicologia clinica, nella psicologia evolutiva e nella neuropsicologia, viene spesso a mancare la cooperazione del soggetto, e la sua volontà di emettere risposte.

La metodologia utilizzata come stimolo-test ha accumulato una poderosa base di dati, sia nel campo della psicologia comparata  riguardante le emozioni, e sia nello studio dei processi cognitivi e percettivi .
Questa base di dati e di relativi punti di vista teorici, saranno importanti nelle future ricerche riguardanti la modulazione  e le emozioni nell’uomo. La prima per l’ovvio vantaggio di integrare teorie delle emozioni sviluppate nel campo animale ed umano, e la seconda perché l’inseparabilità dei processi cognitivi da
quelli riguardanti le emozioni, viene sempre più riconosciuta come necessaria.

Durante le lezioni, quando si affronta questo argomento sui volti (soprattutto nei maschi), si legge un disagio portato dal proprio ego maschile, che non ammette  una mancanza di coraggio, condizionamento che ogni uno di noi ha subito fin dalla più tenera età, cosa che nei volti delle signore è invece assente.

Per concludere, il lavoro è molto, ma personalmente lo trovo stimolante (e perché no, eccitante); questo scritto non vuole essere giudicante, ma si spera sia di aiuto nel capire un pò di più noi stessi.

Buon lavoro
Vincenzo CESALE

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GRUPPO DI QI GONG – SCUOLA DELLE QUATTRO DIREZIONI

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Questa favolosa disciplina che e’ il QI GONG…. ginnastica di salute e lunga vita. Verissimo, ti cambia dentro e fuori poco per volta Emoticon smile.

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ATTIVITA’ & PASSIVITA’

ATTIVITA' & PASSIVITA' Duecieli

La pratica seria ed approfondita di una disciplina personale (che sia energetica, arte marziale o qualsiasi altro percorso) porta ad acquisire la consapevolezza fondamentale che ogni gesto può e (soprattutto) deve essere compiuto in modo attivo.

Qualsiasi azione, che sia il gesto di camminare, quello di sedersi, quello di ascoltare od eseguire una tecnica molto complessa richiede la nostra più completa attenzione. Nulla è passivo. MAI. Se ci ritroviamo in questa condizione significa che, nella migliore delle ipotesi, stiamo eseguendo un gesto vuoto e senza contenuto. Nel caso peggiore stiamo subendo ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Questo atteggiamento di partecipazione attiva può (e deve) entrare nella nostra vita quotidiana. Perché’ solo in questo modo prendiamo in mano il motore che permette di far proseguire la nostra vita. E se ne siamo noi i conducenti possiamo indirizzarla sulla via che desideriamo (e che ci rende felici).

Questa consapevolezza richiede una sorta di risveglio dal torpore quotidiano. Siamo abituati a muoverci in modo automatico e siamo circondati da questo stile di vita. Questo approccio attivista porta anche a chiederci quali siano le scelte e le decisioni giuste per la nostra vita. Ma questo è un altro post.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio

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LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

Affinché sia efficace, l’apprendimento richiede di acquisire in se’ alcuni gesti tecnici che sono alla base di insegnamenti più profondi. Le arti koryu hanno identificato e nominato le tre metodiche di apprendimento nelle quali si possono raggruppare gli approcci per riuscire ad interiorizzare tali tecniche. Si note come queste nozioni sono applicabili a qualsiasi situazione e condizione di insegnamento (dal lato del maestro) e di studio (dal lato dell’allievo), e non solo nella pratica delle arti marziali.

Kazu keiko
La ripetizione assidua di un movimento
Noi compiamo nella nostra giornata una serie sterminata di gesti che ci sono naturali perché li compiamo quotidianamente da quando siamo nati (o comunque eravamo piccoli). Se si desidera rendere naturale un gesto, e’ necessario ripeterlo costantemente ed assiduamente. Solo in questo modo il nostro corpo ed il nostro cervello lo possono riconoscere come un’azione naturale. Come tale non sara’ più necessario instaurare alcun genere di processo razionale (ovvero proveniente dalla corteccia celebrale), ma sara’ coinvolta solo la nostra parte intuitiva.

Mitori keiko
L’osservazione di un maestro che compie il gesto
Anche se noi non ce ne accorgiamo, i gesti che compiamo li abbiamo copiati quasi tutti da qualcuno (genitore, educatore, contante famoso,…). Questo perché l’imitazione é una delle fonti principale dell’apprendimento umano. Quindi osservare un maestro che ci mostra come compiere il gesto ci può essere per noi una vera e propria miniera di informazioni… soprattutto se siamo in grado di percepire e comprendere lo stato d’animo e le sfumature emozionali vissute e trasmesse dal maestro nell’esecuzione della tecnica.

Kufu keiko
L’unione di waza differenti
Tutti i gesti che per noi sono naturali e non richiedono alcun intervento della nostra parte razionale vengono legati l’un l’altro. La semplice ripetizione non e’ sufficiente, perché si viene ad instaurare una risposta automatica del nostro cervello e del nostro corpo che lo svuota dal suo significato. Ma unendo il gesto e la tecnica in modo fluido ed armonioso con altri gesti ed altre tecniche a noi noti, allora anche il nuovo gesto diverrà naturale.
A volte non e’ semplice comprendere quando applicare una tecnica e quando prediligere un’altra (sopratutto nel caso di Kazu keiko e Kufu keiko). Come ogni cammino di crescita ci vuole dimestichezza con le proprie emozioni e consapevolezza dei propri progressi. Solo l’esperienza e la pratica costante e determinata possono aiutare a crescere. Perché anche il gesto di imparare e’ un’arte, e come tale va coltivata.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio C.

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IAIDO

IAIDO Duecieli

GRUPPO IAIDO 2015

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KOU CHE

KOU CHE

Questo esercizio di Qi Gong è adatto per la prevenzione della cattiva digestione e relative problematice inerenti all’apparato digestivo, prevenzione contro tumori dello stomaco.
Esecuzione:
Dopo aver battuto i denti 36 volte, raccogliere la saliva prodotta e ingerirla in tre tempi, seguendo mentalmente la discesa fino allo stomaco.
Gli enzimi della saliva, (chiamata dai cinesi “rugiada celeste”) attivano la disestione e hanno un’azione preventiva contro i tumori dell’apparato digerente.

Scuola Delle Quattro Direzioni

Vincenzo CESALE

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LA FORZA ESTERNA E LA FORZA INTERNA

QI GONG

氣功
SCUOLA DELLE QUATTRO DIREZIONI
四個方向的學校
SI GE’ FANGXIA’NG DE XUE’XIA’O

 LA FORZA ESTERNA E LA FORZA INTERNA

Nella pratica del Qi Gong è molto rilevante distinguere la forza esterna (Wai Li) da quella interna (Nei Chin).

Wai Li: è la forza visibile a tutti, la forza muscolare, il movimento, la fatica fisica, quella che si comprende con più facilità.
Nei Chin: è la forza invisibile, interiore, spirituale, di energia, quella che al primo momento sembra meno importante, più difficile da comprendere, ma che è l’essenza della pratica del Qi Gong.
Questa due realtà non sono divisibili, una aiuta l’altra a portare l’equilibrio, il benessere, che noi chiamiamo “psicofisica” , il (Tao), Yin e Yang.

Quando eseguiamo un movimento, o figura, immaginiamo un flusso di Ch’i, detto anche Fa Chin, emissione di forza, viene attivata con l’apertura del diaframma, inspirazione tramite l’addome e l’espirazione sempre tramite l’addome dilatato, in questo momento abbiamo la massima espressione di forza, sia fisica che spirituale, una esplosione, uno tsunami che travolge tutto, (attenzione quando parlo di forza spirituale non intendo assolutamente qualcosa legato ad ambito religioso qualunque esso sia), ma del nostro “essere” quello che noi siamo, non solo materialmente.

La posizione fisica per poter sviluppare al meglio queste due realtà è l’abbassamento dell’anca, i piedi ben piantati sul pavimento, così si permette un giusto radicamento; questa posizione rilassa l’anca e lascia così lo spazio al diaframma per espandersi, in questo modo può avvenire il rilassamento del corpo fisico e della mente, che fa scorrere tutta questa energia dove vogliamo.

Vincenzo CESALE

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QI GONG esami 2014

Si sono svolti gli esami per i futuri insegnanti di Qi Gong in un clima sereno e disteso, molto attenti e partecipi.

QI GONG esami 2014

QI GONG – Scuola Delle Quattro Direzioni

Esame terzo livello “praticante assistente”

Domenica 9 novembre 2014

Un ottimo esame di tutti i partecipanti

i miei personali complimenti

Vincenzo CESALE

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LA RESPIRAZIONE

LA RESPIRAZIONE

Il lavoro svolto dagli allievi di IAIJUTSU. KYUDO e QI GONG, nella scuola Duecieli.

La respirazione, così sconosciuta da essere mancante nell’insegnamento, dove si dà solo importanza alla tecnica, si scopre che l’esperienza nella maggior parte dei praticanti è mancante di questo importante tassello per che l’arte che pratichiamo sia completa.

La pressione fisica sull’addome è causata dalla contrazione e dalla tensione imposte al diaframma, i muscoli addominali e i muscoli della vita, e la colonna vertebrale.

Questa pressione si concentra gradualmente nella parte centrale del corpo, tra la quarta e la quinta vertebra lombare, e sulla linea mediana. Questa pressione attiva i movimenti, i muscoli della vita e dell’addome. L’intensità della pressione è proporzionale al rilassamento del movimento e dei muscoli del petto, delle spalle, delle mani, del collo, della testa e della faccia. In particolare, la pressione addominale stimola la sensazione del movimento nei talloni e negli alluci.
Ciò è causato dall’attivazione del vago, che consiste del ganglio pelvico, del sanglio simpatico, e del ganglio mesenterico inferiore; stimola il sistema nervoso autonomo centrale  e promuove un senso di equilibrio e di coordinazione in tutto il corpo. L’attivazione, inoltre, contribuisce a intensificare le attività coordinate del sistema nervoso autonomo.

Vincenzo CESALE

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SAKURA DEL KYUDOJO HAYATE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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SAKURA DEL KYUDOJO HAYATE

Primavera al Kyudojo Hayate
Fioritura di ciliegio “sakura”

Il ciliegio del sedicesimo giorno

Nel distretto di Wakegori, che appartiene alla provincia di Iyo, c’è un ciliegio famoso e antichissimo chiamato Jiu-roku-zakura, ovvero «ciliegio del sedicesimo giorno», perché fiorisce tutti gli anni il sedicesimo giorno del primo mese (secondo il vecchio calendario lunare), e quello soltanto.
Il tempo della sua fioritura cade quindi nel Periodo del Grande Gelo, sebbene per regola naturale i ciliegi attendano la primavera prima di azzardarsi a fiorire. Il fatto è che nello Jiu-roku-zakura fiorisce una vita che non è − o almeno non lo era in origine − la sua. In quell’albero alberga lo spirito d’un uomo.

Era egli un samurai di Iyo e l’albero cresceva nel suo giardino e fioriva, insieme a tutti gli altri, verso la fine di marzo e i primi di aprile. Aveva giocato sotto quell’albero quando era bambino; i suoi genitori, i suoi nonni e i suoi antenati avevano appeso ai suoi rami in fiore, una stagione dopo l’altra, per più di cento anni, strisce di carta colorata che recavano scritte poesie di lode.

Lui stesso era diventato vecchissimo sopravvivendo ai suoi figli e non gli era rimasta altra creatura da amare che non fosse il ciliegio. Ma, ahimè, durante l’estate di un certo anno, l’albero si avvizzì e morì. Il vecchio se ne dolse oltre ogni dire. Invano cortesi vicini gli trovarono un altro ciliegio, giovane e vigoroso, e lo piantarono in giardino, con la speranza di recargli conforto. Li ringraziò di cuore e dette mostra di aver ritrovato la felicità. Ma in realtà aveva la morte nel cuore, perché così teneramente aveva amato il vecchio albero
che nulla avrebbe potuto consolarlo.

Alla fine gli venne in mente una buona idea: si ricordò come si può salvare una albero morente. Era il sedicesimo giorno del primo mese. Si recò da solo in giardino e s’inchinò davanti all’albero avvizzito rivolgendogli le seguenti parole: «Ti scongiuro di fiorire ancora una volta… perché sto per morire al posto tuo». (È convinzione diffusa, infatti, che si possa immolare la propria vita per un’altra persona, o per qualsiasi essere creato, compreso un albero, purché si ottenga l’aiuto degli dèi; e questa trasmigrazione dell’esistenza è espressa dalle parole migawari ni tatsu: «agire per sostituzione».)

Allora il vecchio distese sotto l’albero un telo candido e vi depose alcuni cuscini, quindi vi s’inginocchiò e fece hara-kiri, alla maniera dei samurai. E il suo spirito trasmigrò nell’albero e lo fece fiorire in quel preciso istante.

E tutti gli anni continua a fiorire il sedicesimo giorno del primo mese, nella stagione delle nevi.

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L’ATTITUDINE MENTALE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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L’ATTITUDINE MENTALE

L’attitudine mentale produce quello che si può definire “un modo corretto di capire, eseguire, tradurre in movimento un gesto”; esso non è automatico, e neppure esaspereatamente riprodotto un’infinità di volte: è lo stato d’animo di chi “ha compreso”, e non nasce se non dopo una lunghissima pratica e ricerca della disciplina.
E’ una completezza di lavoro fisico, mentale, esperienziale, uno stato d’animo che non avvicina, non fa capire, non rende bravi, ma proietta dentro, rende forti, sereni e conduce su un sentiero più impervio: è la Via che continua, che si raffina, giunge in un luogo che è la fine del percorso, svelando che nulla esiste e tutto esiste.

Vincenzo Cesale

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LA TECNICA IJIDOZUHO 1

In questo post trattiamo la prima parte di una tecnica molto diffusa nell’era medioevale e risorgimentale giapponese, il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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LA TECNICA IJIDOZUHO 1

L’ijidozuho è un metodo frequentemente impiegato negli emaki che permette di esprimere lo scorrere del tempo in un’unica immagine. E’ stato introdotto anche nell’ukiyo-e e coloro che osservano il disegno seguendo un ordine preciso all’interno di uno spazio limitato sono in grado di divertirsi con la narrazione.

Nel caso del Kabuki tanto apprezzato dai cittadini di Edo, le opere che godevano di maggior interesse erano rappresentate ripetutamente e molte persone ne conoscevano la trama, perciò quando si realizzavano delle stampe di opere teatrali famose accadeva di disegnare un solo foglio il passare del tempo sulla base della cronologia degli eventi del dramma.

Inoltre se si produceva una stampa da un romanzo allora molto noto, era usato il medesimo sistema. L’opera di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) “Sanukiin kenzoku o shite Tametomo o suki zu”(Disegno dell’imperatore Sutoku che manda i tengu a salvare Tametomo),
utilizza, infatti, la tecnica ijidozuho. E’ basata sul romanzo scritto del periodo Edo “Chinsetsu yumiharizuki” (Storia meravigliosa della luna tesa ad arco, 1806-1810) che ha come prottagonista il guerriero realmente esistito Minamoto no Tametomo (1139-1170) e descrive la scena in cui Tametomo e la sua famiglia a bordo di una nave incontrano un violento tifone.

Nel testo originale gli eventi si svolgono nel seguente ordine:

(1) A provocare il tifone è il dio drago e per placare la sua ira la moglie di Tametomo, Shiranui-hime, si offre in sacificio gettandosi in acqua.

(2) ciononostante il tifone non cessa e Tametomo viene salvato dai tengu, esseri sovrannaturali dal corpo antropomorfo ma dotati di ali, inviati dallo spirito del defunto imperatore Sutoku (1119-1164) che parteggia per lui.

(3) Il figlio dell’eroe, Sutemaru, finisce per cadere tra i flutti. E’ salvato da uno squalo posseduto da un’anima di uno dei seguaci del condottiero.

Si comprende che Kuniyoshi è stato fedele al testo. L’opera è stata realizzata in modo che lo scuardo si concentri su tre punti, cioè sullo squalo disegnato dinamicamente al centro, sulla figura di Shiranui-hime in basso a destra e su Tametomo salvato dai tengu in basso a sinistra. Similmente agli emaki, nel caso che anche negli ukiyo-e si realizzi una sequenza temporale, la storia procede da destra serso sinistra. In pratica, spostando gli occhi su Shiranui-hime, su Tametomo alla sua sinistra e poi sullo squalo in alto ci si conforma allo viluppo cronologico degli eventi del romanzo.(…)continua

Akane Fujisawa

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LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONTINUITA’ Ukiyo-e 2

In questo post trattiamo la seconda parte di una abitudine molto diffusa nell’era medioevale e risorgimentale giapponese, il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

 Vincenzo CESALE

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LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONTINUITA’ Ukiyo-e 2

Nel caso si partisse dalla città di Edo, era prassi comune percorrere le strade del Tokaido o del Kisokaido attrezzate per ogni esigenza dei viaggiatori. Lì vi erano dei luoghi di sosta dove si poteva facilmente riposare e fermarsi per la notte.

Le serie di ukiyo-e che descrivevano il paesaggio di ciascuno di queste stazioni furono estremamente apprezzate dal pubblico. Tra le opere maggiormente rappresentate troviamo quella del “Tokaido gojusantsugi” (Le cinquantatré stazioni del Tokaido) di Utagawa Hiroshige 1797-1858 composta, dal momento che include anche il punto di partenza di Nihonbashi e il punto di arrivo di Kyoto, di cunquantacinque immagini ciascuna realizzata in maniera davvero ingegnosa. Allineando l’intera serie si aveva l’impressione di essere in viaggio. Erano pochi coloro che potevano acquistare tutte le cinquantacinque immagini, ma non era forse parte del divertimento raccogliere le stampe preferite e comporre un proprio percorso personalizzato?

Ugualmente agli emaki che esprimevano il trascorrere del tempo e il movimento spaziale, anche tramite l’ukiyo-e era possibile creare un mondo e uno spazio all’interno del quale l’osservatore si divertiva ampliando la propria forza di immaginazione.
Nelle opere basate sulle stazionidi sosta è pure possibile trovare i singolo foglio suddiviso in tre o quattro parti dove è rappresetata una sequenza ordinata dei luoghi. Guardandole in sequenza si trae diletto dal susseguirsi dei paesaggi.

Vincenzo CESALE

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KI no RENMA

Seminario di Ki no Renma, lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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KI no RENMA

Seminario di Ki no Renma (Forgiare l’energia vitale).

SVOLGIMENTO:  dojo Niten Ichi Ryu a Collegno /To, martedì 8 ottobre 2013 dalle ore 20,00 alle 21,30.
DESTINATARI: questa serata esperienziale si rivolge non solo agli Iaidoka e Kyudoka del nostro dojo, ma a chiunque sia interessato ad un percorso personale, interiore e di autotrattamento.
Successivamente, verranno previsti altri incontri saltuari, per approfondire ulteriormente il percorso.

PROGRAMMA DELLA SERATA: Esercizi di respirazione e movimento riequilibrante, esercizi di trasmissione energetica, suoni e mantra.
OCCORRENTE: abbigliamento comodo (morbido), e calzettoni per rimanere scalzi.
PREZZO: la serata prevede una quota di partecipazione di 10 euro. Per accedere occorre essere iscritti con tessera annuale, all’Associazione Niten Ichi Ryu.
Per informazioni ed adesioni: Centro Due Cieli, via Plava 37 Collegno /To, Tel. 011.0677883, web www.duecieli.it
Esercizi pratici

• Respirazione diaframmatica
• Il delfino, il dondolo, la culla
• Trasmettere l’energia
• Il controllo del cuore
• La marionetta

I SUONI
• Gli armonici
• I suoni NE-NA
• Mantra Om
• Mantra om mani padme hum

Vincenzo CESALE

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LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONTINUITA’ Ukiyo-e 1

In questo post trattiamo la prima parte di una abitudine molto diffusa nell’era medioevale e risorgimentale giapponese, il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

 Vincenzo CESALE

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LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONTINUITA’ Ukiyo-e 1

Negli emaki, la narrazione prosegue da destra verso sinistra grazie a lunghe immagini e i disegni si susseguono in armonia con i contenuti della storia. Tale coscienza della continuità presente nei rotoli si ritrova spesso nelle serie di stampe ukiyo-e.

Come esempio, possiamo citare quella di “Fujo fuzoku junikagetsu” (Dodici mesi di usi e costumi delle donne) di Katsukawa Shunsho (1726-1792) dove sono illustrati gli avvenimenti e le abitudini nel corso di un anno e la serie “Musame junitoki (Dodici ore di fanciulle) di kitagawa Utamaro (1753-1806) sulla vita quotidiana di ragazze dell’epoca e comparsa di dodici scene distanti circa due ore una dall’altra. Sono apprezzabili sia come singole opere, sia osservando seguendo l’ordine prestabilito tutte le figure e creando così una progressione cronologica. A seconda di come le guardiamo si può ottenere lo stesso effetto che si produce osservando le illustrazioni dei rotoli.
Oltre a questa progressione cronologica, molte serie possiedono una progressione spaziale. Sono le stampe delle vedute e dei panorami in cui si è riflessa la grande popolarità conquistata dai viaggi nella seconda metà del Periodo Edo.(…)continua

Vincenzo CASALE

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DEGLI EMAKI E GLTECNICHEI UKIYO-E 2

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

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TECNICHE DEGLI EMAKI E GLI UKIYO-E  2

Gli emaki con il loro susseguirsi di illustrazioni sono ritenuti all’origine dello moderna animazione giapponese (12 seiki no animeshon(L’animazione del XII secolo), Takahata Isao, Tokuma Shoten, Tokyo, 1999 e seguenti).

Senza dubbio vi sono numerosi punti in comune tra gli anime (disegni animati), composti per l’appunto di sisegni in movimento, e gli emaki.
Persino negli ukiyo-e, i quali consistono di un solo foglio, è possibile osservare l’utilizzo delle tecniche dei rotoli (Ukiyo-e no shubo. Anime manga e no keisho(Le tecniche dell’ukiyo-e. La loro eredità in anime e manga), Fujisawa Akane, in Gyros n. 10, Bensei Shuppan, Tokyo, 2004).

Vincenzo CESALE

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GLI EMAKI DEL PERIODO EDO 1

In questo post trattiamo la prima parte di una tecnica molto diffusa nell’era medioevale e risorgimentale giapponese, il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

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GLI EMAKI DEL PERIODO EDO 1

Lo sviluppo dell’ ukiyo-e è strettamente legato agli emaki del periodo Edo. Estimatori di quest’ultimi si diffusero anche tra i cittadini.

Fu Hishikawa Morunobu (?-1694) a realizzare un gran numero di rotoli. Come maestro pittore gli si riconoscono grandi meriti nel processo di perfezionamento dell’incisione ukiyo-e e ci ha lasciato parecchi disegni di suo pugno (tra cui si annoverano gli emaki). La particolarità dei rotoli di Morunobu consiste nel prendere frequentemente a modello la popolazione della città di Edo. Spesso, come ci si può aspettere da un maestro di ukiyo-e, ha disegnato scene tratte dalle rappresentazioni Kabuki, uno dei divertimenti più rappresentativi e diffusi, e immagini dei quartieri di piacere di Yoshiwara. Gli attori sul palco e gli spettatori sono riprodotti in maniera assai vivida.

Vincenzo CESALE

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AL POSTO SUO

Un pensiero di un praticante di Iaijutsu (spada giapponese) del dojo di Collegno Niten Ichi Ryu

Vincenzo CESALE

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AL POSTO SUO

Nella cultura giapponese e’ radicato il concetto di compassione. A differenza del significato quasi dispregiativo che gli viene assegnato in occidente, per questa cultura e’ un sentimento molto nobile. Infatti non si intende denigrare chi ha qualche problema o ha commesso degli errori, ma patire assieme all’altro di cio’ chegli crea difficolta’ o disagio.

Un grandissimo esercizio per provare a mettersi letteralmente nei panni del prossimo e capire meglio la condizione in cui si trova. E se capita l’occasione, o viene chiesto esplicitamente dalla persona interessata, si puo’ fornire un aiuto piu’ mirato ed efficiente perche’ si comprende e capisce meglio la sitaione, anche e soprattutto emotiva, dell’altra persona.

Questi concetti sono presenti in alcuni testi simbolo della cultura nipponica come Hagakure ed Il libro dei 5 anelli. Ma anche altre culture, come quella sciamanica, che noi consideriamo erroneamente ed arrogantemente inferiore alla nostra, contengono questa saggezza. Recita un proverbio “Prima di giudicare un uomo, cammina per 3 lune nelle sue scarpe”. Non a caso nella lingua inglese al posto suo si indica con la frase “In his shoes”, “Nelle sue scarpe”.

E allora, prima di giudicare una persona contiamo almeno fino a cento e pensiamo che se ci fossimo trovati al suo posto, probabilmente avremmo preso scelte molto peggiori di quelle che lui stesso ha compiuto.

Claudio CAVALLERO

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L’OPPORTUNITA’ DI ALLARGARE I PROPRI ORIZZONTI

Un pensiero di un praticante di Iaijutsu (spada giapponese) del dojo di Collegno Niten Ichi Ryu

Vincenzo CESALE

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L’OPPORTUNITA’ DI ALLARGARE I PROPRI ORIZZONTI

La societa’ nella quale viviamo e’ molto articolata e pesantemente concorrenziale. E soprattutto l’immagine che dobbiamo dare all’esterno e’ quello di essere perfetti e di non commetere mai alcun errore. Questa situazione ci porta a rischiare sempre molto poco e a limitarci all’intorno di cio’ che conosciamo (e’ molto facile prevedere cio’ che accade dentro una scatola). Questo perche’ sappiamo muoverci negli ambiti a noi noti.

Ma appena ci si discosta dal nostro orticello, diventiamo goffi ed insicuri. E quindi, paradossalmente, preferiamo non avventurarci alla scoperta di qualcosa di nuovo, anche se questo ci fornirebbe delle nuove opportunita’. Un po’ perche’ ci vergogneremmo con gli altri e con noi stessi fare qualcosa di differente. Un po’ perche’ e’ faticoso e richiede impegno. Un po’ perche’, tutto sommato, chi ce lo fa fare? Ultimo ma non meno importante: si e’ sempre fatto cosi’, perche’ devo andarmi a scontrare con quella roba li’? Conseguenza di tutto cio’: ci auto limitiamo, tagliando i notri rami di esperienza che potremmo far crescere ma preferiamo non farli mai sbocciare.

Mentre cercare un ambiente, che sia un gruppo di ricerca personale, un dojo, un seminario esperienziale o un caro amico che ne sa piu’ di noi ci da’ l’opportunita’ di provare, sperimentare, sbagliare e sbattere la testa in un ambiente costruttivo e protetto (concetto che ho realizzato grazie alla guida di una persona durante una serata esperienziale). Come farsi i muscoli in una palestra od analizzare il mondo con una piccola lente di ingrandimento. Ed una volta iniziato, secondo me, non vuoi piu’ tornare indietro, ma scopri che oltre a cio’ che conosci c’e’ molto, ma davvero molto di piu’. C’e’ anche una realta’ sommersa che non fa rumore, non cerca il clamore, non ambisce alla popolarita’. Ma semplicemente esplora. E qualsiasi insegnante, istruttore, guida, aiutante e persona che debba guidare od istruire in un modo o nell’altro altre persone lo si dovrebbe valutare anche in base a quanto permette ai suoi allievi di sperimentare e sbagliare (ovviamente senza mandarli allo sbaraglio, ma indicando loro la via da seguire).

E cosi’ sto imparanado poco alla volta a risconoscere ed apprezzare le infinite opportunita’ che la vita ci offre per tastare la realta’, un po’ come un neonato fa con gli oggetti che lo circondano. E poi chissenefrega se qualche errore ci scappa: “certe volte capita”(cit: Fai come ti pare, 883 )

Claudio CAVALLERO

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I piedi … questi sconosciuti

Un pensiero di un praticante di Iaijutsu (spada giapponese) del dojo di Collegno Niten Ichi Ryu

Vincenzo CESALE

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I piedi … questi sconosciuti

L’esperienza da me finora vissuta sia nelle pratiche energetiche sia delle nelle arti marziali koryu mi ha permesso di constatare che c’e’ una parte del proprio corpo che alcune persone ignorano, o peggio ancora se ne vergognano: sono i piedi.

Io non ho mai praticato il Kyudo, ma ci e’ stato detto dal maestro che la prima posizione del tiro e’ l’ Ashibumi, fase nella quale tra le altre azioni e’ presente il posizionamento dei piedi. Nelle pratiche energetiche una parte del corpo fisico che scambia molta energia sono le piante dei piedi, fino ad arrivare alla riflessologia plantare che permette sia di conoscere che curare i problemi fisici (e a detta degli addetti ai lavori anche emozionali). Quindi quello che noi consideriamo solo dei sostegni in realtà sono molto di più.

Nello specifico della pratica delle arti marziali ho notato due atteggiamenti di chi ha delle difficoltà a rapportarsi con i propri piedi: nasconderli o limitare il contatto con il terreno.

Per nasconderli vengono utilizzate le motivazioni (e qui ritroviamo l’ego) più svariate. E alla fine si indossano calze o calzature in modo da non esporre le proprie estremità. Oppure se ne limitano il più possibile il contatto con il terreno ritraendo istintivamente le dita e alzando l’arco plantare, causando tra l’altro tensioni e crampi ai piedi.

Ma perché viene riservato questo trattamento di seconda classe ai nostri piedi? Le cause, a mio parere, sono molteplici.Innanzitutto il fattore culturale, che vuole i piedi chiusi all’interno delle calzature e che indica nella loro esposizione un gesto di mala-educazione. E questa opinione viene riportata anche in quelle circostanze in cui mostrare i piedi e’ un fattore naturale (come dal medico e dal massaggiatore).Altra motivazione e’ legata alla sensazione e consapevolezza che abbiamo del nostro stesso corpo. Infatti quando viviamo la vita quotidiana il nostro essere risiede nella testa, nella mente e tutto il nostro pensiero e’ rivolto all’alto. Di conseguenza il nostro corpo dall’ombelico in giù per noi e’ come se non esistesse. E i piedi risultano essere l’estremità più remota da noi (il che e’ una contraddizione di per se’, ma tirando le somme e’ ciò che accade).

Se invece riusciamo ad abbassare le nostre sensazioni e a sentire che noi risiediamo nel Tan-Tien, allora i piedi li sentiamo e, cosa ancora più importante, diventano un veicolo importantissimo per il recupero delle energie dal terreno. Non solo: con i piedi ben presenti nel terreno ci si sente (o meglio ancora, si e’) maggiormente radicati al terreno sul quale ci si appoggia. Non a caso nello Yoga esistono alcune posizioni che hanno come scopo quello di radicarsi al terreno. Sempre legato a questo ambito mi e’ capitato durante una  seduta che chi guidava l’incontro ci ripetesse più di una volta: “Teniamo bene a terra i piedi, per essere maggiormente presenti al lavoro che stiamo compiendo”.
In conclusione: se si compie la scelta di percorrere una strada verso l’olismo della persona in tutti i suoi aspetti (fisico, emozionale, spirituale) e’ necessario prendere consapevolezza di tutte le parti del proprio corpo. Per il caso specifico dei piedi e’ possibile prenderne atto della loro esistenza con piccoli gesti, come massaggiandoli con le mani a fine giornata, o facendo attenzione al modo in cui stiamo seduti. Facendo questo come riflesso inevitabile anche il nostro spirito si abbasserà facendo passare il nostro essere dal pensiero e della mente al nostro cinabro.

Claudio CAVALLERO

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TECNICA PICCOLA TECNICA GRANDE

Un approfondimento dell’ultima lezione di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu, e del Kyudojo Hayate.

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TECNICA PICCOLA TECNICA GRANDE

Si dice che la tecnica piccola sta nella tecnica grande, ma come si concilia con la necessità di espanderla se il movimento è piccolo?
Quando si guarda lavorare un insegnante si nota che la tecnica eseguita non è così grande come ci trasmette “espandetevi fate grande il movimento, dice il maestro” ma allora come mai nel suo gesto si osserva un’enorme movimento se è eseguito piccolo?

La risposta, inizia dalla respirazione, profonda, calma, molto addominale, nessuna tensione nel corpo, ancora meno sul tronco e negli arti superiori, la mente completamente libera da ogni pensiero, una energia enorme, come una palla di fuoco che rotola e tutto travolge, ma anche una padronanza del gesto, dello spirito, portato quasi alla perfezione, un piccolo gesto fino a rappresentarlo enorme. Bisogna non dimenticare che nulla avviene per caso, l’età che sicuramente è più avanzata rispetto allo studente, porta ad un decadimento fisico, il corpo invecchia, i muscoli e i tendini, per tanto che siano allenati sono meno elastici espandendosi meno.

Delle volte si sente dire che bisogna guardare l’insegnante lavorare e copiare,”mio padre diceva che il mestiere non te lo insegna nessuno, devi rubarlo” vero, ma questo ti permette di praticare a buoni livelli, se invece vuoi lavorare a livelli alti senza i consigli e gli insegnamenti diretti dell’insegnante non puoi raggiungerli, perché in ogni gesto eseguito dal maestro si nascondono altri mille gesti non visibili che solo lui ti può trasmettere, quei gesti che pur eseguiti piccoli sembrano grandi.

Un augurio di buona pratica

Vincenzo Cesale

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Il corpo sempre in pace

Iaido01

Anche camminare è Zen, anche sedersi è Zen.
Che si parli o si rimanga in silenzio,
che ci si muova o che si stia immobili,
il corpo rimane sempre in pace.

(“Il Canto dell’Immediato Satori”, Yoka Daishi)
Che si parli o si rimanga in silenzio,
che ci si muova o che si stia immobili,
il corpo rimane sempre in pace.

(“Il Canto dell’Immediato Satori”, Yoka Daishi)

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Confucianesimo borghese

Storia della Cina antica discussa con i praticanti di Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni”

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Confucianesimo borghese

Tuttavia, mentre si è pronti a dare a confucio quel che è di Confucio, in realtà tali principi sembrano derivare assai più della struttura sociale e dall’ideologia propria della cultura giapponese che non da quella cinese antica.
Le indicazioni della tradizione cinese che vengono attribuite a Cunfucio, per un comportamento saggio e virtuoso, hanno come campo di intervento le relazioni sociali e come obbiettivo il loro ordinato realizzarsi, in un’ottica conservatrice, volta alla stabilità. Alla base del sistema relazioni sociali, in Cina, era la famiglia stessa patriarcale, come cellula praticamente autonoma e ordinata secondo il principio dell’anzianità.

Fondamento dell’etica confuciana è il riferimento concreto a quella istituzionale e l’estensione ideologica di quel modello a scala maggiore per l’intera società. Le massime confuciane prendono perciò la forma di una ripetuta metafora delle relazioni affettive e funzionali all’interno di quel modello famigliare. Prima fra tutte le massime è, allora, la “benevolenza” (jen), quel sentimento cioè, che deve ispirare il capofamiglia saggio per gestire, i problemi domestici al di sopra dei conflitti particolari. In Giappone, fin dai tempi antichi la struttura famigliare si presentava in forme più articolate, come mostra la suddivisione tradizionale tra un ceppo centrale (honke) e le ramificazioni derivanti da fissioni, con la creazione di lignaggi secolari (bunke).

Per secoli, fino alla modernizzazione realizzata a tappe forzate, fondamento della struttura sociale era la comunità locale e il sistema feudale in cui era inserita, con una serie di sudditanze progressive che portavano dal signore locale fino al vertice reale rappresentato dallo shogun e a quello ideale dell’imperatore.
L’ideologia di riferimento mirava alla conservazione di quel sistema, e poneva quindi al primo posto la virtù della fedeltà e dell’onore, che avevano la loro espressione nel comportamento dei samurai, mentre ai contadini non restava che praticare la virtù dell’obbedienza. Mutata la struttura politica con l’era Meiji, ai contadini asserviti e nobili si costituì un’unica più o meno indifferenziata classe sociale la quale fornì la forza lavoro per la modernizzazione e rappresentò la base sostanzialmente omogenea della nazione che stava elaborando una propria nuova fisionomia.

Vincenzo CESALE

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I VENTAGLI E GLI OMBRELLI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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I VENTAGLI E GLI OMBRELLI

I ventagli, arnesi indispensabili per ogni giapponese, giovane e adulto, uomo o donna, sono di molte specie e di varia forma; per lo più sono di carta, con stecche di bambù. La carta è ornata di disegni colorati, stampati su quelli ordinari, e i Giapponesi amano pure di avervi sentenze scritte con bella calligrafia, cosa che pregiano moltissimo.

Hanno pure ventagli di difesa, con stecche maestre di bronzo, che corrispondono ai nostri stocchi e sono arma efficacissima. Il ventaglio non serve soltanto al giapponese come rinfrescante; egli se ne serve per segnale, come per telegrafo; quante conversazioni non si fanno con i movimenti svelti ed eleganti di due ventagli! Nella gesticolazione è di potente aiuto e in guerra diventa segnale e bandiera; in esso ancora il ballerino, il giocoliere e il cerretano hanno una miniera di risorse. In Giappone il ventaglio è una cosa caratteristica, nazionale, e i missionari del XVI secolo lo avevano anch’essi notato. Il ventaglio è pure un’unità di misura per le lunghezze: ce ne vogliono sei per fare una stuoia. Andando quasi sempre a capo scoperto, uomini e donne fanno incessante uso dell’ombrello, utensile quasi indispensabile quanto il ventaglio. Essi sono di varia dimansione, con leggera ed elegante, ma semplicissima,armatura di bambù, ricoperta di carta oliata dipinta di verde o di bruno. Si chiudono come i nostri e servono ugualmente bene contro il sole e contro la pioggia, non costano quasi nulla e durano più di quello che si crederebbe.

L’opera di Enrico Hillyer Giglioli, giovane naturalista ed etnografo imbarcato sulla motonave Magenta della Regia Marina in uno storico viaggio di circumnavigazione del globo (1866-1868) riveste ancora oggi un’importanza del Giappone alla fine dell’era feudale.

Giappone perduto.
Viaggio di un italiano nell’ultimo Giappone feudale
Lunieditrice

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LA TEIERA ABILE E FORTUNATA

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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LA TEIERA ABILE E FORTUNATA

Tanto tempo fa, in un tempio chiamato Morinji, nella provincia di Joshiu, c’era una vecchia teiera. Un giorno, mentre il sacerdote del tempio stava per appenderla sopra al focolare per bollire l’acqua del tè, a un tratto, con grande sorpresa, alla teiera sputarono la testa e la coda di un tasso.

Che teiera straordinaria, diventare tutta coperta di pelliccia! Il sacerdote, sbigottito, chiamò i novizi del tempio a vedere lo spettacolo; e mentre se ne stavano a guardare come inebetiti, suggerendo chi una cosa, chi un’altra, la teiera, balzando in aria, cominciò a volare per la stanza. Più sbalorditi che mai, il sacerdote e i discepoli cercarono di acchiapparla, ma nemmeno un ladruncolo o un gatto avevano metà dell’astuzia della straordinaria teiera-tasso.
Alla fine, però, riuscirono a tirarla giù e a bloccarla; tenendola ferma tutti insieme, la costrinsero a entrare in una scatola, con l’intenzione di portarla in qualche luogo lontano e gettarla via, per non essere più tormentati da quello spirito. Per quel giorno i guai erano finiti; ma, per un caso fortuito, il calderaio che lavora per il tempio passo di lì, e al sacerdote venne in mente che era un peccato gettarla via la teiera, così, per nulla, e che avrebbe potuto ricavarne qualcosina. Così potò fuori la teiera, che aveva riaqcuistato la forma originaria, senza più testa né coda, e la mostrò al calderaio. Quando vide la teiera, il calderaio gli offrì venti monete di rame, e il sacerdote fu fin troppo contento di concludere l’affare e sbarazzarsi di quell’utensile molesto. Il calderaio perciò si incamminò verso casa con il fardello del suo nuovo acquisto.
Quella, notte, mentre dormiva, udì un rumore insolito vicino al guanciale; allora sbirciò fuori dalle coperte, e vide la teiera che aveva acquistato nel tempio coperta di pelliccia e che si aggirava a quattro zampe per la casa. Il calderaio balzò su spaventato per vedere cosa significasse, quando all’improvviso la teiera riprese la sua forma normale. Tutto ciò accadde più e più vonte, finché il calderaio mostro la teiera ad un suo amico , che disse:<< Questa è una teiera abile e fortunata. Dovresti portarla in giro per dare spettacolo, con l’accompagnamento di canzoni e strumenti musicali, e farla danzare e camminare sul filo>>.
Il calderaio, trovandolo un buon consiglio, si accordò con un attore e allestì uno spettacolo. Ben presto anche all’estero si sparse la voce delle esibizioni della teiera, finché perfino i principi del Paese mandarono a chiamare il calderaio; e quest’ultimo diventò più ricco di quanto avrebbe potuto sperare. Perfino le principesse e le gran dame di corte si divertivano tanto nel vedere la teiera ballerina,che, prima ancora di aver finito di esibirsi da una parte, era già ora di preparare un altro spettacolo. Infine il calderaio diventò così ricco che riportò la teiera al tempio, dove fu consevata come un prezioso tesoro e venerata come un santo.

Racconti dell’antico Giappone


Algernon B. Mitford


Luni Editrice

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RACCONTI DELL’ANTICO GIAPPONE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

RACCONTI DELL’ANTICO GIAPPONE

La vendetta dei fratelli Soga
Sukenari (Juro) e Tokimune(Goro) ebbero il loro padre assassinato dal cugino Suketsune. Ancora ragazzi, i due fratelli giurarono a se stessi di vendicare la morte del padre. L’assassino che era in ottimi rapporti con Minamoto no Yoritomo, cercò di far uccidere i due fratelli, ma senza riuscirci. 
Tokimune ancora sedicenne, fuggi dal monastero che l’ospitava e si riunì al fratello per portare a compimento la kataki uchi.

Nel maggio del 1193, i due fratelli Soga riuscirono a penetrare nell’accampamento dello Shogun (impegnato alla caccia al cinghiale), ma non trovarono Suketsune nella sua tenda. Tuttavia uno dei servi indicò loro il luogo dove questi si trovava. I fratelli lo uccisero ed ingaggiarono un combattimento con le guardie subito accorse. Sukenari fu ucciso in combattimento, mentre Tokimune fu catturato. Lo Shogun, ammirando  l’audacia di Goro, voleva graziarlo, ma il figlio dell’ucciso intervenendo, reclamò vendetta. Tokimune fu giustiziato con il taglo della testa. Così gli fu tolta la possibilità di completare la vendetta, come le consuetudini imponevano: portare cioè sulla tomba del padre la testa del suo assassino.

P.S. La vendetta dei fratelli Soga (morti a 21 e 19 anni) venne esaltata dal Kabuki, dalla poesia e dal romanzo popolare.

Vincenzo CESALE

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IL LIBRO DEL TE’

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

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IL LIBRO DEL TE’

E’ stato detto che: < Se si ha lo Zen nella propria vita, non si ha più nessuna paura, nessun dubbio, nessun desiderio superfluo, nessuna emozione estrema.

Non si è turbati nè da atteggiamenti ingenerosi nè da azioni egoistiche. Si serve l’umanità umilmente, attuando con misericordia la propria presenza in questo mondo e osservando la propria fine come un petalo che cada da un fiore. Sereni si gode la vita in beata tranquillità>.Questo è l’identico traguardo proposto anche da tutti i Maestri del Tè. La medesima indicazione che si trova nei precetti di Takeno Joo ai suoi discepoli: < Nel fare CHA-NO-YU è importante avere un contatto umano più profondo. E’ male fare CHA-NO-YU dando importanza agli oggetti. Trovare la bellezza degli oggetti semplici e utilizzarli>. La stessa poetica capacità di trovare l’arte nelle cose più semplici espressa magistralmente in questo aforisma di Murata Juko: < La luna è più bella, se appare tra le nuvole>.(…)

Il libro del Tè 
Okakura Kakuzo
Nasce in Giappone (1862-1913) da una famiglia di samurai. Ancora giovanissimo si trasferì negli Stati Uniti come membro della Commissione imperiale giapponese per lo studio dell’arte moderna. Tornato in Giappone, venne nominato direttore della scuola d’arte di Tokyo.

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IL TAOISMO – 3

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), nella scuola di Qi Gong.

Vincenzo CESALE

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IL TAOISMO 3

Nella nostra seconda storia la reciproca conpenetrazione dell’oggetto e del soggetto, dell’io e del non io, è più chiara perchè è diretta: chi è l’oggetto, chi è il soggetto, chiede il Vecchio Saggio, Chuang o la farfalla? Queste due storie, nondimeno, ci consegnano esattamente il medesimo messaggio.

Chuang-tsu, cap. 2:
“Un giorno sognai d’essere una farfalla che svolazzava qua e là. Godevo della mia libertà di farfalla, senza sapere che ero Chuang. A un tratto mi svegliai e mi meravigliai d’essere di nuovo me stesso. Ma come posso sapere se ero un uomo  che sognava d’essere una farfalla o se sono una farfalla che sogna d’essere un uomo?”
In fondo, è relativamente poco sorprendente mettere sullo stesso piano la veglia e il sogno: noi stessi, da un punto di vista simbolico, accordiamo quasi le stesso credito a quel che viviamo durante il giorno e nei nostri sogni. Ma i taoisti vanno ancora più lontano, e questa identità degli stati essi l’osservano finanche nel limite indistinto che corre fra la vita e la morte.
I taoisti in effetti vedono il passaggio della vita alla morte allo stesso modo del passaggio dal sogno alla veglia, quindi perchè inquietarsi?
La vita stessa non è forse un sogno?
Chi lo sà?
Chuang-tsu racconta che alcuni esseri, risvegliati da un piacevole sogno, si rattristano; altri liberati con il risveglio da un sogno triste, si rallegrano. Gli uni e gli altri, mentre sognano, credevano alla realtà del loro sogno. Ora, dopo il risveglio, si dicono che era solo un sogno vano.

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IL TAOISMO – 2

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), nella scuola di Qi Gong.

Vincenzo CESALE

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IL TAOISMO – 2

Lieh-tsu, cap. 7, libro terzo:
Un taglialegna che faceva delle fascine incontrò un giorno un capriolo smarrrito, che uccise e nascose in un fosso, contando di ritornare a riprenderlo di nascosto. Non avendo potuto ritrovare il posto, credette di aver sognato e raccontò ad altri la storia. 
Uno degli ascoltatori, seguendo le sue indicazioni, trovò il capriolo e se lo portò a casa. Il sogno del taglialegna era reale, disse alle persone di casa sua. Reale per te, risposero quelle, perchè sei tu ad avere l’animale.
La notte successiva, tuttavia, il taglialegna fece un sogno ed ebbe la rivelazione che il suo capriolo era stato trovato da un tale che lo nascondeva in casa.

Essendovisi recato di buon mattino, scopri in effetti il capriolo e accusò quel tale davanti al capo del villaggio.
Costui disse al taglialegna: se ai ucciso questo capriolo mentre eri sveglio, perchè sei andato a raccontare che era successo in un sogno? Se invece l’hai ucciso in sogno, non è possibile che si tratti di questo capriolo reale. Poichè, dunque, non c’è la prova che tu abbia ucciso la bestia, io non posso aggiudicartela. D’altronde, avendo il tuo avversario trovato in seguito alle indicazioni del tuo sogno e tu ritrovato in seguito a un altro sogno, dividetolo fra voi due.(…)

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IL TAOISMO – 1

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), nella scuola di Qi Gong.

Vincenzo CESALE

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IL TAOISMO – 1

Per i taoisti, nulla di simile. Tutto accade su uno stesso piano,in una medesima realtà, o piuttosto in una medesima continuità senza durata. Il sogno e la veglia sono funzioni fisiologiche alla pari, nulla più.

Non c’è uno stato di veglia inferiore a uno stato di sogno, nè in ultima istanza uno stato di sonno profondo beatifico. In ciò i taoisti hanno una visione molto semplice e meno intellettuale delle altre filosofie. Essi non se la prendono in maniera artificiosa. Perchè, infatti, dovrebbero esistere piani diversi quando il Tao è dappertutto? Perchè avere gradi diversi di coscienza quando l’identità con l’Uno mette in rilievo uno stato costante, quando è questo l’ordine permanente delle cose?.
La via seguita dall’adepto è essa stessa una via diretta, intuitiva, spontanea senza tappe; pertanto, la virtù efficace del Tao è interamente condizionata dall’arte semplice e sottile del wu-wei. I taoisti possiedono una formula tutta loro per riassumere ciò: essi dicono <>… Che si sia svegli o che si stia sognando, al visione dell’Uno s’impone allo stesso modo.
E’ quel che dimostra la storia del giudizio del capretto ucciso di Lieh-tzu. Ed è ugualmente a questo che si riferisce il celeberrimo aneddoto della farfalla di Chuang-tzu.(…)

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IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 3

Nel Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni” per insegnanti e allievi, nei dojo Niten Ichi Ryu e il kyudojo Hayate, è preminente il lavoro sulla respirazione diaframmatica e sulla funzione della 5° vertebra, fondamentale per raggiungere un equilibrio psicofisico che generano queste discipline.

 

IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 3

Proseguiamo il nostro percorso sulla respirazione affrontando le diverse tecniche, dando più importanza a quelle orientali.
Come sappiamo è il sangue, a volte definito “linfa vitale”, che porta ossigeno a tutta la parte muscolare ma anche a tutti gli organi del nostro corpo; ci permette di avere una muscolatura efficiente, e funzioni fisiologiche stabili.
 
La respirazione ‘ordinaria’: quella che noi occidentali conosciamo, non utilizza in modo completo ma solo parziale il diaframma, con l’effetto di non avere un riempimento polmonare completo, con le conseguenze immaginabili.
 
Trattenere il respiro: metodo che si può definire ‘curativo’, si tratta di trattenere in respiro, concentrando la mente sul problema fisico che ci affligge, e poi svuotare i polmoni violentemente in un tempo molto breve.

I sei suoni : metodo che si applica nel Qi Gong, abbinato a movimenti delle braccia; si inspira e si espira pronunciando dei suoni, XU, KE, HU, XIA, CHUI, XI, questo metodo si esegue in respirazione addominale, ed ogni suono è abbinato ai relativi  meridiani e organi.

Respirazione statica in posizione eretta ; comprende molti esercizi, per brevità ne prendiamo solo uno in considerazione:
– posizionare i piedi con una apertura maggiore della larghezza delle spalle;
– flettere le gambe e portare le ginocchia verso il pavimento e all’interno piuttosto profondamente, spingendo l’anca verso il basso;
– le braccia si protendono in avanti immaginando di abbracciare un albero;
– lo sguardo fissa un punto nell’infinito, parallelo al pavimento;
tutto viene eseguito con una profonda respirazione addominale.
Questa tecnica si sviluppa anche seduti o in ginocchio, con una difficoltà minore rispetto alla posizione precedente, lasciando la mente più rilassata poichè non deve lavorare per mantenere in equilibrio il corpo.

Vincenzo CESALE

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IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 2

Nel Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni” per insegnanti e allievi, nei dojo Niten Ichi Ryu e il kyudojo Hayate, è preminente il lavoro sulla respirazione diaframmatica e sulla funzione della 5° vertebra, fondamentale per raggiungere un equilibrio psicofisico che generano queste discipline.

IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 2

Il secondo appuntamento, è improntato sulla parte tecnica degli organi della respirazione.
Come sappiamo, la prima cosa che facciamo al momento della nascita è respirare, non si capisce perchè più aumenta l’età più si dimentica, forse perchè è senza impegni, nessuna fatica, gratuito, e come sappiamo le cose gratuite non sono sufficientemente apprezzate.

Vediamo ora tecnicamente cosa succede: dalla bocca e dal naso entra l’aria e continua il suo viaggio attraverso la laringe, la trachea, e i bronchi, e dai brochioli agli alveoli (a forma di acino) , che costituiscono i polmoni;  i polmoni  sono, a loro volta rivestiti dalle pleure, e negli alveoli avvengono gli scambi respiratori di O2 – ossigeno, e Co2 – anidride carbonica.
La ventilazione polmonare è divisa in due momenti: inspirazione e espirazione; nell’inspirazione, per azione dei muscoli respiratori vi è una dilatazione della cassa toracica, il diaframma viene espanso, e di conseguenza spinge verso il basso i polmoni; mantenendo ben ampliato l’addome ( respirazione addominale ), si aumenta notevolmente il riempimento di ossigeno.
Nell’espirazione, mantenendo sempre il diaframma attivo, si dilata ancora l’addome, spingendo all’interno il plesso solare; in questo modo si riesce ad espellere completamente l’anidride carbonica.
La velocità di espulsione deve essere adeguata allo sforzo che dobbiamo affrontare, sia in forza che in durata di tempo.

Il riempimento polmonare in media è di 400-500 ml., in un soggetto di buona costituzione e con un’età di trent’anni, con l’aumento degli anni diminuirà
di conseguenza, fino ad arrivare intorno i 60 anni, dove si svilupperà una ‘senilità respiratoria’. Infatti, già a partire dai 9 anni, si verifica una graduale (lenta), degradazione della funzione respiratoria. Nelle donne, il momento in cui si manifesta la ‘senilità respiratoria’ può anticipare anche di 10 anni.
Questa situazione si può rallentare moltissimo praticando tutti i giorni tecniche di respirazione addominale: un soggetto normale ha un numero di respirazioni al minuto di circa 15-18, in un soggetto molto allenato nelle tecniche di respirazione addominale, si arriverà a sole 2 respirazioni al minuto.

Vincenzo CESALE

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IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 1

Nel Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni” per insegnanti e allievi, nei dojo Niten Ichi Ryu e il kyudojo Hayate, è preminente il lavoro sulla respirazione diaframmatica e sulla funzione della 5° vertebra, fondamentale per raggiungere un equilibrio psicofisico che generano queste discipline.

IL RESPIRO SINONIMO DI ENERGIA E FORZA – 1

Questo è uno degli appuntamenti sulla respirazione che affronteremo nei vari incontri, concentrandoci su metodi e concetti orientali che a mio parere sono ad un notevole livello di profondità; disquisizioni che si concentreranno comunque, sulle nostre priorità di lavoro nelle arti Giapponesi che pratichiamo.

Si nota, normalmente, nel lavoro svolto eseguendo delle forme, “waza” : legandole insieme diventano “kata“.Che si tiri una freccia e che si faccia bersaglio, quando la tecnica, se pur perfetta, non è sufficiente a esprimere una pienezza, e raccontare quello che i nostri predecessori  hanno voluto trasmetterci della loro cultura, con una adeguata respirazione si compie il miracolo, tutto diventa reale, profondo, sereno e calmo anche nell’azione più incisiva, e noi stessi siamo in una situazione di grande pienezza, anche se ben lontani dal “satori” …ma sulla buona strada per poterlo raggiungere.

Vincenzo CESALE

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ANALISI SULL’ ES, IO, SUPER IO

Analisi legata all’evoluzione nella pratica delle arti giapponesi e cinesi di cui noi pratichiamo: Iaijutsu, Kyudo, Qi Gong, nella scuola Duecieli

ANALISI SULL’ ES, IO, SUPER IO

Secondo la psicoanalisi, la struttura psichica dell’uomo è organizzata in tre unità: Es, io e super io.
L’Es riguarda la produzione di energia istintuale, la quale crea un bisogno dell’organismo che dev’essere soddisfatto. L’Io controlla l’espressione di tale energia istintuale regolandola in base alle possibilità che ha l’organismo di soddisfare il bisogno. Il Super io infine, intensifica o diminuisce l’energia istintuale in base a modelli di comportamento esterni, più spesso derivati dal legame parentale.


Vincenzo CESALE

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QI GONG “il corpo e la mente”

Questo è un pensiero, che vorrei condividere con tutti i praticanti, gli insegnanti, maestri Qi Gong e appassionati, della nostra scuola, duecieli.

QI GONG “il corpo e la mente”

LA SCUOLA DELLE QUATTRO DIREZIONI

Il CORPO leggero, la MENTE serena, il RESPIRO profondo, l’ESSERE libero.
Determina con lo Spirito,ricevi con la Mente,dai con le Emozioni,trattieni con il Corpo
Queste quattro direzioni racchiudono l’essenza dell’essere, che qualcuno chiama anche anima, quello che noi, siamo, rappresentiamo, e in quanto agiamo.Siamo alla ricerca di un equilibrio sempre maggiore, di una serenità che a volte manca in noi e intorno a noi; attraverso lenti esercizi fisici e un grande lavoro sulla respirazione, si può trovare benessere psicofisico ed una maggiore serenità.

Vincenzo Cesale

Apri la tua stanza del tesoro
Daiju fece visita al maestro Baso in Cina. Baso domandò: “Che cosa cerchi?”.
“L’Illuminazione” rispose Daiju.
“Tu hai la tua stanza del tesoro. Perchè vai in giro a cercare?” domandò Baso.
Daiju domandò: “dov’è la mia stanza del tesoro?”.
Baso rispose: “Quello che stai domandando è la tua stanza del tesoro”.
Daiju fu illuminato! Da quel momento, esortava sempre i suoi amici: Aprite la vostra stanza del tesoro e usate quei tesori.

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HOKUSAI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), nel Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni” di Duecieli.

Vincenzo CESALE

 HOKUSAI

Katsushika Hokusai (1760-1849)

Uno degli artisti orientali più celebrati al mondo la cui opera di pittura, incisione, stampa e illustrazione è sterminata e ha sviluppi molto complessi, circa trentamila i titoli dei suoi lavori, fu uno dei massimi maestri dell’Ukiyo-e, la forma artistica che rappresenta il mondo nella sua quotidianità, il mondo dell’impermanenza buddhista, che cambia e che fluttua. Egli non ne fu il creatore, ma un innovatore senza pari, le tradizioni, le leggende e le consuetudini del popolo Giapponese da cui traeva ispirazione, ci vengono proposte da un punto di vista raffinato, originale e acuto, che va ben al di là degli angusti limiti della morale del tempo.

Le intuizioni di questo artista hanno mutato profondamente la maniera pittorica sia d’Oriente che d’Occidente, la libertà di linee curve, già caratteristiche del suo stile, andò trasformandosi gradualmente in movimenti a spirale, un tocco inconfondibile di grazia e di leggerezza che arriva alle vette delle ultime serie paesaggistiche e del celeberrimo tema dell’onda.
La sua arte, entusiasticamente collezionata nell’Europa del XIX secolo, in particolare in Francia, influenzò dapprima Impressionismo e Liberty, penetrò di prepotenza nel tracciato stesso del disegno e pose le basi per quelle rivoluzioni della rapresentazione del reale che saranno il Cubismo e l’Astrattismo.

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“IL CONGRESSO D’ARTI MARZIALI FRA GATTI”

Un racconto di un praticante di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu di Collegno

Vincenzo CESALE

“IL CONGRESSO D’ARTI MARZIALI FRA GATTI”

Questo è il titolo della storia che mi accingo a narrarvi:
Duecento anni fa in Giappone, prima dell’epoca Meiji, un Maestro di kendo, di nome Shoken, era infastidito dalla presenza di un grosso topo nella sua casa.Tutte le notti, un grosso topo, penetrava nella casa del Maestro, impedendogli di dormire.

Era costretto a riposare durante il giorno.Andò allora da un amico che allevava gatti:«Prestami» gli chiese «il più forte dei tuoi gatti».L’altro gli diede un gatto dei tetti, molto rapido e abilissimo nel catturare i topi; le sue unghie erano forti, i suoi denti potenti! Ma quando entrò nell’alloggio, il topo lo affrontò e lo vinse, mettendolo in fuga. Era un topo davvero misterioso.Il Maestro chiese allora in prestito un secondo gatto, di color fulvo, dorato di un KI (Chi-“legge Ci”-Energia vitale) potentissimo e di un forte spirito combattivo. Entrò nella casa del Maestro e combattè, ma il topo ebbe la meglio e il gatto fuggì!
Stessa sorte ebbe un terzo gatto, di colore bianco e nero, e allora il Maestro Shoken se ne procurò un quarto, nero, vecchio, intelligentissimo, ma meno forte degli altri, e se lo portò a casa. Quando il topo lo vide, incominciò ad avvicinarsi per aggredirlo. Il gatto si sedette, calmissimo, e restò immobile. Il topo allora rimase perplesso, dubbioso. Si avvicinò ancora, e repentinamente il gatto lo ghermì e lo uccise.

Shoken andò allora a consultare il suo amico e gli disse: «Ho spesso inseguito questo topo con la mia spada di legno, ma ogni volta è stato lui a graffiarmi. Come ha potuto questo vecchio gatto nero vincerlo?». L’amico gli rispose: «Bisogna indire una riunione e interrogare i gatti. Sarete voi a porre le domande, visto che siete un Maestro di Kendo. I gatti sono esperti in Arti Marziali».

Vi fu quindi un’assemblea di gatti presieduta da quello nero, che era il più anziano. Il gatto dei tetti disse:«Io sono il più forte». Quello nero allora gli chiese:«Perchè dunque non hai vinto?».«Sono il più forte» rispose « e possiedo molte tecniche per catturare i topi, i miei artigli sono micidiali e i miei salti potenti, ma quel topo non era come gli altri». Il gatto nero dichiarò:« La tua forza e la tua tecnica non potevano battere quel topo, anche anche se i tuoi poteri e il tuo WAZA (tecnica superiore appresa dal Maestro) sono molto forti». Allora parlò il gatto tigrato:« Anch’io sono molto forte, alleno incessantemente il mio KI e la mia respirazione attraverso ZAZEN (postura seduta di risveglio), e mi nutro solo di verdure e zuppa di riso.Perchè dunque non ho potuto vincere quel topo?».Il vecchio gatto nero rispose:«La tua attività e il tuo KI sono forti, ma quel topo era al di là del KI. Se rimani attaccato al tuo KI, esso diventa una forza vuota. Se il tuo KI è troppo intenso, troppo repentino, sei sopraffatto dalla passione. Si potrebbe dire, ad esempio che la tua attività è paragonabbile all’acqua che esce da una fontanella, mentre quella del topo è come un getto possente. Ecco perchè la forza del topo è superiore alla tua. La tua attività, pur essendo forte, è debole, poichè hai un eccessiva fiducia in te stesso». Fu quindi il turno del gatto bianco e nero: non era particolarmente forte, ma intelligente. Aveva raggiunto il SATORI (risveglio). Aveva sperimentato tutti i WAZA e praticava ZAZEN, ma non era MUSHOTOKU, ossia senza scopo nè profitto, così aveva dovuto soccombere a sua volta.Il gatto nero gli disse:«Sei molto intelligente e forte, ma non hai potuto battere quel topo perchè tu avevi uno scopo, e la sua intuizione era più profonda della tua. Quando sei entrato, lui ha capito la tua condizione mentale, per questo non hai potuto vincerlo. Non hai saputo armonizare tra loro la tua forza, la tua tecnica e la tua coscienza, che sono rimaste separate anzichè unificarsi. Io, invece, in un solo istante, ho fuso queste tre facoltà inconsciamente, naturalmente, e ho potuto uccidere il topo. Ma qui vicino, nel villaggio accanto, conosco un gatto più forte di me. E’ molto vecchio e il suo pelo è grigio. L’ho incontrato, e non sembra affatto forte! Dorme tutto il giorno, non mangia nè carne ne pesce, ma solamente zuppa di riso . . . qualche volta beve un po di Sake. Non ha mai preso un topo: tutti lo temono e non osano avvicinarsi a lui. Un giorno è entrato in una casa piena di topi. Tutti sono fuggiti via terrorizzati. Avrebbe potuto cacciarli anche dormendo. Questo gatto grigio è veramente molto misterioso. Tu devi diventare come lui, essere al di là di te stesso, di tutto.»

Claudio

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PRATICARE

Dobbiamo praticare, praticare con qualsiasi cosa abbiamo a portata di mano, fino a quando i nemici rappresentati dall’ira, dall’esitazione e dall’avidità saranno decapitati con la rapidità e la decisione di un fendente di spada.
da LA MENTE SENZA CATENE
scritti di un maestro zen a un maestro di spada
ed. Mediterranee
Takuan Soho (1573-1645)

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Un saluto a un compagno di viaggio

Un saluto a un compagno di viaggio di iaido che non c’è più.
Ciao Claudio vorrei salutarti con un piccolo pensiero, e un abbraccio a chi ti stava vicino.

Chi gli uomini conosce, ha conoscenza.
Chi conosce se stesso è illuminato.
Forte è colui che vince gli altri uomini.
E’ magnanimo chi se stesso vince.
Ricco è colui che ciò che basta apprezza.
Chi assiduamente agisce, è risoluto.
Chi resiste al suo posto, a lungo dura.
Chi muore e non s’annulla, è sazio d’anni.

TAOTECHING
La via in cammino

Lao Tse

Vincenzo,Deborah,Fabrizio,Carla,Pino,Federico,Alessandro

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LA VITA E LA MORTE

Ho trovato questo pensiero su un gruppo di facebook, e credo che sia strettamente collegato a quello che cerchiamo di fare praticando lo iaido.

E con questo auguro buone vacanze a tutti,
Claudio

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Se fai una bella lista,
ti sorprenderà vedere quante paure hai,
eppure sei ancora vivo!
Ci sono infezioni da tutte le parti,
malattie, pericoli, rapimenti, terroristi…
e la vita è breve.
Alla fine arriva la morte,
che non si può evitare,
e la tua vita diventa buia.
Lascia andare la paura.
Hai acquistato questa paura
nella tua infanzia, inconsciamente.
Adesso, coscientemente
lasciala andare e sii maturo.
Allora la vita può diventare una luce
che continua a rafforzarsi mentre Tu continui a crescere.
Claudio C.

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