QI GONG “LE QUATTRO DIREZIONI”

 

Share This:

IL MAL DI SCHIENA E IL LAVORO

Come sta la tua schiena quando torni dal lavoro?

Un evento interessante.

In una lezione di Qi Gong un praticante mi ha posto una domanda: ha chiesto come mai nel suo posto di lavoro è stato diffuso un libretto, che consiglia le posture da assumere durante il lavoro. Perchè queste indicazioni sono molto diverse dall’insegnamento che riceve a lezione?
Link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-il-lavoro-come-sta.html#more

Share This:

IAIJUTSU KORYU

Scuole antiche di spada giapponese, “Iaijutsu Koryu” tentativo di disarmamento della spada.
Dojo NITEN ICHI RYU

#determinazioneartigiapponesi

Video link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/iaijutsu-koryu/

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Share This:

IL GIOVEDI’ KYUDO

Riprende  il corso di Kyudo del giovedì

presso la “Libera Università Popolare Due Cieli” via Plava, 37 a Collegno (TO)

ORARIO: 18,30 – 20,00

 Kyudo Vincenzo

Si aggiunge al corso già esistente del sabato, ore 9,30 – 12,00
Tel. 011 4034056
e-mail: info@duecieli.it

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

Share This:

SEMINARIO DI KENJUTSU E NITEN

Domenica 5/3/2017 nel dojo NITEN ICHI RYU di Collegno (TO) si è svolto il seminario di Kenjutsu e l’introduzione della scuola NiTen a due spade.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti e in particolare a Ermanno per la sua torta dedicata alla nostra scuola.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

Altre immagini il link alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/seminario-di-ken-jiutsu-e-niten-2/

Share This:

QI GONG-ESAME INSEGNANTI 2016-2017

QI GONG INSEGNANTI 2016-2017

Sabato 4 marzo 2017 si è svolto l’esame finale, con esito positivo di tutti i partecipanti  del  corso di Qi Gong insegnanti 2016.

Una nuova meravigliosa avventura, che vi dia molte soddisfazioni morali e materiali.

La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori.

Matsuo Basho (1644-1694)

Un personale augurio di un buon lavoro.
Vincenzo CESALE

Tesi alla pagina: https://www.kyudoiaidoqigong.it/tesi-maestri-di-qi-gong-le-quattro-direzioni/

Altre immagini al Link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-qigong-foto/
Video Link : https://www.kyudoiaidoqigong.it/seminario-di-qi-gong-scuola-le-quattro-direzioni/

Share This:

Il mal di schiena lombare e la rabbia

Ho voluto rispondere alle tante domande che mi vengono poste sul mal di schiena, attraverso un post linkato qui sotto, riguardante questo annoso e fastidioso problema che affligge la maggior parte di noi.

#qigongesalute

Vi auguro una buona lettura: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-la-rabbia.html#more

 

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Share This:

SEMINARIO di KENJUTSU e NITEN

SEMINARIO di KENJUTSU e NITEN

In programma seminario di KENJUTSU e introduzione alla scuola a due spade NITEN.
Dojo NITEN ICHI RYU di Collegno (TO)
Informazioni alla pagina EVENTI www.kyudoiaidoqigong.it/eventi-e-appuntamenti-2/

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it

Altre immagini alla pagina: www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-iaido-foto/

Share This:

ASHIBUMI

ASHIBUMI

Gli insegnamenti che si trasmettono nel Kyudojo Hayate sono sempre mirati ad una crescita personale e non a una crescita mirata alla competizione.

La prima posizione che decide il tiro

E’ una posizione fondamentale nonchè quella che destina come avverrà il tiro nel Kyudo. Senza ashibumi, un tiro corretto è impossibile;”ashibumi” è…

Ci sono due metodi per eseguirlo: il primo metodo si espleta in un solo movimento che si chiama “reishaki“, il secondo metodo prevede due movimenti e viene detto “bushakei“; in entrambi i casi il fine non cambia, il corpo è eretto e non ondeggia, la mente è focalizzata e già predisposta al tiro. I piedi in entrambi i metodi, sono distanti fra loro quanto la metà dell’altezza dell’arciere.

L’angolo fra i piedi (ashi) è di sessanta gradi, con una lieve differenza in caso di arcieri molto alti  o di corporatura massiccia, per i quali l’angolo di apertura è più ampio. Il peso del corpo sul piede sinistro è suddiviso per il 60% sulle punte e per il 40% sul tallone, per il piede destro per il 40% sulle punte e per il 60% sul tallone; questa tecnica permette di controllare l’anca e non lasciarla ruotare nel momento del tiro, le gambe non sono in tensione, le ginochia sono sganciate in modo naturale.

Ashibumi è la prima delle otto posizioni primcipali, “Dozukuri-Yugamae-Uchiokoshi-Hikiwake-Kai-Hanare-Zanshin-Yudaoshi” che vedremo in appuntamenti futuri.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Share This:

SETSU-BUN secondo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

FEBBRAIO
Con l’introduzione del calendario gregoriano, nel 1873, il secondo mese dell’anno ha perso gran parte delle sue caratteristiche distintive. Setsu bun, il periodo nel quale l’inverno si trasforma in primavera, cade in questo mese, secondo il vecchio calendario giapponese, quando c’era l’usanza di tirare piselli secchi dentro le case, pensando che avesse l’effetto di scacciare spiriti maligni e influenze nocive.
Questo era anche il mese della fioritura dei ciliegi, ma persino i pruni non sono ancora completamente in fiore nell’attuale mese di febbraio. Tra i luoghi del Giappone più famosi per la fioritura dei pruni  vi sono Tsuki ga se a Yamato Komukai, vicino a Tokyo, Sugita, vicino a Yokohama, e Kameido e Kinegawa, sobborghi di Tokyo. La stampa rappresenta una scena a Kameido, quando i pruni sono in piena fioritura.

Prima dell’introduzione, durante il regno attuale, di una suddivisione settimanale del tempo, i giorni portavano nella loro sequenza i nomi dei dodici segni zodiacali:
1) Ne (nezu mi), il Topo;
2) Ushi, il Toro;
3) Tora, la Tigre;
4) U (usagi), la Lepre;
5) Tatsu, il Drago;
6) Mi (hebi), il Serpente;
7) Uma, il Cavallo;
8) Hitsuji, la Capra;
9) Saru, la Scimmia;
10) Tori, il Gallo;
11) Inu, il Cane;
12) I, il Cinghiale.

Allo hatsu uma, o “primo giorno del cavallo”, del secondo mese, veniva celebrata ovunque la festa di Inari, la dea dei cereali, e, benchè sia oggi osservata in misura molto minore, si appendono lampioni di carta ovali con figure dipinte, disposti ai lati della strada che porta al tempio di Inari, guadato da una coppia di volpi. Il più grande è quello di Fushimi Inari, a Inariyama, sul lato est della strada che da Kyoto va a Fujimi. E’ poco più di tre miglia e mezzo dal ponte Sanyo in Kyoto, e presso la stazione  Inari della ferrovia Tokyo Kobe.
L’undicesimo giorno del mese, piccole e grandi città sono rallegrate dalle bandiere nazionali esposte in onore dell’ordinazione del Jimmu Tenno, primo imperatore del Giappone, e, in questo giorno nell’anno 1889 è stata promulgata dall’attuale Imperatore una Costituzione per L’Impero.

SETSU-BUN Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)


L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

La mia esperienza: chi se lo immaginava?

Che esperienza! Il primo giorno in cui ho messo piede in un dojo di Karate, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi, molti anni dopo, nei panni di un insegnante di arti orientali. La vita a volte ci stupisce ed apre grandi opportunità.
Racconto l’esperienza che mi ha portato a svolgere il mio lavoro di insegnante nella scuola “Due Cieli”, in QUESTO ARTICOLO

Vorrei donare questa condivisione a chi vuole formarsi e trovare un lavoro attraverso l’insegnamento, ma anche a chi, per puro piacere personale, vuole praticare una disciplina per crescere nella conoscenza di sé.

Praticare un’arte che vi appassiona potrebbe riservare interessanti sorprese future 🙂
Buona lettura

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
www.duecieli.it

Share This:

IL TAMBURO GIAPPONESE NELL’ARTE MARZIALE

Tamburo giapponese: ovvero NIJO, il richiamo alla pratica

Uno degli aspetti che caratterizza le arti orientali, è la ritualità. Ad esempio, ogni sessione di pratica (di qualunque disciplina stiamo parlando), solitamente inizia con un richiamo sonoro molto potente.

Il concetto alla base di questa tradizione risiede nell’uso di prepararsi mentalmente, spiritualmente e fisicamente a vivere l’arte; ogni azione aiuta ad eliminare le proprie preoccupazioni, a correggere la postura del corpo (che deve essere dignitosa e forte), e rivolgersi verso il controllo del proprio “IO”.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Il suono fa sobbalzare, ma di fatto ha la forza di un’onda dirompente che si infrange sulla mente del praticante, spazzando via illusioni e impurità.

Prepararci a quello che ci accingiamo a praticare e al lavoro con gli altri, aiuta a immergersi totalmente nell’esperienza che stiamo per compiere, unendo le forze e il proprio spirito con quello di tutti gli altri partecipanti.

<<
La pratica inizia all’ora esatta, in un silenzio ed in un immobilità assoluti.

L’inizio dell’arte viene segnato dal tamburo. Una volta suonato il Nijo (i due colpi che segnano l’inizio) nessuno può più entrare nel Dōjō.

Nell’arte della spada (Iaijutsu) utilizziamo il Taiko, il tamburo a forma di barile. 
Nel Kyudo utilizziamo il Moppan (lastra di legno, percossa da un tronco appeso con delle corde o da un martello di legno)
>>

Il periodo feudale (il periodo degli Stati Combattenti)

Nel Giappone feudale il tamburo veniva usato per richiamare gli uomini, motivare le truppe e per dare ordini a distanza: il ritmo e il suono cambiavano a seconda delle informazioni che si volevano trasmettere.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Il Kabuki

Nel teatro tradizionale giapponese il Taiko veniva usato non solo per dare il tempo alla recita, ma anche per enfatizzare la recitazione, così dare molto pathos alla storia raccontata.

L’origine dei Taiko

Nel secondo libro più antico di storia giapponese, Nihongi, si racconta la storia mitologica dell’origine del Taiko.

La Dea Amaterasu era fuggita in una grotta per dispetto contro gli uomini, spegnendo il sole e di conseguenza togliendo la luce. Il Dio anziano Ame no Uzume per convincere la Dea ad uscire dalla grotta, usò un barile vuoto di sake, percuotendolo e ballandogli intorno; così i giapponesi raccontano l’arrivo del tamburo nella loro isola.

Questi tamburi venivano anche utilizzati per riti religiosi, Shinto o Buddisti e per richiamare i fedeli alla preghiera.

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Nijo richiamo alla pratica DueCieli

Perchè suonare il tamburo oggi?

Con il tempo mi sono accorto che non solo era molto ben accettato da tutti i praticanti, ma qualcuno di loro ne era favorevolmente colpito: l’atteggiamento che riuscivano ad avere durante il rito e sopratutto nella pratica era di un’immedesimazione positiva, e questo portava ad un contegno forte, anche al di fuori del luogo di pratica.

Ritengo che durante le lezioni sia molto importante sviluppare attentamente ogni sfumatura dell’arte. Per questo nel nostro Dojo diamo importanza a questo rito, tanto quanto alla pratica in sé.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it

Share This:

SETSU-BUN primo mese

SETSU-BUN primo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ad ogni porta
stanno alberi di pino;
un miglio più avanti,
verso il regno degli spiriti:
e, come c’è allegria,
così c’è tristezza.

Canzone di IKKYU

Gennaio
Poichè nessuno può prevedere quanta gioia e quanto dolore gli saranno destinati nel corso dell’anno appena nato, tutti desiderano trarre auspici favorevoli, a giudicare dalle manifestazioni di gioia con le quali è salutato in Giappone l’avvento del nuovo anno. All’esterno della casa, ai lati del cancello o della porta d’ingresso, vengono piantati giovani alberi di pino, e dei bambù, intagliati in una decorazione detta kado matsu o matsu kazari (pino della porta). Antichi testi narrano che questa usanza di piantare rami di pino esisteva già 850 anni fa i bambù vennero aggiunti molto più tardi.

Setsu-Bun-1/1-Duecieli

Questi due rappresentanti del regno vegetale accomunati all’anno nuovo, sono segnali di buon augurio, poichè le loro foglie non soccombono ai venti gelidi dell’inverno, e il diritto bambù, con i suoi nodi regolari è, inoltre, simbolo di virtù.
Sopra l’ingresso viene appeso uno shime kazari, oggetto simbolico fatto con corda di paglia, e arancia amara (daidai), kaki secco, felce (urajiro), sempre vivo (yuzuriha), gambero ecc., pochè a ciascuna di queste cose si attribuisce un quanche significato di buon augurio; il camminare all’indietro del gambero, ad esempio, è considerato simbolo di lunga vita. La corda di paglia è a ricordo di quella che, si dice, sia stata tesa all’entrata della grotta Ama no iwato, dopo che la dea Sole Amaterasu ne era uscita: il buio dell’interno della grotta fu considerato impuro ed infausto, e la corda lo separa dal puro e splendente mondo esterno. Questa corda è usata nei templi shinto a segnare il confine tra l’interno purificato e il comune mondo estrerno, ed è usata nelle case di abitazione, in occasioni di festa, come confine oltre il quale nulla di malvagio o infausto ha accesso, e si crede così di impedire l’entrata a malattie e spiriti diabolici.

All’interno della casa, il giorno di Capodanno, si trovano focacce di riso, grandi e tonde, chiamate kagami mochi, decorate con arancia amara, kaki seco, felce, sempreverdi e granchio, il tutto sistemato su di un vasssoio chiamato sanbo, e posto in una nicchia ornamentale, denominata toko, che costituisce una caratteristica dei salotti giapponesi.
La mattina presto si tiene una celebrazione familiare, i cui dettagli sono diversi nelle varie regioni del paese, ma la preparazione del toso, una specie di sake aromatizzato o acquavite di riso, e dello zoni, un insieme di focacce di riso, pesce e verdure, è la stessa ovunque. Terminata questa operazione, la gente esce, vestita degli abiti migliori, per incontrare parenti e amici e augurare loro un felice anno nuovo, e per farlo, usa la parola omedeto. Alcuni vanno sulle loro vetture, altri in jinrikisha tirato da due uomini le persone più umili hanno un jinrikisha tirato da un solo uomo, ed altri ancora devono andare a piedi.
Ufficiali e persone che ricoprono alte cariche portano l’uniforme, altri dignitari indossano generalmente abiti di foggia europea; ma la maggioranza delle persone veste un haori (giacca) e hakama (pantaloni larghi). Le strade sono rallegrate da bambini che indossano abiti nuovi, i maschi fanno volare aquiloni o girare trottole, e le bimbe giocano al volano o con la palla.

Quando la luce del giorno muore, i più giovani, e spesso anche gli anziani, si divertono con il gioco delle carte (uta garuta e hana garuta) e il backgammon (sugoroku), e quelli che perdono devono rassegnarsi a farsi imbrattare il viso con l’inchiostro.
Poichè si crede che la fortuna sorrida a coloro che salutano il sole nascente il giorno di Capodanno, donne e uomini si alzano presto e si radunano in un luogo dal quale si può vedere bene il primo apparire dell’astro. E’ anche pratica comune cercare il favore del dio, il cui tempio si trova in quel quarto di cerchio che corrisponde al nome dell’anno. In questo modo si scelgono templi diversi secondo gli anni. Dal primo al terzo giorno di questo mese, è usanza tirare l’acqua dai pozzi la mattina presto, e quasto si chiama waza mizu, “acqua nuova”.

Di buon ora, il secondo giorno, i mercati delle grandi città inviano ai commercianti locali i primi prodotti dell’anno, chiamati hatsuni, che vengono ammucchiati su carri trainati da buoi e decorati con bandiere recanti il nome il nome della ditta che li spedisce. I carri di testa portano alti alcuni simboli di buona sorte, come “i sette dei della fortuna” (Shichi Fuku Jin), il sole nascente, l’albero di pino, il gambero ecc., e sono seguiti da una fila di uomini, generalmente impiegati della ditta, tutti vestiti allo stesso modo, che suonano flauti o tamburi, e tutto l’insieme ricorda molto le processioni religiose viste nelle grandi città. La sera dello stesso giorno, uomini vanno in giro per le strade facendo risuonare il grido Otakara! Otakara!, e offrono in vendita il dipinto di una barcha con a bordo i Sette Dei della Fortuna, detta takarabune, (barca del tesoro) che, se posta sotto il cuscino, si ritiene faccia fare sogni fortunati.

Il settimo giorno si cuociono e si mangiano sette tipi di verdure (nana kusa), a protezione delle malattie: il prezzemolo, la borsa del pastore (nazuna), canapa comune (gogyo), sedano, becco di gallina (hotokenoza), rapa e rafano (suzushi ro).
Durante le due prime settimane di Gennaio, per le strade sfilano uomini vestiti da manzai, okagura o shishimai; i primi, che sono vestiti alla foggia antica, vanno in giro battendo un tamburo e, per una piccola somma di denaro, ripetono gli auguri per il futuro; gli altri indossano grandi maschere di legno, a forma di testa di leone, che vengono costruite per muoversi all’ unisono con il ritmo dei tamburi e il suono dei flauti.
Il quindicesimo e il sedicesimo giorno di questo mese sono attesi con ansia da tutti gli inservienti e le domestiche, ma dai servitori maschi in particolar modo, poichè è questo il periodo in cui si concede loro una vacanza, perchè essi abbiano la possibilità di rivedere le famiglie; questo tornare a casa è definito yabu iri o yadori.

La prima illustrazione offre un’immagine completa della scena il giorno di Capodanno. La seconda stampa rappresenta una processione di daimyo per il Capodanno al castello dello Shogun in Yedo oggi chiamata Tokyo, durante il lungo periodo in cui l’effettivo potere di governo, in Giappone, fu nelle mani di succesivi Shogun della casta Tokugawa, e quando daimyo (grande nome) era il titolo dei grandi signori feudali del paese.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Impara a respirare con il corso online della scuola DueCieli, per trovare il tuo equilibrio nella mente e del corpo.
Cerca su: www.lwww.laruotadimedicina.com

Share This:

SETSU-BUN undicesimo mese

SETSU-BUN undicesimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Novembre

Poichè il 3 di Novembre cade il compleanno dell’attuale imperatore, in questo giorno sono esposte avunque bandiere, la guarnigione di Tokyo è passata in rivista da Sua Maesta nella piazza d’armi Aoyama, e c’è una sfilata delle truppe di stanza in altre città-presidio dell’impero.

I crisantemi, che hanno iniziato la fioritura alla fine di Ottobre, raggiungono il massimo del loro splendore all’inizio di Novembre.
Mentre bellissime qualità vengono coltivate in molti giardini privati e nelle serre, la più bella esposizione si tiene nei giardini del palazzo Akasaka a Tokyo, dove sono piantati fitti, in aiuole rialzate, protetti da tettoie aperte di bambu e stuoie. Dopo che alti dignitari e rappresentanti di potenze straniere sono stati ricevuti dall’Imperatore e dall’Imperatrice, con una festa all’aperto nei giardini stessi, una folla di autorità minori, ufficiali dell’esercito e della marina, dame e altre persone invitate ufficialmente, girando per i giardini sistemati splendidamente. Alcuni dei crisantemi sono grandi palle variegate di cremisi, di lillà e altri colori. altre varietàhanno lunghi petali sottili, che devono essere sostenuti da cerchi di filo metallico. In alcuni casi l’abilità del giardiniere è dimostrata dall’esibizione di centinaia di boccioli su una singola pianta, come nel caso d’una, nel Novembre 1893, che portava non meno di 710 fiori.

Verso la metà e la fine del mese, le foglie d’acero esplodono nei loro sgargianti colori autunnali, e fra i luoghi che si visitano in questo periodo per lo spettacolo degli aceri, i più famosi sono Togano-o, e Tsuten, a Kyoto e Kaianji e Takinogawa, vicino a Tokyo.
Il 15 Novembre è giorno di una certa importanza per i più piccoli. La testa dei bambini viene generalmente mantenuta rasata fino a tre anni circa d’età, secondo il modo di contare giapponese, che considera una parte dell’anno come un anno intero. Ma a cominciare da questo giorno, si lascia crescere un ciuffo di capelli in cima al capo. E sempre questo stesso giorno un bambino di cinque anno può indossere i pantaloni (hakama) in occasioni di feste, e le bambine di sette anni possono esibire l’ampia fascia o cintura (obi), che costituisce una importante componente dell’abbigliamento femminile. Una festa, che si tiene la sera, celebre il raggiungimento di ognuno dei suddetti privilegi, conusciuti rispettivamente come kamioki, hakami e obitoki. I bambini nati nei precedenti dodici mesi vengono portati, in questo giorno, davanti ad un altare shinto, dove la madre compie un atto di adorazione.

In ciascuno dei due giorni <> che cadono a Novembre, si tiene a Tokyo una fiera chiamata Tori-no-ichi (fiera degli uccelli), dalla quale i visitatori generalmente tornano a casa tenendo in mano un ramuscello di bambù. Questo rastrello, chiamato kumade (zampa d’orso), è decorato con finti libri contabili e con figure di carta delle divinità della fortuna, della tartaruga della gru e d’altri simboli di successo e di prosperità e il rastrello stesso, nella sua qualità di strumento usato per riunire le cose, favorisce la raccolta e la riunione di tutto quanto ha valore in questa vita. I gestori di ristoranti e di locali d’intrattenimento acquistano e espongono un tipo di rastrello più grande. L fiera si tiene a Otorijinshia, a Shitaya, a Tokyo e in uno o due altri luoghi.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

SETSU-BUN decimo mese

SETSU-BUN decimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

 

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ottobre

Il ventesimo giorno del decimo mese del vecchio calendario era quello scelto dai mercanti e negozianti per una festa sotto la protezione di Ebisu, il Dio dell’Abbondanza e protettore dei commerci. Ad un’estremità della stanza in cui si riunivano per passare la serata, era appesa una raffigurazione di Ebisu, con un enorme pesce persico sotto il braccio e una canna da pesca in mano.

A lui veniva offerto il suo pesce preferito, il tai – una specie di persico – , frutta sake, panetti rotondi di mochi. Col procedere della festa qualcuno afferrava una qualsiasi cosa che fosse a portata di mano – una tazza una ciotola -, e tenendola in alto, ne richiedeva un immaginario prezzo esorbitante, supponiamo 100 o 1000 dollari; qualcun altro accettava l’offerta, e il finto affare era concluso tra battimani, pochè questa tradizione è considerata presagio di successo nella trattazione di veri affari nel futuro.

Ottobre è il mese più importante per la raccolta del riso.
Il riso migliore cresce nel sud del Giappone, e la stampa qui inserita mostra il procedimento di rimozione della pula dai grani di riso, così come avviene in un distretto dell’isola di Kyushu.
Il mortaio che si vede nell’angolo a destra, chiamato umato-usu, perchè viene fatto girare da un cavallo (uma), è costruito con legno, bambù e argilla. Sui cilindri fatti di argilla, sono inserite logitudinalmente delle stecche di bambù, così che col ruotare di quello superiore la pula viene rimossa dai grani di riso. L’insieme di riso e crusca che cade dal mulino è potato alla macchina chiamata tomi, che si vede alla sinistra del disegno, dove una corrente d’aria prodotta dal girare di una ruota fa volar via la crusca. Poichè il riso, anche se ripulito, contiene grani non mondati, lo si porta al mangoku, che dalla nostra stampa si vede un pò oltre il tomi, un setaccio di fili di rame attraverso le cui maglie solo il seme mondato ricade.

Il riso rimasto è riportato al mulino per essere risottoposto al primo procedimento, mentre quello pulito lo si versa in ceste di paglia chiamate tawara, con una misura in legno chiamata masu, come si vede nell’angolo a destra, in alto, del disegno. Nello spazio di vetiquattro  ore può essere mondato e insaccato riso per circa novanta sacchi. In Kyushu, 35 sho valgono un tawara, ma a Tokyo un sacco contiene generalmente 40 sho
In passato, i nobili proprietari terrieri (daimyo) riscuotevano le loro rendite in riso, e il raduno annuale dei contadini per il pagamento delle loro imposte era un’occasione importante. I sacchi, prima di essere portati nei magazzini dei daimyo, erano accuratamente pesati, e se qualche sacco non sembrava del giusto peso, se ne misurava il contenuto. Se la misura dimostrava che il peso era scarso l’uomo che aveva portato il sacco cadeva in grave disgrazia, fino da essere aspulso dai suoi compaesani.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

 

Share This:

SETSU-BUN nono mese

SETSU-BUN nono mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Settembre

Durante l’epoca antecedente la Restaurazione, era usanza indossare indumenti imbottiti (wata hire) dal nono giorno del nono mese, e zoccoli (tabi) dal decimo giorno, ma poichè Settembre, il nono mese del nuovo calendario, è il mese caldo, le vecchie usanze non vengono più rispettate.

Il nono giorno del nono mese era una festa chiamata Choyo no sechiye o Kiku no sekku, nel corso della quale le persone, sperando di allungare la propria vita e di allontanare le calamità, bevevano sake aromatizzato con fiori di crisantemo (kiku), chiamato quindi kiku sake. E si mangiavano castagne, talvolta mescolato con riso bollito; ma l’attuale calendario non può affrire né castagne né crisantemi, così l’usanza è scomparsa. Il tredicesimo giorno del mese la gente in generale e i poeti in particolare, si facevano in dovere di ammirare la luna, i primi facendone offerte di dolci di riso (dango), egli altri componevano versi in suo onore. Quest’usanza viene fatta risalire a circa 1000 anni fa, durante il regno di Uda Tenno.
Uno dei maggiori divertimenti in Giappone è la lotta, e sebbene sia praticata in ogni periodo dell’anno a Tokyo e in altre grandi città, l’autunno è la stagione in cui gode il maggior favore in tutto l’impero.

Setsu-bun-9/2-Duecieli

I lottatori professionisti sono uomini enormi, che acconciano i loro capelli come i toreri spagnoli, in modo diverso dalla maggioranza delle persone. Sono divisi in squadre, ciascuna con un capo che istruisce nell’arte i seguaci, e queste squadre si spostano da un luogo all’altro. A Tokyo le competizioni avvengono generelmente all’Ekoin, per il periodo di dieci giorni ogni volta. L’arena è sopraelevata, racchiusa in doppio cerchio di sacchi di paglia riempiti di terra sedici sacchi nel cerchio interno e venti in quello esterno; quattro pilastri, sostenenti il tetto, vanno appese nelle parte più bassa delle coperte rosse fasciate di bianco, nella parte superiore sono colorate di verde, rosso, bianco e nera rappresentazione della primavera, dll’estate, dell’autunno e dell’inverno. Vengono preparati due mastelli d’acqua, sale e fogli di carta, e due ventagli, un arco e una corda d’arco sono attaccati a uno dei pilastri, e costituiscono i premi delle gare finali. I lottatori sono divisi in una squadra est e una squadra ovest. Dopo che il giodice ha espletato alcune formalità d’apertura, egli chiama per nome due combattenti delle squadre rivali, che quindi avanzano e si accosciano sui talloni. Ad un segnale del ventaglio rotondo in mano al giudice, i contendenti si alzano in piedi e si abbrancano l’un l’altro, e alla fine di ogni scontro il giudice indica con il suo ventaglio il lato al quale appartiene il vincitore. Un modo di impiegare lottatori ormai a riposo è di usarli come arbitri per comporre discussioni e dispute che talvolta nascono tra i più giovani, liti nei quali gli uomini di muscolatura normale non amano interferire.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

 

Share This:

Federazione Qi Gong “Le Quattro Direzioni”

Federazione di Qi Gong
” Le Quattro Direzioni”

Federazione “Le Quattro Direzioni”:  Progetto Insegnanti Qi Gong

Federazione di Qi Gong dedicata agli Insegnanti formati nella Scuola “Le Quattro Direzioni”

Iscriviti per essere sempre aggiornato sulle nuove iniziative, attività e seminari, e per:

  • Ricevere gratuitamente l’attestato di iscrizione, che potrai esporre e pubblicare;

  • Vedere il tuo nome e le tue iniziative, pubblicati gratuitamente sul sito ufficiale www.maestriqigong.it

…e molto altro.

Scarica il regolameno dettagliato, ed iscriviti come Insegnante Certificato. Clicca sui link qui sotto per aprire i files in pdf.

REGOLAMENTO

SCHEDA ADESIONE

Share This:

CALCOLARE I BERSAGLI NEL KYUDO

Come calcolare i bersagli fatti in un  allenamento di kyudo?

Il kyudo è un’arte molto antica, basata sulla tradizione storica. Quando ho avuto la necessità di calcolare i bersagli nel Kyudo, memorizzare l’andamento del mio tiro con serie di 50, 100 o più frecce, volevo farlo attraverso uno strumento che rispettasse l’antichità dell’arte, ma nello stesso tempo che funzionasse in un modo semplice senza perdere il conto.

Negli allenamenti controlliamo l’andamento dei tiri con un promemoria dei bersagli fatti. Questo per capire il progresso e modificare gli eventuali difetti.

L’idea del calcolatore manuale, è partita da un oggetto molto antico che serviva come calcolatore astronomico. L’oggetto prende il nome da un’isola dell’arcipelago Greco chiamata “Antikitera“, da questo mi è venuta l’idea di usarlo per memorizzare le varie serie di frecce e di bersagli; con questo oggetto non è più indispensabile prendere appunti, basta spostare i vari pernetti e alla fine dell’allenamento si può controllare il risultato.
E’ assolutamente eco-compatibile: si può riutilizzare all’infinito senza consumo di batterie.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it
Federazione di appartenenza
Federazione Scuole Kyudo (F.S.K.)

 

 

Share This:

L’ANIMA DEL KYUDO

Attraverso la pratica del Kyudo, il senso dello spazio, l’espansione mentale, la respirazione addominale vengono evidenziate, come ho già parlato in altri miei articoli; vorrei condividere un pensiero e un punto di vista diverso ma affine al lavoro profondo che la nostra federazione di  Kyudo a come linee guida.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

L’ANIMA DEL KYUDO

 

“In questa specializzazione tradizionale del bujutsu, i maestri consideravano di fondamentale importanza le qualità seguenti: indipendenza di visione, che abbracciasse un campo il più vasto possibile; un’acuta percezione dei dettagli significativi, senza dispersione dell’attenzione dovuta alla paura o alla confusione; l’energia per piegare l’enorme arco, per controllare il lancio della freccia, e la sua traiettoria verso il bersaglio.

L'ANIMA DEL KYUDO-Duecieli2

Per quanto riguarda i primi due requisiti, la dottrina del kyujutsu operava una netta distinzione tra l’idea di mirare ad un bersaglio (monomi), e quella di concentrare e stabilizzare la mira (mikomi); nel lessico di quest’arte, ‘concentrare‘ e ‘stabilizzare‘ erano generali e diffusi, mentre ‘mirare‘ era specifico. L’arciere doveva essere in grado di ampliare e di restringere il suo campo di visione, e la sua attenzione, a volontà, per essere conscio del suo ambiente complessivo e per controllarlo. Nello stesso tempo, egli doveva essere in grado di percepire un’ombra particolare in agguato nelle sue vicinanze, o anche una piccolissima falla nell’armatura di un nemico lanciato al galoppo sul campo di battaglia, verso le sue linee.
In questo contesto, l’arte dell’arco si avvaleva di dottrine relative al controllo mentale, che erano già antiche quando avevano raggiunto il Giappone dall’India, insieme ai primi manuali del buddismo. Il Giapponese, per esempio, conosceva a memoria la storia dell’arciere Arjuna. (…)
Per sviluppare questa capacità di vedere chiaramente il tutto e tutte le sue parti, il kyujutsu ricorreva abbondantemente al HARAGEI, ‘quest’arte del ventre che è presente in tutte le arti del Giappone, e la cui padronanza è una conditio sine qua non in ognuna di esse’. ” (…)

Tutti gli insegnanti del kyudo sottolineano quest’idea della centralizzazione addominale, quale requisito fondamentale per estendere il corpo in piena coordinazione tra intenzione ed azione, tra volontà e respirazione, e tra questi ed ogni movimento, dal tendere l’arco e dal lancio della freccia alla proiezione mentale, che deve accompagnare la freccia stessa al bersaglio. Così la coordinazione fisica e mentale dell’arte dell’arco, oggi come ieri, ritorna al Haragei, l’arte della centralizzazione addominale, senza la quale, in Giappone, la coordinazione è considerata inconcepibile ed irraggiungibile in pratica. “

( fonte: ‘ I segreti del samurai’, di O.Ratti e A.Westbrook, ed. Mediterranee, traduzione de ‘ The Secrets of The Samurai’, 1973. Pagg. 411-412

Share This:

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

Per acquisire le dieci Virtù è indispensabile unirsi al “cuore dei fiori” hana no kokoro e al “cuore del tutto”.
E’ dunque comprensibile che nel corso del lavoro siano vietate ogni conversazione e ogni attività rumorosa, che turberebbero la quete dell’ambiente.Ma non si tratta solo di evitare tutto ciò che può disturbare lo spirito e impedisce la concentrazione. in questo modo si vuole ricordare il significato originario della composizione dei fiori, che era prima di tutto una cerimonia religiosa.
Da ciò deriva anche la rigorosa osservanza della pulizia e dell’ordine. In origine, il locale riservato alle conposizioni era sacro.(…)
Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
Ed. SE
Titolo originale
Zen in der Kunst der Blumenzeremonie

Share This:

SETSU-BUN ottavo mese

SETSU-BUN ottavo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Agosto
Prima della caduta del governo degli Shogun, all’inizio del regno attuale, il primo giorno dell’ottavo mese era considerato giorno di vacanza, specialmente a Yedo, così era chiamata Tokyo, poichè quello era il giorno in cui, nel diciottesimo anno del periodo Tensho (1589) Iyeyasu, primo Shogun della dinastia Tokugawa, fece il suo ingresso per la prima volta nella città. Questa festa è tuttora celebrata dai proprietari terrieri con il nome Hassaku.

Il quidicesimo giorno dell’ottavo mese del vecchio calendario,la gente usciva ad ammirare la luna piena, e faceva ad essa offerte di dango, un dolce di riso, fagioli e zucchero. Lo sport conosciuto come <>, in giapponese Tsuna hiki, offriva un’occasione di divertimento la sera, per i ragazzi dei villaggi rivali o a bande avversarie dello stesso luogo, e talvolta anche persone adulte si univano al gioco. Ogni squadra si muniva di una grossa fune di paglia di riso, con in cappio ad un’estremità: veniva introdotto un bastone attraverso i due cappi, in modo da unire le funi, dopo di chè le due parti potevano cominciare a dar strattoni. Quella delle due squadre che veniva tirata oltre la linea di divisione era derisa e schernita. E la stessa vergogna ricadeva sulla squadra alla cui fune succedeva di rompersi durante lo sforzo. Questa pratica appartiene al passato.
Dalla metà di luglio alla metà di agosto gli agricoltori vivono un periodo di inquietudine, perchè le loro piantagioni di riso potrebbero morire per mancanza d’acqua se non dovessere piovere per un lungo periodo di tempo. In tale emergenza, i cittadini pagano un monaco Shinto perchè implori il dio locale affinchè faccia piovere, e se questa richiesta risulta inefficace, gli abitanti di parecchi villaggi si uniscono a formare una processione preceduta da grandi tamburi, uno o due dei quali si trovano in ogni villaggio, e uomini, donne e, talvolta, bambini inscenano semplici pantomime che fanno parte del rito propiziatorio.

SETSU-BUN

Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

Come migliorare il proprio stato d’animo tirando una freccia

E’ possibile migliorare il proprio stato d’animo anche tirando una freccia

Sei regole importanti per uno spirito forte.

Durante mio allenamento quotidiano dedicato al Kyudo, in particolare quando eseguo il tiro delle 50 frecce, quest’ultimo è condizionato dal mio stato d’animo, e da fattori che portano il mio spirito ad essere, oppure non essere, in equilibrio.

Se il mio spirito é debole il mio tiro é debole, se il mio spirito é forte la mia freccia é forte.

 

Cosa significa “spirito debole” e “spirito forte”?

Si sente sempre parlare di quanto si diventa bravi se si dedica molto tempo alla pratica: lo condivido sicuramente, ma ritengo che questo non sia sufficiente. Aggiungerei che il lavoro più profondo lo si debba fare in profondità, con una ricerca che coinvolga tutti i nostri sentimenti, le nostre emozioni.

Come migliorare il proprio stato d’animo tirando una freccia -Duecieli2

I punti importanti da seguire per migliorare le proprie prestazioni nel kyudo sono sei:

1) Prepararsi in modo positivo al sonno che vi aspetta: una buona notte migliorerà il vostro tiro.
2) Svegliarsi con pensieri positivi e sereni, predisporrà la vostra mente per un buon Kyudo.
3) Una buona colazione è importante, leggera e nutriente.
4) Il piacere che avrete nell’incontrare i vostri compagni di allenamento favorirà una buona predisposizione al tiro.
5) L’atmosfera che regna nel vostro dojo vi aiuterà a mantenere questi buoni propositi.
6) Prima di iniziare, dedicate qualche minuto alla meditazione: “Koshin”, calmare la mente e il cuore.

Seguendo questi sei punti, si costruisce poco per volta uno spirito forte, simile all’impatto imponente di una montagna. Il modo di agire diventa quindi FORTE, sia nel kyudo, sia nella vita.

Tutto quello che capita nelle ore e nei giorni precedenti condiziona il tiro.

Quando costruisco un arco, cerco sempre di farlo in un giorno in cui mi sento bene, in pace con me stesso. Se seguo le sei regole, l’arco nasce con un’anima piena di vitalità.

E se quello che ho elencato nei sei punti precedenti non avviene?

Niente paura, il Kyudo saprà guidarvi nella vostra ricerca della serenità ed equilibrio. Lasciate che l’arte vi guidi, troverete che vi sarà di aiuto; se all’inizio della lezione non siete in una forma smagliante, non preoccupatevi: sarete comunque più sereni alla fine.

Ora siete pronti per un sano e piacevole divertimento.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it
www.kyudoiaidoqigong.it

Articoli che ti possono interessare:

https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-mano-destra-e-la-mano-sinistra/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/una-vita-che-cambia/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/aspettare-il-risultato-o-costruire/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/kyudo-il-mio-percorso/

Share This:

SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice“(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.

Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi.

Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.

Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

IL QI, ENERGIA VITALE

IL QI, ENERGIA VITALE

Oggi vorrei introdurre un concetto che nella nostra mentalità occidentale spesso viene trascurato, qualche volta deriso. Quando qualcuno ti chiede: “di che cosa ti occupi?”,cerchi di spiegarlo prendendola un po’ alla larga; discipline bio-naturali, arti orientali, zen, meditazione, ecc. Hai l’impressione che vedano di fronte a sè un omino verde con le antenne; ma in realtà l’energia vitale esiste, e può essere sviluppata e potenziata da chiunque. Vediamo come.

Il QI (chi) o energia vitale, è quel potenziale che tutti noi abbiamo, ma che molti di noi non riescono a comprendere e sviluppare perfettamente.

L‘energia è studiata anche nella fisica quantistica: la teoria della relatività dimostra che la realtà non è come la vediamo o come istintivamente appare, ma è assai diversa. Attraverso i nostri cinque sensi la percepiamo come un’entità statica, ma in realtà tutto è in continuo movimento. In effetti, ogni fenomeno del reale è il frutto del dinamismo tra materia ed energia, che si trasformano continuamente l’una nell’altra; tutto questo secondo la legge della relatività di Einstein, la quale stabilisce che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce: la famosa formula E=mc2.

Possiamo anche ribaltare il discorso iniziale. Chi si definisce uno studioso della materia, per esempio un fisico teorico, spesso ti inquadra come un visionario.
Dunque mi chiedo: dato che tutte due le fazioni ti definiscono allo stesso modo, pur parlando in modi diversi, come mai non vieni compreso (e accettato) né dall’una né dall’altra?

A mio parere il motivo è che tu non scegli uno solo tra i due concetti ma li unisci in un unico concetto: quella forza cosmica che tutte e due le teorie definiscono ENERGIA, tu la trasformi e la porti al livello del lavoro interiore e diretto, che produce un immediato beneficio sia fisico che mentale.

IL QI, ENERGIA VITALE-Duecieli1

Ma ora passiamo alla parte PRATICA: come sviluppare il tuo QI.

Nei miei laboratori di Qi Gong il lavoro primario è concentrato non solo sugli esercizi fisici ma in primis sulla respirazione: la ritengo importante a tal punto, che senza di essa non si può riuscire ad entrare in profondità nello spirito, inteso come “energia che scaturisce dalle più intime profondità del nostro essere”.

Il lavoro di respirazione è basato in particolare sulla cosiddetta respirazione diaframmatica; l’attività sul diaframma è molto profonda, sia in fase di inspirazione, che in fase di espirazione: in questa seconda fase lascio il diaframma parzialmente aperto. Questa è una tecnica che pratico personalmente con regolarità, mi permette di riuscire a rilassare il corpo e la mente, in modo da eliminare velocemente tutti i disagi mentali e fisici.

Quindi: che cosa puoi fare per raggiungere quell’equilibrio mentale e fisico che ti aiuta nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, nei rapporti interpersonali, e soprattutto nel rapporto con te stesso?
Inizia a praticare regolarmente il Qi Gong, e sicuramente troverai la tua via.

Se vuoi commentare e ampliare la discussione sei il benvenuto.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it
www.maestriqigong.it

Puoi leggere anche:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-a-tutte-le-eta/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-2/

Share This:

UNA VITA CHE CAMBIA

Un bel pensiero di vita vissuta e che si trasforma, una esperienza forte e piena di coraggio a cui vanno tutti i nostri auguri.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

UNA VITA CHE CAMBIA

In questi mesi nella mia vita si sono susseguiti una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze nella mia quotidianità, e per alcuni di essi spero possano essere per molto tempo.

Sono cambiata parecchio: le ore del kyudo con Vincenzo insieme al tempo passato con Deborah e le nostre  sedute di coaching, stanno cominciando ad avere effetto.
Sono stati mesi duri, fatti di tensioni dovute al mio lavoro ufficiale (l’informatica), che hanno anche portato tanto sentimento di rabbia e risentimento, che non fanno parte di me.

Una sera della scorsa settimana, mentre cenavo con alcuni colleghi osservavo ed ascoltavo le loro parole e ad un tratto mi son detta “Ma io non sono cosi. Io non provo quella rabbia.”.
E cosa provo io?  Io provo totale indifferenza verso una situazione lavorativa, che si è degenerata col tempo. Non me ne frega assolutamente nulla:  ho grinta (per usare parole di Vincenzo), ma non rabbia. Grinta di rimettermi in gioco, di cercare di fare altro che mi stimoli più di quanto ormai non capita più con il mio lavoro ufficiale. Non spreco energie per inseguire qualcosa che per me è ormai morto.

Il lavoro che ho svolto  per parecchi anni si è pian piano spento: vuoi per l’ambiente, vuoi per le persone, ma per me è morto. La scelta già di ridurmi le ore che dedico ad esso, per averne di più da dedicare ad altro, è stata a lungo ponderata (ho 48 anni. Età critica, lavorativamente parlando!), ma mai fu più giusta.

Il mio tempo è MIO e soltanto MIO: troppo spesso ho visto intorno a me persone che hanno a lungo dedicato il loro tempo al lavoro ed alla carriera (in testa mia madre!), spegnersi una volta che questo non c’era più. Io invece ho scelto di vivere senza tutto ciò: il mio tempo lo voglio dedicare alla mia vita, a ciò che più mi dona pace, soddisfazione e serenità! La  rabbia  ti acceca e ti annebbia tutto ciò che ti circonda. NO.. io questo non lo voglio. Sto (anzi) stiamo investendo con mio marito tempo e denaro  per crearci un altro futuro.
Voglio vivere la mia vita. Il nostro studio, il nostro kyudo, il nostro qi gong. I nostri corsi di approfondimento e tutto ciò che il destino ci vorrà dare.

Son settimane che non dormo o dormo poco,  perchè tante sono state le emozioni che ho vissuto. Ma ho preso la mia decisione e sono serena.
Agli istruttori di Due Cieli va il mio “GRAZIE” oltre ad un “proseguiamo su questa strada” !

Cristina CAMANDONA

“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.”  (Lao Tse)

Share This:

SETSU-BUN sesto mese

SETSU-BUN sesto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Giugno
Nelle campagne del Giappone, le principali celebrazioni religiose si tengono generalmente in autunno, ma nella capitale, e in altre grandi città, esse hanno normalmente luogo in estate.

La stampa in alto offre un’illustrazione della celebre festa Sanno, che ha luogo a Tokyo ogni due anni il 15 di giugno, e si tiene in onore di Oyomagui no kami, in Dio delle Montagne. Un carro chiamato mikoshi, recante uno specchio e delle striscie di carta dette goheti, è tratto fuori dal tempio, ed è trasportato a spalla per le strade, dopodichè è lasciato temponareamente in un luogo riparato per un paio di notti. Da alcune delle strade principali avanzano carri addobbati, denominati dashi, trainati da buoi, alcuni recanti figure di grandi uomini, di scimmie, di spade ecc., mentre su altri si trovano gruppi di bambini e bambine, che rappresentano azioni teatrali nei momenti in cui, di tanto in tanto, il carro si ferma. Al seguito di questi carri, si muovono processioni di bambini in abiti graziosi, e nei cittadini c’è una grande eccitazione diffusa, insieme con la nomenclatura per quanto riguarda le spese necessarie per un tale apparato, che lascia, si dice, alcune persone in completa bancarotta.

Agli orli dei tetti si appendono tondi lampioni di carta, e, in alcune strade, vengono allestiti palcoscenici provvisori sui quali uomini mascherati si esibiscono in rappresentazioni teatrali al suono di tamburi e flauti. Nel disegno, il carro allegorico (dashi), che si vede in alto, reca l’immagine di una scimmia che tiene un mazzo di striscie gohei, mentre quella sulla destra ha l’immagine dell’imperatrice guerriera Jingokogo, che regge sulla mano un arco. Ciascuno dei lunghi stendardi reca la scritta Hiye Sanno Gosairei (festa di Hiye Sanno).

Il trenta di giugno cade una festa religiosa shinto, chiamata Nagoshi no harai. Un monaco distende una stuoia al suolo, vicino al ruscello o ad una botte d’acqua, dispone dei pezzi di bambù in cui sono inseriti dei gohei, e quindi procede ad esorcizzare gli spiriti del male. La gente ritaglia figure e indumenti dalla carta, e quindi li porge, insieme con un’offerta di riso o di frutta, al monaco, il quale innanzi tutto pratica un esorcismo e poi getta i pezzi di carta nell’acqua, allontanando così si suppone, malattie e spiriti maligni, che potrebbero altrimenti agredire gli offerenti. Coloro che prendono parte alla cerimonia, che è praticata in tutto il paese sebbene non con lo stesso rigore ovunque, debbono passare attraverso un cerchio di canne, denominato chinowa.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

Intuito: il tuo alleato nascosto

Il racconto personale di un praticante di iaido del dojo Niten Ichi Ryu; un’immagine che rappresenta  ciò che gli allievi percepiscono nel cammino all’interno dell’esperienza nelle arti giapponesi.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Intuito: il tuo alleato nascosto

La nostra cultura ha una base illuminista, dove ogni aspetto della vita e della conoscenza deve essere razionale per poter esser considerata reale. Io stesso ho una formazione scientifica & matematica e sono conscio dell’importanza della ragione e del metodo scientifico. Quello che ho imparato è che questa è anche una nostra limitazione perché abbiamo abolito l’intuizione. Tutto ciò che non passa al vaglio della mente razionale per noi non esiste. In tal modo neghiamo ciò che sentiamo, intuiamo, percepiamo. Ma è proprio ciò che non è razionale che funge da carburante per la nostra vita, sa cosa è giusto e meglio per noi (non per forza bello, ma giusto).

Così se si vuole fare il grande passo dalla tecnica esteriore (tatemae – 建前) all’essenza interiore (honne – 本音) è necessario ri-scoprire la scintilla dell’intuizione, quella vocina che ti ispira, i cui suggerimenti non possono essere analizzati con la mente razionale. Puoi solo constatare che ciò che ti suggerisce ti guida verso i tuoi obiettivi. Come raggiungere questa consapevolezza e fiducia? Passando dal corpo e dal gesto fisico. Con la pratica di un’arte corporea (come lo iaidō, il kyudō, il qì gōng, o qualsiasi altra arte) si scopre che il nostro corpo sa come muoversi. Ha già memorizzato dentro di se questa informazione. Siamo noi che con la parte razionale lo deviamo dalla retta via. Ed è solo con la percezione di se stessi (non solo come corpo, ma come tutt’uno tra mente, fisico e spirito) possiamo muoverci con un’armonia che con la sola tecnica non è raggiungibile. Questo perché’ è necessaria una sincronia, un movimento all’unisono di tutte le parti del corpo, che nemmeno un direttore d’orchestra come il cervello può dirigere in modo corretto.

Provare per credere

Claudio C.

Share This:

LA DANZA E LO IAIDO

In questo racconto di una praticante di Iaido vedo una dolcezza, una serenità e lucidità rara, un collegamento che sembra così distante, ma che Carla riesce molto bene a collegare.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

LA DANZA E LO IAIDO

Due manifestazioni di una funzione che si esprime in modo apparentemente diverso, ma, in realtà, simile.
Venere e Marte che tuffano lo sguardo l’una nell’altro, intendendosi, nella loro complementarietà.
Entrambe le discipline basano i loro codici ed i loro canoni su di un egual strumento: il corpo umano. Leggi di natura ne definiscono le potenzialità ed i limiti.

Il lavorare per plasmare la materia affinché risponda ad esigenze di elasticità, vigorosità e resistenza richiede costanza, determinazione e presenza mentale.
La tenacia per perseguire questi obiettivi non muta le sue regole, se il risultato finale deve essere un combattimento o, un forse un più effimero, balletto.

Aldilà dello scopo ultimo, si può cogliere comunque la preziosa opportunità offerta dal lavoro di corpo, mente ed anima, che in questa sede, imparano a riconoscersi e a collaborare.
Spesso ci si può stupire di quanto il fisico possa essere insegnante di una mente troppo strutturata, troppo sazia. Placa così le voci dei pensieri che si rivelano chiassosi e dispersivi.
L’esercizio sordo ed umile del corpo fa sfiorare così un po’di quiete. Quiete capace di modulare e trasformare, con discrezione, quasi in punta di piedi, la frequenza del nostro umore, tanto da rendersene conto solo al termine della pratica, quando ci si distoglie da quella particolare condizione dell’essere assorti.

In ambedue si ricorre anche all’ausilio di mezzi esterni.
Nell’arte di Tersicore, lo specchio è l’inesorabile giudice che mette in evidenza difetti di postura, linea ed espressione.
Nello Iaido, la spada, con la propria “voce”, svolge il medesimo ruolo.
Si raffinano infatti i sensi, ed anche l’udito puo’ svelare un taglio impostato male al suo sorgere.
Ovviamente , indispensabile si rivela la figura di riferimento, il maestro, chiamato a correggere la “disarmonia” con la giusta fermezza ed il giusto incoraggiamento a proseguire nella via.
Si può anche osare, per la loro affinità e predisposizione, ricorrere all’ausilio di queste discipline per tentare di incamminarsi nella ricerca della consapevolezza, sperimentando l’eterno presente.
Il nostro passaggio su questo pianeta ci offre questa opportunità, che può rivelarsi anche un viaggio interessante, mai sganciato dalle dinamiche del quotidiano.
Antiche arti che, lavorando sull’elemento umano, insegnano lezioni sempiterne.

CAT (LACARLA)

Share This:

LA RESPIRAZIONE

Personalmente do molta importanza alla respirazione diaframmatica, sia per lo Iaido, il Kyudo e il Qi Gong che per la vita quotidiana, un lavoro della nostra scuola, Duecieli e dei dojo Niten Ichi Ryu e Hayate

LA RESPIRAZIONE

In oriente la respirazione è fondamentale, nella vita quotidiana, fin dai tempi antichi, in Giappone con l’avvento del buddhismo si è accentuata la ricerca di una respirazione ancora più sofisticata abbinandola anche alle varie arti, Shodo, Kyudo, Iaido, Qi Gong, Ikebana, Haiku, Cha no Yu, ecc.

La concentrazione della mente “Samadhi“, mette in ordine mente, corpo e respiro: “Nai San Go“.
Tutto si lega in un unico momento, questo avviene solamente conoscendo il modo di respirare corretto, il “Ki” è inteso come energia vitale dentro e fuori di noi, lo stato da raggiugere: “Sen Ki Nai Ko“; il “Ki” è l’energia che circola in noi e che riequilibra, porta ad uno stato di pace e allontana i malesseri fisici e psichici.

L’apertura del diaframma aiuta l’espansione dei polmoni, un riempimento maggiore della cassa toracica e di conseguenza maggior flusso di ossigeno nel
 sangue, che viene distribuito non solo nella parte muscolare e tendinea, ma anche al cervello, favorendo non solo una risposta più veloce nell’apprendimento ma anche serenità del pensiero, ” La mente vuota, la mente senza catene“, questo porta ad essere più protetti anche dalle problematiche fisiche.

Vincenzo CESALE

Share This:

GRUPPO DI QI GONG

GRUPPO DI QI GONG

Poesia cinese
di Bonsui Tschti -Le stelle e i fiori –

Come due sorelle allevate dalla madre che si chiama « natura », due esseri: la stella e il fiore.
Il fiore del cielo si chiama la stella, la stella della terra si chiama il fiore.
E l’una è distante dall’altra, ma il loro profumo è identico.
Ed è bello vedere ogni sera le due sorelle scambiarsi il loro sorriso e la loro luce.
Quando l’aurora appare e il suo pallido chiarore imbianca le nubi, i fiori del cielo si spengono.
Ma guardate: le gocce di rugiada bianca bagnano, come lagrime, le stelle del mondo terreno!

Dedicata al gruppo di Qi Gong
Scuola delle quattro direzioni

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

Share This:

SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

www.duecieli.it

SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

Sindrome da esposizione al pubblico: “sociofobia su base prestazionale”.

Intendiamo, con con questa definizione, il disagio da esami, prestazione orale o fisica:  è una situazione molto diffusa, che porta a non avere più il controllo sia fisico sia mentale sulla situazione in atto; tanto più è importante, tanto più il disagio aumenta,  dallo “stato di comprensione” fino ad “ansia, panico, terrore” dove il cervello non è più collegato al resto del corpo, gli arti non ricevono più nessun ordine per la loro funzione motoria, la mente è completamente inerme, si hanno forti tremori, atteggiamenti nervosi con sorrisi isterici, perdita del controllo della parola, balbuzie.

Come può avvenire il controllo di questo problema? La cura con farmaci allopatici, ha effetti collaterali anche molto invasivi, personalmente sono contrario, avendo l’alternativa di raggiungere risultati molto significativi con un lavoro mirato; posso descrivere quello che insegnavo nei corsi di difesa personale, sul controllo della mente attraverso la respirazione diaframmatica; abbassando il bacino e portandolo prepotentemente verso il pavimento con una forte dilatazione del ventre nell’inspirazione, diamo al diaframma la possibilità di espandersi e di conseguenza ai polmoni di dilatarsi il più possibile e inviare molto ossigeno al sangue , irrorando il cervello in modo  da poterlo riattivare; così facendo iniziamo a reinvertire le quattro fasi: terrore – panico – ansia – stato di comprensione.

Sviluppare l’abitudine ad affrontare i momenti che portano a questi disagi, ci può aiutare a soffrirne meno; sarebbe utile, inoltre, seguire dei corsi specifici che portino a potenziare le capacità di gestire le emozioni.

 Vincenzo CESALE

Share This:

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

Durante una lezione, il maestro raccontò un aneddoto per descrivere in modo raffigurato lo spirito d’animo che possiamo assumere durante la pratica (e per esteso in ogni momento della nostra vita).

Quando una persona inizia un viaggio può affrontare l’avventura con due atteggiamenti: quello del viaggiatore e quello del turista.

Il turista è colui che quando parte pensa al momento in cui arriverà a destinazione. E appena raggiunge la propria meta pone la propria attenzione quando tornerà a casa.

Il viaggiatore è colui che sin dalla preparazione del viaggio fa attenzione a tutto ciò che lo circonda: persone, compagni di viaggio, persone autoctone dei villaggi che visita, paesaggi naturali e costruzioni umane dei luoghi visitati.

La differenza sostanziale tra i due atteggiamenti consiste nel fatto che il viaggiatore riesce a scambiare pensieri, esperienze, insegnamenti ed anche energia con tutti i luoghi e le persone che incontra. Dall’altra parte il turista avrà solo una visione superficiale senza un vero e proprio scambio costruttivo con gli altri.

Lo stesso atteggiamento lo si può avere in tutto ciò che si compie durante la giornata quotidiana e anche durante la pratica della propria disciplina. E così si ottiene che ogni singolo movimento è composto da una miriade di altri movimenti. E per ognuno di loro è possibile, o necessario, porre l’attenzione al momento presente (e alla forza vivente, come dice Obi Wan Kenobi di Guerre Stellari). E per raggiungere questo traguardo è necessario acquietare la mente (koshin), fare il vuoto (mushin). E il bello è che questi obiettivi utopici ci inducono al perenne cammino.

Pubblicato da Claudio Cavallero a 08

www.duecieli.it

Share This:

LA FORZA DEL SORRISO

Il racconto di questo praticante di iaido della nostra Scuola, Umberto, evidenzia come l’atteggiamento mentale rilassato rappresenti la migliore arma contro la frustrazione. Se una persona agisce mentre si sente frustrata (= rabbia), non ha le capacità per esprimere la propria forza interiore; invece ogni volta in cui riprende il controllo attraverso la calma della mente, giunge con facilità a trasformare il modo di agire, rivelando le proprie piene potenzialità ( = grinta).

Vincenzo CESALE

dojo Niten Ichi Ryu

metodo “Essere Grinta

LA FORZA DEL SORRISO

Lo iaido, quasi per definizione, è spesso descritto come la ricerca di se stessi, il perseguimento della propria perfezione ed il miglioramento ( o come per molti accade, la COSTRUZIONE) del proprio equilibrio psico-fisico.

Tutte queste parole però possono suonare eccessive, poco credibili e falsamente altisonanti per chi non conosce la disciplina o se ne avvicina distrattamente; come di consueto però la realtà è molto più semplice della teoria.

Quello che è accaduto durante lo scorso giovedì di pratica, può essere preso come un esempio lampante del valore e dell’utilità dello iaido.

Ecco quanto accaduto. Durante lo svolgimento del sesto kata, mi sono alzato dal pavimento portando in avanti la gamba sbagliata: un errore madornale, grave quanto inatteso.

E pensare che quella sera mi sentivo particolarmente rilassato, nonostante la giornata lavorativa pesante ed estenuante. Istintivamente, avevo iniziato a svolgere i kata immaginandomi sorridente.

Chiaramente da fuori questo non si vedeva, la mia espressione al più appariva serena, eppure, dentro di me cercavo di distendere i muscoli del viso e di non stringere i denti (difetto che purtroppo mi porto dietro da anni e che lo iaido mi sta aiutanto a riconoscere).

Tornando ai kata, questo mio atteggiamento ebbe come risultato non quello di effettuare esercizi perfetti, privi di errori ed impeccabili, ma semmai, quello di fare uno iaido privo di pensieri, di ragionamenti e di continui “ronzii mentali”. Non distratto, come si potrebbe pensare, ma più naturale.

Dopo l’errore commesso, normalmente mi sarei morso la lingua, avrei guardato al cielo e mi sarei depresso continuando il kata presente e forse anche quelli successivi, con frustrazione.

Tuttavia le cose andarono diversamente e sono sicuro che se non avessi avuto un simile stato di “concentrazione rilassata”, non sarei stato capace di reagire.

Istantaneamente, senza battere ciglio, senza spezzare la respirazione e scompormi, ripresi a fare il kata, questa volta correttamente e dimostrando anche una certa sicurezza, che a detta del maestro venne percepita e quasi trasmessa anche ai miei compagni.

Sicuramente, ed è questo che vorrei sottolineare, la mia capacità di reazione e di ripresa, sono state il frutto del mio stato mentale di serenità ed il rendersi conto di questo risultato è stato assai utile anche dopo, nella sera seguente e nei giorni successivi!

È da anni che mi sento dire che la vera forza non risiede nella durezza, nella rigidità, eppure solo quel giovedì sera mi è venuto naturale sforzarmi di adottare quel tipo di mentalità; evidentemente, certi insegnamenti devono sedimentare a lungo prima di essere davvero assimilati. Insegnare sicuramente, da questo punto di vista, richiede una pazienza infinita suppongo.

Spero che questo resoconto possa permettere a chi non conosce lo iaido, di meglio comprendere le parole delle prime righe e di capire perchè lo iaido serve davvero a tutti per vivere meglio e fare continue scoperte sul proprio conto, conquistando piccole “verità” che sono spendibili a casa, in famiglia, al lavoro e sopratutto, verso sè stessi.

Umberto C.

Share This:

IL DOJO

IL DOJO

IL LUOGO DOVE COLTIVARE IL TUO SVILUPPO PERSONALE

La parola dojo viene spesso, erroneamente, associata al luogo dove si praticano le arti marziali, quindi la lotta e il combattimento. Ma si tratta di una visione molto limitata: dal punto di vista della cultura giapponese, infatti, il DOJO è più precisamente il “luogo sacro e di ricerca della Via”, intesa come Via spirituale, attraverso la pratica di un’arte (marziale o non).

Se sei intenzionato a praticare una disciplina orientale in un VERO DOJO, dovunque si trovi, dovrai essere pronto a metter piede in un luogo molto particolare, ben diverso dalla tradizionale palestra a cui la cultura occidentale ti ha abituato.

Il primo impatto che avrai entrando in un vero dojo sarà una sensazione molto particolare: l’atmosfera sarà ovattata, e quasi sempre sentirai un buon profumo di incenso nell’aria. Questo è il primo passo per predisporre e rilassare mente e corpo.

Le caratteristiche particolari che noterai nel luogo, non solo sono esteriori, estetiche: si tratta infatti di aspetti profondi che derivano dall’applicazione delle regole di comportamento collettive, che tutti gli appartenenti al dojo seguono.

1) IL SILENZIO
Nel dojo non si urla, perché il controllo di sé è parte integrante delle discipline orientali. Lo stesso garbo riguarda i movimenti: nessuno corre o si sposta in modo brusco.

2) LA PULIZIA
Il dojo è un luogo pulito, anche ai praticanti è richiesto di provvedere alla sua pulizia, dove ti verrà chiesto di entrare senza scarpe. Abbandonare le calzature è uno dei modi per predisporsi fisicamente e mentalmente al lavoro.
Entrando, inoltre, noterai un lato delle pareti dedicato all’esposizione dei dettami della Scuola, degli ideogrammi che rappresentano la Via prescelta, dei simboli riguardanti gli antenati: il TOKONOMA, e le arti che si coltivano, nel nostro caso l’arte della spada (Iaijutsu) e dell’arco (Kyudo). Qui vengono collocati anche un tempietto shintoista (Kamidana) ed alcuni altri oggetti (come puoi vedere nella foto).

LAVORARE NEL DOJO: OMOTE e URA

Apprendere un’arte comporta due passaggi, o meglio due fasi.

1. OMOTE . E’ la prima fase, detta anche “esterna”; riguarda ciò che un principiante osserva e ripete, ovvero l’apprendimento dei Kata, delle tecniche ecc.

2. URA. E’ la seconda fase, quella “interna”. Si riferisce alla parte “nascosta” dell’arte, ovvero il punto di vista filosofico, iniziatico, quello che non si vede attraverso gli occhi ma con lo spirito. Questo secondo aspetto viene quasi sempre tralasciato, soprattutto nelle scuole occidentali che hanno privilegiato la pratica sportiva a discapito dell’arte orientale vera e propria. Viene così a mancare l’aspetto più importante: quello evolutivo, che costituisce l’apprendimento più completo dell’essere umano.

Di solito il primo contatto con il gruppo dell’allievo più giovane KOHAI (後輩) avviene attraverso l’incontro con il SENPAI 先輩 (l’allievo più anziano) : sarà lui a guidarti dandoti le prime informazioni sulla Scuola, sui comportamenti da seguire, sul modo corretto di indossare l’abbigliamento, ecc.

Successivamente avrai modo di iniziare a conoscere meglio, attraverso il lavoro, il tuo insegnante.
Se l’insegnante, nella sua formazione, ha avuto modo di lavorare con maestri giapponesi, avrà acquisito un comportamento che si esprime su due livelli:
TATEMAE 建前 (il rapporto sociale con i suoi allievi)
 e
 HONNE 本音 (l’interiorità privata, ovvero la sua visione personale sulle cose).

Tutta questa “etichetta formale” non ti deve spaventare o intimorire: con la pratica e la conoscenza l’integrazione avverrà senza che tu te ne renda conto, gradualmente. 
Più ti dedicherai alla Scuola, più questi aspetti diventeranno parte di te: attraverso la perseveranza e la dedizione assorbirai molto valore da questa esperienza, che rimarrà dentro per sempre. Anche se la vita prima o poi ti allontanerà dal dojo, difficilmente te ne dimenticherai, ritrovandone le tracce nei tuoi comportamenti.

Nel 1971, la prima volta in cui ho indossato un kimono, più precisamente Karategi, Kendogi ecc. (cioè abito da lavoro) l’impressione è stata quella di sentirmi molto ridicolo: quel tipo di abbigliamento era così distante dalle mie abitudini che non riuscivo ad adattarmi. Ed ascoltando il mio maestro giapponese di karate mentre illustrava le tecniche nella sua lingua madre, pensavo che non sarei mai riuscito a capire qualcosa di quel mondo.

Invece oggi indosso il kimono con più disinvoltura del normale abbigliamento occidentale, e grazie a questo percorso ho avuto l’opportunità di avvicinarmi alla lingua e alla cultura giapponese come approfondimento personale. Tutto si può imparare…

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/
www.duecieli.it

Share This:

La riparazione di un arco da Kyudo

La riparazione di un arco da kyudo (Yumi) in bambù

Come tutte le arti, anche il kyudo ha un aspetto manualeindispensabile: la riparazione degli strumenti di pratica. Nellarco in particolare, le riparazioni si rendono necessarie quando nella struttura si vengono a creare delle imperfezioni, delle piccole crepe, un distacco tra le parti incollate, o altri danni dovuti allusura.

Ogni volta che mi appresto a riparare un arco, so già in partenza che le cose andranno diversamente da come me le aspetto; come capita molte volte anche nella vita, modificare unazione già compiuta è molto difficile, a volte persino controproducente.

Come recita un vecchio proverbio, a volte la toppa è peggio del buco. Per questo motivo do il massimo per cercare di uscirne nel migliore dei modi; purtroppo non è sempre così, poichè le varianti in gioco sono molte e imprevedibili, c’è sempre il rischio di commettere un piccolo errore di calcolo e danneggiare il lavoro.

La costruzione di un oggetto artigianale (in questo caso di un arco), dovrebbe assumere unimportanza primaria come se si trattasse un rapporto umano: dare la massima attenzione a tutti i particolari è essenziale, ma soprattutto è importante iniziare a lavorare con uno stato danimo sereno e rilassato.

Nellintraprendere una riparazione questo non è così facile: la parola stessa definisce già uno stato di errore.

Il modo in cui è stato utilizzato e costruito un arco, influenza il lavoro che devo svolgere in fase di riparazione; ogni piccola frattura può nascere per vari motivi:

  • luso non idoneo (ad esempio un errore di caricamento prima di ogni sessione di lavoro e di scaricamento a fine lavoro);

  • la corda (tsuru) mantenuta ad una tensione non adeguata ;

  • errori di tiro dellarciere ;

  • il mantenimento disattento (poca manutenzione quando larco non lavora) ;

  • ecc

Normalmente questi errori sono da attribuire alla limitata esperienza dellarciere quando è principiante, ma qualche volta può succedere che nascano dalla superficialità di un insegnante poco coinvolto, che dedica poca attenzione a trasmettere la propria esperienza ai praticanti.

Quando costruisco un arco, mi baso su due punti fondamentali:

  • i materiali devono essere di massima qualità;

  • la loro preparazione deve essere accurata, al limite della maniacalità 🙂 .

La stessa cosa faccio su me stesso: mi preparo con una meditazione ed un rilassamento evitando ogni interferenza dallesterno, perchè il mio stato danimo deve essere predisposto (allo stesso modo di quando mi preparo per scagliare una freccia).

La differenza è che il lavoro su un arco richiede molto più tempo che scoccare la freccia, e per questo mantenere il rilassamento è più complesso e faticoso.

Tutti gli elementi necessari per predisporre la costruzione, li ritrovo anche nella riparazione; se lavoro su un arco usato e costruito da altre persone, devo tenere in considerazione che vi sono due anime in gioco: una proviene dal costruttore e laltra dallarciere che ne fa uso, che spesso non si conoscono fra loro.

Qualche volta invito gli allievi del dojo Hayate a partecipare ad una sessione di lavoro sugli archi da kyudo: questo è un passo importante per i praticanti, che imparano come avere maggiore cura della loro attrezzatura personale.

Intervenire su un problema limitato ad una parte dellarco è molto difficile: tuttavia non rinuncio a provarci, anzi è una sfida che mi permette di accumulare altra esperienza, che mi sarà di sostegno per gli archi che costruirò in futuro.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

Share This:

ASPETTARE IL RISULTATO O COSTRUIRE IL RISULTATO …

ASPETTARE IL RISULTATO O COSTRUIRE IL RISULTATO: LA DIFFERENZA FA LA DIFFERENZA.

Il post di oggi è di “nicchia”: mi rivolgo all’Operatore Olistico che si sente ancora NON-realizzato
o che spera di realizzarsi, ma non sa bene SE o QUANDO.

Sei convinto che il tuo lavoro coinvolga pochi utenti a causa della crisi? Non è così, ed ora ti spiego il motivo.

Noto spesso che molti fra quelli che si lamentano delle difficoltà (soprattutto economiche) nel far sopravvivere uno studio olistico, adottano una filosofia di vita che li pone in stato di ATTESA, nei confronti di una forza superiore addetta a risolvere i loro problemi.

Dai principi della Legge di Attrazione sappiamo che questo tipo di atteggiamento è poco produttivo, raramente produce risultati concreti. Per spiegarlo in modo pratico mi aggancio ad una disciplina orientale: il kyudo (o tiro con l’arco giapponese).

I kyudoka non si limitano a tirare una freccia: costruiscono il tiro secondo dopo secondo. La preparazione è tutto.
Il risultato da raggiungere è proiettare la freccia in un bersaglio distante 28 metri, in modo pressoché PERFETTO.

Il kyudoka pianifica il tiro dal momento in cui si sveglia la mattina. La mente è orientata verso la pratica. Si reca al dojo (luogo dedicato all’arte), dove esegue il suo rituale nell’indossare gli abiti adeguati.

Ogni minuto che passa la sua mente è più concentrata sull’obiettivo; compie ogni gesto mantenendo la massima focalizzazione sul risultato da raggiungere: il tiro perfetto.

I praticanti si preparano insieme sulla pedana: puliscono il luogo, poi eseguono i saluti rituali, dedicano qualche minuto a calmare mente e cuore (koshin), poi preparano gli archi e le frecce. Qualsiasi piccolo movimento o parola (spostarsi nel dojo, preparare l’attrezzatura, prelevarla e posarla, domandare e rispondere, ecc. ) è prestabilito, curato, studiato nei minimi particolari.

Solo allora iniziano a predisporre il tiro vero e proprio. La posizione è stabile, le gambe sono leggermente divaricate, ogni muscolo entra in sinergia con gli altri; l’intero corpo crea una linea di potenza che unisce cielo e terra, generando un campo di forza.

L’arco viene aperto lentamente, ogni passaggio ha un suo perché. La giusta apertura, la giusta posizione del busto, delle spalle e del torace, la giusta torsione … solo attraverso il perfezionamento continuo di tutti i passaggi la freccia riceve la rotazione e la potenza necessarie per raggiungere il centro del bersaglio.

Occorrono mesi di allenamento per fare il primo centro, mesi di allenamento perché ogni gesto smetta di essere meccanico e diventi OLISTICO.

Ogni bersaglio raggiunto è il frutto di una preparazione minuziosa nei dettagli.
Se un dettaglio non è perfetto, il centro viene mancato.
Se la mente non è calma o il corpo è rigido, il centro viene mancato.
Se un gesto si esegue in modo minimamente scorretto, il centro viene mancato.

Nella vita, invece, spesso i passaggi vengono presi sottogamba o dati per scontati.
Qualcuno ritiene che aver frequentato dei corsi, acquisito una formazione solida e metterci “tanto cuore”, basti a garantire il successo. L’energia Universale farà il resto, premiando la virtù spirituale ed “il dono”.

Ebbene non è così: nessuno ha un dono, nessuno è virtuoso. Praticare le discipline naturali non rende speciali, è solo una capacità; vale quanto l’abilità nel costruire ponti che non crollano al primo temporale, piuttosto che coltivare frutta e verdura, o qualsiasi altro TALENTO.

Quindi, se il tuo desiderio è quello di lavorare nel settore delle discipline naturali COME PROFESSIONISTA, rimanere in fiduciosa attesa del risultato è inutile. L’unico atteggiamento che puoi fare tuo per raggiungere degli obiettivi CONCRETI, è farti carico della loro costruzione meticolosa un giorno dopo l’altro, un’ora dopo l’altra, un secondo dopo l’altro: cioè FARE LE COSE GIUSTE, FARE LE SCELTE GIUSTE.

SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI RAGGIUNGERE. Aspettare che l’Universo ti porti i risultati che desideri, è come per un kyudoka pretendere di proiettare la freccia nel centro senza compiere i gesti corretti per scoccarla, cioè senza fare kyudo.

Se un kyudoka medita per 18 ore al giorno sperando di arrivare al dojo e trovare la sua freccia nel centro del bersaglio, resterà deluso. E’ semplicemente una cosa IMPOSSIBILE, quindi se è impossibile per un kyudoka, come può funzionare per un operatore olistico?

L’energia segue L’AZIONE, se non agisci in modo adeguato i risultati non arrivano: non possono. E l’azione SEGUE LE CONVINZIONI.

Per innescare un cambiamento devi essere disposto a “rimettere in discussione” le convinzioni che hai tenuto strette fino ad oggi. Perché solo così apri la porta a nuove azioni, nuovi pensieri, e soprattutto NUOVE OPPORTUNITA’. Se sei pronto a farlo, significa che vuoi veramente fare l’operatore con tutto te stesso, possiedi gli strumenti che servono per cambiare la realtà e sei disposto a fare tutto ciò che occorre per realizzarti completamente.

Se invece ti senti più tranquillo e protetto continuando a rimanere fermo sulla visione che hai adesso (quella che ha costruito la tua attuale situazione, un giorno dopo l’altro), eviti con certezza matematica il rischio di sbagliare o di fallire. Ma rinunci anche alle possibilità di successo, e soprattutto non puoi aspettarti risultati diversi da quelli che hai già, nemmeno fra cent’anni.
Rispondi a te stesso: dove vuoi essere fra cinque anni?

Il meglio di te è quello che puoi dare ORA.
Deborah.

‪#‎lameditazioncinagnegnènontiserve‬

Share This:

MUSO SHINDEN RYU

MUSO SHINDEN RYU: la nascita di una Scuola

Dopo essermi dedicato per circa 50 anni ad esplorare il mondo delle arti marziali, in particolare quelle giapponesi, ho fatto la scelta di destinare il mio studio e le mie energie unicamente alle discipline prive di combattimento fisico. Questo perchè sento che mi danno maggiori opportunità di crescita e di espansione come individuo.

Lo scopo antico era preparare combattenti che avessero l’esperienza necessaria per affrontare un reale scontro fisico. Oggi, che non è più necessario affrontare scontri all’arma bianca, si è trasformato in Via di crescita personale, attraverso il lavoro profondo sul corpo e sullo spirito.

Una delle arti che amo di più è senza dubbio lo iaido, lo studio della spada giapponese. In particolare amo le scuole piene di memoria storica, quelle che nascono dall’esperienza reale del passato. Ho abbandonato da tempo le Scuole moderne, ideate unicamente per fini sportivi. Il Muso Shinden Ryu è una delle Scuole più antiche, ed è quella a cui ho scelto di rivolgere la mia massima dedizione, nella pratica e nell’insegnamento.

Oggi andiamo a esplorare la lunga e articolata storia delle scuole antiche di spada giapponese, scoprendo da dove arrivano e con quale percorso sono state tramandate fino a noi.

Per abitudine l’arte della Spada viene definita “iaido”, nome dato da Nakayame Hakudo o Hiromichi (1869-1958) nel 1932: si tratta di un nome generico, che raggruppa anche le scuole recenti, nate nel XX secolo; in realtà non è corretto chiamarlo in questo modo se ci riferiamo alle scuole antiche (Koryu).
Al Koryu appartengono le Scuole di cui andremo a raccontare: per questo è più giusto definirle “Iaijutsu Koryu”.

Si codificò, come lo conosciamo oggi, grazie a Jinsuke Shigenobu (1546-1621)?conosciuto come Hayashizaki Jinsuke Shigenobu. Ci sono giunte altre informazioni: circa cento anni prima, il fondatore del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, Izasa Ienao (Choisai) descriveva lo Iaijutsu praticato con spade vere dette Shinken.

Linea gerarchica dei caposcuola

• fondatore Hayashizaki Jinsuke Shigenobu
• 2° caposcuola Tamya Heibei Shigemasa
• 3° “ Nagano Muraku Nyudo Kinrosai
• 4° “ Momo Gunbei Mitsushige
• 5° “ Arikawa Shozaemon Munetsugu
• 6° “ Banno Dan’emon no Io Nobusada
• 7° “ Hasegawa Chikaranosuke Eishin (Hidenobu)
• 8° “ Arai Seitetsu Kiyonobu
• 9° “ Hayashi Rokudayu Morimasa
• 10° “ Hayashi Yasudayu Seisho
• 11° “ Oguro Motoemon Kiyokatsu

Alla morte dell’undicesimo caposcuola si è interrotta la linea diretta di trasmissione; si sono divise linee di insegnamento diverse, come la Shimomura ha (progenitrice dello iaido moderno) e la Tamimura ha: “ha” intende un ramo staccatosi dalla linea diretta di discendenza originaria Jinsuke Eishin

SHIMOMURA HA

• 12° caposcuola Matsuyoshi Teisuke (Shisuke) Hisnari
• 13° “ Yamakawa Kyuzo Yukikatsu (Yukio)
• 14° “ Shimomura Ttsubouchi) Moichi (Seisure) Sadamasa
• 15° “ Hosokawa (Gisho) Yoshimasa (Yoshiuma)
• 16° “ Nakayama (Hakudo) (Yushin) Hiromichi
• 17° “ Hashimoto toyo
• 18° “ Saito Isamu

TAMIMURA HA

• 12° caposcuola Hayashi Masu (Masa) no Jo Masanari (Seishi)
• 13° “ Yoda (Manzai) (Sansho) (Yorikatsu)
• 14° “ Hayashi Yadayu (Seiki) Masayori (Masataka)
• 15° “ Tanimura Kame no Jo Yorikatsu (Sugio)
• 16° “ Goto Magobei Masasuke (Seiryo)
• 17° “ Oe Masamichi (Shikei)
• 18° “ Hogiyama (Okiyama) Namio
• 19° “ Fukui Harumasa
• 20° “ Kono Hyakuren Minoru (Yamamura ha)
• 21° “ Fukui Yorao

Tra le Scuole di Koryu che pratichiamo ancora oggi e a cui mi dedico, si distinguono tre vie: SHODEN, CHUDEN e OKUDEN.

• Muso Shinden Ryu (Shoden)
• Hasegawa Eishin Ryu (Chuden)
• Suwariwaza e Tachiwaza (Okuden)

Era prerogativa dei caposcuola apportare alla pratica tutte le modifiche che ritenevano opportune; essendo mancata la discendenza diretta, nel corso degli anni le scuole hanno avuto una graduale perdita di identità anche se minima: ora risulta molto più difficile trasmettere l’arte com’era in origine, anche se ritengo personalmente che sia comunque rimasto molto di quello che era l’insegnamento antico.

Vincenzo CESALE

dojo NITEN ICHI RYU
www.kyudoiaidoqigong.it

Share This:

KYUDO: IL MIO PERCORSO …

KYUDO: IL MIO PERCORSO

Oggi sono lieto di presentarvi una storia reale, la testimonianza di Cristina, di come ci si può evolvere attraverso l’ arte del Kyudo nella scuola Due Cieli di Torino
Kyudo: il mio percorso di trasformazione.

E’ sabato mattina, fuori nevica tanto, ma quando la sveglia suona, i piedi si fiondano giù dal letto. Vado a fare le mie tre ore di Kyudo settimanale al dojo NITEN ICHI RYU di Collegno: non è solo praticare un’arte marziale, è qualcosa che mi sta cambiando profondamente.
In quest’ultimo anno, nella mia vita si stanno alternando momenti davvero sconvolgenti, legati principalmente al lavoro, che mi stanno portando a dei cambiamenti radicali di abitudini e non solo. Tutto questo mi ha portato a vivere (ahimè..) anche momenti di sconforto, che sono serviti per guardarmi finalmente allo specchio. Guardarmi negli occhi e comprendere che forse era ora di dare una svolta: ogni sabato, vestita con la mia hakama, stringendo lo yumi (arco giapponese) tra le mani e incoccando le mie ya (frecce) mi guardo negli occhi, cerco di entrare in contatto con il mio sé più profondo, fino a quando le lascio andare verso il makiwara. Ogni tiro, mi sento più leggera, la mente più lucida vede certe cose diversamente e il mio corpo è più stabile.

Ogni volta che stringo l’arco, non è mai uguale alla precedente. Cosi come ogni lezione. E’ un’evoluzione: non si fanno passi avanti o passi indietro, ma ci si trasforma. Ora posso confermare con certezza, che il kyudo è ciò che ci voleva per aiutarmi a “venir fuori” correttamente, senza aggressività ma con rispetto ed armonia. Non lo so quanto tempo ci metterò, ma fosse anche tutta la vita, sarà solo un guadagno e non uno spreco di tempo.

Un arciere, ha un solo bersaglio: il suo cuore.
– Adagio del Kyudo (Arco Zen Giapponese)
Cristina
Allieva del Kyudojo HAYATE

Share This:

BIKURI NEL KYUDO …

BIKURI NEL KYUDO. ll conflitto con lo YUMI

Nella nostra scuola Due cieli, tutti i nostri allievi, oltre imparare l’arte del kyudo, vengono preparati per affrontare al meglio quelle che vengono chiamate le “tre malattie“. Tengo a precisare che non sono malattie reali (come siamo bituati a pensare) ma sono semplicemente degli adattamenti del nostra mente e nostro corpo alla praticha del kyudo durante gli anni di pratica; vengono chiamate “bikuri, hayake, yurumi“. Oggi vi racconto nel dettaglio BIKURI.

Bikuri: essere sorpresi.

Bikuri fa parte di una delle tre “malattie” del Kyudo, che talvolta, si manifestano attorno ai sette anni di pratica.

Come appare? Durante la fase di Kai, l’ultima apertura dell’arco (Yumi), si innesca un meccanismo che impedisce ai muscoli di continuare l’apertura e renderla completa.

L’arciere cerca di aprire l’arco ma invece avviene l’esatto contrario, tende a chiuderlo; si innesca un movimento conflittuale di apertura (volontaria) e chiusura (involontaria), impedendo di continuare l’estensione orizzontale e verticale con il massimo incremento di potenza, NOBIAI: si spinge e si torce l’arco e in contemporanea si torce con la mano e l’avambraccio destri.

Questo problema avviene per la tipologia del lavoro che si fa nell’arte del tiro con l’arco giapponese; per i principianti i vari passaggi risultano costrittivi, vanno contro ogni abitudine che hanno conosciuto fino ad allora.
Quindi il loro cervello, non essendo a conoscenza di tali informazioni, non dà più gli ordini al corpo e ai muscoli. La mente rimane confusa ed inizia a sgretolarsi, avviandosi alla seconda fase, di queste tre: ansia, panico, terrore.

Tutto sparisce all’improvviso quando il praticante entra nell’arte e usa la tecnica della non mente (Mushin), che impedisce di costringere lo spirito e gli permette di liberare tutto il proprio essere, comprendendo che le costrizioni che lo fermavano in precedenza non hanno più nessun valore.

Vincenzo CESALE

kyudojo HAYATE

Share This:

MURAMASA e MASAMUNE …

Muramasa e Masamune : L’antica leggenda delle due spade perfette.

Una leggenda racconta di una sfida fra Okazaki Masamune (岡崎 正宗) e Muramasa per vedere chi dei due era in grado di costruire la spada più tagliente. Entrambi crearono due spade magnifiche e decisero di metterle alla prova: le due spade sarebbero state appese a una sporgenza sopra un fiume, con la punta della lama immersa nell’acqua. 

La spada di Muramasa, la Juuchi Fuyu (10.000 inverni) tagliò ogni cosa che incontrava (pesci, foglie, il vento). La spada di Masamune, invece, la Yawaraka-Te (軟て) (mano delicata) non tagliò nulla: i pesci e le foglie passavano, e il vento soffiava dolcemente sulla sua lama. 

Mentre Muramasa lo derideva passò un monaco, che aveva osservato tutta la sfida, parlò ai due: “La prima spada è senza dubbio una spada tagliente, ma è portatrice di sangue, una spada malvagia che non fa differenza fra ciò che taglia. Può essere buona per tagliare farfalle così come teste. La seconda è notevolmente la più tagliente fra le due, e non taglia senza motivo ciò che è innocente”

Claudio

Allievo 2° dan di Iaijutsu Koryu

del dojo NITEN ICHI RYU (Università Duecieli)

Share This:

SETSU-BUN terzo mese

SETSU-BUN terzo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

 

Quando l’nverno si trasforma in primavera

Marzo
Il 3 marzo, festa chiamata jomi no sechiye, nelle case in cui vive una bimba che ha meno di sette anni, si allestisce una bella mostra di bambole e piccole statue, chiamate Hinanomatsuri.

Le figurine, che sono vestite con costumi dei tempi passati, sono sistemate in varie file, e si da il posto più alto alle figure dell’imperatore e dell’imperatrice mentre, sotto di loro nei livelli più bassi, vi sono i guerrieri, le dame di corte, i musicisti ecc.. Alla base sono sistemati modellini degli oggetti necessari ad una sposa che va ad abitare nella casa del marito un cassettone (tansu), una lunga cassa per la biancheria da letto (nagamochi), un appendi abiti (iko), uno specchio su sostegno, e così via.

Le grandi bambole, usate di solito per giocare, fanno parte della mostra, così come un modello del piccolo carro trainato da buoi usato dai primi imperatori. Grandi focacce a forma di diamante, chiamate Kosamochi, fatte di riso e di artemisia bollita, sono offerte alle statuine, e vengono date a quei parenti e amici che hanno regalato le bambole. L’origine di questa festa non è nota, ma si suppone che risalga a oltre 900 anni fa.

Lungo le coste, ma specialmente in alcuni luoghi di quella orientale, come Sumiyoshi no ura, Sakai no ura, Shiba ura e Shinagawa, la gente si diverte a pescare crostacei e lo chiama shiohi gari. Folti gruppi di uomini, donne e ragazzi escono in barca il mattino presto, aspettando che la marea si abbassi, e quindi scendono alla ricerca di crostacei di varie specie,con i quali tornano trionfanti, quando il flusso dell’alta marea li riporta a terra.

All’epoca dell’equinozio di primavera (higan), i capi famiglia preparano il bota mochi, focacce tonde di riso bollito, coperte con un impasto di fagioli e zucchero chiamato an; il dango, dolce a forma di gnocco, fatto di riso, fagioli rossi e zucchero, e altre vivande simili, e offrono questi dolci alle immagini del Buddha o li distribuiscono tra amici e parenti.

Nella ricorrenza dei defunti, è usanza da parte dei parenti della persona deceduta offrire riso bollito, pasticcini e altro cibo allo spirito del defunto, e chiedere ad un monaco di leggere ad alta voce versi dei libri sacri buddhisti. Si crede, tuttavia, che quelle anime che non hanno parenti che si occupano di loro, siano affamate, e così in questo periodo dell’anno i monaci buddhisti compiono per sette giorni la cerimonia Segaki, “il nutrire gli spiriti affamati”, in cui si recitano preghiere e si offrono riso bollito, pasticcini ecc. a quelle ombre altrimenti dimenticate.
SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

LA GRINTA E LA RABBIA

La grinta e la rabbia

 Stella Drago

L’esperienza personale nella scuola Duecieli di Stella attraverso l’esperienza, “trasforma la rabbia in grinta” http://www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta

LA GRINTA RAGGIUNGE UN BERSAGLIO. LA RABBIA COLPISCE A CASACCIO.

Oggi ho fatto il secondo step dopo lo stato di espansione: essere Grinta! Sono state due ore interessantissime. Il tempo è volato! Enzo è stato molto esaustivo e mi ha fatto capire diverse cose della mia postura che non andavano bene per dare agli altri un’immagine più forte di me stessa e quindi avere più considerazione. Migliorando la camminata ho potuto anche migliorare il mio mal di schiena dovuto proprio ad una mia cattiva abitudine nel camminare.

Molto interessante è stato anche il ‘metodo’ che Enzo mi ha insegnato per ‘scaricare’ la rabbia in situazioni di stress, di agitazione od altro e trasformarla quindi in Grinta. In particolar modo a me premeva sapere cosa potevo fare per evitare di ‘assalire’ il frigo quando sono nervosa (e questo purtroppo mi ha portato chili e chili di troppo Emoticon frown ). Usando sempre lo stesso ‘metodo’, dovrei evitare di abbuffarmi indirizzando la mia rabbia repressa e quindi calmare la mia voracità!

Ora non mi resta che provare, provare e provare. Intanto queste due ore sono volate e quindi questi esercizi mi hanno sicuramente dato molta serenità cancellando tutti i pensieri cattivi e negativi che avevo (e vi assicuro che in mattinata ne avevo accumulati tanti!!!) per cui se hanno funzionato in queste due ore funzioneranno anche per altre situazioni stressanti.

Grazie Enzo, grazie per la tua pazienza e per i tuoi insegnamenti.

Share This:

LA RABBIA

LA RABBIA E IL RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

Nella vita ci sono aspetti che non andrebbero mai sottovalutati e sono quelli dello stupore, della meraviglia, e soprattutto lo scambio di idee, opinioni, curiosità e domande, che ci permettono di imparare ogni volta qualcosa di nuovo, e di fornire noi stessi delle risposte persino diverse alle comune aspettative. Tutto ciò solletica la nostra intelligenza e la sprona ad evolversi insieme alla nostra stessa concezione di anima, corpo e spirito, e sarò ancora più esaustivo riportando una domanda di un allievo di Kyudo che centra uno degli obiettivi fondamentali del mio discorso.

In una cena dopo un seminario, David mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi.
Questa è certamente un’interessante osservazione, molto scrupolosa, di chi ha oltretutto un notevole intuito. Di fatto però il mio problema era proprio quello di riuscire a dare una spiegazione a David, dal momento che è Olandese. La lingua è davvero un ostacolo? Non esiste forse un “linguaggio universale?”. Me la cavai dicendogli scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza tenere gli occhi aperti, sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione
per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando eseguire un gesto o un’azione diventa per alcuni sinonimo di insicurezza, paura e stress. Ciò accade perlopiù nei praticanti a cui manca esperienza nella disciplina, ovvero, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere. Sono infatti le “cose” che non si conoscono a creare disagio, e spesso ciò si trasforma in paura o rabbia. www.kyudoiaidoqigong.it/rislesso-di-ammiccamento/

Prendendo ad esempio il riflesso di ammiccamento che abbiamo analizzato scientificamente in tutte le sue parti in precedenza; ora vorrei vederlo da un’altra ottica, con più precisione, in un campo che interessa la maggior parte di noi:la rabbia. In questo caso la consegna è: “trasforma la rabbia in grinta”, www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta .

Tutto ciò mi ha portato ad un ragionamento: anche il riflesso di ammiccamento, in parte è deciso dalla rabbia, che non riusciamo a gestire.

Il lavoro che ci si appresta a seguire comprende tre aspetti:

1) il respiro;
2) la voce;
3) il movimento (postura e conquista dello spazio).

Il processo è molto efficace già in se con poche sedute, ma il lavoro duraturo, quello che permette di ottenere i massimi risultati, va programmato con discipline in grado di mantenere più a lungo i risultati ottenuti attraverso le sedute personali.

Il Kyudo o lo Iaido sono molto adatti a questa trasformazione, anche per quanto riguarda il mantenimento e aiutano a concentrarsi mantenendo la trasformazione della rabbia, lavorando proprio sulle tre fasi che abbiamo visto in precedenza “respiro, voce, movimento”.

Queste due discipline non lavorano solo in profondità sul nostro corpo, ma anchenel nostro spirito, dentro di noi, donandoci un equilibrio psicofisico molto forte, trasformando la nostra eventuale rabbia in grinta. Un lavoro approfondito e condiviso con altri compagni di viaggio, che con la loro presenza ci accompagnano nella nostra crescita personale.

Vincenzo CESALE

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.

 

Share This:

IL DOJO

IL DOJO
IL LUOGO DOVE COLTIVARE IL TUO SVILUPPO PERSONALE

La parola dojo viene spesso, erroneamente, associata al luogo dove si praticano le arti marziali, quindi la lotta e il combattimento.
Ma si tratta di una visione molto limitata: dal punto di vista della cultura giapponese, infatti, il DOJO è più precisamente il “luogo sacro e di ricerca della Via”, intesa come Via spirituale, attraverso la pratica di un’arte (marziale o non).

Se sei intenzionato a praticare una disciplina orientale in un VERO DOJO, dovunque si trovi, dovrai essere pronto a metter piede in un luogo molto particolare, ben diverso dalla tradizionale palestra a cui la cultura occidentale ti ha abituato.

Il primo impatto che avrai entrando in un vero dojo sarà una sensazione molto particolare: l’atmosfera sarà ovattata, e quasi sempre sentirai un buon profumo di incenso nell’aria. Questo è il primo passo per predisporre e rilassare mente e corpo.

Le caratteristiche particolari che noterai nel luogo, non solo sono esteriori, estetiche: si tratta infatti di aspetti profondi che derivano dall’applicazione delle regole di comportamento collettive, che tutti gli appartenenti al dojo seguono.

1) IL SILENZIO
Nel dojo non si urla, perché il controllo di sé è parte integrante delle discipline orientali. Lo stesso garbo riguarda i movimenti: nessuno corre o si sposta in modo brusco.

2) LA PULIZIA
Il dojo è un luogo pulito, dove ti verrà chiesto di entrare senza scarpe. Abbandonare le calzature è uno dei modi per predisporsi fisicamente e mentalmente al lavoro.
Entrando, inoltre, noterai un lato delle pareti dedicato all’esposizione dei dettami della Scuola, degli ideogrammi che rappresentano la Via prescelta, dei simboli riguardanti gli antenati: il TOKONOMA, e le arti che si coltivano, nel nostro caso l’arte della spada (Iaijutsu) e dell’arco (Kyudo). Qui vengono collocati anche un tempietto shintoista (Kamidana) ed alcuni altri oggetti (come puoi vedere nella foto).

LAVORARE NEL DOJO: OMOTE e URA
Apprendere un’arte comporta due passaggi, o meglio due fasi.

OMOTE . E’ la prima fase, detta anche “esterna”; riguarda ciò che un principiante osserva e ripete, ovvero l’apprendimento dei Kata, delle tecniche ecc.

URA. E’ la seconda fase, quella “interna”. Si riferisce alla parte “nascosta” dell’arte, ovvero il punto di vista filosofico, iniziatico, quello che non si vede attraverso gli occhi ma con lo spirito.

Questo secondo aspetto viene quasi sempre tralasciato, soprattutto nelle scuole occidentali che hanno privilegiato la pratica sportiva a discapito dell’arte orientale vera e propria. Viene così a mancare l’aspetto più importante: quello evolutivo, che costituisce l’apprendimento più completo dell’essere umano.

Di solito il primo contatto con il gruppo dell’allievo più giovane KOHAI (後輩) avviene attraverso l’incontro con il SENPAI 先輩 (l’allievo più anziano) : sarà lui a guidarti dandoti le prime informazioni sulla Scuola, sui comportamenti da seguire, sul modo corretto di indossare l’abbigliamento, ecc.

Successivamente avrai modo di iniziare a conoscere meglio, attraverso il lavoro, il tuo insegnante.

Se l’insegnante, nella sua formazione, ha avuto modo di lavorare con maestri giapponesi, avrà acquisito un comportamento che si esprime su due livelli:

TATEMAE 建前 (il rapporto sociale con i suoi allievi)
e
HONNE 本音 (l’interiorità privata, ovvero la sua visione personale sulle cose).

Tutta questa “etichetta formale” non ti deve spaventare o intimorire: con la pratica e la conoscenza l’integrazione avverrà senza che tu te ne renda conto, gradualmente.
Più ti dedicherai alla Scuola, più questi aspetti diventeranno parte di te: attraverso la perseveranza e la dedizione assorbirai molto valore da questa esperienza, che rimarrà dentro per sempre. Anche se la vita prima o poi ti allontanerà dal dojo, difficilmente te ne dimenticherai, ritrovandone le tracce nei tuoi comportamenti.

Nel 1971, la prima volta in cui ho indossato un kimono, più precisamente Karategi, Kendogi ecc. (cioè abito da lavoro) l’impressione è stata quella di sentirmi molto ridicolo: quel tipo di abbigliamento era così distante dalle mie abitudini che non riuscivo ad adattarmi. Ed ascoltando il mio maestro giapponese di karate mentre illustrava le tecniche nella sua lingua madre, pensavo che non sarei mai riuscito a capire qualcosa di quel mondo.

Invece oggi indosso il kimono con più disinvoltura del normale abbigliamento occidentale, e grazie a questo percorso ho avuto l’opportunità di avvicinarmi alla lingua e alla cultura giapponese come approfondimento personale. Tutto si può imparare…

Vincenzo CESALE
www.duecieli.it

Share This:

IL QI GONG

Il QI GONG è una filosofia

Questo è un mio personale pensiero, che vorrei condividere con tutti i praticanti, gli insegnanti, maestri Qi Gong e appassionati, della nostra scuola, duecieli.

Non è una ginnastica, non è yoga, non è tai chi, non è step, non è spinnig, non è pilates, non è stretching ecc.

I Qi Gong è un modo di vivere, è un lavoro personale del corpo, della mente, dello spirito, un trasformatore di rabbia in grinta, vista come forza positiva; un percorso di una lunga vita serena.

E’ FILOSOFIA, SENZA NON ESISTE IL QI GONG.

Vincenzo CESALE

Share This:

SHINTO

Shinto

In questo post trattiamo il significato di una delle parole che spesso si incontrano, studiando la cultura giapponese: Shinto. Si tratta di un esempio del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Shinto-Duecieli-Torino

Il termine SHINTO deriva dal cinese SHIN (spirito) e TO (via). Può essere tradotto come “via degli spiriti”, dove  “spiriti” è un termine che in questo caso sta a indicare gli esseri ultraterreni o sovrumani, chiamati in Giappone “KAMI”, parola solitamente tradotta con “DEI”.

Per comprendere il concetto giapponese di Kami è necessario avvicinarsi a questo termine senza tener conto della nozione che abbiamo della parola “Dio”.
Nello shintoismo non esiste l’idea di un unico Dio assoluto, creatore di tutto.

Secondo la mitologia shintoista, all’inizio esisteva un’unica entità, in seguito si ebbero il Cielo e la Terra.
Dal cielo apparvero i Kami e tra loro una coppia che diede origine all’intero creato, tramite cinque elementi primordiali: la terra (CHI), l’acqua (MIZU), il fuoco (HI), il vento (KAMI) e il vuoto (KU).

VincenzoCESALE

www.kyudoiaidoqigong.it

Share This:

SEMINARIO IAIJUTSU KORYU

Seminario di Iaijutsu koryu a Chivasso 31/01/2016

Condotto dal M° Vincenzo CESALE, organizzato dal M° Mario Di Prima

Un ringraziamento a tutti i partecipanti, coinvolti in un lavoro intenso, con un notevole  spirito di volontà.

Niten ichi ryu

Altre immagini alla pagina Foto e video “IAIDO foto”

Share This:

SETSU-BUN secondo mese

SETSU-BUN secondo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

 

Quando l’inverno si trasforma in primavera

FEBBRAIO
Con l’introduzione del calendario gregoriano, nel 1873, il secondo mese dell’anno ha perso gran parte delle sue caratteristiche distintive. Setsu bun, il periodo nel quale l’inverno si trasforma in primavera, cade in questo mese, secondo il vecchio calendario giapponese, quando c’era l’usanza di tirare piselli secchi dentro le case, pensando che avesse l’effetto di scacciare spiriti maligni e influenze nocive.
Questo era anche il mese della fioritura dei ciliegi, ma persino i pruni non sono ancora completamente in fiore nell’attuale mese di febbraio. Tra i luoghi del Giappone più famosi per la fioritura dei pruni  vi sono Tsuki ga se a Yamato Komukai, vicino a Tokyo, Sugita, vicino a Yokohama, e Kameido e Kinegawa, sobborghi di Tokyo. La stampa rappresenta una scena a Kameido, quando i pruni sono in piena fioritura.

Prima dell’introduzione, durante il regno attuale, di una suddivisione settimanale del tempo, i giorni portavano nella loro sequenza i nomi dei dodici segni zodiacali:
1) Ne (nezu mi), il Topo;
2) Ushi, il Toro;
3) Tora, la Tigre;
4) U (usagi), la Lepre;
5) Tatsu, il Drago;
6) Mi (hebi), il Serpente;
7) Uma, il Cavallo;
8) Hitsuji, la Capra;
9) Saru, la Scimmia;
10) Tori, il Gallo;
11) Inu, il Cane;
12) I, il Cinghiale.

Allo hatsu uma, o “primo giorno del cavallo”, del secondo mese, veniva celebrata ovunque la festa di Inari, la dea dei cereali, e, benchè sia oggi osservata in misura molto minore, si appendono lampioni di carta ovali con figure dipinte, disposti ai lati della strada che porta al tempio di Inari, guadato da una coppia di volpi. Il più grande è quello di Fushimi Inari, a Inariyama, sul lato est della strada che da Kyoto va a Fujimi. E’ poco più di tre miglia e mezzo dal ponte Sanyo in Kyoto, e presso la stazione  Inari della ferrovia Tokyo Kobe.
L’undicesimo giorno del mese, piccole e grandi città sono rallegrate dalle bandiere nazionali esposte in onore dell’ordinazione del Jimmu Tenno, primo imperatore del Giappone, e, in questo giorno nell’anno 1889 è stata promulgata dall’attuale Imperatore una Costituzione per L’Impero.

SETSU-BUN Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)


L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

LA GRINTA RAGGIUNGE IL BERSAGLIO. AL RABBIA COLPISCE A CASACCIO

LA GRINTA RAGGIUNGE UN BERSAGLIO. LA RABBIA COLPISCE A CASACCIO.

C’è confusione tra Rabbia, Grinta e forza di volontà. E il fatto che in giro ci sono decine di corsi per “gestire la rabbia” (che tutto ti insegnano tranne che USARLA), dimostra chiaramente che la confusione e’ tanta.

Si tratta della stessa forza distruttiva, ma dipende da te quanto la subisci (Rabbia) o la usi per costruire (Grinta).

Spesso scarichi la Rabbia contro qualcosa o qualcuno, aggredendo, attaccando, colpendo, ferendo.

In altri casi la rivolgi contro TE STESSO, trasformandola in “pseudo-forza-di-volontà” (“devo fare assolutamente questo e quello, anche se non ci riesco ci devo riuscire”), oppure in autosabotaggio, sensi di colpa, e simili.

In tutti questi i casi che ti ho elencato la forza distruttiva aggredisce per il solo scopo di aggredire.

La Rabbia ti impedisce di centrare gli obiettivi: cioè ti smonta, ti fa dirigere le energie verso le cose sbagliate.

Quando “fai le cose sbagliate”, per quanto impegno tu ci metta, non ottieni mai i risultati che desideri. Essere dominato, o dominata, dalla Rabbia è, appunto, “fare le cose sbagliate”.

Nessuna meditazioncina o respirazione, o preghiera, invocazione o incantesimo riesce a fermarla o gestirla, tantomeno il pensiero positivo: tutte queste cose lavorano su mente e cuore, mentre la Rabbia arriva dalla pancia e se ne sbatte di mente e cuore!

Usando queste tecniche l’unico risultato che ottieni è di reprimere e inghiottire la Rabbia, di riportarla dentro di te ( = autoaggredirti), di fare finta che non esista, salvo poi ritrovartela addosso:
1) sulla faccia come psoriasi
2) nello stomaco come gastrite o ulcera
3) sul corpo come grasso accumulato
4) nelle coronarie con un bel colpo al cuore
5) ecc..

QUAL È L’ALTERNATIVA?

Se vuoi usare in modo costruttivo la Rabbia, devi trasformarla in GRINTA. E per usare la grinta devi avere un BERSAGLIO verso cui dirigerla.

I bersagli sono: i problemi e le situazioni che ti impediscono di raggiungere gli obiettivi che sono importanti per la tua vita.

È ovvio che tutto questo discorso ha senso se hai capito cosa è davvero importante per la tua vita, cosa vuoi fare ed ottenere per cantare la tua canzone, e quali obiettivi devi centrare per riuscirci.
(Se ancora non lo hai capito, leggi qui: http://www.soloattrazionenienteillusione.it/effetto-domino)

Quando hai degli obiettivi importanti per la tua vita, di sicuro hai degli ostacoli sul tuo cammino: ci sono sempre. E questi ostacoli sono il problema da “distruggere”, da risolvere, contro cui puoi dirigere l’energia distruttiva.

Il bersaglio esiste in funzione del fatto che tu hai un obiettivo, e il problema o l’ostacolo ti impedisce di raggiungerlo. Non c’è Grinta senza bersaglio: in questo caso l’energia distruttiva viene per forza trasformata in Rabbia.

ESSERE GRINTA è:

1. riconosci (senti attraverso il corpo) le tue forze distruttive che si stanno muovendo;
2. le porti alla superficie per capire
3. successivamente le DIRIGI CONTRO IL BERSAGLIO.

Niente più rabbia/frustrazione repressa, e molto carburante per ottenere risultati.

Ora quello che mi chiedo, e vorrei che tu mi rispondessi, vorrei che tutti voi mi rispondeste, è: da 1 a 10 quanto ti viene facile farlo?

Quello che voglio capire è: ti basta questo breve post, per capire come funziona il meccanismo e poterlo usare nella tua vita? Oppure devo pensare a creare altro (altri post, o magari un corso sull’argomento)?

Per questo rinnovo la domanda: a 1 a 10 quanto ti viene facile Essere Grinta, dopo che hai letto su questo post cosa significa esserlo davvero?

Attendo una tua risposta!

Vincenzo CESALE

NITEN ICHI RYU

Share This:

IL GESTO ATTIVO

Il gesto attivo

In alcune scuole di iaidō (居合道), quale ad esempio la Musō Shinden-ryū (夢想神伝流) praticata nel nostro dojo, viene posta una grandissima attenzione alla precisione del gesto.

Questo perché è una scuola antica (scuola koryū – 古流, come il kyudo – 弓道) il cui scopo era l’addestramento per le sfide reali nella vita quotidiana (ed anche le battaglie dell’esercito). Proprio per questa sua finalità pratica da cui dipendeva la vita del samurai stesso, l’attenzione non viene posta solo ai movimenti afferenti ai tagli, ma anche a tutti i gesti che li precedono e li seguono. Infatti per la cultura giapponese è molto importante l’atteggiamento globale nella pratica di qualsiasi arte, sia essa la spada, la cerimonia del the (Cha no yu – 茶の湯) o l’arte della scrittura (Shodō – 書道). E non solo nella qualità tecnica, ma anche (e soprattutto) per quanto riguarda lo spirito e la presenza con cui si esegue tutto il lavoro. Per poter raggiungere questa raffinatezza e questo livello profondo di lavoro è necessario che ogni singolo movimento sia controllato. Ma non nel senso che diamo noi a questo termine, ovvero di “castrato” e mortificato. Al contrario, deve essere pieno della personalità di chi lo esegue. E facendo ciò il praticante diventa consapevole del gesto stesso. E per far questo è indispensabile che ogni gesto sia compiuto e visto in modo attivo dal praticante.

L’esempio più semplice con cui si riesce a trasmettere questo concetto è il movimento di sedersi a terra (sia seiza – 正座 – che tate iza). Il gesto di sedersi è ovviamente favorito dalla forza di gravità che attira il corpo verso terra. Di conseguenza il modo in cui all’inizio della pratica viene compiuto questo movimento è quello di lasciarsi andare a terra. Questo è molto sbagliato, perché’ si perde il controllo sia del proprio corpo (i muscoli vengono disattivati) sia del proprio spirito (ci si allontana e si permette ad una forza esterna di agire su di noi, che rimaniamo passivi).

Per favorire il cambiamento di atteggiamento è necessario porre attenzione ad ogni singolo movimento (con quale piede si indietreggia e come lo si muove, scendere mantenendo la schiena dritta, ruotare ponendo i piedi in una posizione ben precisa, …). Tale controllo ha il duplice beneficio sia di aiutare il praticante a comprendere come funziona il nostro corpo (molto in dettaglio) sia di obbligare la persona ad essere presente con la mente e con lo spirito in ogni istante della pratica. Questo concetto può essere esteso ad ogni singola tecnica: kirioroshi (taglio che cade dall’alto), oh chiburi (chiburi grande), noto (rinfodero), to ni rei (il saluto alla spada), … e a tutti quei gesti che la nostra cultura sottovaluterebbe e trascurerebbe (ed effettivamente sottovaluta e trascura), ma che invece sono parte integrante del tutto.

Grazie e buon cammino a te che leggi.

Domo arigatogozaimasu,

Claudio

www.duecieli.it

Share This:

QUANDO INGOI RABBIA …

QUANDO INGOI RABBIA, FINISCE NEL CORPO. E USANDO IL CORPO TE NE DEVI LIBERARE. E USANDO IL CORPO PUOI EVITARE DI CREARNE ALTRA.

 JODA: Ah io non posso istruirlo, il ragazzo non ha pazienza.
BEN: Imparerà la pazienza.
JODA: Molta rabbia in lui. Come suo padre.
BEN: Ero diverso io quando tu mi insegnasti?
JODA: Lui non è pronto.

E tu sei pronto?

“La forza potente è in te” direbbe Joda.
Perché la forza scorre potente in tutti.
Ne vuoi la prova?

Eccola:

sei capace di arrabbiarti? Sei capace di devastarti la vita con la Rabbia, la repressione, il risentimento, i sensi di colpa?

Sei capace di devastare la vita agli altri con attacchi, insulti, offese subdole e velate, dispetti e dispettucci, mezze frasi lasciate cadere, mancanza di voglia di comprendere le loro esigenze e di accettarle, ecc.?
 Ecco, se almeno una delle due cose ti riesce bene, allora la Forza scorre in te. Anche per fare queste cose serve Forza. Se non ce l’avessi, ti mancherebbe la spinta per farle. Non avresti il propellente.

Anche quando ti arrabbi con qualcun altro, per farlo in realtà prima ti devi arrabbiare contro te stesso per poi “spingerti” contro l’altro. È come se ti mettessi 2 mani dietro la schiena e ti spingessi contro di lui. Quindi è una rabbia che ti attraversa, ti riempie, si sedimenta, e nel frattempo va “anche” contro l’altro. In entrambi i casi (punto 1 e punto 2) mangi merda.

QUANTA MERDA HAI INGOIATO FINORA? È FINITA TUTTA NEL CORPO.
ED È DA LÌ CHE DEVI PARTIRE, DAL CORPO!

Dato che abbiamo dimostrato che la Forza ce l’hai, devi quindi usarla per creare i risultati che desideri, invece che per devastare il tuo corpo e devastarti la vita.

Lavorare sul corpo è il modo più veloce per eliminare le tossine e i blocchi energetici della Rabbia e impedire alla nuova Aggressività di trasformarsi in nuova Rabbia.
Usare il corpo in modo efficace vuol dire sfruttare l’Aggressività per creare GRINTA.
E la Grinta è quella che ti serve per usare l’energia DISTRUTTIVA a tuo vantaggio.

(Ne abbiamo già parlato qua: goo.gl/I7v8cg
e qua: goo.gl/I7v8cg
se non visualizzi i post, richiedi prima l’iscrizione al gruppo)

Cosa vuol dire lavorare sul corpo?
 Vuol dire lavorare sui 3 elementi che maggiormente influenzano l’energia:

1) il respiro;

2) la voce;

3) il movimento (postura e conquista dello spazio).

PRIMO: IL RESPIRO.

Col respiro diaframmatico fai muovere tutta l’energia dentro il corpo.

Riempi tutti i polmoni, non solo la metà superiore, e circola più sangue, che porta più ossigeno. Metti così in funzione tutte le parti del tuo corpo, non solo quelle legate agli aspetti vitali e alle reazioni istintive.

SECONDO: LA VOCE.

Il suono della tua voce espelle l’energia.
Il suono che espelli è quello negativo che avevi nella pancia. Espelli energia negativa. L’energia positiva resta dentro.
È come lo stantuffo di una siringa che spinge via la parte negativa e la trasforma in suono (Kiai) per farla uscire definitivamente.
Una volta che hai fatto uscire tutta l’energia negativa, comincia a usare quella positiva. E la tua voce diventa melodica. E canti la tua melodia. E canti la tua canzone.

Quando urli rabbia, urli con la gola. In questo modo ti carichi ancora di più di adrenalina, e se sei arrabbiato… la rabbia aumenta :)
Se invece urli con la pancia espelli il veleno. E carichi l’energia positiva, che sale fino al cervello. È quasi urlo da “ventriloquo”.
Ti accorgi subito che il lavoro funziona, perché ti senti subito diverso, o diversa. Usi la Forza.
Butti via una canzone stonata (piena di energia negativa) e la sostituisci con la tua bellissima canzone.

TERZO: IL MOVIMENTO.

Il lavoro su respiro e voce favorisce quello sul corpo. Cambi postura e conquisti lo spazio. Avviene quasi naturalmente, e lo puoi aiutare con specifici, semplici e velocissimi esercizi fisici.

Nel momento in cui, tramite il metodo “Essere Grinta”, la Rabbia viene montata e tirata su fino al diaframma, dalla pancia al diaframma, e poi, tirandola sempre più su viene espulsa tramite il respiro, la voce, e il movimento;
nel momento in cui riesci a sputare il veleno che hai dentro;
a quel punto automaticamente il corpo si dispone in una posizione di espansione, in cui ti senti libero di espanderti, padrone dell’universo.

E a quel punto quello che resta da fare è usare il corpo per prenderti ancora di più lo spazio intorno a te e sentirti in grado di esserne padrone. E allo stesso modo di essere totalmente padrone di fare quello che serve per raggiungere l’obiettivo che vuoi ottenere. Per risolvere il problema. Senza nessuna limitazione.

A quel punto l’istinto viene bypassato perché eliminando la Rabbia che abbiamo dentro non ha più bisogno di proteggersi perché non sente più la paura. In realtà la paura si era trasformata in Rabbia. Quando la Rabbia è buttata fuori, anche la paura non c’è più e ti senti pronto per attaccare qualsiasi problema.

Sei pienamente integrato nello spazio e nel tempo. Sei collegato con le persone e con le cose. Sei concentrato su quello che devi fare. Ti dimentichi della paura che soffrivi poco prima.

Le persone che prima temevi NON SONO più nemici. Sono elementi del mondo, con cui puoi tranquillamente interagire e sulle quali sei prontissimo, o prontissima, ad esercitare tutta la tua influenza (che prima non avevi). Ma ora sfrutti il tuo potenziale. Sfrutti tutto quello che è nelle tue possibilità del momento in cui affronti la situazione, lo fai senza remore, senza timore, senza rimorso, senza riguardo per chi non lo merita.

A quel punto non attacchi più le persone ma i problemi. Perché non vedi più minacce, ma opportunità di centrare un obiettivo. A quel punto anche l’avere un comportamento che nuoce ad un’altra persona, non lo
vedi come un attacco ad essa. Non lo valuti come distruttivo. Lo vedi semplicemente effettuato per risolvere un problema e costruire qualcosa.

Il “lato oscuro della Forza”, che ti impone di distruggere, in realtà come prima cosa ti obbliga a distruggere te stesso. Ma ora puoi prenderti la tua rivincita.

Quando l’hai fatto una volta, sai che lo puoi fare: e da quel momento puoi riuscire (se lo vuoi) a padroneggiare totalmente, per sempre, la tua energia distruttiva.

Da quel momento, ad ogni attacco della vita sei in grado di dirigere la tua energia distruttiva contro il problema, e subito dopo di metterti nello stato di Espansione.

Se vuoi diventare padrone della tua Aggressività e trasformarla in Grinta, dai un’occhiata qua: http://www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta
Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

Share This:

COME L’INSICUREZZA SI TRASFORMA IN PAURA E RABBIA, E COME PUOI USARLE A TUO VANTAGGIO

Il fatto è che quando non sai come ottenere un risultato, o risolvere un problema, cominci a diventare insicuro, o insicura.
L’insicurezza porta alla Paura. Hai Paura che le tue azioni, quelle che fai e quelle che NON fai, possono ritorcersi contro di te.

Un mio vecchio maestro diceva:
“Un uomo che ha Paura non è un uomo”.
E per “uomo” intendeva “essere umano”, anche di sesso femminile.

Quando hai Paura scattano i meccanismi inibitori dell’Istinto, che ti portano a rinchiuderti nel guscio, ad evitare di giocare a viso aperto. E così commetti molti più errori di quanto faresti se fossi sereno e lucido.
La situazione quindi peggiora e la Rabbia cresce. La Paura porta a sbagliare, e gli sbagli portano Rabbia.

COSA PUOI FARE, ALLORA?

Negli ultimi tempi sono tantissime le persone che hanno detto, a me o a Deborah, di essere “insicure”. E hanno detto che questa loro insicurezza blocca le azioni che servono per creare i risultati che desiderano.

Dicono anche che la Paura le blocca. Dicono cose come: “ah se non avessi la mia insicurezza… riuscirei a… e se non avessi le mie paure… allora si che potrei fare questa specifica cosa…”

E noi rispondiamo più o meno così:

Non ti ha bloccato la Paura di questo o di quello. Ti ha bloccato il non riuscire ad AGIRE nonostante la Paura.

Nessuno è senza Paura, tranne forse qualche eroe dei fumetti (ma la realtà non è un fumetto).
Chi ottiene risultati agisce NONOSTANTE la Paura e usa la Grinta perché lui “È” Grinta.
È DIVENTATO GRINTA.

E quando subisce un attacco (da parte di qualcuno o anche solo un attacco di panico) si mette in posizione di “DISTRUZIONE COSTRUTTIVAEmoticon smile Grinta) anziché semplicemente DISTRUTTIVA o autodistruttiva Emoticon smile Rabbia contro gli altri o se stesso).

Riuscire ad ESSERE GRINTA anziché essere Rabbia, fa tutta la differenza del mondo.
È la differenza tra vincere e fallire. È la differenza tra vivere e morire (morire dentro).

Le strade per “Agire Nonostante La Paura” sono 2.

LA PRIMA STRADA: CANTA LA TUA CANZONE.

Questa strada è quella di costruire la vita che vuoi vivere, in modo da avere tanta di quella energia creativa da non avere di questi problemi. E di questo ha parlato ampiamente Deborah, esortando per es. a “cantare la tua canzone”.

In sintesi: prima fai quello che davvero ti permette di esprimerti, così facendo ti è molto più facile creare i tuoi risultati, e sono poi i RISULTATI a darti la sicurezza. E questo è tutto il contrario di chi pensa che “otterrò i risultati quando avrò sicurezza”. NO, è il contrario: avrai sicurezza quando avrai ottenuto risultati. Sono i risultati a darti fiducia e sicurezza. Funziona così!

QUAND’È CHE QUESTA PRIMA STRADA NON FUNZIONA?

Semplice: quando la Rabbia accumulata è troppa, e necessita di uno sfogo.
Nel momento in cui sei sotto attacco.
Quando ti è successo qualcosa che ha fatto salire la tua Aggressività.
Mentre provi emozioni negative e vorresti spaccare tutto, o spaccare la testa a qualcuno, o sparire e nasconderti ( = vergogna, lamento, disillusione = Rabbia contro te stesso).

LA SECONDA STRADA: ESSERE GRINTA.

Sei Grinta quando diventi “DISTRUZIONE COSTRUTTIVA”. Cosa vuol dire?
Vuol dire che ti occupi di distruggere un problema, una situazione, una credenza limitante tua o di altri, un’abitudine o un comportamento tuo o di altri.

NON vuol dire aggredire una persona, distruggere degli oggetti, o se stessi.

Distruggendo i problemi (o altre cose inutili e stagnanti), costruisci i risultati. Questo è “DISTRUZIONE COSTRUTTIVA”, questo è GRINTA.

Un esempio lo trovi nel post che ho pubblicato ieri https://goo.gl/Lfbq1Z
(se Facebook non te lo fa vedere vuol dire che non sei iscritto al gruppo, chiedi l’iscrizione)

Essere Grinta vuol dire saper scegliere innanzitutto il bersaglio da distruggere. Sapere cosa è davvero importante per te. E se per caso ancora non lo sai, scrivilo nei commenti, o come messaggio privato a me o a Deborah, e ti daremo una valutazione della tua situazione.

Una volta che hai trovato il bersaglio da distruggere, puoi cominciare a usare Respiro, Voce e Movimento per canalizzare la tua energia lì dove a te serve di più E di questo ne parlerò nel post di lunedì.

SEI GRINTA QUANDO SCARICHI L’ENERGIA PRODOTTA DA RABBIA E PAURA CONTRO UN BERSAGLIO, LA CUI DISTRUZIONE È UTILE A SPIANARE LA STRADA DELLA TUA REALIZZAZIONE PERSONALE O PROFESSIONALE!

Ti rinnovo l’invito a fare una riflessione, da oggi a lunedì, su quali sono i bersagli migliori per la tua Aggressività.
Quali bersagli “colpire e affondare” per spianare la strada alla tua completa realizzazione personale o professionale?

Se hai dubbi, sai che ce li puoi porre, siamo qui per te.

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

Share This:

COSA C’È DI VERO IN GUERRE STELLARI.

COSA C’È DI VERO IN GUERRE STELLARI. LA “FORZA” E IL SUO LATO “OSCURO”.

“Rabbia, paura, violenza: sono loro il lato oscuro. Veloci ti raggiungono quando combatti”. 
Yoda, maestro Jedi di Guerre Stellari.
C’è qualcosa di vero nella Saga di Guerre Stellari. D’accordo, è fantascienza. I cloni non esistono, le spade laser neanche, e Darth Vader se l’è inventato qualcuno con una fantasia molto attiva.
Invece la Forza esiste davvero.


Come abbiamo già scritto io e mia moglie, esistono 2 tipi di forze. Quella creativa-costruttiva (che Freud chiamava “libido”) e quella distruttiva (che Freud chiamava “mortido”).
Entrambe sono forze, e di per sé non sono né positive e né negative.
La forza creativa è positiva quando viene usata per costruire qualcosa di utile a tutti. Diventa negativa se viene usata per costruire qualcosa destinato a nuocere a qualcuno.
La forza distruttiva è anche chiamata Aggressività, e può essere canalizzata in Rabbia (negativa) o in Grinta (positiva).

La prima cosa che è importante mettere in conto è che la forza distruttiva c’è e NON PUOI fare finta che non ci sia. Non serve a niente reprimerla, perché prima o poi verrà fuori. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
La Rabbia è energia distruttiva che dirigi contro te stesso (sensi di colpa, sfiducia, disturbi allo stomaco o intestino, malattie psicosomatiche…) o contro gli altri (attacchi smisurati rispetto alle situazioni, attacchi portati per ferire anziché per risolvere un problema o una situazione).
La Rabbia è quello che viene definito “Il lato Oscuro della Forza”. 
C’è un’alternativa: la Grinta.
La Grinta ce l’hai quando distruggi un problema, senza voler ferire una persona o te stesso.

ESEMPIO 1.
Se qualcuno ti nuoce e tu “fai lo scemo per non fare la guerra”, stai zitto e lasci correre, devi sapere che il tuo Istinto non se ne farà una ragione. Userà la forza distruttiva, ma siccome non potrà usarla contro qualcuno o qualcosa, la userà contro te stesso. Questa è Rabbia contro te stesso.

ESEMPIO 2.
Se qualcuno ti nuoce e tu hai una reazione “controfobica”, oppure una reazione “occhio per occhio”, e lo attacchi, allora stai usando la tua forza distruttiva contro di lui. Questa è Rabbia contro qualcun altro.

ESEMPIO 3.
Se qualcuno ti nuoce e tu ti occupi di risolvere il problema, allora quella è Grinta. Risolvere il problema significa: cerco di trarre un vantaggio dall’azione che questa persona ha fatto contro di me. Se il vantaggio può essere reciproco, sia mio che di chi ha avuto il comportamento sbagliato, allora è perfetto. Se chi invece ha avuto il comportamento sbagliato è talmente in malafede da voler evitare qualsiasi collaborazione, allora il vantaggio lo cercherò per me solo.

Che differenza c’è tra l’esempio 2 e l’esempio 3?
È presto detto: nell’esempio 2 cerco di “vendicarmi”, di rendere pan per focaccia. Nell’esempio 3 cerco di trarre un vantaggio per me, senza per forza che questo si debba ritorcere contro chi mi ha nuociuto.

Una volta, anni fa, mi sono fidato di un cliente, facendogli anche dei favori e mettendomi tantissimo a disposizione per lui. Ma lui in cambio ha deciso prima di andare in un’altra scuola, e poi di cercare di portare via 2 suoi ex compagni di corso dalla mia scuola per farli andare nell’altra scuola. A quel punto, io avevo 3 scelte.
La prima era quella di far finta di niente, reprimere la Rabbia, e così dirigerla contro di me. La seconda di attaccare il cliente. La terza quella di attaccare il problema.

Ho scelto la terza.
Ho contattato le 2 persone che lui aveva cercato di portare via dalla mia scuola, e ho spiegato loro che sapevo che erano state consigliate di cambiare scuola. Ho detto che facevano bene a valutare molto attentamente quale scuola scegliere, perché giustamente dovevano pretendere il meglio per se stesse.

Ho anche aggiunto che qualunque fosse stata la loro decisione, saremmo rimasti in ottimi rapporti personali. Mi sono offerto di mettermi a disposizione per chiarire eventuali dubbi in merito a ciò che potevo fare per loro come insegnante e a ciò che potevano ottenere dal mio corso, e in merito a cosa invece NON avrebbero potuto ottenere.

Risultato: dopo un paio di telefonate, uno di questi clienti ha deciso di cambiare scuola. L’altro invece è rimasto talmente contento che non solo ha continuato volentieri a frequentare il mio corso, e non solo si è iscritto ad altri nostri corsi, ma mi ha anche portato 2 clienti nuovi (cosa che non avrebbe fatto senza quel chiarimento). E sia lui che gli altri 2 clienti, sono stati fans sfegatati della scuola per molti anni.

Ora, se tu pensi che io abbia usato la mia forza creativa (la libido) per tentare di “ricucire”, ti sbagli di grosso. Io ero INCAZZATO NERO.

A queste 2 persone era stato detto dal loro ex compagno di corso che per vari motivi l’altra scuola avrebbe portato loro maggiori benefici. E loro si erano creati questa opinione, supportata da una serie di argomentazioni. Si erano costruiti una vera e propria mappa mentale riguardo le differenze tra la mia scuola e l’altra scuola.

Io ho usato la FORZA DISTRUTTIVA. Ho cercato di distruggere, con tutte le armi che avevo, questa loro mappa mentale. E solo dopo ne ho proposto loro una nuova per sostituirla. Come detto, con un cliente ho ottenuto zero risultati. Con l’altro cliente ho ottenuto risultati grandiosi.
Questo è quello che intendo per “Essere Grinta”. Distruggi qualcosa che puoi distruggere, senza nuocere a nessuno, anzi facendo del bene per te e per gli altri. Nonostante io abbia usato la forza distruttiva, sono rimasto dal “lato luminoso della Forza”.

Avrei potuto avere una reazione scomposta, insultando il cliente che mi aveva “tradito” cercando di portarmi via 2 suoi compagni di corso, o magari lo avrei potuto minacciare o peggio ancora. Questo sarebbe stato agire con Rabbia.

Quello che ti consiglio è di USARE SEMPRE la forza distruttiva che senti scorrere dentro di te.
Quello che ti consiglio è di attaccare i problemi, le idee sbagliate, i comportamenti sbagliati, ecc., ma mai le persone o te stesso.
Quello che ti consiglio è di Essere Grinta, perché è quello che crea i risultati migliori.

Come puoi farlo in modo automatico e con la sicurezza di essere del tutto padrone delle tue energie?

Leggi il resto del post sul gruppo: https://goo.gl/gnfD6M
Da oggi in poi, per evitare duplicati di risposte e commenti, se vuoi leggere tutto cio` che abbiamo da dire sull’argomento “crescita personale”, puoi farlo iscrivendoti al gruppo Facebook ufficiale dell’Universita` Popolare Due Cieli.
Chiedi l’iscrizione al gruppo che trovi a questo link: https://goo.gl/gnfD6M

Vincenzo CESALE

Share This:

I 2 TIPI DI ATTACCHI CHE PUOI RICEVERE DA ALTRE PERSONE

I 2 TIPI DI ATTACCHI CHE PUOI RICEVERE DA ALTRE PERSONE

Ci sono 2 tipi di attacchi: quelli delle persone che ti vogliono aiutare, e quelli delle persone che ti vogliono ferire.

Tra le persone che ti vogliono ferire c’è chi ti vuole bene e chi ti vuole male.

Chi ti ferisce e ti vuole bene è per es. tua madre troppo apprensiva che teme che ti allontani da lei e ti inibisce in continuazione: “non sei buono a fare questo e quello, devi fare come ti dico io, quando fai di testa tua combini casini e crei danni”.

Tradotto: “hai bisogno di me, non puoi allontanarti da me altrimenti non combini niente”, con sottinteso: “se TU ti allontani IO sto male, IO mi sento sola, IO mi sento vuota, perde di significato tutta la mia vita”.

Il secondo caso, quello delle persone che ti vogliono male, è per es. quello di qualcuno che è invidioso e ti dice che il successo che stai avendo nel tuo lavoro è arrivato perché ti sei approfittato di altri, e che sei un disonesto approfittatore. E magari lo dice anche ad altre persone e divulga questo messaggio con Whatsapp o con la chat di Facebook.

In entrambi i casi si tratta di persone che ti vogliono ferire. Non di persone che si preoccupano per te. Non di persone che ti vogliono aiutare.

E anche se forse ti sembrerà strano, è relativamente facile usare la forza di chi ti attacca contro di lui. O dirottarla verso altri bersagli, in modo da trasformarla in energia costruttiva che ti aiuta ad ottenere i tuoi risultati. Se sai come fare, lo fai in modo relativamente facile.

A te sembra poco facile? Scrivi qui nei commenti cosa pensi. Oppure se hai un problema in proposito, sentiti libero di contattare me o mia moglie Deborah in privato, se preferisci.

E fin qui abbiamo visto i 2 tipi di attacchi di chi vuole ferirti.
Se invece qualcuno ti attacca per aiutarti, in realtà vuole cercare di farti fare qualcosa, per il tuo bene.

Solo che magari quello che lui pensa che sia per il tuo bene, in realtà non lo è. E anche in questo caso è relativamente facile sviluppare la capacità di ignorarlo e trasformare la sua energia in benzina per la tua grinta.

Ma se è davvero per il tuo bene, e tu in fondo in fondo LO SAI, allora lì iniziano i guai.
Qui diventa più difficile per te accettare l’attacco e affrontare la situazione.

Perché qui i casi sono 2:

PRIMO: tu NON sei pronto per agire come vorrebbe chi ti attacca.

SECONDO: tu saresti anche pronto ad agire, ma il modo in cui vieni spronato a farlo è un attacco bello e buono e non uno sprone.

E perché, in entrambi i casi, è difficile trasformare gli attacchi di chi ti vuole aiutare in energia positiva?
Molto semplicemente: perché tu senti che ti hanno toccato in un punto debole, in un qualcosa che dovresti riuscire a fare ma che NON hai ancora fatto. E PER QUESTO TI SENTI COLPITO E VULNERABILE.

Ti senti “incapace” di fare quello che dovresti, per il semplice fatto che il tuo Istinto ti racconta questa storiella: “SE FOSSI DAVVERO CAPACE LO AVRESTI GIÀ FATTO”. E arriva il panico, che scatena i meccanismi autoprotettivi del tuo Istinto (leggi: INIBIZIONI).

E l’Istinto fa questo creando rabbia, che rivolgi contro te stesso e/o contro gli altri. Ma soprattutto crea rabbia che è difficile trasformare in grinta perché senti che stai lavorando su un nervo scoperto.

Senti di essere indifeso e vedi ogni tua possibile azione costruttiva come un potenziale pericolo alla tua dignità. “Se fallisco di nuovo MI SENTIRÒ ancora più coglione. E gli altri MI VEDRANNO come ancora più coglione”. È un qualcosa che mina alla base la tua intera persona, mina la tua identità.

Cambiare questo è un lavoro di fino. Vuol dire lavorare NON SOLO a livello dello sviluppo delle tue capacità. Vuol dire lavorare a livello della tua identità. È esattamente il tipo di lavoro che descriverò nei prossimi giorni.

Se vuoi cambiare tutto questo;
se vuoi ESSERE Grinta;
se vuoi incanalare l’energia di qualsiasi attacco in azioni che ti portano risultati;
se veramente vuoi tutto questo, io ci sono.
Non sei solo. Io ci sono, noi ci siamo.

Lascia qui sotto i tuoi commenti, oppure, ribadisco: se hai un problema in proposito, sentiti libero di contattare me o mia moglie Deborah in privato.

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

PS: in queste vacanze di Natale hai una scelta da fare. Quella di staccare tutto e allontanarti dal mondo intero, o quella di continuare a seguirci e di porre le basi per la tua crescita e per un 2016 fantastico.
A te la scelta.
(Noi continueremo a pubblicare, per te. Perché sappiamo che le feste sono il momento migliore che hai per ricaricarti e ricostruirti).

Share This:

QUANDO SUBISCI UN ATTACCO INGIUSTO DA PARTE DI QUALCUNO

1174717_567621993393071_3570684655201479425_n

QUANDO SUBISCI UN ATTACCO INGIUSTO DA PARTE DI QUALCUNO…

Quando ti fanno un attacco personale, chi ti attacca ti carica di energia negativa, che tu lo voglia o no. Questa energia quasi sempre segue uno di questi 2 percorsi:
1. viene IMMAGAZZINATA NEL CORPO, lì ristagna, e ti lavora dentro. E logora, logora, logora.
2. Viene espulsa fuori e rilanciata CONTRO QUALCUNO. Contro qualche povera vittima.

NEL PRIMO CASO, È RABBIA TRATTENUTA.

Finisce tutta dentro di te. La nascondi dentro, e fai finta che non c’è. A volte fai la meditazione o usi un’altra tecnica per “trasformarla”. Ma raramente la trasformi davvero. Quasi sempre, lavorandola semplicemente la “senti” di meno. Impari ad ignorarla. Ma ti resta dentro.

E che effetti produce?
Questi:
a) Logora il corpo: magari la senti nella pancia o in altre zone.
b) Logora la mente: non sei più lucido, sei preda dei pensieri su quanto è avvenuto e su quanto è ingiusto l’attacco che hai subito, e su cosa vorresti/dovresti fare, e su quanto magari puoi/vuoi davvero farlo… E questo ti impedisce di dedicare tempo ed energie ad essere costruttivo.
c) Logora le emozioni: mescoli le emozioni positive con quelle che derivano dall’attacco subito, e così le inquini e le “rovini”. Anche i bei momenti e le belle emozioni diventano meno belli, meno piacevoli, le annacqui, non te le godi.

NEL SECONDO CASO, È RABBIA BELLICOSA.

Per sfogarti, attacchi le persone, a volte attacchi le cose (x es. sfasci qualcosa). Diventi distruttivo.

E questo tipo di rabbia che effetti produce?
Eccoli:
a) Logora le tue relazioni personali: le persone a te vicine si sentono ferite e smettono di fidarsi di te. Cominciano a vederti come un rompiscatole o un nemico, anziché come uno con sui si può costruire qualcosa.
b) Logora la tua vita: ti fai terra bruciata intorno, hai sempre meno persone con cui costruire delle cose (rapporti, progetti, ecc.).
c) Logora la tua capacità: sempre meno riesci a produrre risultati. La rabbia ti annebbia cuore e cervello. L’incapacità di relazionarti mina la possibilità di far crescere qualsiasi idea o progetto.
d) Logora la tua libertà: non sei più padrone delle tue scelte. La rabbia decide per te.

A volte, tu non te ne accorgi, ma la rabbia viene trasformata in energia sessuale.
Tu la vedi come semplice energia sessuale: in realtà è rabbia che cerca uno sfogo. Ma tu non lo sai, e questo ti fa credere cose false, come per es. che una persona con cui attualmente ti stai relazionando ti attira sessualmente… Ma in realtà non è quella persona. Quella persona è solo una PERSONIFICAZIONE di qualcos’altro. Ma tu non lo sai. E questo ti porta spesso a fare “scelte sbagliate”…

Cosa puoi fare per