quinamento mentale-Duecieli

Come praticare un’arte orientale senza inquinamento mentale

Come praticare un’arte orientale senza inquinamento mentale

La mia esperienza nello sport agonistico è iniziata quando ero molto giovane. Non che condividessi questo tipo di approccio allo sport (anzi, dentro di me l’ho sempre rifiutato), ma questo avvicinamento mi sembrava essere l’unica via praticabile per ottenere attenzione da parte dei miei istruttori.
All’epoca chi non si dedicava alle competizioni, o non era naturalmente portato ad un certo tipo di atteggiamento, veniva letteralmente “messo da parte”, non ricevendo più gli stessi insegnamenti che venivano riservati ai praticanti più competitivi. Posso quindi dire con sicurezza che, per quanto mi riguarda, questo aspetto dello sport ha avuto una connotazione molto negativa, determinando le scelte che oggi porto avanti nella mia attività di insegnante.

Kyudo-Duecieli

Mi ritornano in mente molti avvenimenti, vissuti in prima persona, oppure osservati sulla pelle di altri, che denotano quanto l’essere umano, talvolta, sappia rendersi distruttivo e brutale senza un vero motivo se non quello di umiliare: sia a livello fisico, sia emotivo.
Ecco un esempio significativo: quello di Luciano (nome di fantasia per rispettare la sua privacy). Luciano era un mio avversario nel periodo in cui mi dedicavo alle competizioni motociclistiche di Trial. In questo ambito avevo al mio attivo circa 500 gare, e 15 anni di trascorsi sportivi.

Luciano, pur essendo uno sportivo di valore, aveva un carattere fondamentalmente insicuro, con alcune problematiche personali. Individuato il suo lato debole, altri concorrenti lo hanno sfruttato per indebolirlo.
La dinamica è stata questa: senza attaccarlo personalmente, prima di una gara importante due avversari si sono posizionati ai lati di Luciano, chiacchierando fra di loro. L’argomento delle loro chiacchiere toccava proprio le problematiche che creavano fastidio a Luciano.
In questa situazione, Luciano ha iniziato a sentirsi deconcentrato e molto nervoso, e ciò ha abbassato notevolmente il suo livello di focalizzazione pre-gara. Ciò lo ha penalizzato, determinando una prestazione sotto tono, già dalla partenza.

In altri casi, invece, si sfruttano dei trucchi scorretti nel momentaneo contatto fisico che può avvenire durante l’attività sportiva, per cercare di sopraffare l’avversario. Tutti abbiamo in mente l’esempio dei calciatori che si gettano a terra simulando un fallo subito.

Negli anni in cui partecipavo alle competizioni di Karate, uno dei miei insegnanti aveva escogitato un trucco, tanto efficace quanto sleale: a causa di una sua predisposizione fisica, gli bastava un lieve tocco sul naso per provocare un’epistassi (sanguinamento).
Il suo metodo per “vincere facile” era quello di farsi sanguinare il naso a comando, per provocare la reazione degli arbitri, che ovviamente squalificavano subito gli avversari.
In molti casi sono gli istruttori stessi, per la propria smania di affermazione, oppure per interessi economici, ad addestrare gli atleti ai comportamenti scorretti.

Per qualcuno questi metodi potrebbero sembrare ammirevoli atti di furbizia per raggiungere uno scopo con meno fatica, ma se estendiamo questo genere di atteggiamenti oltre l’ambito sportivo, probabilmente qualcuno ricorderà di aver subito qualcosa di simile, magari da un collega di ufficio che cercava la promozione, oppure è venuto a sapere di qualche persona assunta per un lavoro senza una procedura regolare, ecc.
Del resto, chi può stabilire quale sia il confine che divide la “semplice” scorrettezza sportiva da partitella tra scapoli e ammogliati, da una mentalità prevaricatrice vera e propria? Non sempre il VINCITORE ottiene il titolo grazie alla sua bravura ed abilità: a volte è solo più scaltro di un altro.

Ed è proprio questo il clima che ho respirato negli anni in cui praticavo sport agonistici.
Ed è proprio per questo che, ad un certo punto della mia vita, ho scelto di uscirne.
PER SEMPRE.
Ho deciso di seguire una strada diversa, dove ognuno possa esprimere le proprie potenzialità, senza essere inquinato dagli interessi agonistici.

Perchè il VERO VALORE di una persona non si misura dalle sue medaglie o dai gradi, ma da ciò che riesce a costruire nella sua vita e da quanto sa esprimere di se stesso.
Le discipline orientali, come lo Iaijutsu e il Kyudo, quando vengono esercitate nella loro VERA DIMENSIONE, producono un cambiamento positivo nella vita del praticante: lo aiutano a sentirsi più sicuro di sè diminuendo l’aggressività, e gli permettono di aumentare la propria autostima, senza la necessità di sminuire quella degli altri.
Nel vero Iaijutsu e nel vero Kyudo, non esiste l’inquinamento mentale del cercare di superare gli altri dimostrando di essere il migliore; tutti lavorano in sinergia, creando stabilità generale nel gruppo. Tutto ciò che è competizione priva queste discipline di una componente portante.

E’ ciò che accade anche nel nostro ecosistema: quando una parte manca di equilibrio, danneggia tutti gli altri elementi. Dove c’è armonia, tutte le parti ne traggono vantaggio.
Nel corso degli anni, la totalità degli allievi con cui ho lavorato si è avvicinata alla nostra Scuola proprio cercando questo aspetto: l’assenza di competizione.
Il messaggio è molto chiaro in entrambe le discipline; in merito allo Iaijutsu ed anche al Kyudo
Questo dimostra che le persone stanche di un sistema nel quale sopravvive il più furbo sono ormai tante, e queste persone sono in cerca di spazi dove poter essere se stesse. Il mio dojo è uno di questi spazi, ed è sempre aperto a nuovi allievi.

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Share This:

Lascia un commento