I piedi ... questi sconosciuti-Duecieli

I piedi … questi sconosciuti

Un pensiero di un praticante di Iaijutsu (spada giapponese) del dojo di Collegno Niten Ichi Ryu

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

I piedi … questi sconosciuti

L’esperienza da me finora vissuta sia nelle pratiche energetiche sia delle nelle arti marziali koryu mi ha permesso di constatare che c’e’ una parte del proprio corpo che alcune persone ignorano, o peggio ancora se ne vergognano: sono i piedi.

Io non ho mai praticato il Kyudo, ma ci e’ stato detto dal maestro che la prima posizione del tiro e’ l’ Ashibumi, fase nella quale tra le altre azioni e’ presente il posizionamento dei piedi. Nelle pratiche energetiche una parte del corpo fisico che scambia molta energia sono le piante dei piedi, fino ad arrivare alla riflessologia plantare che permette sia di conoscere che curare i problemi fisici (e a detta degli addetti ai lavori anche emozionali). Quindi quello che noi consideriamo solo dei sostegni in realtà sono molto di più.

Nello specifico della pratica delle arti marziali ho notato due atteggiamenti di chi ha delle difficoltà a rapportarsi con i propri piedi: nasconderli o limitare il contatto con il terreno.

Per nasconderli vengono utilizzate le motivazioni (e qui ritroviamo l’ego) più svariate. E alla fine si indossano calze o calzature in modo da non esporre le proprie estremità. Oppure se ne limitano il più possibile il contatto con il terreno ritraendo istintivamente le dita e alzando l’arco plantare, causando tra l’altro tensioni e crampi ai piedi.

Ma perché viene riservato questo trattamento di seconda classe ai nostri piedi? Le cause, a mio parere, sono molteplici.Innanzitutto il fattore culturale, che vuole i piedi chiusi all’interno delle calzature e che indica nella loro esposizione un gesto di mala-educazione. E questa opinione viene riportata anche in quelle circostanze in cui mostrare i piedi e’ un fattore naturale (come dal medico e dal massaggiatore).Altra motivazione e’ legata alla sensazione e consapevolezza che abbiamo del nostro stesso corpo. Infatti quando viviamo la vita quotidiana il nostro essere risiede nella testa, nella mente e tutto il nostro pensiero e’ rivolto all’alto. Di conseguenza il nostro corpo dall’ombelico in giù per noi e’ come se non esistesse. E i piedi risultano essere l’estremità più remota da noi (il che e’ una contraddizione di per se’, ma tirando le somme e’ ciò che accade).

Se invece riusciamo ad abbassare le nostre sensazioni e a sentire che noi risiediamo nel Tan-Tien, allora i piedi li sentiamo e, cosa ancora più importante, diventano un veicolo importantissimo per il recupero delle energie dal terreno. Non solo: con i piedi ben presenti nel terreno ci si sente (o meglio ancora, si e’) maggiormente radicati al terreno sul quale ci si appoggia. Non a caso nello Yoga esistono alcune posizioni che hanno come scopo quello di radicarsi al terreno. Sempre legato a questo ambito mi e’ capitato durante una  seduta che chi guidava l’incontro ci ripetesse più di una volta: “Teniamo bene a terra i piedi, per essere maggiormente presenti al lavoro che stiamo compiendo”.
In conclusione: se si compie la scelta di percorrere una strada verso l’olismo della persona in tutti i suoi aspetti (fisico, emozionale, spirituale) e’ necessario prendere consapevolezza di tutte le parti del proprio corpo. Per il caso specifico dei piedi e’ possibile prenderne atto della loro esistenza con piccoli gesti, come massaggiandoli con le mani a fine giornata, o facendo attenzione al modo in cui stiamo seduti. Facendo questo come riflesso inevitabile anche il nostro spirito si abbasserà facendo passare il nostro essere dal pensiero e della mente al nostro cinabro.

Claudio CAVALLERO

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