LA TECNICA IJIDOZUHO 1-Duecieli

LA TECNICA IJIDOZUHO 1

In questo post trattiamo la prima parte di una tecnica molto diffusa nell’era medioevale e risorgimentale giapponese, il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

LA TECNICA IJIDOZUHO 1

L’ijidozuho è un metodo frequentemente impiegato negli emaki che permette di esprimere lo scorrere del tempo in un’unica immagine. E’ stato introdotto anche nell’ukiyo-e e coloro che osservano il disegno seguendo un ordine preciso all’interno di uno spazio limitato sono in grado di divertirsi con la narrazione.

Nel caso del Kabuki tanto apprezzato dai cittadini di Edo, le opere che godevano di maggior interesse erano rappresentate ripetutamente e molte persone ne conoscevano la trama, perciò quando si realizzavano delle stampe di opere teatrali famose accadeva di disegnare un solo foglio il passare del tempo sulla base della cronologia degli eventi del dramma.

Inoltre se si produceva una stampa da un romanzo allora molto noto, era usato il medesimo sistema. L’opera di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) “Sanukiin kenzoku o shite Tametomo o suki zu”(Disegno dell’imperatore Sutoku che manda i tengu a salvare Tametomo),
utilizza, infatti, la tecnica ijidozuho. E’ basata sul romanzo scritto del periodo Edo “Chinsetsu yumiharizuki” (Storia meravigliosa della luna tesa ad arco, 1806-1810) che ha come prottagonista il guerriero realmente esistito Minamoto no Tametomo (1139-1170) e descrive la scena in cui Tametomo e la sua famiglia a bordo di una nave incontrano un violento tifone.

Nel testo originale gli eventi si svolgono nel seguente ordine:

(1) A provocare il tifone è il dio drago e per placare la sua ira la moglie di Tametomo, Shiranui-hime, si offre in sacificio gettandosi in acqua.

(2) ciononostante il tifone non cessa e Tametomo viene salvato dai tengu, esseri sovrannaturali dal corpo antropomorfo ma dotati di ali, inviati dallo spirito del defunto imperatore Sutoku (1119-1164) che parteggia per lui.

(3) Il figlio dell’eroe, Sutemaru, finisce per cadere tra i flutti. E’ salvato da uno squalo posseduto da un’anima di uno dei seguaci del condottiero.

Si comprende che Kuniyoshi è stato fedele al testo. L’opera è stata realizzata in modo che lo scuardo si concentri su tre punti, cioè sullo squalo disegnato dinamicamente al centro, sulla figura di Shiranui-hime in basso a destra e su Tametomo salvato dai tengu in basso a sinistra. Similmente agli emaki, nel caso che anche negli ukiyo-e si realizzi una sequenza temporale, la storia procede da destra serso sinistra. In pratica, spostando gli occhi su Shiranui-hime, su Tametomo alla sua sinistra e poi sullo squalo in alto ci si conforma allo viluppo cronologico degli eventi del romanzo.(…)continua

Akane Fujisawa

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