Scuola ITTORYU

Ho da poco letto un bel racconto sulla Via della Spada tratto da un vecchio testo della scuola Ittôryû, fondata nel XVII secolo da ltô Ittôsai Kagehisa (156-1653).

Racconta di un maestro di spada, Shoken, che non riesce a liberarsi di un topo, nonostante convochi i gatti più forti e coraggiosi. Neanche lui direttamente riesce a ucciderlo. Finché non arriva una vecchia gatta che, calma e paziente, entra in casa, afferra il topo e lo porta fuori. Tutti i gatti si inginocchiano davanti a lei, enumerano le loro abilità e tecniche, e le chiedono come ha fatto. Ecco la risposta:

“Da dove viene allora l’efficacia miracolosa? Unicamente non pensando a nulla, non volendo nulla, non facendo nulla, abbandonandosi nel movimento della vibrazione dell’Essere; solo così la tua forma diverrà inafferrabile. Niente in questo mondo nasce privo di forma. Solo così nessun nemico potrà resistere. Non penso assolutamente che tutto quello che state cercando di raggiungere non abbia valore: tutto e qualsiasi cosa può divenire un modo di seguire la Via; tecnica e Via possono identificarsi. In questo caso il grande Spirito, l’ “agente”, è integrato in essa e si manifesta nell’azione del corpo.

La forza del grande Spirito (Ki) serve la persona umana (Ishi). Colui che ha liberato il suo Ki può affrontare ogni cosa nel giusto modo, nella sua libertà infinita. Al momento di combattere, senza servirsi di una forza particolare, il suo spirito in attitudine di Conciliazione non cederà né all’oro né alla pietra. Una sola cosa è importante: che anche la più minuscola traccia di coscienza di sé non entri in gioco, altrimenti tutto è perduto. Se si pensa allo scopo, anche solo per un istante, tutto diventa artificiale, non procede più dall’Essere, dalla vibrazione originaria della “Via-Corpo” (do-Tai): allora il nemico vi resisterà.

Quindi, quale arte è bene utilizzare, ed in che modo? Solo nel momento in cui sarete liberi da ogni coscienza dell’Io (Mu-shin), solamente agendo “senza agire”, senza intenzione o astuzia, in armonia con la grande Natura, solo allora sarete sulla vera Via. Abbandonate ogni intenzione, esercitatevi nella non-intenzionalità, e lasciate agire l’Essere. Questa Via è inesauribile, senza fine”.

La vecchia gatta aggiunse poi qualcosa di stupefacente: “Non crediate che quanto vi ho appena detto sia quanto di più elevato esista. Poco tempo fa, in un villaggio vicino al mio viveva un gatto che passava le sue giornate a dormire. Non c’era niente che lasciasse supporre la benchè minima forza spirituale in lui. Era sempre là, sdraiato come un pezzo di legno. Nessuno l’aveva mai visto prendere un topo. Là dove dormiva e viveva, così come nei dintorni, non c’erano topi. Un giorno andai da lui e gli chiesi come si doveva interpretare questo fatto: non vi fu alcuna risposta. Per tre volte ancora gli posi la stessa domanda: egli continuò a tacere, non perché non voleva rispondere, ma perché, con tutta evidenza, non sapeva cosa dire.

Fu così che compresi che “Colui che sa qualcosa, non la conosce”. Quel gatto aveva dimenticato sé stesso, ed allo stesso modo tutte le cose attorno a lui: era diventato “nulla”, avendo raggiunto il più alto grado di non-intenzionalità. Egli aveva trovato, senza alcun dubbio, la divina Via del Guerriero: Vincere senza uccidere. Io sono ancora lontana da lui”.

Shoken ascoltò tutto questo come in un sogno. Si avvicinò, salutò la vecchia gatta e disse: “Da molto tempo ormai mi esercito nella Via della Spada (Kendô), e non ne ho ancora raggiunto la fine. Ho ascoltato il suo discorso, e credo di aver compreso il vero senso del mio cammino. Ma ora, la prego, dica ancora qualcosa di più sul Suo segreto.”

La vecchia gatta rispose: “In che modo? Io sono solo un animale, e il topo è il mio cibo. Che cosa conosco delle cose umane? Solamente questo: il senso dell’arte del Kendô non è vincere l’avversario. O meglio, grazie a quest’arte ad un certo momento si giunge con la massima chiarezza alla base luminosa della morte e della vita (Seishi wo akiraki ni suru). Un vero guerriero attraverso l’esercizio dovrebbe impegnarsi nell’aspetto spirituale dell’arte, nella direzione determinata da questa chiarezza.

Per far ciò bisogna esplorare innanzi tutto la dottrina sui fondamenti dell’essere, della vita, della morte e dell’ordine della morte (Shi no ri). Ma solo colui che diviene libero da tutto ciò che può distrarlo dalla Via, e soprattutto libero dal pensiero che limita e trattiene, può giungere a questa grande chiarezza. Non turbato, abbandonato se stesso, libero dall’Io e da ogni cosa, l’Essere ed il suo movimento (Shinki) si manifesterà in tutta la sua libertà, nel luogo e nel tempo ove ciò sarà neccesario. Ma se il Cuore non è libero, anche in modo estremamente tenue, anche l’Essere sarà ostacolato ed immobile; ora, se diviene immobile, chiuso in se stesso, anche l’Io diverrà immobile fisso in se stesso e in qualcosa che gli si oppone: così due forze si oppongono e lottano per la propria esistenza e in questo caso le migliori funzioni dell’Essere, capaci di ogni trasformazione, saranno inibite. Se la morte appare in quel momento il senso di chiarezza proprio dell’Essere si perderà. Come si può in una simile condizione affrontare il nemico nel giusto modo, considerare vittoria e sconfitta con un animo equanime? Anche se si vincerà sarà una vittoria cieca, che non ha nulla a che vedere col vero senso della Via della spada”.

Konnichiwa

Pino

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