STORIA DEL VECCHIO-Duecieli

STORIA DEL VECCHIO CHE FACEVA RIFIORIRE GLI ALBERI AVVIZZITI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

 STORIA DEL VECCHIO CHE FACEVA RIFIORIRE GLI ALBERI AVVIZZITI

Tanto, tanto tempo fa viveva un brav’uomo con sua moglie; avevano un cane al quale erano molto affezionati, e gli davano da mangiare il pesce e i buoni bocconi che cucinavano per sè. un giorno, mentre i due vecchi andavano a lavorare nell’orto, il cane li seguì e cominciò a giocare qua e là. A un tratto il cane si fermò e cominciò ad abbaiare, << Bau, bau, bau!>>, scodinzolando energicamente. Gli anziani padroni pensarono che sottoterra ci fosse qualcosa di buono da mangiare, perciò portarono un badile e cominciarono a scavare, quando, meraviglia delle meraviglie, trovarono un mucchio di monete d’oro e d’argento e di oggetti preziosi, che erano stati seppelliti proprio lì sotto. Così recuperarono tutto il tesoro, e, dopo fatto beneficenza ai poveri, acquistarono risaie e campi di grano e diventarono ricchi.

Ma nella casa vicina abitavano un vecchio e una vecchia avari e invidiosi, che, udirono ciò che era successo, vennero a chiedere in prestito il cane, e dopo averlo portato a casa, gli prepararono un bel banchetto, dicendo:

<<Su, prego, signor Cane, vi saremo molto obbligati se voleste mostrarci un luogo pieno di soldi>>.
Ma il cane, che fino a quel giorno non aveva ricevuto da loro nient’altro che calci e scappellotti, si rifiutò di mangiare i manicaretti che gli avevano preparato; perciò i due vecchietti cominciarono ad arrabbiarsi e, dopo avergli legato una corda intorno al naso, lo trascinarono fuori. Ma era tutto inutile, dovunque lo conducessero, il cane taceva: per loro non c’era nessun <<bau, bau>>. Alla fine, però, il cane si fermò in un determinato posto e cominciò ad annusare; certi che fosse il luogo fortunato, i due scavarono, ma non trovarono altro che un mucchio di rifiuti e di immondizie, davanti a cui dovettero turarsi il naso, Furiosi per la delusione, i due malvagi vecchi presero il cane e lo uccisero.

Quando il brav’uomo vide che il cane che aveva dato in prestito non tornava a casa, andò dai vicini a chiedere che cosa gli fosse accaduto; il vecchio gli rispose che lo aveva ucciso e seppellito ai piedi di un pino; allora il buon uomo, affranto, andò dove gli era stato detto e, posando un vassoio di cibo, accese un incenso e ordinò di fuori la tomba, piangendo per il suo amico scomparso.
Ma per i due vecchi c’erano altre fortune in serbo, come ricompensa per la loro virtù e onesta. Com’era accaduto, secondo voi, bambini miei? E’ sbagliato fare del male ai cani e ai gatti, sapete.

Quella notte, mentre il buon vecchietto dormiva un sonno profondo, gli apparve il suo cane e, dopo averlo ringraziato per la sua bontà disse:
<<Fa tagliare il pino sotto il quale mi hanno seppellito e fanne ricavare un mortaio dal legno di pino; ma, quando si pestava il riso, ogni chicco si trasformava in un oggetto prezioso. Quando i due vecchietti malvagi lo videro, vennero a chiedere in prestito il mortaio; ma, non appena cercarono di usarlo, tutto il loro riso si trasformò in sudiciume; così, furiosi, ruppero il mortaio e lo bruciarono. Mentre il buon vecchio, non sospettando nemmeno che il suo prezioso mortaio fosse stato rotto e bruciato, si domandava perchè i suoi vicini non glielo riportassero.

Una notte gli apparve di nuovo il cane in sogno, gli raccontò che cos’era successo e disse che, prendendo la cenere del mortaio bruciato e spargendola sugli alberi appassiti, subito gli alberi potevano rivivere e far sbocciare i fiori un’altra volta. Dopo queste parole il sogno svanì e il vecchietto, che per la prima volta seppe di aver perso il mortaio, corse piangendo a casa dei vicini e li pregò di restituirgli almeno le ceneri del suo tesoro. Quando le riebbe, tornò a casa e mise alla prova le loro virtù su un ciliegio, che, non appena fu toccato dalla cenere, immediatamente cominciò a germogliare e fiorire. Quando vide questo effetto meraviglioso, mise le ceneri in un cestino e cominciò a girare per il Paese, annunciando di avere il potere di riportare in vita gli alberi morti.

Un certo Principe lo venne a sapere, e gli parve una cosa incredibilmente strana; allora convocò il vecchietto che mostro il suo potere, facendo germogliare e fiorire tutti i susini e i ciliegi avvizziti. Così il Principe lo ricompensò con drappi di seta, stoffe e altri regali, e lo rimandò a casa tutto contento.

Non appena i vicini udirono la notizia, recuperarono tutte le ceneri rimaste, dopo averle messe in un cestino, il vecchio malvagio si recò nella cittadella, dicendo di essere il vecchio che aveva il potere di far rivivere e fiorire gli alberi morti: Non molto tempo dopo, fu convocato a palazzo e il Principe gli ordinò di dare una dimostrazione del suo potere. Ma quando si arrampicò su un albero appassito e cominciò a spargere la cenere, non apparve nemmeno l’ombra di un bocciolo o di un fiore; la cenere invece cadde tutta negli occhi e nella bocca del Principe, accecandolo e impedendogli di respirare. Quando i sottoposti del Principe videro ciò, agguantarono il vecchio e lo picchiarono a sangue, così che si trascinò a casa in condizione pietose. Quando lui e sua moglie capirono il tranello in cui erano caduti, imprecarono e maledissero e andarono su tutte le furie; ma non servì un bel niente.

Il buon vecchio e sua moglie, non appena seppero della disgrazia capitata ai vicini, li mandarino a chiamare, e dopo averli rimproverati per la loro avidità e crudeltà, donarono loro una parte delle loro ricchezze, che, grazie ai ripetuti colpi di fortuna, erano diventate ormai una fortuna ragguardevole. Da allora in poi i due vecchi malvagi si pentirono e condussero una vita buona e virtuosa.

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