RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

 RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

In una cena dopo un seminario, un allievo di Kyudo, David, mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi, un’interessante osservazione, il problema che mi ponevo era: come mi sarei spiegato visto che David è Olandese? Me la cavai dicendole scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza gli occhi aperti sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando si esegue un gesto o un’azione è sinonimo di insicurezza, paura e stress; nei praticanti che per forza maggiore non hanno esperienza nella disciplina che praticano, è maggiore questa situazione, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere, le cose che non si conoscono creano disagio, e delle volte esso si trasforma in paura o rabbia.

Il riflesso di ammiccamento può essere evocato da stimolazioni elettriche in qualsiasi altra parte del corpo, ammesso che la stimolazione sia sufficientemente intensa ed improvvisa. In questo caso la latenza dipende strettamente dalla distanza fra il sito della stimolazione e il muscolo orbicolare.
Inoltre, gli stimoli a cui il soggetto presta attenzione, inducono una inibizione maggiore, rispetto agli stimoli che vengono ignorati.

La forte relazione esistente fra modulazione del riflesso ed elaborazione delle emozioni, fa sì che questo strumento sia stato utilmente impiegato nell’indagine di manifestazioni cliniche di disturbi a livello emotivo, primo fra tutti nei disturbi d’ansia. Poiché sia l’ansia che la fobia sono risposte di reazione (la prima generalizzata, la seconda stimolo-specifica), ci si aspetta naturalmente che facilitino ed aumentino la risposta di ammiccamento, indotta dal riflesso.
In effetti vi è abbondanza di risultati che confermano questo. Classicamente in tutti questi studi, si esegue un condizionamento classico in cui si associa uno stimolo neutro, quale può essere l’accensione di una luce, od uno shock elettrico.

A condizionamento avvenuto, ciò che si nota è che lo stimolo-test associato allo stimolo neutro induce una risposta aumentata. L’effetto è così robusto che questa metodologia è adottata come metodo per testare l’efficacia dei farmaci ansiolitici. Il potenziamento lo si ha anche quando le risposte emotive vengono suscitate con compiti immaginativi. Come materiale spiacevole, vengono usate descrizioni di situazioni tipo visita dentistica, intrusione in casa durante la notte, parlare in pubblico, assistere ad un incidente stradale. In tutti questi casi si ottiene un aumento della risposta di ammiccamento.

Ciò che più è interessante, è che vi è una corrispondenza lineare, fra aumento e grado di ansia suscitato nel soggetto, come rilevato da scale d’autovalutazione. Questo offre una vastità di applicazioni, e di studio delle attività cognitive ed emotive, nell’ambito della psicologia sperimentale e della psicologia clinica. Il suo utilizzo è prevalentemente legato all’uso di un paradigma sperimentale, del tipo pre-stimolo combinato con uno stimolo-test. Il riflesso di startle infatti presenta queste caratteristiche che lo rendono raccomandabile come stimolo-test:
• Primo, può mostrare inibizione e facilitazione sia per la latenza che per l’ampiezza in relazione a precisi aspetti dello stimolo.
• Secondo, può essere indotto da stimolazioni acustiche, visive e somato-sensoriali, indicando così che tutti i sistemi afferenti devono convergere prima del tratto finale di elaborazione comune.
• Terzo, la latenza molto ridotta e la presenza di componenti multiple nella risposta di ammiccamento, forniscono un’opportunità unica per separare i processi di codifica dello stimolo da quelli di selezione della risposta.
Altri vantaggi, in generale, dell’uso di questo riflesso sono:

1) la sua presenza in un’ampia varietà di specie animali, permettendo così uno studio delle basi neurofisiologiche degli effetti di facilitazione ed inibizione.
2) il fatto che sia stato osservato, con quasi lo stesso andamento ed ampiezza, indipendentemente dall’età dei soggetti, permettendo così confronti fra gruppi di età diverse.
3) la natura inevitabile della risposta e la facilità di misurazione, lo rendono uno strumento utile laddove, in particolare nella psicologia clinica, nella psicologia evolutiva e nella neuropsicologia, viene spesso a mancare la cooperazione del soggetto, e la sua volontà di emettere risposte.

Riflesso-di-ammiccamento

La metodologia utilizzata come stimolo-test ha accumulato una poderosa base di dati, sia nel campo della psicologia comparata  riguardante le emozioni, e sia nello studio dei processi cognitivi e percettivi .

Questa base di dati e di relativi punti di vista teorici, saranno importanti nelle future ricerche riguardanti la modulazione  e le emozioni nell’uomo. La prima per l’ovvio vantaggio di integrare teorie delle emozioni sviluppate nel campo animale ed umano, e la seconda perché l’inseparabilità dei processi cognitivi da
quelli riguardanti le emozioni, viene sempre più riconosciuta come necessaria.

Durante le lezioni, quando si affronta questo argomento sui volti (soprattutto nei maschi), si legge un disagio portato dal proprio ego maschile, che non ammette  una mancanza di coraggio, condizionamento che ogni uno di noi ha subito fin dalla più tenera età, cosa che nei volti delle signore è invece assente.

Per concludere, il lavoro è molto, ma personalmente lo trovo stimolante (e perché no, eccitante); questo scritto non vuole essere giudicante, ma si spera sia di aiuto nel capire un pò di più noi stessi.

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Vincenzo CESALE
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UNA SPADA SPECIALE

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza di un insegnante e di un praticante di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu

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Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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Il primo dubbio gli venne una sera quando, tornando a casa, percepì nella sua camera da letto qualcosa di stonato. Tutto era apparentemente in ordine, ma un ordine diverso dal solito. Ci mise un pò a rendersene conto, preso come era dall’osservare i letto basso e la libreria straripante di volumi. Alla fine l’attenzione cadde sulla spada, appesa al muro su un sostegno di legno.

La Katana luccicava sotto i raggi della lampada, come sempre. L’unica anomalia era che la punta dava a sinistra, mentre era convinto di averla appoggiata nell’altro senso. Del resto, come ben sapeva, la punta della Katana doveva sempre andare a destra. E girò la spada sul sostegno con la punta verso destra.

Il dubbio diventò certezza un un paio di giorni dopo, quando tornato a casa trovò la katana con la punta a sinistra. Era sicuro di non averla toccata negli ultimi giorni, nè aveva ospitato nessuno che potesse, magari per scherzo, aver girato la spada.

Telefonò anche alla signora che andava a pulire la casa una volta alla settimana. Era venuta il giorno prima, ma non aveva notato nulla di strano nè tantomeno toccato la spada: “si figuri che mi fa paura solo a vederla; me ne tengo lontana, come se potesse tagliarmi da un momento all’altro”, gli aveva spiegato la donna.

Chi era stato allora a muovere la spada? Si sforzò di ricordare se qualche amico era venuto a trovarlo all’improvviso, ma ma non ne ricordò uno. Del resto non lo avrebbe portato in camera da letto, nè lasciato da solo il tempo necessario per fargli girare la katana.

Donne, meno che meno. L’ultima ospitata nella camera da letto risaliva a più di un mese prima. Ricordava bene come avesse guardando più volte la spada con timore e un pò di proccupazione, osservando da lontano la lama e poi il suo volto, quasi a volere trovare una corrispondenza tra l’arma appesa al muro a quanto riusciva a leggere negli occhi del proprietario. Si era anche convinto che la spada era uno dei motivi per cui la donna non era più tornata.

Arrivò persino a immaginare una sorta di sonnambulismo che lo prendeva nel cuore della notte costringendolo ad alzarsi e impugnare la katana, magari dando colpi a destra e a manca prima di portarla sul sotegno e tornare nel letto. Ma l’idea del samurai sonnambulo proprio non lo convinceva.

Avrebbe voluto parlare al sensei, ma non se la sentiva. “Mi prenderà per pazzo”, pensava, “una spada che si muove da sola! Magari funziona nel teatro Kabuki, ma nella realtà di tutti i giorni proprio no”.
Eppure una sera, quando verso la fine della lezione di Iaido il sensei rispondeve alle domande degli allievi, si fece coraggio e la prese alla larga:“E’ vero che i samurai credevano che le spade avessero un’anima?”.

“Certo”, rispose il sensei,” collegata sia al maestro che l’aveva forgiata, sia agli accadimenti dei loro proprietari. Credevano ad esempio che alcune fossero spade cattive, altre spada buone. Fa parte della cultura shintoista del Giappone, ma credo anche della attenzione che i giapponesi hanno nei confronti degli altri. Pensare alla spada come dotata di un’anima vuol dire immaginarla non solo come uno strumento da utilizzare quando se ne ha voglia o bisogno, ma anche come una autonoma, che vive indipendentemente da noi.

Rispettate la spada come se avesse un’anima vuol dire di smettere pensare allo Iaido solo come a una nostra proiezione, ma considerarlo una realtà che viene da molto lontano e continuerà ad essere quando noi non ci saremo più. Non siamo noi a praticare lo Iaido, è lo Iaido che con il passare del tempo entra dentro di noi. Alla fine una spada con l’anima è la migliore per aiutarci a tagliare il proprio ego”.

Era un bel discorso, indubbiamente. Ma cosa c’entrava con la spada che si spostava da sola? Continuò a chiederselo, mentre tornava a casa, e anche nei giorni successivi. La spada non si muoveva più. La osservava spesso con grande attenzione e un pizzico di disagio. Non dava segni di vita, stava lì, inanimata.

Il sogno di una notte gli spalancò una nuova visione. Era nel suo letto che dormiva, nella sua camera, disteso sotto le coperte, quando nella penombra un movimento dava via il tutto. All’improvviso la lampada si illuminava riempiendo la stanza di una luce abbagliante. Lì, davanti al letto, la spada immobile nell’aria luccicava in tutto il suo splendore. Poi, con una lentezza carica di energia, cominciava a danzare con tagli di ogni tipo, forti e saldi come mai na aveva visti, segnati da sibili potenti e silenzi assoluti. Poi, alla fine, la spada si voltava verso di lui, come a parlargli:” Hai visto di cosa sono capace, stupido? Perchè ti ostini a cercare di farmi fare quello che non sei capace, chiuso e rigido come un baccalà? Perchè non ti affidi a me? Lasciati andare, riconosci il mio potere, la mia anima. Se lo farai con spirito calmo e puro, insieme alla mia anima conoscerai anche la tua. Perchè l’anima, ricordalo, è una sola, non appartiene a nessuno. Tutti appartengono a lei”.

Da quella mattina cambiò tutto. Puliva la sua spada meticolosamente, spesso le accarezzava la tsuka, talvolta le parlava. La impugnava con una delicatezza salda, quasi fosse una sorella, e non faceva più Iaido da solo, ma con lei. La disciplina ne beneficiò. E la sera, quando prima di addormentarsi la salutava, stava ad osservare il luccichio della lama sotto la luce della lampada. Talvolta il bagliore sembrava disegnare sull’acciaio un sorriso.

di Pino Riconosciuto
(Registrato il 10/01/2013, tutti i diritti sono riservati.)

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SETSU-BUN quinto mese

SETSU-BUN quinto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Maggio
All’inizio di questo mese il glicine (Wistaria chinensis), due qualità di poenia (Poenia moutan e

Poenia albiflora) e l’azalea sono in fiore, e la gente si affolla a visitare quei luoghi in cui sa di poter ammirare quei fiori.

Il 5 maggio è contraddistinto da una festa chiamata Tango no sekku, in onore dei maschi, le bambine hanno già avuto il loro giorno il 3 marzo. Questa festa è celebrata in ogni casa che sia stata favorita dalla nascita di un maschietto nei precedenti dodici mesi e, meno diffusamente, in quelle case dove vivono bambini al di sotto dei sette anni. Davanti alla porta si espongono bandiere recanti lo stemma della famiglia, statuine di guerrieri, elefanti, tigri, draghi e così via. L’oggetto più importante, tuttavia, è un’alta ed esile asta di solito sormontata da un cesto tondo, dorato, con attaccati nastri lunghi e stretti, e una piccola ruota che il vento fa girare.

Setsu-bun-5/2-Duecieli

Su questi pali, gonfiate dalla brezza, pendono due o tre grandi carpe colorate, fatte di stoffa o di carta. Poiché la carpa è un pesce che supera risolutamente tutte le difficoltà che incontra nel risalire le acque del paese, anche nelle cascate, fino a giungere, si dice, a tramutarsi in drago volante, essa è scelta per rappresentare allegoricamente la felice carriera di ogni giovane membro maschio della famiglia. Dentro casa, bandierine, e un’insegna militare detta umajirushi molto simile a quella che portano oggi i pompieri sono sistemate in un telaio di legno, insieme con elmi e figure di lottatori, come espressione della speranza che i bambini maschi della casa possano, in seguito, diventare grandi uomini. Vecchi testi raccontano che questa ricorrenza era festeggiata fin dal regno di Jintoku Tenno, circa quindici secoli fa.

Vi era un tempo l’usanza, ancora osservata in alcune regioni, di appendere sotto le grondaie, il 5 maggio, mazzi di calamo aromatico, shobu e di artemisia yogogi, e di spargere quelli di calamo nell’acqua calda dei bagni pubblici, in modo che chi vi si immergeva portasse su di sé, andandosene, il loro gradevole odore. Il calamo è anche messo a macerare nel sake e questo così aromatizzato, è bevuto in questa ricorrenza, così come il toso viene bevuto a Capodanno, poiché la pianta in questione è comunemente considerata efficace per la prevenzione delle malattie, e pertanto usata sia come bevanda sia per il bagno. Parenti e amici sono invitati a un ricevimento, la sera di questo giorno e la gente si scambia focacce, dei dolci detti chimaki, fatti con farina di riso, avvolti in un tipo di giunco chiamato komo, e dolci detti kashiwamochi, avvolti in foglie di quercia.

Sebbene le differenze di clima delle varie regioni del paese impediscano uniformità della pratica agricola, è generalmente nel mese di maggio che in Giappone si pianta il riso. Ed essendo questo cereale di così grande importanza, la messa a dimora delle giovani piantine è un avvenimento importante ed un momento di grande allegria. I villaggi si svuotano, agricoltori e braccianti vanno nei campi allagati, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio, e il loro pesante lavoro è rallegrato dalle semplici canzoni che essi stessi cantano.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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SETSU-BUN quarto mese

SETSU-BUN quarto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Aprile
Il primo giorno del quarto mese dell’antico calendario, era usanza cambiare gli abiti invernali imbottiti con vestiti più leggeri, che si indossano nella stagione calda, e smettere l’uso degli zoccoli (tabi), ma la differenza di un mese o più tra il vecchio calendario e quello nuovo ha cambiato l’usanza.

L’8 di aprile si tiene una festa chiamata (Kwambutsuye), per celebrare la nascita di (Shaka) (Buddha). Nei tempi della setta buddhista Jodo, una piccola immagine in rame di Buddha è posta su di un piccolo altare ricoperto da molte speci di fiori, e un infuso di radice di liquirizia, detta ama-cha, thè dolce, viene versata sulla statua dai fedeli, che generalmente ottengono dal monaco un pò di questo dolce liquido, per portarlo a casa e dividerlo con gli altri membri della famiglia. Si dice che questo rito tragga origine dalla leggenda che narra che quando Shaka nacque, cadde dal cielo una rugiada dolce e un drago discese e sersò su di lui dell’acqua. Pochè antiche scritture raccontano di una cerimonia tenuta l’ottavo giorno del quarto mese, nel settimo anno del periodo di Showa (740 d.c.), durante il regno dell’imperatore Jim mei Tenno, si può con certezza far risalire l’origine di questa pratica a un periodo precedente a questo. Quando il Buddhismo era all’apice della sua espansione la cerimonia veniva osservata a palazzo, ma con il declino del Buddhismo, anchèssa cadde in declino. La setta Jodo, tuttavia, come si è detto, l’osserva ancora.

Nella prima parte di Aprile, ciliegi, peschi e altri alberi si riproducono di boccioli, e la fioritura dei ciliegi che in Giappone è stupenda, è amata in modo particolare dalla popolazione:è l’emblema scelto per essere riprodotto sul berretto e sul bavero degli allievi del Gakushuin (scuola dei nobili). I luoghi più noti per la fioritura dei ciliegi sono Arashiyama a Yamashiro, Yoshino a Yamato, Mokojima e Ueno a Tokyo, e Asukayama e Koganei vicino a Tokyo.

La stampa che vi si riferisce rappresenta il parco di Ueno, nei giorni in cui è affollato di persone di ogni classe, che ammirano con soddisfazione il loro fiore preferito in piena efflorescenza. Gruppi di persone siedono su panche, su stuoini o su coperte stese a terra, esibiscono i loro cestini da pranzo modesti, e maneggiano i bastoncini (hashi), pizzicando il cibo nelle ciotole, mentre ragazzi e ragazze giocano intorno o si divertono con l’onigokko, una specie di palla prigioniera, gioco al quale persino gli adulti non disdegnano di unirsi.

Nell’immagine si vedono arrivare gli allievi di una scuola, i piccoli davanti e l’insegnante in testa. Una grande zucca (hyotan), getta sulle spalle dell’artigiano ritratto in primo piano è usata per trasportare sake (acquavite di riso).

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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QI GONG “Le Quattro Direzioni” Respiro e Voce

Respiro e Voce

Lavoro su due della quattro direzioni  della scuola di Qi Gong “Le Quattro Direzioni”

#maestriqigong

Video Link: https://www.kyudoiaidoqigong.it/category/multimedia-qigong-video/

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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Un giovane samurai incontra, una sera, mentre rincasava, una splendida ragazza non ancora ventenne, dolce ed elegante d’aspetto. Le rivolse la parola e, con sua sorpresa, si sente accettare l’invito di fare una passeggiata insieme, alla luce della Via Lattea.
Dopo aver passato qualche tempo insieme, il samurai dichiara il suo amore alla ragazza e le chiede se il suo sentimento è ricambiato. “Se vi amassi, dovrei subito morire”, si sente rispondere. “Questo è il mio destino”. Lui non le crede, lei cede alle sue insistenze, e passano la notte insieme, sotto le stelle. Il mattino seguente, lei le chiede il suo ventaglio come ricordo, e gli conferma di andare incontro alla morte. “Se vuoi sapere quale sarà la mia sorte, va dietro il muro del palazzo imperiale. Ma, ti prego, se vuoi alleviare le mie pene dopo la morte, copia per me il sutra del loto e offrilo a Budda”. Recatosi sul posto, l’incredulo samurai incontra una giovane volpe morta, la testa coperta dal suo ventaglio. Fugge disperato, torna a casa e da allora, ogni settimana, copia il sutra del loto per l’anima della volpe morta.

Storia riportata dal Konjaku monogatari

Vincenzo CESALE
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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Un uomo, proprietario di un ristorante, mentre passegiava, vide un giorno una volpe alzarsi sulle zampe posteriori e mettersi in bilico sul muso un cranio umano. Così dicono le credenze, fanno sempre le volpi quando vogliono assumere sembianze umane. Ed ecco, infatti, quella volpe trasformarsi in una giovane e bellissima ragazza, che iniziò a piangere.

Commosso e incuriosito, l’uomo le si avvicina. Lei le racconta di essere la figlia di un generale morto da poco in battaglia, e di essere fuggita dopo di avere assistito anche all’uccisione della madre per mano dei nemici. Ora, disperata, voleva suicidarsi.
Colpito da quel racconto, pur sependi di trovarsi di fronte a una volpe, l’uomo le offre ospitalità, e la portò a casa.

Alla moglie nascose la vera identità della ragazza, per evitare problemi. Bene accolta, la nuova arrivata sa subito rendersi utile in cucina e servendo a tavola i clienti del ristorante. Un giorno, entra in quel locale un daimyo che, alla vista di una così attraente ragazza, si innamora subito di lei, paga un riscatto e la porta via con sé. Al palazzo del daimyo, la nuova concubina trova il modo di farsi ben volere da tutti, persino dalla moglie di lui, che la ragazza colma di attenzioni. Un giorno il daimyo va a Kyoto per affari; quì, incontra un monaco, che gli dice: “Tu sei sotto l’ifluenza di un fantasma, che succhia la tua energia. La tua vita è in percolo”.

Dapprima, il daimyo rise spavaldo, ma poco dopo cadde gravemente ammalato e pallido e gli mancarono le forze. Da casa chiamarono il monaco che l’aveva messo in guardia; giunto al capezzale del daimyo, il religioso celebra una cerimonia speciale, invocando “confusione al nemico”. Appare Dakini*, e la bellissima ragazza, che stava con la moglie accanto al letto del daimyo, rivela la sua vera natura, quella di una vecchia volpe con un cranio umano sul muso, si slancia contro l’altare, ma prima ancora di raggiungerlo, muore.

*Dakini spirito femminile nel buddhismo, per un certo periodo abbinato allo shintoismo, Daikini-Inari
Storia riportata dal Konjaku monogatari

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Vincenzo CESALE
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ALLA RICERCA DELLA FORMA PERDUTA

Un mattino davanti allo specchio all’improvviso vedo una persona diversa da quella che ricordavo: certo gli anni sono passati, da quando ne avevo venti.

La giornata si presenta dura

La giornata inizia male: devo eliminare lo specchio del bagno e poi la bilancia. Per i vestiti ho già provveduto in tempo, piano piano: durante gli anni trascorsi le taglie sono aumentate senza troppo dolore, quindi non posso fare raffronti pericolosi.

Faccio finta di nulla: esco prendendo la mia ventiquattrore e vado al lavoro.Ma che bella sorpresa: l’ascensore dell’ufficio non funziona; per fortuna è al primo piano, però mi distanziano ben venti gradini.

Alla ricerca della forma perduta.

Come scalare il monte Everest; apro la porta e mi trovo in uno stanzone con quindici scrivanie, una delle quali è la mia. I venti gradini hanno fatto la loro parte rendendo il miei polmoni affaticati come avessi fumato una trentina di cubani.

Laggiù in fondo intravedo la salvezza, la mia sedia, che per fortuna ha le ruote così quando devo spostarmi non faccio nemmeno la fatica di alzarmi. Mi viene in mente, sorridendo tra me e me, che quando ero giovane se raccontavi una bufala gli altri ti rispondevano: «se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tram» Allora la mia sedia è mia nonna?

Il tempo della ricerca

Dovrei passare il mio tempo un ufficio tra una pratica e l’altra, in realtà passerò quasi tutta la giornata su internet. Il motivo?
Beh quello che ho raccontato fino ad ora sulla mia linea perduta: la ricerca di una palestra che mi rimetta in forma.

Sii credici che la troverai

Tra un sito e l’altro trovo di tutto, ma non qualcuno che mi metta in forma senza dover fare nulla; niente da fare.

Escludo le offerte a basso costo: se costa poco, mi dico, avrai poco. Così elimino cifre ridicole che non possono darmi dei professionisti di buon livello; elimino anche, per il mio bisogno, le offerte di palestre che pubblicizzano insegnanti campioni di livello mondiale, nazionale o che so io: tanto vanto porta, molte volte, a un pessima scelta di insegnanti che in questo modo si pubblicizzano con fumo negli occhi, con un ego spropositato che non gli permette di pensare ai tuoi piccoli problemi. Quello che non serve al sottoscritto.

Forse è il genere sbagliato

Cambio genere e faccio ricerche in un modo non convenzionale: cerco non più palestre, ma luoghi dove ci possa essere anche una crescita non solo fisica. Mi trovo nel mondo delle arti orientali, dove però anche qui ricado nei problemi di prima, aggiungendo anche la parte aggressiva, che in questo momento invece di coltivare devo eliminare.

Giro, giro su internet che mi sembra di essere una trottola, rispetto a questa mattina si è aggiunto anche un gran mal di testa, devo anche deviare la mia ricerca a seconda se il capo ufficio si avvicina o se si allontana.

Ho trovato l’arca perduta

Ma la ricerca nel pomeriggio inoltrato mi dà una svolta: trovo un luogo dove mi assicurano, (già, facile a dirsi), un lavoro in un ambiente protetto da tensioni, rilassante, profumato e pulito.
Praticano diverse discipline: tutte rigorosamente non invasive e non competitive.

Ne adocchio una che a dire la verità mi incuriosisce, ma chi sarà l’insegnante? Vado a leggere il curriculum e lo trovo molto interessante, almeno non si vanta di aver vinto un mondiale qui un campionato del mondo là e arrivando dalla gavetta sicuramente capirà i miei bisogni.

Visto che ho sfruttato il tempo con la mia ricerca su internet, ne approfitto e risparmio sul telefono di casa: chiedo informazioni aspettandomi, come le telefonate precedenti, un addetto che non capisca nulla di quello che le chiedevo, quindi il mio problema non gli interessa.

Il primo impatto

Mi risponde una collaboratrice della scuola, caso strano una voce gentile e attenta a capire la mia richiesta di informazioni. Dopo aver esposto i miei bisogni mi invita a visitare la scuola e se sono interessato ad assistere a una lezione, eventualmente è possibile parlare anche con l’insegnante.

Abbandono i parenti stretti

Lascio mia nonna con rammarico, ci sono stato seduto tutto il giorno, così la lascio riposare pronta per accogliermi il giorno dopo.
Tornando dal lavoro mi sembra di aver risolto tutti i miei problemi sorti al mattino, forse ho trovato chi lavora per me e i benefici sono tutti miei. Grande giornata, non ho più bisogno di nascondere la bilancia e lo specchio.

Inizio la mia prima lezione: bella, mi sono divertito e non ho più pensato per tutto il tempo ai miei problemi; ma sono un po deluso: mi è toccato fare tutto io, anzi l’insegnante l’ha fatto capire molto chiaramente che il lavoro spetta a me.

Nonostante questo tornerò volentieri, e mia nonna ringrazia del peso perduto.

#qigongesalute

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Vincenzo CESALE
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IL MAL DI SCHIENA E IL LAVORO

Come sta la tua schiena quando torni dal lavoro?

Un evento interessante.

In una lezione di Qi Gong un praticante mi ha posto una domanda: ha chiesto come mai nel suo posto di lavoro è stato diffuso un libretto, che consiglia le posture da assumere durante il lavoro. Perchè queste indicazioni sono molto diverse dall’insegnamento che riceve a lezione?
Link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-il-lavoro-come-sta.html#more

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I DOLORI ALLE MANI E IL QI GONG

Dopo aver trattato l’argomento del dolore alla schiena a causa della rabbia, concentriamoci su un problema che affligge una notevole percentuale di persone, soprattutto in età non più giovanile. Vediamo come si può prevenire.

Vai al link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/i-dolori-alle-mani-e-il-qi-gong.html#more

#maestriqigong

Vincenzo CESALE
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Il mal di schiena lombare e la rabbia

Ho voluto rispondere alle tante domande che mi vengono poste sul mal di schiena, attraverso un post linkato qui sotto, riguardante questo annoso e fastidioso problema che affligge la maggior parte di noi.

#qigongesalute

Vi auguro una buona lettura: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/03/il-mal-di-schiena-e-la-rabbia.html#more

 

Vincenzo CESALE
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ASHIBUMI

ASHIBUMI

Gli insegnamenti che si trasmettono nel Kyudojo Hayate sono sempre mirati ad una crescita personale e non a una crescita mirata alla competizione.

La prima posizione che decide il tiro

E’ una posizione fondamentale nonchè quella che destina come avverrà il tiro nel Kyudo. Senza ashibumi, un tiro corretto è impossibile;”ashibumi” è…

Ci sono due metodi per eseguirlo: il primo metodo si espleta in un solo movimento che si chiama “reishaki“, il secondo metodo prevede due movimenti e viene detto “bushakei“; in entrambi i casi il fine non cambia, il corpo è eretto e non ondeggia, la mente è focalizzata e già predisposta al tiro. I piedi in entrambi i metodi, sono distanti fra loro quanto la metà dell’altezza dell’arciere.

L’angolo fra i piedi (ashi) è di sessanta gradi, con una lieve differenza in caso di arcieri molto alti  o di corporatura massiccia, per i quali l’angolo di apertura è più ampio. Il peso del corpo sul piede sinistro è suddiviso per il 60% sulle punte e per il 40% sul tallone, per il piede destro per il 40% sulle punte e per il 60% sul tallone; questa tecnica permette di controllare l’anca e non lasciarla ruotare nel momento del tiro, le gambe non sono in tensione, le ginochia sono sganciate in modo naturale.

Ashibumi è la prima delle otto posizioni primcipali, “Dozukuri-Yugamae-Uchiokoshi-Hikiwake-Kai-Hanare-Zanshin-Yudaoshi” che vedremo in appuntamenti futuri.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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La mia esperienza: chi se lo immaginava?

Che esperienza! Il primo giorno in cui ho messo piede in un dojo di Karate, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi, molti anni dopo, nei panni di un insegnante di arti orientali. La vita a volte ci stupisce ed apre grandi opportunità.
Racconto l’esperienza che mi ha portato a svolgere il mio lavoro di insegnante nella scuola “Due Cieli”, in QUESTO ARTICOLO

Vorrei donare questa condivisione a chi vuole formarsi e trovare un lavoro attraverso l’insegnamento, ma anche a chi, per puro piacere personale, vuole praticare una disciplina per crescere nella conoscenza di sé.

Praticare un’arte che vi appassiona potrebbe riservare interessanti sorprese future 🙂
Buona lettura

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

CORSO DI RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Impara a respirare con il corso online della scuola DueCieli, per trovare il tuo equilibrio nella mente e del corpo.
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“NON PENSARE: ASCOLTA”

“NON PENSARE: ASCOLTA”

Quante volte è capitato di pensare ad un evento o dare un giudizio affrettato verso una nuova conoscenza, per poi avere un’esperienza molto diversa de quella che ci eravamo aspettati, rischiando quindi di distruggere un futuro rapporto?

La realtà è completamente diversa da quello che pensiamo.

Qualche volta mi è capitato di voler interpretare un fatto secondo una certa visione e di accorgermi, dopo breve tempo, che il mio pensiero era distante dalla realtà.
Una frase che mi aiuta ad orientarmi in questi casi è: ”quello che tu pensi non è la realtà”

La realtà degli altri.

La percezione della nostra realtà è sempre distorta dalle esperienze del passato, che non sono mai le stesse esperienze degli altri.

Allora cosa dobbiamo pensare?

Ci sono tre parole che mi ripeto sempre quando devo relazionarmi: ”non pensare, ascolta” . Ovvero: non pensare con la mente ma ascolta con lo spirito .

Un fatto personale accaduto qualche settimana fa mi ha fatto comprendere che i ricordi negativi che sono nella mente non devono avere nessun privilegio: sono proprio quelli che ti possono rendere rabbioso, rancoroso e a volte boicottano il futuro.

“NON PENSARE: ASCOLTA”-Duecieli2

Un futuro senza ricordi?

Il passato è molto importante per il nostro futuro: i nostri ricordi positivi, quelli che aiutano a sentirsi bene sono quelli dello spirito; quindi privilegiamo i ricordi del nostro spirito e diamo l’importanza che devono avere (poca), ai ricordi della mente.

Se diamo troppa importanza alla mente, la realtà cambia aspetto. E l’aspetto che prende può essere triste, anche drammatico, e portarci a prendere decisioni estreme.

Buonasera Maestro.


Come ci siamo detti,ti trascrivo quanto annotato sul mio quaderno durante la lezione di stamane.

”Lascia che il tuo spirito prevalga sulla tua mente.”
I ricordi fanno parte della tua vita,ma non lasciartela condizionare da essi,altrimenti lo spirito resta represso.

In quest’ultima settimana ho finalmente aperto gli occhi, dopo molti anni. 
Il Maestro mi dice che il mio tiro oggi è SERENO. Si. É vero.
Sono serena nonostante mi abbiano raccontato che una delle mie amiche più care é morta “perché non aveva alternative”.


Non poteva chiamarmi? No. Non poteva.
Non poteva dirmi il dramma che viveva perché io ero l’unica a cui non poteva (per orgoglio) rivelarlo. Lei, che mi considerava una “senza le palle” perché non avrei mai rinunciato a Torino per trasferirmi al mare,dove “si sta bene e si vive meglio” mi diceva sempre. Già. ..
”Cara S.,oggi il mio Maestro, (che sicuramente avrebbe potuto offrire una valida alternativa ad uscire dal “tunnel” in cui ti eri cacciata,per rabbia,per noia,per sai solo tu i veri motivi) ha capito che sono serena. Ed è vero.
Respiro e vivo la mia vita assaporando ogni respiro e respirando il mio spirito libero. Felice di ogni mio passo ed ogni mia scelta. Mi spiace solo che tu non abbia mai potuto vivere questa sensazione:ti sarebbe piaciuta. Ma avresti dovuto PERDONARE senza dimenticare. Io l’ho appena fatto con te.”
Ecco ciò che è uscito dalla lezione di oggi.
Grazie e buona serata.

Erano molte settimane che provavo a comunicare attraverso un articolo, continuavo a cestinare qualsiasi cosa scrivessi, non riuscivo ad esprimere quello che volevo dire, all’improvviso l’aiuto è arrivato da una e-mail di una nostra amica di percorso, per questo la ringrazio: ha raccontato un’esperienza forte che accompagnerà il nostro viaggio.

Vincenzo CESALE
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SETSU-BUN undicesimo mese

SETSU-BUN undicesimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Novembre

Poichè il 3 di Novembre cade il compleanno dell’attuale imperatore, in questo giorno sono esposte avunque bandiere, la guarnigione di Tokyo è passata in rivista da Sua Maesta nella piazza d’armi Aoyama, e c’è una sfilata delle truppe di stanza in altre città-presidio dell’impero.

I crisantemi, che hanno iniziato la fioritura alla fine di Ottobre, raggiungono il massimo del loro splendore all’inizio di Novembre.
Mentre bellissime qualità vengono coltivate in molti giardini privati e nelle serre, la più bella esposizione si tiene nei giardini del palazzo Akasaka a Tokyo, dove sono piantati fitti, in aiuole rialzate, protetti da tettoie aperte di bambu e stuoie. Dopo che alti dignitari e rappresentanti di potenze straniere sono stati ricevuti dall’Imperatore e dall’Imperatrice, con una festa all’aperto nei giardini stessi, una folla di autorità minori, ufficiali dell’esercito e della marina, dame e altre persone invitate ufficialmente, girando per i giardini sistemati splendidamente. Alcuni dei crisantemi sono grandi palle variegate di cremisi, di lillà e altri colori. altre varietàhanno lunghi petali sottili, che devono essere sostenuti da cerchi di filo metallico. In alcuni casi l’abilità del giardiniere è dimostrata dall’esibizione di centinaia di boccioli su una singola pianta, come nel caso d’una, nel Novembre 1893, che portava non meno di 710 fiori.

Verso la metà e la fine del mese, le foglie d’acero esplodono nei loro sgargianti colori autunnali, e fra i luoghi che si visitano in questo periodo per lo spettacolo degli aceri, i più famosi sono Togano-o, e Tsuten, a Kyoto e Kaianji e Takinogawa, vicino a Tokyo.
Il 15 Novembre è giorno di una certa importanza per i più piccoli. La testa dei bambini viene generalmente mantenuta rasata fino a tre anni circa d’età, secondo il modo di contare giapponese, che considera una parte dell’anno come un anno intero. Ma a cominciare da questo giorno, si lascia crescere un ciuffo di capelli in cima al capo. E sempre questo stesso giorno un bambino di cinque anno può indossere i pantaloni (hakama) in occasioni di feste, e le bambine di sette anni possono esibire l’ampia fascia o cintura (obi), che costituisce una importante componente dell’abbigliamento femminile. Una festa, che si tiene la sera, celebre il raggiungimento di ognuno dei suddetti privilegi, conusciuti rispettivamente come kamioki, hakami e obitoki. I bambini nati nei precedenti dodici mesi vengono portati, in questo giorno, davanti ad un altare shinto, dove la madre compie un atto di adorazione.

In ciascuno dei due giorni <> che cadono a Novembre, si tiene a Tokyo una fiera chiamata Tori-no-ichi (fiera degli uccelli), dalla quale i visitatori generalmente tornano a casa tenendo in mano un ramuscello di bambù. Questo rastrello, chiamato kumade (zampa d’orso), è decorato con finti libri contabili e con figure di carta delle divinità della fortuna, della tartaruga della gru e d’altri simboli di successo e di prosperità e il rastrello stesso, nella sua qualità di strumento usato per riunire le cose, favorisce la raccolta e la riunione di tutto quanto ha valore in questa vita. I gestori di ristoranti e di locali d’intrattenimento acquistano e espongono un tipo di rastrello più grande. L fiera si tiene a Otorijinshia, a Shitaya, a Tokyo e in uno o due altri luoghi.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

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LA PRATICA CI RENDE LIBERI

La pratica ci rende liberi

L’altra sera poco prima di iniziare la lezione, ometto quale disciplina per ragioni di privacy della persona interessata, arriva un messaggio da parte di una praticante, “mi spiace ma questa sera non posso venire, ho perso il lavoro”. Per Deborah e per me, che conosciamo ogni nostro allievo/a personalmente, sapere che ragazzi/e corretti e onesti non abbiamo l’opportunità di condurre una vita serena ci lascia un forte disagio. Nella nostra scuola non abbiamo mai considerato chi si affida a noi, un numero, ma delle persone, ognuna diversa dall’altra.

Una frase che non si vorrebbe mai sentire

Ogni volta che sento questa frase, e negli ultimi tempi purtroppo è diventato un tormentone, rimango dispiaciuto: provo un senso di impotenza. E’ una situazione che la mia generazione non conosce e quindi comprende poco, ma può immaginare l’enorme problema che comporta: la tranquillità finanziaria è così importante da condizionare la vita che conduciamo.

La pratica ci rende liberi-Duecieli1

La pratica

Questo molte volte comporta l’abbandono della pratica, proprio quando invece bisognerebbe intensificare la presenza. Il Kyudo lo Iaido, il Qi Gong sono un’ancora di salvezza per momenti negativi della nostra vita, capaci di trasformare queste situazioni da negative in positive.

L’ambiente e i compagni di pratica giusti, ci danno la sicurezza di essere in un ambiente che ci protegge e, seppur per un breve periodo, possiamo dimenticare i problemi che ci affliggono.
Questo aiuta a trasportare all’esterno questo benessere, per poter riprendere l’equilibrio che ci permette di risolvere al meglio i nostri problemi.

L’abbandono non è la soluzione

In passato, alcuni allievi hanno vissuto queste situazioni, condividendo il loro malessere con me: quando si passa attraverso un cambiamento è naturale sentirsi spaventati e spaesati.
Qualcuno di loro ha proseguito la pratica, trovando giovamento e superando le difficoltà con minore disagio, altri invece si sono chiusi, e hanno abbandonato la disciplina. Ognuno può scegliere come reagire ai propri problemi, ma quelle che riescono a risolvere meglio le difficoltà sono le persone che comprendono il valore del lavoro a cui si stanno dedicando. Ciò che si fa in palestra è solo un mezzo per sviluppare la forza interiore.

E’ vero che il licenziamento è reale, ma dobbiamo affrontarlo a muso duro, non cedendo al ricatto che il momento ci impone: praticando si trasforma il nostro momento negativo in un momento positivo. Siate voi i padroni della vostra vita.

Vincenzo CESALE
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Ansia da prestazione 1

Ansia da prestazione 1 – Il primo giorno

Buongiorno a tutti, ben ritrovati, dopo le vacanze ahimè finite, ricominciamo il viaggio nelle nostre amate discipline parlando di ansia da prestazione.

Vorrei iniziare la stagione con un pensiero sulla nostra pratica: “il primo giorno”.

Un giorno discorrevo con Deborah sulla mia poca capacità informatica, ed esprimendo i miei drammi al riguardo, lei mi espose un suo pensiero: “non sei più al primo giorno, stai accumulando esperienza e il tuo lavoro è diventato più complesso. Il difficile è adesso.”
Sono d’accordo e mi ricordo subito di quello che ripeto ai principianti, e che ho detto in precedenza agli allievi anziani: godetevi il primo giorno, perchè quelli che verranno saranno più complessi; MA NON SCORAGGIATEVI.

ansia da prestazione duecieli-2

In che modo questo concetto influenza il TUO lavoro?

Quando si vuole iniziare una disciplina, la prima cosa è trovare un insegnante, poi visitare il luogo dove si pratica, ed assistere ad una lezione.
In quel momento può accadere di temere che lo studio sarà molto complesso e un po’ ci si scoraggia, ma arriva comunque il fatidico giorno dell’inizio; tutto sembra difficile e molti pensano che non ci riusciranno mai: quando ti trovi in uno di questi momenti, credi in te stesso perché hai delle potenzialità che nemmeno immagini.

Qui vorrei agganciarmi al discorso precedente che Deborah esprimeva a riguardo della mia difficoltà informatica e che coincide con il concetto spiegato ai novizi: “ricordatevi il primo giorno di pratica, perché sarà il giorno più facile”. Qui aggiungo: però sarà anche il meno interessante.

Il difficile arriva sempre dopo: non solo perché le nozioni si accumulano, ma perché ci si addentra in meandri che non riguardano più solo la tecnica fine a se stessa; l’arte si fonde con noi stessi nel nostro animo, nei luoghi più nascosti del nostro spirito.

E quando quello che stiamo imparando diventa parte della nostra vita, sentiamo che dentro di noi è esploso qualcosa, che non solo siamo bravi ma che questo è un’energia che trasforma.
Così può succedere, quando incontriamo qualcuno che era molto che non vedevamo, che ci dice: “ma sei cambiato, non ti riconosco più”. Questo dimostra che siete sulla strada giusta, avete preso coscienza del vostro valore. E quando il ricordo torna alla prima lezione, pensate: ho fatto bene ad iniziare questo viaggio, sono fiero di ME.

Vincenzo CESALE
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SETSU-BUN decimo mese

SETSU-BUN decimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ottobre

Il ventesimo giorno del decimo mese del vecchio calendario era quello scelto dai mercanti e negozianti per una festa sotto la protezione di Ebisu, il Dio dell’Abbondanza e protettore dei commerci. Ad un’estremità della stanza in cui si riunivano per passare la serata, era appesa una raffigurazione di Ebisu, con un enorme pesce persico sotto il braccio e una canna da pesca in mano.

A lui veniva offerto il suo pesce preferito, il tai – una specie di persico – , frutta sake, panetti rotondi di mochi. Col procedere della festa qualcuno afferrava una qualsiasi cosa che fosse a portata di mano – una tazza una ciotola -, e tenendola in alto, ne richiedeva un immaginario prezzo esorbitante, supponiamo 100 o 1000 dollari; qualcun altro accettava l’offerta, e il finto affare era concluso tra battimani, pochè questa tradizione è considerata presagio di successo nella trattazione di veri affari nel futuro.

Ottobre è il mese più importante per la raccolta del riso.
Il riso migliore cresce nel sud del Giappone, e la stampa qui inserita mostra il procedimento di rimozione della pula dai grani di riso, così come avviene in un distretto dell’isola di Kyushu.
Il mortaio che si vede nell’angolo a destra, chiamato umato-usu, perchè viene fatto girare da un cavallo (uma), è costruito con legno, bambù e argilla. Sui cilindri fatti di argilla, sono inserite logitudinalmente delle stecche di bambù, così che col ruotare di quello superiore la pula viene rimossa dai grani di riso. L’insieme di riso e crusca che cade dal mulino è potato alla macchina chiamata tomi, che si vede alla sinistra del disegno, dove una corrente d’aria prodotta dal girare di una ruota fa volar via la crusca. Poichè il riso, anche se ripulito, contiene grani non mondati, lo si porta al mangoku, che dalla nostra stampa si vede un pò oltre il tomi, un setaccio di fili di rame attraverso le cui maglie solo il seme mondato ricade.

Il riso rimasto è riportato al mulino per essere risottoposto al primo procedimento, mentre quello pulito lo si versa in ceste di paglia chiamate tawara, con una misura in legno chiamata masu, come si vede nell’angolo a destra, in alto, del disegno. Nello spazio di vetiquattro  ore può essere mondato e insaccato riso per circa novanta sacchi. In Kyushu, 35 sho valgono un tawara, ma a Tokyo un sacco contiene generalmente 40 sho
In passato, i nobili proprietari terrieri (daimyo) riscuotevano le loro rendite in riso, e il raduno annuale dei contadini per il pagamento delle loro imposte era un’occasione importante. I sacchi, prima di essere portati nei magazzini dei daimyo, erano accuratamente pesati, e se qualche sacco non sembrava del giusto peso, se ne misurava il contenuto. Se la misura dimostrava che il peso era scarso l’uomo che aveva portato il sacco cadeva in grave disgrazia, fino da essere aspulso dai suoi compaesani.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
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SETSU-BUN nono mese

SETSU-BUN nono mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Settembre

Durante l’epoca antecedente la Restaurazione, era usanza indossare indumenti imbottiti (wata hire) dal nono giorno del nono mese, e zoccoli (tabi) dal decimo giorno, ma poichè Settembre, il nono mese del nuovo calendario, è il mese caldo, le vecchie usanze non vengono più rispettate.

Il nono giorno del nono mese era una festa chiamata Choyo no sechiye o Kiku no sekku, nel corso della quale le persone, sperando di allungare la propria vita e di allontanare le calamità, bevevano sake aromatizzato con fiori di crisantemo (kiku), chiamato quindi kiku sake. E si mangiavano castagne, talvolta mescolato con riso bollito; ma l’attuale calendario non può affrire né castagne né crisantemi, così l’usanza è scomparsa. Il tredicesimo giorno del mese la gente in generale e i poeti in particolare, si facevano in dovere di ammirare la luna, i primi facendone offerte di dolci di riso (dango), egli altri componevano versi in suo onore. Quest’usanza viene fatta risalire a circa 1000 anni fa, durante il regno di Uda Tenno.
Uno dei maggiori divertimenti in Giappone è la lotta, e sebbene sia praticata in ogni periodo dell’anno a Tokyo e in altre grandi città, l’autunno è la stagione in cui gode il maggior favore in tutto l’impero.

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I lottatori professionisti sono uomini enormi, che acconciano i loro capelli come i toreri spagnoli, in modo diverso dalla maggioranza delle persone. Sono divisi in squadre, ciascuna con un capo che istruisce nell’arte i seguaci, e queste squadre si spostano da un luogo all’altro. A Tokyo le competizioni avvengono generelmente all’Ekoin, per il periodo di dieci giorni ogni volta. L’arena è sopraelevata, racchiusa in doppio cerchio di sacchi di paglia riempiti di terra sedici sacchi nel cerchio interno e venti in quello esterno; quattro pilastri, sostenenti il tetto, vanno appese nelle parte più bassa delle coperte rosse fasciate di bianco, nella parte superiore sono colorate di verde, rosso, bianco e nera rappresentazione della primavera, dll’estate, dell’autunno e dell’inverno. Vengono preparati due mastelli d’acqua, sale e fogli di carta, e due ventagli, un arco e una corda d’arco sono attaccati a uno dei pilastri, e costituiscono i premi delle gare finali. I lottatori sono divisi in una squadra est e una squadra ovest. Dopo che il giodice ha espletato alcune formalità d’apertura, egli chiama per nome due combattenti delle squadre rivali, che quindi avanzano e si accosciano sui talloni. Ad un segnale del ventaglio rotondo in mano al giudice, i contendenti si alzano in piedi e si abbrancano l’un l’altro, e alla fine di ogni scontro il giudice indica con il suo ventaglio il lato al quale appartiene il vincitore. Un modo di impiegare lottatori ormai a riposo è di usarli come arbitri per comporre discussioni e dispute che talvolta nascono tra i più giovani, liti nei quali gli uomini di muscolatura normale non amano interferire.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
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Federazione Qi Gong “Le Quattro Direzioni”

Federazione di Qi Gong
” Le Quattro Direzioni”

Federazione “Le Quattro Direzioni”:  Progetto Insegnanti Qi Gong

Federazione di Qi Gong dedicata agli Insegnanti formati nella Scuola “Le Quattro Direzioni”

Iscriviti per essere sempre aggiornato sulle nuove iniziative, attività e seminari, e per:

  • Ricevere gratuitamente l’attestato di iscrizione, che potrai esporre e pubblicare;

  • Vedere il tuo nome e le tue iniziative, pubblicati gratuitamente sul sito ufficiale www.maestriqigong.it

…e molto altro.

Scarica il regolameno dettagliato, ed iscriviti come Insegnante Certificato. Clicca sui link qui sotto per aprire i files in pdf.

REGOLAMENTO

SCHEDA ADESIONE

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L’ANIMA DEL KYUDO

Attraverso la pratica del Kyudo, il senso dello spazio, l’espansione mentale, la respirazione addominale vengono evidenziate, come ho già parlato in altri miei articoli; vorrei condividere un pensiero e un punto di vista diverso ma affine al lavoro profondo che la nostra federazione di  Kyudo a come linee guida.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

L’ANIMA DEL KYUDO

 

“In questa specializzazione tradizionale del bujutsu, i maestri consideravano di fondamentale importanza le qualità seguenti: indipendenza di visione, che abbracciasse un campo il più vasto possibile; un’acuta percezione dei dettagli significativi, senza dispersione dell’attenzione dovuta alla paura o alla confusione; l’energia per piegare l’enorme arco, per controllare il lancio della freccia, e la sua traiettoria verso il bersaglio.

L'ANIMA DEL KYUDO-Duecieli2

Per quanto riguarda i primi due requisiti, la dottrina del kyujutsu operava una netta distinzione tra l’idea di mirare ad un bersaglio (monomi), e quella di concentrare e stabilizzare la mira (mikomi); nel lessico di quest’arte, ‘concentrare‘ e ‘stabilizzare‘ erano generali e diffusi, mentre ‘mirare‘ era specifico. L’arciere doveva essere in grado di ampliare e di restringere il suo campo di visione, e la sua attenzione, a volontà, per essere conscio del suo ambiente complessivo e per controllarlo. Nello stesso tempo, egli doveva essere in grado di percepire un’ombra particolare in agguato nelle sue vicinanze, o anche una piccolissima falla nell’armatura di un nemico lanciato al galoppo sul campo di battaglia, verso le sue linee.
In questo contesto, l’arte dell’arco si avvaleva di dottrine relative al controllo mentale, che erano già antiche quando avevano raggiunto il Giappone dall’India, insieme ai primi manuali del buddismo. Il Giapponese, per esempio, conosceva a memoria la storia dell’arciere Arjuna. (…)
Per sviluppare questa capacità di vedere chiaramente il tutto e tutte le sue parti, il kyujutsu ricorreva abbondantemente al HARAGEI, ‘quest’arte del ventre che è presente in tutte le arti del Giappone, e la cui padronanza è una conditio sine qua non in ognuna di esse’. ” (…)

Tutti gli insegnanti del kyudo sottolineano quest’idea della centralizzazione addominale, quale requisito fondamentale per estendere il corpo in piena coordinazione tra intenzione ed azione, tra volontà e respirazione, e tra questi ed ogni movimento, dal tendere l’arco e dal lancio della freccia alla proiezione mentale, che deve accompagnare la freccia stessa al bersaglio. Così la coordinazione fisica e mentale dell’arte dell’arco, oggi come ieri, ritorna al Haragei, l’arte della centralizzazione addominale, senza la quale, in Giappone, la coordinazione è considerata inconcepibile ed irraggiungibile in pratica. “

( fonte: ‘ I segreti del samurai’, di O.Ratti e A.Westbrook, ed. Mediterranee, traduzione de ‘ The Secrets of The Samurai’, 1973. Pagg. 411-412

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LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE
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LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

Per acquisire le dieci Virtù è indispensabile unirsi al “cuore dei fiori” hana no kokoro e al “cuore del tutto”.
E’ dunque comprensibile che nel corso del lavoro siano vietate ogni conversazione e ogni attività rumorosa, che turberebbero la quete dell’ambiente.Ma non si tratta solo di evitare tutto ciò che può disturbare lo spirito e impedisce la concentrazione. in questo modo si vuole ricordare il significato originario della composizione dei fiori, che era prima di tutto una cerimonia religiosa.
Da ciò deriva anche la rigorosa osservanza della pulizia e dell’ordine. In origine, il locale riservato alle conposizioni era sacro.(…)
Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
Ed. SE
Titolo originale
Zen in der Kunst der Blumenzeremonie

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SETSU-BUN ottavo mese

SETSU-BUN ottavo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Agosto
Prima della caduta del governo degli Shogun, all’inizio del regno attuale, il primo giorno dell’ottavo mese era considerato giorno di vacanza, specialmente a Yedo, così era chiamata Tokyo, poichè quello era il giorno in cui, nel diciottesimo anno del periodo Tensho (1589) Iyeyasu, primo Shogun della dinastia Tokugawa, fece il suo ingresso per la prima volta nella città. Questa festa è tuttora celebrata dai proprietari terrieri con il nome Hassaku.

Il quidicesimo giorno dell’ottavo mese del vecchio calendario,la gente usciva ad ammirare la luna piena, e faceva ad essa offerte di dango, un dolce di riso, fagioli e zucchero. Lo sport conosciuto come <>, in giapponese Tsuna hiki, offriva un’occasione di divertimento la sera, per i ragazzi dei villaggi rivali o a bande avversarie dello stesso luogo, e talvolta anche persone adulte si univano al gioco. Ogni squadra si muniva di una grossa fune di paglia di riso, con in cappio ad un’estremità: veniva introdotto un bastone attraverso i due cappi, in modo da unire le funi, dopo di chè le due parti potevano cominciare a dar strattoni. Quella delle due squadre che veniva tirata oltre la linea di divisione era derisa e schernita. E la stessa vergogna ricadeva sulla squadra alla cui fune succedeva di rompersi durante lo sforzo. Questa pratica appartiene al passato.
Dalla metà di luglio alla metà di agosto gli agricoltori vivono un periodo di inquietudine, perchè le loro piantagioni di riso potrebbero morire per mancanza d’acqua se non dovessere piovere per un lungo periodo di tempo. In tale emergenza, i cittadini pagano un monaco Shinto perchè implori il dio locale affinchè faccia piovere, e se questa richiesta risulta inefficace, gli abitanti di parecchi villaggi si uniscono a formare una processione preceduta da grandi tamburi, uno o due dei quali si trovano in ogni villaggio, e uomini, donne e, talvolta, bambini inscenano semplici pantomime che fanno parte del rito propiziatorio.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

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SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice“(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.

Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi.

Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.

Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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IL QI, ENERGIA VITALE

IL QI, ENERGIA VITALE

Oggi vorrei introdurre un concetto che nella nostra mentalità occidentale spesso viene trascurato, qualche volta deriso. Quando qualcuno ti chiede: “di che cosa ti occupi?”,cerchi di spiegarlo prendendola un po’ alla larga; discipline bio-naturali, arti orientali, zen, meditazione, ecc. Hai l’impressione che vedano di fronte a sè un omino verde con le antenne; ma in realtà l’energia vitale esiste, e può essere sviluppata e potenziata da chiunque. Vediamo come.

Il QI (chi) o energia vitale, è quel potenziale che tutti noi abbiamo, ma che molti di noi non riescono a comprendere e sviluppare perfettamente.

L‘energia è studiata anche nella fisica quantistica: la teoria della relatività dimostra che la realtà non è come la vediamo o come istintivamente appare, ma è assai diversa. Attraverso i nostri cinque sensi la percepiamo come un’entità statica, ma in realtà tutto è in continuo movimento. In effetti, ogni fenomeno del reale è il frutto del dinamismo tra materia ed energia, che si trasformano continuamente l’una nell’altra; tutto questo secondo la legge della relatività di Einstein, la quale stabilisce che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce: la famosa formula E=mc2.

Possiamo anche ribaltare il discorso iniziale. Chi si definisce uno studioso della materia, per esempio un fisico teorico, spesso ti inquadra come un visionario.
Dunque mi chiedo: dato che tutte due le fazioni ti definiscono allo stesso modo, pur parlando in modi diversi, come mai non vieni compreso (e accettato) né dall’una né dall’altra?

A mio parere il motivo è che tu non scegli uno solo tra i due concetti ma li unisci in un unico concetto: quella forza cosmica che tutte e due le teorie definiscono ENERGIA, tu la trasformi e la porti al livello del lavoro interiore e diretto, che produce un immediato beneficio sia fisico che mentale.

IL QI, ENERGIA VITALE-Duecieli1

Ma ora passiamo alla parte PRATICA: come sviluppare il tuo QI.

Nei miei laboratori di Qi Gong il lavoro primario è concentrato non solo sugli esercizi fisici ma in primis sulla respirazione: la ritengo importante a tal punto, che senza di essa non si può riuscire ad entrare in profondità nello spirito, inteso come “energia che scaturisce dalle più intime profondità del nostro essere”.

Il lavoro di respirazione è basato in particolare sulla cosiddetta respirazione diaframmatica; l’attività sul diaframma è molto profonda, sia in fase di inspirazione, che in fase di espirazione: in questa seconda fase lascio il diaframma parzialmente aperto. Questa è una tecnica che pratico personalmente con regolarità, mi permette di riuscire a rilassare il corpo e la mente, in modo da eliminare velocemente tutti i disagi mentali e fisici.

Quindi: che cosa puoi fare per raggiungere quell’equilibrio mentale e fisico che ti aiuta nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, nei rapporti interpersonali, e soprattutto nel rapporto con te stesso?
Inizia a praticare regolarmente il Qi Gong, e sicuramente troverai la tua via.

Se vuoi commentare e ampliare la discussione sei il benvenuto.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it
www.maestriqigong.it

Puoi leggere anche:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-a-tutte-le-eta/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/la-respirazione-2/

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UNA VITA CHE CAMBIA

Un bel pensiero di vita vissuta e che si trasforma, una esperienza forte e piena di coraggio a cui vanno tutti i nostri auguri.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

UNA VITA CHE CAMBIA

In questi mesi nella mia vita si sono susseguiti una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze nella mia quotidianità, e per alcuni di essi spero possano essere per molto tempo.

Sono cambiata parecchio: le ore del kyudo con Vincenzo insieme al tempo passato con Deborah e le nostre  sedute di coaching, stanno cominciando ad avere effetto.
Sono stati mesi duri, fatti di tensioni dovute al mio lavoro ufficiale (l’informatica), che hanno anche portato tanto sentimento di rabbia e risentimento, che non fanno parte di me.

Una sera della scorsa settimana, mentre cenavo con alcuni colleghi osservavo ed ascoltavo le loro parole e ad un tratto mi son detta “Ma io non sono cosi. Io non provo quella rabbia.”.
E cosa provo io?  Io provo totale indifferenza verso una situazione lavorativa, che si è degenerata col tempo. Non me ne frega assolutamente nulla:  ho grinta (per usare parole di Vincenzo), ma non rabbia. Grinta di rimettermi in gioco, di cercare di fare altro che mi stimoli più di quanto ormai non capita più con il mio lavoro ufficiale. Non spreco energie per inseguire qualcosa che per me è ormai morto.

Il lavoro che ho svolto  per parecchi anni si è pian piano spento: vuoi per l’ambiente, vuoi per le persone, ma per me è morto. La scelta già di ridurmi le ore che dedico ad esso, per averne di più da dedicare ad altro, è stata a lungo ponderata (ho 48 anni. Età critica, lavorativamente parlando!), ma mai fu più giusta.

Il mio tempo è MIO e soltanto MIO: troppo spesso ho visto intorno a me persone che hanno a lungo dedicato il loro tempo al lavoro ed alla carriera (in testa mia madre!), spegnersi una volta che questo non c’era più. Io invece ho scelto di vivere senza tutto ciò: il mio tempo lo voglio dedicare alla mia vita, a ciò che più mi dona pace, soddisfazione e serenità! La  rabbia  ti acceca e ti annebbia tutto ciò che ti circonda. NO.. io questo non lo voglio. Sto (anzi) stiamo investendo con mio marito tempo e denaro  per crearci un altro futuro.
Voglio vivere la mia vita. Il nostro studio, il nostro kyudo, il nostro qi gong. I nostri corsi di approfondimento e tutto ciò che il destino ci vorrà dare.

Son settimane che non dormo o dormo poco,  perchè tante sono state le emozioni che ho vissuto. Ma ho preso la mia decisione e sono serena.
Agli istruttori di Due Cieli va il mio “GRAZIE” oltre ad un “proseguiamo su questa strada” !

Cristina CAMANDONA

“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.”  (Lao Tse)

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SETSU-BUN sesto mese

SETSU-BUN sesto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Giugno
Nelle campagne del Giappone, le principali celebrazioni religiose si tengono generalmente in autunno, ma nella capitale, e in altre grandi città, esse hanno normalmente luogo in estate.

La stampa in alto offre un’illustrazione della celebre festa Sanno, che ha luogo a Tokyo ogni due anni il 15 di giugno, e si tiene in onore di Oyomagui no kami, in Dio delle Montagne. Un carro chiamato mikoshi, recante uno specchio e delle striscie di carta dette goheti, è tratto fuori dal tempio, ed è trasportato a spalla per le strade, dopodichè è lasciato temponareamente in un luogo riparato per un paio di notti. Da alcune delle strade principali avanzano carri addobbati, denominati dashi, trainati da buoi, alcuni recanti figure di grandi uomini, di scimmie, di spade ecc., mentre su altri si trovano gruppi di bambini e bambine, che rappresentano azioni teatrali nei momenti in cui, di tanto in tanto, il carro si ferma. Al seguito di questi carri, si muovono processioni di bambini in abiti graziosi, e nei cittadini c’è una grande eccitazione diffusa, insieme con la nomenclatura per quanto riguarda le spese necessarie per un tale apparato, che lascia, si dice, alcune persone in completa bancarotta.

Agli orli dei tetti si appendono tondi lampioni di carta, e, in alcune strade, vengono allestiti palcoscenici provvisori sui quali uomini mascherati si esibiscono in rappresentazioni teatrali al suono di tamburi e flauti. Nel disegno, il carro allegorico (dashi), che si vede in alto, reca l’immagine di una scimmia che tiene un mazzo di striscie gohei, mentre quella sulla destra ha l’immagine dell’imperatrice guerriera Jingokogo, che regge sulla mano un arco. Ciascuno dei lunghi stendardi reca la scritta Hiye Sanno Gosairei (festa di Hiye Sanno).

Il trenta di giugno cade una festa religiosa shinto, chiamata Nagoshi no harai. Un monaco distende una stuoia al suolo, vicino al ruscello o ad una botte d’acqua, dispone dei pezzi di bambù in cui sono inseriti dei gohei, e quindi procede ad esorcizzare gli spiriti del male. La gente ritaglia figure e indumenti dalla carta, e quindi li porge, insieme con un’offerta di riso o di frutta, al monaco, il quale innanzi tutto pratica un esorcismo e poi getta i pezzi di carta nell’acqua, allontanando così si suppone, malattie e spiriti maligni, che potrebbero altrimenti agredire gli offerenti. Coloro che prendono parte alla cerimonia, che è praticata in tutto il paese sebbene non con lo stesso rigore ovunque, debbono passare attraverso un cerchio di canne, denominato chinowa.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

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LA DANZA E LO IAIDO

In questo racconto di una praticante di Iaido vedo una dolcezza, una serenità e lucidità rara, un collegamento che sembra così distante, ma che Carla riesce molto bene a collegare.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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LA DANZA E LO IAIDO

Due manifestazioni di una funzione che si esprime in modo apparentemente diverso, ma, in realtà, simile.
Venere e Marte che tuffano lo sguardo l’una nell’altro, intendendosi, nella loro complementarietà.
Entrambe le discipline basano i loro codici ed i loro canoni su di un egual strumento: il corpo umano. Leggi di natura ne definiscono le potenzialità ed i limiti.

Il lavorare per plasmare la materia affinché risponda ad esigenze di elasticità, vigorosità e resistenza richiede costanza, determinazione e presenza mentale.
La tenacia per perseguire questi obiettivi non muta le sue regole, se il risultato finale deve essere un combattimento o, un forse un più effimero, balletto.

Aldilà dello scopo ultimo, si può cogliere comunque la preziosa opportunità offerta dal lavoro di corpo, mente ed anima, che in questa sede, imparano a riconoscersi e a collaborare.
Spesso ci si può stupire di quanto il fisico possa essere insegnante di una mente troppo strutturata, troppo sazia. Placa così le voci dei pensieri che si rivelano chiassosi e dispersivi.
L’esercizio sordo ed umile del corpo fa sfiorare così un po’di quiete. Quiete capace di modulare e trasformare, con discrezione, quasi in punta di piedi, la frequenza del nostro umore, tanto da rendersene conto solo al termine della pratica, quando ci si distoglie da quella particolare condizione dell’essere assorti.

In ambedue si ricorre anche all’ausilio di mezzi esterni.
Nell’arte di Tersicore, lo specchio è l’inesorabile giudice che mette in evidenza difetti di postura, linea ed espressione.
Nello Iaido, la spada, con la propria “voce”, svolge il medesimo ruolo.
Si raffinano infatti i sensi, ed anche l’udito puo’ svelare un taglio impostato male al suo sorgere.
Ovviamente , indispensabile si rivela la figura di riferimento, il maestro, chiamato a correggere la “disarmonia” con la giusta fermezza ed il giusto incoraggiamento a proseguire nella via.
Si può anche osare, per la loro affinità e predisposizione, ricorrere all’ausilio di queste discipline per tentare di incamminarsi nella ricerca della consapevolezza, sperimentando l’eterno presente.
Il nostro passaggio su questo pianeta ci offre questa opportunità, che può rivelarsi anche un viaggio interessante, mai sganciato dalle dinamiche del quotidiano.
Antiche arti che, lavorando sull’elemento umano, insegnano lezioni sempiterne.

CAT (LACARLA)

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LA RESPIRAZIONE

Personalmente do molta importanza alla respirazione diaframmatica, sia per lo Iaido, il Kyudo e il Qi Gong che per la vita quotidiana, un lavoro della nostra scuola, Duecieli e dei dojo Niten Ichi Ryu e Hayate

LA RESPIRAZIONE

In oriente la respirazione è fondamentale, nella vita quotidiana, fin dai tempi antichi, in Giappone con l’avvento del buddhismo si è accentuata la ricerca di una respirazione ancora più sofisticata abbinandola anche alle varie arti, Shodo, Kyudo, Iaido, Qi Gong, Ikebana, Haiku, Cha no Yu, ecc.

La concentrazione della mente “Samadhi“, mette in ordine mente, corpo e respiro: “Nai San Go“.
Tutto si lega in un unico momento, questo avviene solamente conoscendo il modo di respirare corretto, il “Ki” è inteso come energia vitale dentro e fuori di noi, lo stato da raggiugere: “Sen Ki Nai Ko“; il “Ki” è l’energia che circola in noi e che riequilibra, porta ad uno stato di pace e allontana i malesseri fisici e psichici.

L’apertura del diaframma aiuta l’espansione dei polmoni, un riempimento maggiore della cassa toracica e di conseguenza maggior flusso di ossigeno nel
 sangue, che viene distribuito non solo nella parte muscolare e tendinea, ma anche al cervello, favorendo non solo una risposta più veloce nell’apprendimento ma anche serenità del pensiero, ” La mente vuota, la mente senza catene“, questo porta ad essere più protetti anche dalle problematiche fisiche.

Vincenzo CESALE

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GRUPPO DI QI GONG

GRUPPO DI QI GONG

Poesia cinese
di Bonsui Tschti -Le stelle e i fiori –

Come due sorelle allevate dalla madre che si chiama « natura », due esseri: la stella e il fiore.
Il fiore del cielo si chiama la stella, la stella della terra si chiama il fiore.
E l’una è distante dall’altra, ma il loro profumo è identico.
Ed è bello vedere ogni sera le due sorelle scambiarsi il loro sorriso e la loro luce.
Quando l’aurora appare e il suo pallido chiarore imbianca le nubi, i fiori del cielo si spengono.
Ma guardate: le gocce di rugiada bianca bagnano, come lagrime, le stelle del mondo terreno!

Dedicata al gruppo di Qi Gong
Scuola delle quattro direzioni

Vincenzo CESALE

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SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

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SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

Sindrome da esposizione al pubblico: “sociofobia su base prestazionale”.

Intendiamo, con con questa definizione, il disagio da esami, prestazione orale o fisica:  è una situazione molto diffusa, che porta a non avere più il controllo sia fisico sia mentale sulla situazione in atto; tanto più è importante, tanto più il disagio aumenta,  dallo “stato di comprensione” fino ad “ansia, panico, terrore” dove il cervello non è più collegato al resto del corpo, gli arti non ricevono più nessun ordine per la loro funzione motoria, la mente è completamente inerme, si hanno forti tremori, atteggiamenti nervosi con sorrisi isterici, perdita del controllo della parola, balbuzie.

Come può avvenire il controllo di questo problema? La cura con farmaci allopatici, ha effetti collaterali anche molto invasivi, personalmente sono contrario, avendo l’alternativa di raggiungere risultati molto significativi con un lavoro mirato; posso descrivere quello che insegnavo nei corsi di difesa personale, sul controllo della mente attraverso la respirazione diaframmatica; abbassando il bacino e portandolo prepotentemente verso il pavimento con una forte dilatazione del ventre nell’inspirazione, diamo al diaframma la possibilità di espandersi e di conseguenza ai polmoni di dilatarsi il più possibile e inviare molto ossigeno al sangue , irrorando il cervello in modo  da poterlo riattivare; così facendo iniziamo a reinvertire le quattro fasi: terrore – panico – ansia – stato di comprensione.

Sviluppare l’abitudine ad affrontare i momenti che portano a questi disagi, ci può aiutare a soffrirne meno; sarebbe utile, inoltre, seguire dei corsi specifici che portino a potenziare le capacità di gestire le emozioni.

 Vincenzo CESALE

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IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

Durante una lezione, il maestro raccontò un aneddoto per descrivere in modo raffigurato lo spirito d’animo che possiamo assumere durante la pratica (e per esteso in ogni momento della nostra vita).

Quando una persona inizia un viaggio può affrontare l’avventura con due atteggiamenti: quello del viaggiatore e quello del turista.

Il turista è colui che quando parte pensa al momento in cui arriverà a destinazione. E appena raggiunge la propria meta pone la propria attenzione quando tornerà a casa.

Il viaggiatore è colui che sin dalla preparazione del viaggio fa attenzione a tutto ciò che lo circonda: persone, compagni di viaggio, persone autoctone dei villaggi che visita, paesaggi naturali e costruzioni umane dei luoghi visitati.

La differenza sostanziale tra i due atteggiamenti consiste nel fatto che il viaggiatore riesce a scambiare pensieri, esperienze, insegnamenti ed anche energia con tutti i luoghi e le persone che incontra. Dall’altra parte il turista avrà solo una visione superficiale senza un vero e proprio scambio costruttivo con gli altri.

Lo stesso atteggiamento lo si può avere in tutto ciò che si compie durante la giornata quotidiana e anche durante la pratica della propria disciplina. E così si ottiene che ogni singolo movimento è composto da una miriade di altri movimenti. E per ognuno di loro è possibile, o necessario, porre l’attenzione al momento presente (e alla forza vivente, come dice Obi Wan Kenobi di Guerre Stellari). E per raggiungere questo traguardo è necessario acquietare la mente (koshin), fare il vuoto (mushin). E il bello è che questi obiettivi utopici ci inducono al perenne cammino.

Pubblicato da Claudio Cavallero a 08

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IL DOJO

IL DOJO

IL LUOGO DOVE COLTIVARE IL TUO SVILUPPO PERSONALE

La parola dojo viene spesso, erroneamente, associata al luogo dove si praticano le arti marziali, quindi la lotta e il combattimento. Ma si tratta di una visione molto limitata: dal punto di vista della cultura giapponese, infatti, il DOJO è più precisamente il “luogo sacro e di ricerca della Via”, intesa come Via spirituale, attraverso la pratica di un’arte (marziale o non).

Se sei intenzionato a praticare una disciplina orientale in un VERO DOJO, dovunque si trovi, dovrai essere pronto a metter piede in un luogo molto particolare, ben diverso dalla tradizionale palestra a cui la cultura occidentale ti ha abituato.

Il primo impatto che avrai entrando in un vero dojo sarà una sensazione molto particolare: l’atmosfera sarà ovattata, e quasi sempre sentirai un buon profumo di incenso nell’aria. Questo è il primo passo per predisporre e rilassare mente e corpo.

Le caratteristiche particolari che noterai nel luogo, non solo sono esteriori, estetiche: si tratta infatti di aspetti profondi che derivano dall’applicazione delle regole di comportamento collettive, che tutti gli appartenenti al dojo seguono.

1) IL SILENZIO
Nel dojo non si urla, perché il controllo di sé è parte integrante delle discipline orientali. Lo stesso garbo riguarda i movimenti: nessuno corre o si sposta in modo brusco.

2) LA PULIZIA
Il dojo è un luogo pulito, anche ai praticanti è richiesto di provvedere alla sua pulizia, dove ti verrà chiesto di entrare senza scarpe. Abbandonare le calzature è uno dei modi per predisporsi fisicamente e mentalmente al lavoro.
Entrando, inoltre, noterai un lato delle pareti dedicato all’esposizione dei dettami della Scuola, degli ideogrammi che rappresentano la Via prescelta, dei simboli riguardanti gli antenati: il TOKONOMA, e le arti che si coltivano, nel nostro caso l’arte della spada (Iaijutsu) e dell’arco (Kyudo). Qui vengono collocati anche un tempietto shintoista (Kamidana) ed alcuni altri oggetti (come puoi vedere nella foto).

LAVORARE NEL DOJO: OMOTE e URA

Apprendere un’arte comporta due passaggi, o meglio due fasi.

1. OMOTE . E’ la prima fase, detta anche “esterna”; riguarda ciò che un principiante osserva e ripete, ovvero l’apprendimento dei Kata, delle tecniche ecc.

2. URA. E’ la seconda fase, quella “interna”. Si riferisce alla parte “nascosta” dell’arte, ovvero il punto di vista filosofico, iniziatico, quello che non si vede attraverso gli occhi ma con lo spirito. Questo secondo aspetto viene quasi sempre tralasciato, soprattutto nelle scuole occidentali che hanno privilegiato la pratica sportiva a discapito dell’arte orientale vera e propria. Viene così a mancare l’aspetto più importante: quello evolutivo, che costituisce l’apprendimento più completo dell’essere umano.

Di solito il primo contatto con il gruppo dell’allievo più giovane KOHAI (後輩) avviene attraverso l’incontro con il SENPAI 先輩 (l’allievo più anziano) : sarà lui a guidarti dandoti le prime informazioni sulla Scuola, sui comportamenti da seguire, sul modo corretto di indossare l’abbigliamento, ecc.

Successivamente avrai modo di iniziare a conoscere meglio, attraverso il lavoro, il tuo insegnante.
Se l’insegnante, nella sua formazione, ha avuto modo di lavorare con maestri giapponesi, avrà acquisito un comportamento che si esprime su due livelli:
TATEMAE 建前 (il rapporto sociale con i suoi allievi)
 e
 HONNE 本音 (l’interiorità privata, ovvero la sua visione personale sulle cose).

Tutta questa “etichetta formale” non ti deve spaventare o intimorire: con la pratica e la conoscenza l’integrazione avverrà senza che tu te ne renda conto, gradualmente. 
Più ti dedicherai alla Scuola, più questi aspetti diventeranno parte di te: attraverso la perseveranza e la dedizione assorbirai molto valore da questa esperienza, che rimarrà dentro per sempre. Anche se la vita prima o poi ti allontanerà dal dojo, difficilmente te ne dimenticherai, ritrovandone le tracce nei tuoi comportamenti.

Nel 1971, la prima volta in cui ho indossato un kimono, più precisamente Karategi, Kendogi ecc. (cioè abito da lavoro) l’impressione è stata quella di sentirmi molto ridicolo: quel tipo di abbigliamento era così distante dalle mie abitudini che non riuscivo ad adattarmi. Ed ascoltando il mio maestro giapponese di karate mentre illustrava le tecniche nella sua lingua madre, pensavo che non sarei mai riuscito a capire qualcosa di quel mondo.

Invece oggi indosso il kimono con più disinvoltura del normale abbigliamento occidentale, e grazie a questo percorso ho avuto l’opportunità di avvicinarmi alla lingua e alla cultura giapponese come approfondimento personale. Tutto si può imparare…

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/
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ASPETTARE IL RISULTATO

Deborah poco tempo fa ha scritto un post per gli operatori olistici, prendendo ad esempio noi kyudoka, la ringrazio di averci fatto questo onore, non mi resta che condividere questo bell’esempio che rimarca quanto le arti giapponesi eseguite in un modo corretto, siano portatrici di una evoluzione piena dell’essere umano.

Vincenzo CESALE

ASPETTARE IL RISULTATO O COSTRUIRE IL RISULTATO: LA DIFFERENZA FA LA DIFFERENZA.

[…]Dai principi della Legge di Attrazione sappiamo che questo tipo di atteggiamento è poco produttivo, raramente produce risultati concreti. Per spiegarlo in modo pratico mi aggancio ad una disciplina orientale: il kyudo (o tiro con l’arco giapponese).

I kyudoka non si limitano a tirare una freccia: costruiscono il tiro secondo dopo secondo. La preparazione è tutto. Il risultato da raggiungere è proiettare la freccia in un bersaglio distante 28 metri, in modo pressoché PERFETTO.

Il kyudoka pianifica il tiro dal momento in cui si sveglia la mattina. La mente è orientata verso la pratica. Si reca al dojo (luogo dedicato all’arte), dove esegue il suo rituale nell’indossare gli abiti adeguati.

Ogni minuto che passa la sua mente è più concentrata sull’obiettivo; compie ogni gesto mantenendo la massima focalizzazione sul risultato da raggiungere: il tiro perfetto.

I praticanti si preparano insieme sulla pedana: puliscono il luogo, poi eseguono i saluti rituali, dedicano qualche minuto a calmare mente e cuore (koshin), poi preparano gli archi e le frecce. Qualsiasi piccolo movimento o parola (spostarsi nel dojo, preparare l’attrezzatura, prelevarla e posarla, domandare e rispondere, ecc. ) è prestabilito, curato, studiato nei minimi particolari.

Solo allora iniziano a predisporre il tiro vero e proprio. La posizione è stabile, le gambe sono leggermente divaricate, ogni muscolo entra in sinergia con gli altri; l’intero corpo crea una linea di potenza che unisce cielo e terra, generando un campo di forza.

L’arco viene aperto lentamente, ogni passaggio ha un suo perché. La giusta apertura, la giusta posizione del busto, delle spalle e del torace, la giusta torsione … solo attraverso il perfezionamento continuo di tutti i passaggi la freccia riceve la rotazione e la potenza necessarie per raggiungere il centro del bersaglio.

Occorrono mesi di allenamento per fare il primo centro, mesi di allenamento perché ogni gesto smetta di essere meccanico e diventi OLISTICO.

Ogni bersaglio raggiunto è il frutto di una preparazione minuziosa nei dettagli. Se un dettaglio non è perfetto, il centro viene mancato. Se la mente non è calma o il corpo è rigido, il centro viene mancato. Se un gesto si esegue in modo minimamente scorretto, il centro viene mancato.

Nella vita, invece, spesso i passaggi vengono presi sottogamba o dati per scontati. Qualcuno ritiene che aver frequentato dei corsi, acquisito una formazione solida e metterci “tanto cuore”, basti a garantire il successo. L’energia Universale farà il resto, premiando la virtù spirituale ed “il dono”.[…]

Deborah NAPPI

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ASPETTARE IL RISULTATO O COSTRUIRE IL RISULTATO …

ASPETTARE IL RISULTATO O COSTRUIRE IL RISULTATO: LA DIFFERENZA FA LA DIFFERENZA.

Il post di oggi è di “nicchia”: mi rivolgo all’Operatore Olistico che si sente ancora NON-realizzato
o che spera di realizzarsi, ma non sa bene SE o QUANDO.

Sei convinto che il tuo lavoro coinvolga pochi utenti a causa della crisi? Non è così, ed ora ti spiego il motivo.

Noto spesso che molti fra quelli che si lamentano delle difficoltà (soprattutto economiche) nel far sopravvivere uno studio olistico, adottano una filosofia di vita che li pone in stato di ATTESA, nei confronti di una forza superiore addetta a risolvere i loro problemi.

Dai principi della Legge di Attrazione sappiamo che questo tipo di atteggiamento è poco produttivo, raramente produce risultati concreti. Per spiegarlo in modo pratico mi aggancio ad una disciplina orientale: il kyudo (o tiro con l’arco giapponese).

I kyudoka non si limitano a tirare una freccia: costruiscono il tiro secondo dopo secondo. La preparazione è tutto.
Il risultato da raggiungere è proiettare la freccia in un bersaglio distante 28 metri, in modo pressoché PERFETTO.

Il kyudoka pianifica il tiro dal momento in cui si sveglia la mattina. La mente è orientata verso la pratica. Si reca al dojo (luogo dedicato all’arte), dove esegue il suo rituale nell’indossare gli abiti adeguati.

Ogni minuto che passa la sua mente è più concentrata sull’obiettivo; compie ogni gesto mantenendo la massima focalizzazione sul risultato da raggiungere: il tiro perfetto.

I praticanti si preparano insieme sulla pedana: puliscono il luogo, poi eseguono i saluti rituali, dedicano qualche minuto a calmare mente e cuore (koshin), poi preparano gli archi e le frecce. Qualsiasi piccolo movimento o parola (spostarsi nel dojo, preparare l’attrezzatura, prelevarla e posarla, domandare e rispondere, ecc. ) è prestabilito, curato, studiato nei minimi particolari.

Solo allora iniziano a predisporre il tiro vero e proprio. La posizione è stabile, le gambe sono leggermente divaricate, ogni muscolo entra in sinergia con gli altri; l’intero corpo crea una linea di potenza che unisce cielo e terra, generando un campo di forza.

L’arco viene aperto lentamente, ogni passaggio ha un suo perché. La giusta apertura, la giusta posizione del busto, delle spalle e del torace, la giusta torsione … solo attraverso il perfezionamento continuo di tutti i passaggi la freccia riceve la rotazione e la potenza necessarie per raggiungere il centro del bersaglio.

Occorrono mesi di allenamento per fare il primo centro, mesi di allenamento perché ogni gesto smetta di essere meccanico e diventi OLISTICO.

Ogni bersaglio raggiunto è il frutto di una preparazione minuziosa nei dettagli.
Se un dettaglio non è perfetto, il centro viene mancato.
Se la mente non è calma o il corpo è rigido, il centro viene mancato.
Se un gesto si esegue in modo minimamente scorretto, il centro viene mancato.

Nella vita, invece, spesso i passaggi vengono presi sottogamba o dati per scontati.
Qualcuno ritiene che aver frequentato dei corsi, acquisito una formazione solida e metterci “tanto cuore”, basti a garantire il successo. L’energia Universale farà il resto, premiando la virtù spirituale ed “il dono”.

Ebbene non è così: nessuno ha un dono, nessuno è virtuoso. Praticare le discipline naturali non rende speciali, è solo una capacità; vale quanto l’abilità nel costruire ponti che non crollano al primo temporale, piuttosto che coltivare frutta e verdura, o qualsiasi altro TALENTO.

Quindi, se il tuo desiderio è quello di lavorare nel settore delle discipline naturali COME PROFESSIONISTA, rimanere in fiduciosa attesa del risultato è inutile. L’unico atteggiamento che puoi fare tuo per raggiungere degli obiettivi CONCRETI, è farti carico della loro costruzione meticolosa un giorno dopo l’altro, un’ora dopo l’altra, un secondo dopo l’altro: cioè FARE LE COSE GIUSTE, FARE LE SCELTE GIUSTE.

SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI RAGGIUNGERE. Aspettare che l’Universo ti porti i risultati che desideri, è come per un kyudoka pretendere di proiettare la freccia nel centro senza compiere i gesti corretti per scoccarla, cioè senza fare kyudo.

Se un kyudoka medita per 18 ore al giorno sperando di arrivare al dojo e trovare la sua freccia nel centro del bersaglio, resterà deluso. E’ semplicemente una cosa IMPOSSIBILE, quindi se è impossibile per un kyudoka, come può funzionare per un operatore olistico?

L’energia segue L’AZIONE, se non agisci in modo adeguato i risultati non arrivano: non possono. E l’azione SEGUE LE CONVINZIONI.

Per innescare un cambiamento devi essere disposto a “rimettere in discussione” le convinzioni che hai tenuto strette fino ad oggi. Perché solo così apri la porta a nuove azioni, nuovi pensieri, e soprattutto NUOVE OPPORTUNITA’. Se sei pronto a farlo, significa che vuoi veramente fare l’operatore con tutto te stesso, possiedi gli strumenti che servono per cambiare la realtà e sei disposto a fare tutto ciò che occorre per realizzarti completamente.

Se invece ti senti più tranquillo e protetto continuando a rimanere fermo sulla visione che hai adesso (quella che ha costruito la tua attuale situazione, un giorno dopo l’altro), eviti con certezza matematica il rischio di sbagliare o di fallire. Ma rinunci anche alle possibilità di successo, e soprattutto non puoi aspettarti risultati diversi da quelli che hai già, nemmeno fra cent’anni.
Rispondi a te stesso: dove vuoi essere fra cinque anni?

Il meglio di te è quello che puoi dare ORA.
Deborah.

‪#‎lameditazioncinagnegnènontiserve‬

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SETSU-BUN terzo mese

SETSU-BUN terzo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

 

Quando l’nverno si trasforma in primavera

Marzo
Il 3 marzo, festa chiamata jomi no sechiye, nelle case in cui vive una bimba che ha meno di sette anni, si allestisce una bella mostra di bambole e piccole statue, chiamate Hinanomatsuri.

Le figurine, che sono vestite con costumi dei tempi passati, sono sistemate in varie file, e si da il posto più alto alle figure dell’imperatore e dell’imperatrice mentre, sotto di loro nei livelli più bassi, vi sono i guerrieri, le dame di corte, i musicisti ecc.. Alla base sono sistemati modellini degli oggetti necessari ad una sposa che va ad abitare nella casa del marito un cassettone (tansu), una lunga cassa per la biancheria da letto (nagamochi), un appendi abiti (iko), uno specchio su sostegno, e così via.

Le grandi bambole, usate di solito per giocare, fanno parte della mostra, così come un modello del piccolo carro trainato da buoi usato dai primi imperatori. Grandi focacce a forma di diamante, chiamate Kosamochi, fatte di riso e di artemisia bollita, sono offerte alle statuine, e vengono date a quei parenti e amici che hanno regalato le bambole. L’origine di questa festa non è nota, ma si suppone che risalga a oltre 900 anni fa.

Lungo le coste, ma specialmente in alcuni luoghi di quella orientale, come Sumiyoshi no ura, Sakai no ura, Shiba ura e Shinagawa, la gente si diverte a pescare crostacei e lo chiama shiohi gari. Folti gruppi di uomini, donne e ragazzi escono in barca il mattino presto, aspettando che la marea si abbassi, e quindi scendono alla ricerca di crostacei di varie specie,con i quali tornano trionfanti, quando il flusso dell’alta marea li riporta a terra.

All’epoca dell’equinozio di primavera (higan), i capi famiglia preparano il bota mochi, focacce tonde di riso bollito, coperte con un impasto di fagioli e zucchero chiamato an; il dango, dolce a forma di gnocco, fatto di riso, fagioli rossi e zucchero, e altre vivande simili, e offrono questi dolci alle immagini del Buddha o li distribuiscono tra amici e parenti.

Nella ricorrenza dei defunti, è usanza da parte dei parenti della persona deceduta offrire riso bollito, pasticcini e altro cibo allo spirito del defunto, e chiedere ad un monaco di leggere ad alta voce versi dei libri sacri buddhisti. Si crede, tuttavia, che quelle anime che non hanno parenti che si occupano di loro, siano affamate, e così in questo periodo dell’anno i monaci buddhisti compiono per sette giorni la cerimonia Segaki, “il nutrire gli spiriti affamati”, in cui si recitano preghiere e si offrono riso bollito, pasticcini ecc. a quelle ombre altrimenti dimenticate.
SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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LA GRINTA E LA RABBIA

La grinta e la rabbia

 Stella Drago

L’esperienza personale nella scuola Duecieli di Stella attraverso l’esperienza, “trasforma la rabbia in grinta” http://www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta

LA GRINTA RAGGIUNGE UN BERSAGLIO. LA RABBIA COLPISCE A CASACCIO.

Oggi ho fatto il secondo step dopo lo stato di espansione: essere Grinta! Sono state due ore interessantissime. Il tempo è volato! Enzo è stato molto esaustivo e mi ha fatto capire diverse cose della mia postura che non andavano bene per dare agli altri un’immagine più forte di me stessa e quindi avere più considerazione. Migliorando la camminata ho potuto anche migliorare il mio mal di schiena dovuto proprio ad una mia cattiva abitudine nel camminare.

Molto interessante è stato anche il ‘metodo’ che Enzo mi ha insegnato per ‘scaricare’ la rabbia in situazioni di stress, di agitazione od altro e trasformarla quindi in Grinta. In particolar modo a me premeva sapere cosa potevo fare per evitare di ‘assalire’ il frigo quando sono nervosa (e questo purtroppo mi ha portato chili e chili di troppo Emoticon frown ). Usando sempre lo stesso ‘metodo’, dovrei evitare di abbuffarmi indirizzando la mia rabbia repressa e quindi calmare la mia voracità!

Ora non mi resta che provare, provare e provare. Intanto queste due ore sono volate e quindi questi esercizi mi hanno sicuramente dato molta serenità cancellando tutti i pensieri cattivi e negativi che avevo (e vi assicuro che in mattinata ne avevo accumulati tanti!!!) per cui se hanno funzionato in queste due ore funzioneranno anche per altre situazioni stressanti.

Grazie Enzo, grazie per la tua pazienza e per i tuoi insegnamenti.

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LA RABBIA

LA RABBIA E IL RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

Nella vita ci sono aspetti che non andrebbero mai sottovalutati e sono quelli dello stupore, della meraviglia, e soprattutto lo scambio di idee, opinioni, curiosità e domande, che ci permettono di imparare ogni volta qualcosa di nuovo, e di fornire noi stessi delle risposte persino diverse alle comune aspettative. Tutto ciò solletica la nostra intelligenza e la sprona ad evolversi insieme alla nostra stessa concezione di anima, corpo e spirito, e sarò ancora più esaustivo riportando una domanda di un allievo di Kyudo che centra uno degli obiettivi fondamentali del mio discorso.

In una cena dopo un seminario, David mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi.
Questa è certamente un’interessante osservazione, molto scrupolosa, di chi ha oltretutto un notevole intuito. Di fatto però il mio problema era proprio quello di riuscire a dare una spiegazione a David, dal momento che è Olandese. La lingua è davvero un ostacolo? Non esiste forse un “linguaggio universale?”. Me la cavai dicendogli scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza tenere gli occhi aperti, sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione
per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando eseguire un gesto o un’azione diventa per alcuni sinonimo di insicurezza, paura e stress. Ciò accade perlopiù nei praticanti a cui manca esperienza nella disciplina, ovvero, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere. Sono infatti le “cose” che non si conoscono a creare disagio, e spesso ciò si trasforma in paura o rabbia. www.kyudoiaidoqigong.it/rislesso-di-ammiccamento/

Prendendo ad esempio il riflesso di ammiccamento che abbiamo analizzato scientificamente in tutte le sue parti in precedenza; ora vorrei vederlo da un’altra ottica, con più precisione, in un campo che interessa la maggior parte di noi:la rabbia. In questo caso la consegna è: “trasforma la rabbia in grinta”, www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta .

Tutto ciò mi ha portato ad un ragionamento: anche il riflesso di ammiccamento, in parte è deciso dalla rabbia, che non riusciamo a gestire.

Il lavoro che ci si appresta a seguire comprende tre aspetti:

1) il respiro;
2) la voce;
3) il movimento (postura e conquista dello spazio).

Il processo è molto efficace già in se con poche sedute, ma il lavoro duraturo, quello che permette di ottenere i massimi risultati, va programmato con discipline in grado di mantenere più a lungo i risultati ottenuti attraverso le sedute personali.

Il Kyudo o lo Iaido sono molto adatti a questa trasformazione, anche per quanto riguarda il mantenimento e aiutano a concentrarsi mantenendo la trasformazione della rabbia, lavorando proprio sulle tre fasi che abbiamo visto in precedenza “respiro, voce, movimento”.

Queste due discipline non lavorano solo in profondità sul nostro corpo, ma anchenel nostro spirito, dentro di noi, donandoci un equilibrio psicofisico molto forte, trasformando la nostra eventuale rabbia in grinta. Un lavoro approfondito e condiviso con altri compagni di viaggio, che con la loro presenza ci accompagnano nella nostra crescita personale.

Vincenzo CESALE

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.

 

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IL QI GONG

Il QI GONG è una filosofia

Questo è un mio personale pensiero, che vorrei condividere con tutti i praticanti, gli insegnanti, maestri Qi Gong e appassionati, della nostra scuola, duecieli.

Non è una ginnastica, non è yoga, non è tai chi, non è step, non è spinnig, non è pilates, non è stretching ecc.

I Qi Gong è un modo di vivere, è un lavoro personale del corpo, della mente, dello spirito, un trasformatore di rabbia in grinta, vista come forza positiva; un percorso di una lunga vita serena.

E’ FILOSOFIA, SENZA NON ESISTE IL QI GONG.

Vincenzo CESALE

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SHINTO

Shinto

In questo post trattiamo il significato di una delle parole che spesso si incontrano, studiando la cultura giapponese: Shinto. Si tratta di un esempio del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Shinto-Duecieli-Torino

Il termine SHINTO deriva dal cinese SHIN (spirito) e TO (via). Può essere tradotto come “via degli spiriti”, dove  “spiriti” è un termine che in questo caso sta a indicare gli esseri ultraterreni o sovrumani, chiamati in Giappone “KAMI”, parola solitamente tradotta con “DEI”.

Per comprendere il concetto giapponese di Kami è necessario avvicinarsi a questo termine senza tener conto della nozione che abbiamo della parola “Dio”.
Nello shintoismo non esiste l’idea di un unico Dio assoluto, creatore di tutto.

Secondo la mitologia shintoista, all’inizio esisteva un’unica entità, in seguito si ebbero il Cielo e la Terra.
Dal cielo apparvero i Kami e tra loro una coppia che diede origine all’intero creato, tramite cinque elementi primordiali: la terra (CHI), l’acqua (MIZU), il fuoco (HI), il vento (KAMI) e il vuoto (KU).

VincenzoCESALE

www.kyudoiaidoqigong.it

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LA GRINTA RAGGIUNGE IL BERSAGLIO. AL RABBIA COLPISCE A CASACCIO

LA GRINTA RAGGIUNGE UN BERSAGLIO. LA RABBIA COLPISCE A CASACCIO.

C’è confusione tra Rabbia, Grinta e forza di volontà. E il fatto che in giro ci sono decine di corsi per “gestire la rabbia” (che tutto ti insegnano tranne che USARLA), dimostra chiaramente che la confusione e’ tanta.

Si tratta della stessa forza distruttiva, ma dipende da te quanto la subisci (Rabbia) o la usi per costruire (Grinta).

Spesso scarichi la Rabbia contro qualcosa o qualcuno, aggredendo, attaccando, colpendo, ferendo.

In altri casi la rivolgi contro TE STESSO, trasformandola in “pseudo-forza-di-volontà” (“devo fare assolutamente questo e quello, anche se non ci riesco ci devo riuscire”), oppure in autosabotaggio, sensi di colpa, e simili.

In tutti questi i casi che ti ho elencato la forza distruttiva aggredisce per il solo scopo di aggredire.

La Rabbia ti impedisce di centrare gli obiettivi: cioè ti smonta, ti fa dirigere le energie verso le cose sbagliate.

Quando “fai le cose sbagliate”, per quanto impegno tu ci metta, non ottieni mai i risultati che desideri. Essere dominato, o dominata, dalla Rabbia è, appunto, “fare le cose sbagliate”.

Nessuna meditazioncina o respirazione, o preghiera, invocazione o incantesimo riesce a fermarla o gestirla, tantomeno il pensiero positivo: tutte queste cose lavorano su mente e cuore, mentre la Rabbia arriva dalla pancia e se ne sbatte di mente e cuore!

Usando queste tecniche l’unico risultato che ottieni è di reprimere e inghiottire la Rabbia, di riportarla dentro di te ( = autoaggredirti), di fare finta che non esista, salvo poi ritrovartela addosso:
1) sulla faccia come psoriasi
2) nello stomaco come gastrite o ulcera
3) sul corpo come grasso accumulato
4) nelle coronarie con un bel colpo al cuore
5) ecc..

QUAL È L’ALTERNATIVA?

Se vuoi usare in modo costruttivo la Rabbia, devi trasformarla in GRINTA. E per usare la grinta devi avere un BERSAGLIO verso cui dirigerla.

I bersagli sono: i problemi e le situazioni che ti impediscono di raggiungere gli obiettivi che sono importanti per la tua vita.

È ovvio che tutto questo discorso ha senso se hai capito cosa è davvero importante per la tua vita, cosa vuoi fare ed ottenere per cantare la tua canzone, e quali obiettivi devi centrare per riuscirci.
(Se ancora non lo hai capito, leggi qui: http://www.soloattrazionenienteillusione.it/effetto-domino)

Quando hai degli obiettivi importanti per la tua vita, di sicuro hai degli ostacoli sul tuo cammino: ci sono sempre. E questi ostacoli sono il problema da “distruggere”, da risolvere, contro cui puoi dirigere l’energia distruttiva.

Il bersaglio esiste in funzione del fatto che tu hai un obiettivo, e il problema o l’ostacolo ti impedisce di raggiungerlo. Non c’è Grinta senza bersaglio: in questo caso l’energia distruttiva viene per forza trasformata in Rabbia.

ESSERE GRINTA è:

1. riconosci (senti attraverso il corpo) le tue forze distruttive che si stanno muovendo;
2. le porti alla superficie per capire
3. successivamente le DIRIGI CONTRO IL BERSAGLIO.

Niente più rabbia/frustrazione repressa, e molto carburante per ottenere risultati.

Ora quello che mi chiedo, e vorrei che tu mi rispondessi, vorrei che tutti voi mi rispondeste, è: da 1 a 10 quanto ti viene facile farlo?

Quello che voglio capire è: ti basta questo breve post, per capire come funziona il meccanismo e poterlo usare nella tua vita? Oppure devo pensare a creare altro (altri post, o magari un corso sull’argomento)?

Per questo rinnovo la domanda: a 1 a 10 quanto ti viene facile Essere Grinta, dopo che hai letto su questo post cosa significa esserlo davvero?

Attendo una tua risposta!

Vincenzo CESALE

NITEN ICHI RYU

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IL GESTO ATTIVO

Il gesto attivo

In alcune scuole di iaidō (居合道), quale ad esempio la Musō Shinden-ryū (夢想神伝流) praticata nel nostro dojo, viene posta una grandissima attenzione alla precisione del gesto.

Questo perché è una scuola antica (scuola koryū – 古流, come il kyudo – 弓道) il cui scopo era l’addestramento per le sfide reali nella vita quotidiana (ed anche le battaglie dell’esercito). Proprio per questa sua finalità pratica da cui dipendeva la vita del samurai stesso, l’attenzione non viene posta solo ai movimenti afferenti ai tagli, ma anche a tutti i gesti che li precedono e li seguono. Infatti per la cultura giapponese è molto importante l’atteggiamento globale nella pratica di qualsiasi arte, sia essa la spada, la cerimonia del the (Cha no yu – 茶の湯) o l’arte della scrittura (Shodō – 書道). E non solo nella qualità tecnica, ma anche (e soprattutto) per quanto riguarda lo spirito e la presenza con cui si esegue tutto il lavoro. Per poter raggiungere questa raffinatezza e questo livello profondo di lavoro è necessario che ogni singolo movimento sia controllato. Ma non nel senso che diamo noi a questo termine, ovvero di “castrato” e mortificato. Al contrario, deve essere pieno della personalità di chi lo esegue. E facendo ciò il praticante diventa consapevole del gesto stesso. E per far questo è indispensabile che ogni gesto sia compiuto e visto in modo attivo dal praticante.

L’esempio più semplice con cui si riesce a trasmettere questo concetto è il movimento di sedersi a terra (sia seiza – 正座 – che tate iza). Il gesto di sedersi è ovviamente favorito dalla forza di gravità che attira il corpo verso terra. Di conseguenza il modo in cui all’inizio della pratica viene compiuto questo movimento è quello di lasciarsi andare a terra. Questo è molto sbagliato, perché’ si perde il controllo sia del proprio corpo (i muscoli vengono disattivati) sia del proprio spirito (ci si allontana e si permette ad una forza esterna di agire su di noi, che rimaniamo passivi).

Per favorire il cambiamento di atteggiamento è necessario porre attenzione ad ogni singolo movimento (con quale piede si indietreggia e come lo si muove, scendere mantenendo la schiena dritta, ruotare ponendo i piedi in una posizione ben precisa, …). Tale controllo ha il duplice beneficio sia di aiutare il praticante a comprendere come funziona il nostro corpo (molto in dettaglio) sia di obbligare la persona ad essere presente con la mente e con lo spirito in ogni istante della pratica. Questo concetto può essere esteso ad ogni singola tecnica: kirioroshi (taglio che cade dall’alto), oh chiburi (chiburi grande), noto (rinfodero), to ni rei (il saluto alla spada), … e a tutti quei gesti che la nostra cultura sottovaluterebbe e trascurerebbe (ed effettivamente sottovaluta e trascura), ma che invece sono parte integrante del tutto.

Grazie e buon cammino a te che leggi.

Domo arigatogozaimasu,

Claudio

www.duecieli.it

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QUANDO INGOI RABBIA …

QUANDO INGOI RABBIA, FINISCE NEL CORPO. E USANDO IL CORPO TE NE DEVI LIBERARE. E USANDO IL CORPO PUOI EVITARE DI CREARNE ALTRA.

 JODA: Ah io non posso istruirlo, il ragazzo non ha pazienza.
BEN: Imparerà la pazienza.
JODA: Molta rabbia in lui. Come suo padre.
BEN: Ero diverso io quando tu mi insegnasti?
JODA: Lui non è pronto.

E tu sei pronto?

“La forza potente è in te” direbbe Joda.
Perché la forza scorre potente in tutti.
Ne vuoi la prova?

Eccola:

sei capace di arrabbiarti? Sei capace di devastarti la vita con la Rabbia, la repressione, il risentimento, i sensi di colpa?

Sei capace di devastare la vita agli altri con attacchi, insulti, offese subdole e velate, dispetti e dispettucci, mezze frasi lasciate cadere, mancanza di voglia di comprendere le loro esigenze e di accettarle, ecc.?
 Ecco, se almeno una delle due cose ti riesce bene, allora la Forza scorre in te. Anche per fare queste cose serve Forza. Se non ce l’avessi, ti mancherebbe la spinta per farle. Non avresti il propellente.

Anche quando ti arrabbi con qualcun altro, per farlo in realtà prima ti devi arrabbiare contro te stesso per poi “spingerti” contro l’altro. È come se ti mettessi 2 mani dietro la schiena e ti spingessi contro di lui. Quindi è una rabbia che ti attraversa, ti riempie, si sedimenta, e nel frattempo va “anche” contro l’altro. In entrambi i casi (punto 1 e punto 2) mangi merda.

QUANTA MERDA HAI INGOIATO FINORA? È FINITA TUTTA NEL CORPO.
ED È DA LÌ CHE DEVI PARTIRE, DAL CORPO!

Dato che abbiamo dimostrato che la Forza ce l’hai, devi quindi usarla per creare i risultati che desideri, invece che per devastare il tuo corpo e devastarti la vita.

Lavorare sul corpo è il modo più veloce per eliminare le tossine e i blocchi energetici della Rabbia e impedire alla nuova Aggressività di trasformarsi in nuova Rabbia.
Usare il corpo in modo efficace vuol dire sfruttare l’Aggressività per creare GRINTA.
E la Grinta è quella che ti serve per usare l’energia DISTRUTTIVA a tuo vantaggio.

(Ne abbiamo già parlato qua: goo.gl/I7v8cg
e qua: goo.gl/I7v8cg
se non visualizzi i post, richiedi prima l’iscrizione al gruppo)

Cosa vuol dire lavorare sul corpo?
 Vuol dire lavorare sui 3 elementi che maggiormente influenzano l’energia:

1) il respiro;

2) la voce;

3) il movimento (postura e conquista dello spazio).

PRIMO: IL RESPIRO.

Col respiro diaframmatico fai muovere tutta l’energia dentro il corpo.

Riempi tutti i polmoni, non solo la metà superiore, e circola più sangue, che porta più ossigeno. Metti così in funzione tutte le parti del tuo corpo, non solo quelle legate agli aspetti vitali e alle reazioni istintive.

SECONDO: LA VOCE.

Il suono della tua voce espelle l’energia.
Il suono che espelli è quello negativo che avevi nella pancia. Espelli energia negativa. L’energia positiva resta dentro.
È come lo stantuffo di una siringa che spinge via la parte negativa e la trasforma in suono (Kiai) per farla uscire definitivamente.
Una volta che hai fatto uscire tutta l’energia negativa, comincia a usare quella positiva. E la tua voce diventa melodica. E canti la tua melodia. E canti la tua canzone.

Quando urli rabbia, urli con la gola. In questo modo ti carichi ancora di più di adrenalina, e se sei arrabbiato… la rabbia aumenta :)
Se invece urli con la pancia espelli il veleno. E carichi l’energia positiva, che sale fino al cervello. È quasi urlo da “ventriloquo”.
Ti accorgi subito che il lavoro funziona, perché ti senti subito diverso, o diversa. Usi la Forza.
Butti via una canzone stonata (piena di energia negativa) e la sostituisci con la tua bellissima canzone.

TERZO: IL MOVIMENTO.

Il lavoro su respiro e voce favorisce quello sul corpo. Cambi postura e conquisti lo spazio. Avviene quasi naturalmente, e lo puoi aiutare con specifici, semplici e velocissimi esercizi fisici.

Nel momento in cui, tramite il metodo “Essere Grinta”, la Rabbia viene montata e tirata su fino al diaframma, dalla pancia al diaframma, e poi, tirandola sempre più su viene espulsa tramite il respiro, la voce, e il movimento;
nel momento in cui riesci a sputare il veleno che hai dentro;
a quel punto automaticamente il corpo si dispone in una posizione di espansione, in cui ti senti libero di espanderti, padrone dell’universo.

E a quel punto quello che resta da fare è usare il corpo per prenderti ancora di più lo spazio intorno a te e sentirti in grado di esserne padrone. E allo stesso modo di essere totalmente padrone di fare quello che serve per raggiungere l’obiettivo che vuoi ottenere. Per risolvere il problema. Senza nessuna limitazione.

A quel punto l’istinto viene bypassato perché eliminando la Rabbia che abbiamo dentro non ha più bisogno di proteggersi perché non sente più la paura. In realtà la paura si era trasformata in Rabbia. Quando la Rabbia è buttata fuori, anche la paura non c’è più e ti senti pronto per attaccare qualsiasi problema.

Sei pienamente integrato nello spazio e nel tempo. Sei collegato con le persone e con le cose. Sei concentrato su quello che devi fare. Ti dimentichi della paura che soffrivi poco prima.

Le persone che prima temevi NON SONO più nemici. Sono elementi del mondo, con cui puoi tranquillamente interagire e sulle quali sei prontissimo, o prontissima, ad esercitare tutta la tua influenza (che prima non avevi). Ma ora sfrutti il tuo potenziale. Sfrutti tutto quello che è nelle tue possibilità del momento in cui affronti la situazione, lo fai senza remore, senza timore, senza rimorso, senza riguardo per chi non lo merita.

A quel punto non attacchi più le persone ma i problemi. Perché non vedi più minacce, ma opportunità di centrare un obiettivo. A quel punto anche l’avere un comportamento che nuoce ad un’altra persona, non lo
vedi come un attacco ad essa. Non lo valuti come distruttivo. Lo vedi semplicemente effettuato per risolvere un problema e costruire qualcosa.

Il “lato oscuro della Forza”, che ti impone di distruggere, in realtà come prima cosa ti obbliga a distruggere te stesso. Ma ora puoi prenderti la tua rivincita.

Quando l’hai fatto una volta, sai che lo puoi fare: e da quel momento puoi riuscire (se lo vuoi) a padroneggiare totalmente, per sempre, la tua energia distruttiva.

Da quel momento, ad ogni attacco della vita sei in grado di dirigere la tua energia distruttiva contro il problema, e subito dopo di metterti nello stato di Espansione.

Se vuoi diventare padrone della tua Aggressività e trasformarla in Grinta, dai un’occhiata qua: http://www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta
Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

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COME L’INSICUREZZA SI TRASFORMA IN PAURA E RABBIA, E COME PUOI USARLE A TUO VANTAGGIO

Il fatto è che quando non sai come ottenere un risultato, o risolvere un problema, cominci a diventare insicuro, o insicura.
L’insicurezza porta alla Paura. Hai Paura che le tue azioni, quelle che fai e quelle che NON fai, possono ritorcersi contro di te.

Un mio vecchio maestro diceva:
“Un uomo che ha Paura non è un uomo”.
E per “uomo” intendeva “essere umano”, anche di sesso femminile.

Quando hai Paura scattano i meccanismi inibitori dell’Istinto, che ti portano a rinchiuderti nel guscio, ad evitare di giocare a viso aperto. E così commetti molti più errori di quanto faresti se fossi sereno e lucido.
La situazione quindi peggiora e la Rabbia cresce. La Paura porta a sbagliare, e gli sbagli portano Rabbia.

COSA PUOI FARE, ALLORA?

Negli ultimi tempi sono tantissime le persone che hanno detto, a me o a Deborah, di essere “insicure”. E hanno detto che questa loro insicurezza blocca le azioni che servono per creare i risultati che desiderano.

Dicono anche che la Paura le blocca. Dicono cose come: “ah se non avessi la mia insicurezza… riuscirei a… e se non avessi le mie paure… allora si che potrei fare questa specifica cosa…”

E noi rispondiamo più o meno così:

Non ti ha bloccato la Paura di questo o di quello. Ti ha bloccato il non riuscire ad AGIRE nonostante la Paura.

Nessuno è senza Paura, tranne forse qualche eroe dei fumetti (ma la realtà non è un fumetto).
Chi ottiene risultati agisce NONOSTANTE la Paura e usa la Grinta perché lui “È” Grinta.
È DIVENTATO GRINTA.

E quando subisce un attacco (da parte di qualcuno o anche solo un attacco di panico) si mette in posizione di “DISTRUZIONE COSTRUTTIVAEmoticon smile Grinta) anziché semplicemente DISTRUTTIVA o autodistruttiva Emoticon smile Rabbia contro gli altri o se stesso).

Riuscire ad ESSERE GRINTA anziché essere Rabbia, fa tutta la differenza del mondo.
È la differenza tra vincere e fallire. È la differenza tra vivere e morire (morire dentro).

Le strade per “Agire Nonostante La Paura” sono 2.

LA PRIMA STRADA: CANTA LA TUA CANZONE.

Questa strada è quella di costruire la vita che vuoi vivere, in modo da avere tanta di quella energia creativa da non avere di questi problemi. E di questo ha parlato ampiamente Deborah, esortando per es. a “cantare la tua canzone”.

In sintesi: prima fai quello che davvero ti permette di esprimerti, così facendo ti è molto più facile creare i tuoi risultati, e sono poi i RISULTATI a darti la sicurezza. E questo è tutto il contrario di chi pensa che “otterrò i risultati quando avrò sicurezza”. NO, è il contrario: avrai sicurezza quando avrai ottenuto risultati. Sono i risultati a darti fiducia e sicurezza. Funziona così!

QUAND’È CHE QUESTA PRIMA STRADA NON FUNZIONA?

Semplice: quando la Rabbia accumulata è troppa, e necessita di uno sfogo.
Nel momento in cui sei sotto attacco.
Quando ti è successo qualcosa che ha fatto salire la tua Aggressività.
Mentre provi emozioni negative e vorresti spaccare tutto, o spaccare la testa a qualcuno, o sparire e nasconderti ( = vergogna, lamento, disillusione = Rabbia contro te stesso).

LA SECONDA STRADA: ESSERE GRINTA.

Sei Grinta quando diventi “DISTRUZIONE COSTRUTTIVA”. Cosa vuol dire?
Vuol dire che ti occupi di distruggere un problema, una situazione, una credenza limitante tua o di altri, un’abitudine o un comportamento tuo o di altri.

NON vuol dire aggredire una persona, distruggere degli oggetti, o se stessi.

Distruggendo i problemi (o altre cose inutili e stagnanti), costruisci i risultati. Questo è “DISTRUZIONE COSTRUTTIVA”, questo è GRINTA.

Un esempio lo trovi nel post che ho pubblicato ieri https://goo.gl/Lfbq1Z
(se Facebook non te lo fa vedere vuol dire che non sei iscritto al gruppo, chiedi l’iscrizione)

Essere Grinta vuol dire saper scegliere innanzitutto il bersaglio da distruggere. Sapere cosa è davvero importante per te. E se per caso ancora non lo sai, scrivilo nei commenti, o come messaggio privato a me o a Deborah, e ti daremo una valutazione della tua situazione.

Una volta che hai trovato il bersaglio da distruggere, puoi cominciare a usare Respiro, Voce e Movimento per canalizzare la tua energia lì dove a te serve di più E di questo ne parlerò nel post di lunedì.

SEI GRINTA QUANDO SCARICHI L’ENERGIA PRODOTTA DA RABBIA E PAURA CONTRO UN BERSAGLIO, LA CUI DISTRUZIONE È UTILE A SPIANARE LA STRADA DELLA TUA REALIZZAZIONE PERSONALE O PROFESSIONALE!

Ti rinnovo l’invito a fare una riflessione, da oggi a lunedì, su quali sono i bersagli migliori per la tua Aggressività.
Quali bersagli “colpire e affondare” per spianare la strada alla tua completa realizzazione personale o professionale?

Se hai dubbi, sai che ce li puoi porre, siamo qui per te.

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

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I 2 TIPI DI ATTACCHI CHE PUOI RICEVERE DA ALTRE PERSONE

I 2 TIPI DI ATTACCHI CHE PUOI RICEVERE DA ALTRE PERSONE

Ci sono 2 tipi di attacchi: quelli delle persone che ti vogliono aiutare, e quelli delle persone che ti vogliono ferire.

Tra le persone che ti vogliono ferire c’è chi ti vuole bene e chi ti vuole male.

Chi ti ferisce e ti vuole bene è per es. tua madre troppo apprensiva che teme che ti allontani da lei e ti inibisce in continuazione: “non sei buono a fare questo e quello, devi fare come ti dico io, quando fai di testa tua combini casini e crei danni”.

Tradotto: “hai bisogno di me, non puoi allontanarti da me altrimenti non combini niente”, con sottinteso: “se TU ti allontani IO sto male, IO mi sento sola, IO mi sento vuota, perde di significato tutta la mia vita”.

Il secondo caso, quello delle persone che ti vogliono male, è per es. quello di qualcuno che è invidioso e ti dice che il successo che stai avendo nel tuo lavoro è arrivato perché ti sei approfittato di altri, e che sei un disonesto approfittatore. E magari lo dice anche ad altre persone e divulga questo messaggio con Whatsapp o con la chat di Facebook.

In entrambi i casi si tratta di persone che ti vogliono ferire. Non di persone che si preoccupano per te. Non di persone che ti vogliono aiutare.

E anche se forse ti sembrerà strano, è relativamente facile usare la forza di chi ti attacca contro di lui. O dirottarla verso altri bersagli, in modo da trasformarla in energia costruttiva che ti aiuta ad ottenere i tuoi risultati. Se sai come fare, lo fai in modo relativamente facile.

A te sembra poco facile? Scrivi qui nei commenti cosa pensi. Oppure se hai un problema in proposito, sentiti libero di contattare me o mia moglie Deborah in privato, se preferisci.

E fin qui abbiamo visto i 2 tipi di attacchi di chi vuole ferirti.
Se invece qualcuno ti attacca per aiutarti, in realtà vuole cercare di farti fare qualcosa, per il tuo bene.

Solo che magari quello che lui pensa che sia per il tuo bene, in realtà non lo è. E anche in questo caso è relativamente facile sviluppare la capacità di ignorarlo e trasformare la sua energia in benzina per la tua grinta.

Ma se è davvero per il tuo bene, e tu in fondo in fondo LO SAI, allora lì iniziano i guai.
Qui diventa più difficile per te accettare l’attacco e affrontare la situazione.

Perché qui i casi sono 2:

PRIMO: tu NON sei pronto per agire come vorrebbe chi ti attacca.

SECONDO: tu saresti anche pronto ad agire, ma il modo in cui vieni spronato a farlo è un attacco bello e buono e non uno sprone.

E perché, in entrambi i casi, è difficile trasformare gli attacchi di chi ti vuole aiutare in energia positiva?
Molto semplicemente: perché tu senti che ti hanno toccato in un punto debole, in un qualcosa che dovresti riuscire a fare ma che NON hai ancora fatto. E PER QUESTO TI SENTI COLPITO E VULNERABILE.

Ti senti “incapace” di fare quello che dovresti, per il semplice fatto che il tuo Istinto ti racconta questa storiella: “SE FOSSI DAVVERO CAPACE LO AVRESTI GIÀ FATTO”. E arriva il panico, che scatena i meccanismi autoprotettivi del tuo Istinto (leggi: INIBIZIONI).

E l’Istinto fa questo creando rabbia, che rivolgi contro te stesso e/o contro gli altri. Ma soprattutto crea rabbia che è difficile trasformare in grinta perché senti che stai lavorando su un nervo scoperto.

Senti di essere indifeso e vedi ogni tua possibile azione costruttiva come un potenziale pericolo alla tua dignità. “Se fallisco di nuovo MI SENTIRÒ ancora più coglione. E gli altri MI VEDRANNO come ancora più coglione”. È un qualcosa che mina alla base la tua intera persona, mina la tua identità.

Cambiare questo è un lavoro di fino. Vuol dire lavorare NON SOLO a livello dello sviluppo delle tue capacità. Vuol dire lavorare a livello della tua identità. È esattamente il tipo di lavoro che descriverò nei prossimi giorni.

Se vuoi cambiare tutto questo;
se vuoi ESSERE Grinta;
se vuoi incanalare l’energia di qualsiasi attacco in azioni che ti portano risultati;
se veramente vuoi tutto questo, io ci sono.
Non sei solo. Io ci sono, noi ci siamo.

Lascia qui sotto i tuoi commenti, oppure, ribadisco: se hai un problema in proposito, sentiti libero di contattare me o mia moglie Deborah in privato.

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

PS: in queste vacanze di Natale hai una scelta da fare. Quella di staccare tutto e allontanarti dal mondo intero, o quella di continuare a seguirci e di porre le basi per la tua crescita e per un 2016 fantastico.
A te la scelta.
(Noi continueremo a pubblicare, per te. Perché sappiamo che le feste sono il momento migliore che hai per ricaricarti e ricostruirti).

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QUANDO SUBISCI UN ATTACCO INGIUSTO DA PARTE DI QUALCUNO

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QUANDO SUBISCI UN ATTACCO INGIUSTO DA PARTE DI QUALCUNO…

Quando ti fanno un attacco personale, chi ti attacca ti carica di energia negativa, che tu lo voglia o no. Questa energia quasi sempre segue uno di questi 2 percorsi:
1. viene IMMAGAZZINATA NEL CORPO, lì ristagna, e ti lavora dentro. E logora, logora, logora.
2. Viene espulsa fuori e rilanciata CONTRO QUALCUNO. Contro qualche povera vittima.

NEL PRIMO CASO, È RABBIA TRATTENUTA.

Finisce tutta dentro di te. La nascondi dentro, e fai finta che non c’è. A volte fai la meditazione o usi un’altra tecnica per “trasformarla”. Ma raramente la trasformi davvero. Quasi sempre, lavorandola semplicemente la “senti” di meno. Impari ad ignorarla. Ma ti resta dentro.

E che effetti produce?
Questi:
a) Logora il corpo: magari la senti nella pancia o in altre zone.
b) Logora la mente: non sei più lucido, sei preda dei pensieri su quanto è avvenuto e su quanto è ingiusto l’attacco che hai subito, e su cosa vorresti/dovresti fare, e su quanto magari puoi/vuoi davvero farlo… E questo ti impedisce di dedicare tempo ed energie ad essere costruttivo.
c) Logora le emozioni: mescoli le emozioni positive con quelle che derivano dall’attacco subito, e così le inquini e le “rovini”. Anche i bei momenti e le belle emozioni diventano meno belli, meno piacevoli, le annacqui, non te le godi.

NEL SECONDO CASO, È RABBIA BELLICOSA.

Per sfogarti, attacchi le persone, a volte attacchi le cose (x es. sfasci qualcosa). Diventi distruttivo.

E questo tipo di rabbia che effetti produce?
Eccoli:
a) Logora le tue relazioni personali: le persone a te vicine si sentono ferite e smettono di fidarsi di te. Cominciano a vederti come un rompiscatole o un nemico, anziché come uno con sui si può costruire qualcosa.
b) Logora la tua vita: ti fai terra bruciata intorno, hai sempre meno persone con cui costruire delle cose (rapporti, progetti, ecc.).
c) Logora la tua capacità: sempre meno riesci a produrre risultati. La rabbia ti annebbia cuore e cervello. L’incapacità di relazionarti mina la possibilità di far crescere qualsiasi idea o progetto.
d) Logora la tua libertà: non sei più padrone delle tue scelte. La rabbia decide per te.

A volte, tu non te ne accorgi, ma la rabbia viene trasformata in energia sessuale.
Tu la vedi come semplice energia sessuale: in realtà è rabbia che cerca uno sfogo. Ma tu non lo sai, e questo ti fa credere cose false, come per es. che una persona con cui attualmente ti stai relazionando ti attira sessualmente… Ma in realtà non è quella persona. Quella persona è solo una PERSONIFICAZIONE di qualcos’altro. Ma tu non lo sai. E questo ti porta spesso a fare “scelte sbagliate”…

Cosa puoi fare per evitare tutto questo?
Puoi usare l’energia della rabbia, quella che ancora non è rabbia ma lo sta per diventare. È ancora semplice aggressività, e non ha ancora preso la sua strada verso la rabbia.

E le strade che l’Aggressività può prendere sono 2.
PRIMA: si trasforma in rabbia (come descritto sopra).
SECONDA: la trasformi in GRINTA. E la usi per ottenere quello che vuoi.

Ne riparleremo…

http://www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.
Vincenzo Cesale

PS: in queste vacanze di Natale hai una scelta da fare. Quella di staccare tutto e allontanarti dal mondo intero, o quella di continuare a seguirci e di porre le basi per la tua crescita e per un 2016 fantastico.
A te la scelta.
(Noi continueremo a pubblicare, per te. Perché sappiamo che le feste sono il momento migliore che hai per ricaricarti e ricostruirti).

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QUANDO LA RABBIA TI CONSUMA DENTRO

QUANDO LA RABBIA TI CONSUMA DENTRO.

E come puoi invece usarla come la tua PIÙ GRANDE ALLEATA.
C’è la Rabbia… e c’è la Grinta.

A volte la Grinta è una cosa che viene esaltata.
Per es. nei film e nei romanzi.
In questo articolo ho messo la foto di Jeff Bridges nei panni de “Il Grinta”, film dei fratelli Coen.
La Grinta è quell’energia che spesso ti porta ad ottenere risultati nella vita.
Pochi sanno però che è un’energia distruttiva.
E che è la stessa energia che a volte è trasformata semplicemente in Rabbia.

Ho parlato spesso dell’istinto, che è autoprotettivo.

Ora quello che voglio raccontarti è qual è il migliore amico dell’istinto.
È un amico con cui va sempre a braccetto.
È un amico che lo aiuta a mettere in atto i 5 meccanismi di difesa (lotta, fuga, congelamento, seduzione, negazione).
Si chiama Aggressività.
Così come l’istinto di per sé è stato creato per aiutarci, per permetterci di sopravvivere e permettere la conservazione della specie, anche l’aggressività è stata creata da Madre Natura per gli stessi motivi.
L’aggressività è la benzina dell’istinto. È la forza che gli permette di muoverti. L’istinto ti muove usando l’energia dell’aggressività. Energia DISTRUTTIVA.

La cosa buona è che se sei in pericolo perché un tizio vuole prenderti a schiaffi, l’aggressività innesca uno dei 5 meccanismi di difesa.
La cosa che rompe le scatole è invece che, SE NON LA SAI USARE, l’aggressività ti crea 2 problemi:
ti costringe a fare cose che ti allontanano da ciò che vuoi ottenere e che ti danneggiano gravemente;
ti aggredisce dentro e ti crea disturbi e malattie psicosomatiche ti varia natura.
Già Freud si era occupato del problema distinguendo le 2 forze che muovono il mondo:
la forza creativa e costruttiva, la LIBIDO;
la forza aggressiva e distruttiva, la MORTIDO.

L’aggressività è la mortido, ed è distruttiva. Capisci quindi che quando ti lavora dentro, nel corpo e nella mente, ti distrugge. È violenta. È feroce.
Sei aggressivo anche quando ti TRATTIENI. È solo che l’aggressività la mandi contro te stesso, contro il corpo e la mente, e ti autodistruggi.

Sei aggressivo anche, e soprattutto, quando sei così ABITUATO a trattenerti che per te è ormai diventato normale, e NON TE NE RENDI NEANCHE PIÙ CONTO. Ma lentamente i piranha nella pancia ti stanno divorando.

Vabbè, ma fai la ‪#‎meditazioncinagnegnè‬ e passa tutto…
Come no…
La società ci chiede di tenere l’aggressività a bada. Se la scarichi a casaccio, ovviamente, crei comportamenti antisociali. Ma la società cerca di vietarci di utilizzarla anche quando, invece che a casaccio,la usiamo in modo appropriato.

Il PENOSO, FALSO BUONISMO del classico atteggiamento definito “spirituale”, molto in voga, tra l’altro, tra molti operatori di discipline olistiche, ha ancor di più etichettato l’aggressività come “cattiva” e come cosa da tenere a bada.

”Quando hai un problema irradialo di luce”. 
”Quando qualcuno ti tira un cazzotto porgi l’altra guancia”. 
”Quando qualcuno ti insulta sorridigli perché è proprio chi non è capace a sorridere che ha bisogno più di altri del tuo sorriso”. 
Devo continuare?
Il problema del reprimere l’aggressività porta 2 conseguenze:
crei al tuo interno una forza distruttiva che ti disintegra, pezzettino dopo pezzettino;
ti privi di una forza essenziale che ti aiuta a ottenere quello che desideri (se la sai usare).

Il punto 2 ti ha sorpreso?
Sì, l’aggressività può essere tua alleata.
QUESTO È UN ESTRATTO DELL’EBOOK GRATUITO “COME E PERCHÉ FINORA TI SEI SEMPRE SABOTATO”.
Se vuoi scoprire tutto su come l’aggressività lavora su di te; 
se vuoi cominciare a capire come essere tu a lavorare CON LEI E SU DI LEI; 
se vuoi leggere ESEMPI CONCRETI di come l’Aggressività viene trasformata in Grinta anziché in Rabbia; 
se vuoi tutto questo, scarica gratuitamente l’ebook che ho preparato per te.

Clicca qui: http://forms.aweber.com/form/94/457676294.htm
Devi inserire il tuo nome e l’indirizzo mail per riceverlo. Ti consiglio di inserire la tua mail principale perché nei prossimi giorni riceverai qualche altra sorpresina interessante…

Per dovere di cronaca, qualora ancora non ci conoscessi, ti informo che abbiamo massimo rispetto della tua privacy: i tuoi dati NON SARANNO divulgati e puoi cancellarti dalle nostre liste in qualsiasi momento cliccando l’apposito link presente in OGNI nostra comunicazione.
Il meglio di te è quello che puoi dare ORA. 
Deborah.
‪#‎lameditazioncinagnegnènontiserve‬

Vincenzo CESALE

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COS’È L’ISTINTO …

COS’È L’ISTINTO E PERCHÉ (A VOLTE) TI DISTRUGGE?

L’istinto è quella meravigliosa macchina che ti aiuta ad agire nei momenti di pericolo e ti protegge. L’istinto è quella brutta bestia che ti limita, ti inibisce, ti blocca completamente.
Perché, a volte, lavori a livello emotivo e mentale e non funziona?
Perché nonostante tu lavori come un matto, nonostante sudi lacrime e sputi sangue, non fai progressi e non ottieni i risultati che desideri?
Perché… perché… perché…
Perché hai fatto TUTTO quello che serviva TRANNE L’UNICA COSA che davvero funziona.

Tutto puoi fare ma NON SERVIRÀ finché non togli le protezioni che ti impediscono di andare a fondo.
Le protezioni sono quelle che crea l’istinto.
L’istinto è legato alla sopravvivenza, ed è quindi radicato nei crepacci più profondi della tua identità.
È strettamente legato allo spirito, che è l’energia vitale, costruttiva, creativa, “il soffio divino”. L’istinto è il suo opposto: è AUTOPROTEZIONE.

Di per sé non è cattivo: ti salva la vita.

ESEMPIO
Un pazzo ubriaco ti aggredisce. Puoi provare paura, forse. Se sei Mike Tyson magari paura non ne hai, perché sai che lo metti giù con un cazzotto. Se sei come me e arriva un pazzo che vuole prenderti a schiaffi, e sei solo, o sola, senza nessuno che ti può difendere, te la fai sotto.
Ad un certo punto però fai qualcosa. Per forza. Siamo vivi e non possiamo non fare niente. Qualcosa facciamo sempre.
Il tuo istinto autoprotettivo prende il comando e DECIDE LUI, al posto tuo, cosa fare. Spegne letteralmente mente ed emozioni, ed agisce.
O meglio, reagisce.
Ci sono solo 5 tipi di reazioni che può avere.

1. Lotta. Ti ordina di rispondere all’aggressione aggredendo a tua volta il pazzo ubriaco. Vai “CONTRO”.

2. Fuga. Ti ordina di fuggire a gambe legate. Vai “VIA DA”.

3. Congelamento. Ti ordina di immobilizzarti. Abbassi la testa e lo sguardo, curvi le spalle e resti fermo. In questo modo ti mostri piccolo piccolo e innocuo e forse l’aggressore perde la motivazione a colpirti: che senso ha compire qualcuno che non è nient’altro che un inutile pezzo di carne del tutto inerme? Resti “IMMOBILE”.

4. Seduzione. Pieghi il collo di lato in segno di sottomissione e tieni l’atteggiamento del gregario. Implicitamente, inconsapevolmente, fai una promessa: non mi picchiare e sarò tuo, o tua; sono dalla tua parte. Tu sei il capo e io sono il tuo fedele gregario. Sono qui per te, per darti quello che ti serve. Farò ciò che desideri. Vai “VERSO”.

5. Negazione. Resti in attesa negando l’accaduto o l’importanza dell’accaduto. “In fondo lui è solo uno sfigato, cosa vuoi che siano 2 schiaffi? La mia vita non cambia, cosa mi ha tolto? Io sono superiore a queste cose…”. Ti escludi dal mondo e vivi dentro di te. Vai “DENTRO”.

Queste 5 reazioni vengono chiamate “meccanismi di difesa”. Servono a proteggerci.
Tutti noi, TUTTI, abbiamo più volte sperimentato, nel corso della nostra vita, ciascuna di queste reazioni. E fin dai primi anni di vita. Non ci prendiamo in giro: è così.

La cosa importante, in relazione alla VERA CRESCITA, è diventare CONSAPEVOLI che queste reazioni istintive spengono mente ed emozioni.
Nel momento in cui l’aggressore ti vuole prendere a schiaffi, tu forse te la fai sotto (emozione).
Ma c’è un momento in cui agisci, mettendo in atto una di queste 5 reazioni. In quel preciso momento, la paura va a farsi benedire. Anche solo per una frazione di secondo. Se per es. tu scappi (reazione 2), ci sarà un attimo in cui non pensi a niente e non provi nessuna emozione e l’istinto mette in moto le gambe. In quell’attimo hai spento tutto il resto, e RESTA SOLO L’ISTINTO!

La conseguenza di tutto questo?
Che nel momento in cui vuoi fare un salto importante, per passare da una situazione a un’altra, e lavori solo sulle mappe mentali e sulla paura e le altre emozioni… il salto NON LO FAI.
Perché l’istinto è il “decisore”. È colui che decide. Colui che ti fa AGIRE.
E quando ti fa agire, come hai visto, spegne mente e emozioni.
E allora per quale motivo continuare a credere che la ‪#‎meditazioncinagnegnè‬, che lavora solo su mente ed emozioni, è sufficiente a farti svoltare?
Anche se tu hai cambiato le mappe mentali e le emozioni che provi, le hai sostituite con altre nuove e più produttive, quando devi agire l’istinto spegne le tue nuove mappe e le tue nuove emozioni.
In altre parole: se vuoi fare cambiamenti sostanziali, PRIMA DEVI DISTRUGGERE LE PROTEZIONI DELL’ISTINTO.

Questo è un estratto dell’ebook gratuito “Come e perché finora ti sei sempre sabotato”.
Se vuoi scoprire tutto su come l’istinto lavora su di te;
se vuoi cominciare a capire come essere tu a lavorare SU DI LUI;
se vuoi conoscere il miglior amico dell’istinto e sapere come lavorano in coppia; se vuoi tutto questo, scarica gratuitamente l’ebook che ho preparato per te.
Clicca qui: http://forms.aweber.com/form/94/457676294.htm
Devi inserire il tuo nome e l’indirizzo mail per riceverlo. Ti consiglio di inserire la tua mail principale perché nei prossimi giorni riceverai qualche altra sorpresina interessante…
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Il meglio di te è quello che puoi dare ORA.
Deborah.
‪#‎lameditazioncinagnegnènontiserve‬
P.S. : Abbiamo mandato l’invito a scaricare l’ebook ad una lista di persone che sono iscritte alla nostra newsletter. A quanto pare l’omaggio è stato gradito e molte si sono collegate al sito per scaricarlo. Questo in alcuni momenti ha causato un ingolfamento e rallentamento del server su cui è collocato il sito.
Tutto questo x dirti: il sito FUNZIONA.
Ci sono arrivate segnalazioni di persone che credevano che il sito fosse non funzionante. Ma è solo rallentato a causa del traffico.
Se non ti si apre subito la pagina, ATTENDI UN PO’.

Il sito FUNZIONA

http://www.soloattrazionenienteillusione.it/

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COS’È L’ISTINTO …

COS’È L’ISTINTO E PERCHÉ (A VOLTE) TI DISTRUGGE?

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Di per sé non è cattivo: ti salva la vita.

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Un pazzo ubriaco ti aggredisce. Puoi provare paura, forse. Se sei Mike Tyson magari paura non ne hai, perché sai che lo metti giù con un cazzotto. Se sei come me e arriva un pazzo che vuole prenderti a schiaffi, e sei solo, o sola, senza nessuno che ti può difendere, te la fai sotto.
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O meglio, reagisce.
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2. Fuga. Ti ordina di fuggire a gambe legate. Vai “VIA DA”.

3. Congelamento. Ti ordina di immobilizzarti. Abbassi la testa e lo sguardo, curvi le spalle e resti fermo. In questo modo ti mostri piccolo piccolo e innocuo e forse l’aggressore perde la motivazione a colpirti: che senso ha compire qualcuno che non è nient’altro che un inutile pezzo di carne del tutto inerme? Resti “IMMOBILE”.

4. Seduzione. Pieghi il collo di lato in segno di sottomissione e tieni l’atteggiamento del gregario. Implicitamente, inconsapevolmente, fai una promessa: non mi picchiare e sarò tuo, o tua; sono dalla tua parte. Tu sei il capo e io sono il tuo fedele gregario. Sono qui per te, per darti quello che ti serve. Farò ciò che desideri. Vai “VERSO”.

5. Negazione. Resti in attesa negando l’accaduto o l’importanza dell’accaduto. “In fondo lui è solo uno sfigato, cosa vuoi che siano 2 schiaffi? La mia vita non cambia, cosa mi ha tolto? Io sono superiore a queste cose…”. Ti escludi dal mondo e vivi dentro di te. Vai “DENTRO”.

Queste 5 reazioni vengono chiamate “meccanismi di difesa”. Servono a proteggerci.
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CRESCITA PERSONALE

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http://www.soloattrazionenienteillusione.it/

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RIFLESSOLOGIA PLANTARE CINESE

Consegna attestati Riflessologia Plantare Cinese 2015

“Libera Università Popolare DUE CIELI

Un augurio di un buon lavoro a tutti i partecipanti del corso di R.P.C.

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YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

Nella nostra scuola DUECIELI, e nel kyudojo HAYATE, tutti i nostri allievi, oltre ad imparare l’arte del kyudo, vengono preparati anche nella conoscenza e nella costruzione dell’attrezzatura, arco, frecce, corde e del suo mantenimento; ritengo che tale conoscenza sia indispensabile per affrontare un percorso formativo e caratteriale indispensabile per la maggior efficienza di pratica, ed è per questo che la via percorsa nel nostro dojo esclude la pratica di tale arte all’agonismo.

 L’ombra del bambù spazza gli scalini di pietra

Ma la polvere resta.
La luna si riflette sul fondo dello stagno
Ma non tocca l’acqua.

Matsuo Basho

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ELOGIO ALLA LENTEZZA

Una esperienza molto interessante di un praticante di Iaijutsu Koryu della scuola DUECIELI e del dojo NITEN ICHI RYU; come una disciplina che molte volte per errore si accosta alla violenza, quanto è distante da tale affermazione, ed è invece una formidabile Via per progredire nel nostro cammino nella vita, quanto ci può cambiare non solo fisicamente ma anche spiritualmente ed emotivamente.

ELOGIO ALLA LENTEZZA

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In questo periodo sto lavorando su alcuni aspetti tecnici (e non solo) dello iaido. Per svolgere al meglio questo lavoro devo rallentare in alcune fasi per apprendere meglio il movimento ed acquisirlo.

Il fatto stupefacente che mi è accaduto quando ho iniziato a fare questo lavoro è che la mia presenza di spirito è aumentata notevolmente durante la pratica. Ovvero il rallentamento dei gesti contribuisce ad una maggiore partecipazione all’azione stessa. E ciò da un’emozione bellissima, perché si riesce a vivere la pienezza (o per lo meno ad averne un’idea). Un gesto dove non solo il corpo lo compie, ma tutta la persona è presente nell’istante. Ed è una sensazione che una volta provata non te ne vuoi più disfare. E quando (per forza di cose) capita di compiere un gesto tecnico “scadente”, scopri (guarda un po’!!!) che la spada non ha cantato e che il tuo spirito era assente. Quindi il brutto gesto tecnico diventa non più un risultato da buttare, ma uno specchio che ti mostra quando e (se sei attento) anche il perché il tuo spirito e la tua essenza erano altrove.

Lavorare lentamente all’inizio può sembrare poco gratificante, ma quando ne comprendi lo scopo e i benefici lo vuoi sperimentare sempre i più. E cercherai sempre di più questa pienezza e presenza di spirito in ogni momento della tua giornata.

Claudio CAVALLERO

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KYUDO INDOOR

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

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SHIATSU il nuovo corso di DUECIELI

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Shiatsu, l’arte della digitopressione

Intervista radiofonica sull’arte dello Shiatsu, ospiti Cristina Camandona e Danilo Riccardi.

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SAMURAI e CULTURA

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SAMURAI e CULTURA

Si dice che la cultura e la marzialità sono come le due ruote di un cocchio o le due ali di un uccello: sono due qualità distinte? A che cosa si riferiscono?

In generale la cultura e la marzialità sono totalmente fraintese. Secondo il pensiero comune, cultura significa leggere poesie, comporre versi, conoscere l’arte della calligrafia e avere una personalità amabile e raffinata; mentre la marzialità indica saper sparare, andare a cavallo, nonchè conoscere le arti della guerra, la scienza militare e avere una personalità feroce ed austera. Entrambe le definizioni sono inesatte e approssimative.

Fondamentalmente cultura e marzialità sono un carattere unico, non due qualità separete. Come la forza creatrice dell’universo è una sola energia, distinta in yin e yang, così anche la sensibilità e l’efficacia della natura umana sono una sola qualità, distinta in culturale e marziale. La cultura senza marzialità non è vera cultura, e la marzialità senza cultura non è vera marzialità.

Così come lo yin ha la sua radice nello yang e lo yang ha la sua radice nello yin, la cultura e la radice della marzialità e la marzialità è la radice della cultura. Con il cielo come ordito e la terra come trama, governare la nazione emantenere l’ordine nelle relazioni sociali è chiamato cultura. Quando delle persone malvagie e senza principi morali ostacolano il corso della cultura senza timore dell’ordine divino, portarle in giudizio o radunare un esercito per attaccarle e unificare il governo di tutto il paese è chiamato marzialità.

Per questo l’ideogramma che indica il “guerriero” è composto dalla combinazione dei due caratteri che significano “armi” e “fermare. Poichè la marzialità è posta al servizio della cultura, radice della guerra del gueriero è la cultura. Poichè la cultura significa governare con la minaccia di un intervento armato, la radice della cultura è la marzialità.

La mente del samurai
Thomas Cleary
oscar Mondadori

www.duecieli.it

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