Confucianesimo borghese

Storia della Cina antica discussa con i praticanti di Qi Gong della “Scuola Delle Quattro Direzioni”

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Confucianesimo borghese

Tuttavia, mentre si è pronti a dare a confucio quel che è di Confucio, in realtà tali principi sembrano derivare assai più della struttura sociale e dall’ideologia propria della cultura giapponese che non da quella cinese antica.
Le indicazioni della tradizione cinese che vengono attribuite a Cunfucio, per un comportamento saggio e virtuoso, hanno come campo di intervento le relazioni sociali e come obbiettivo il loro ordinato realizzarsi, in un’ottica conservatrice, volta alla stabilità. Alla base del sistema relazioni sociali, in Cina, era la famiglia stessa patriarcale, come cellula praticamente autonoma e ordinata secondo il principio dell’anzianità.

Fondamento dell’etica confuciana è il riferimento concreto a quella istituzionale e l’estensione ideologica di quel modello a scala maggiore per l’intera società. Le massime confuciane prendono perciò la forma di una ripetuta metafora delle relazioni affettive e funzionali all’interno di quel modello famigliare. Prima fra tutte le massime è, allora, la “benevolenza” (jen), quel sentimento cioè, che deve ispirare il capofamiglia saggio per gestire, i problemi domestici al di sopra dei conflitti particolari. In Giappone, fin dai tempi antichi la struttura famigliare si presentava in forme più articolate, come mostra la suddivisione tradizionale tra un ceppo centrale (honke) e le ramificazioni derivanti da fissioni, con la creazione di lignaggi secolari (bunke).

Per secoli, fino alla modernizzazione realizzata a tappe forzate, fondamento della struttura sociale era la comunità locale e il sistema feudale in cui era inserita, con una serie di sudditanze progressive che portavano dal signore locale fino al vertice reale rappresentato dallo shogun e a quello ideale dell’imperatore.
L’ideologia di riferimento mirava alla conservazione di quel sistema, e poneva quindi al primo posto la virtù della fedeltà e dell’onore, che avevano la loro espressione nel comportamento dei samurai, mentre ai contadini non restava che praticare la virtù dell’obbedienza. Mutata la struttura politica con l’era Meiji, ai contadini asserviti e nobili si costituì un’unica più o meno indifferenziata classe sociale la quale fornì la forza lavoro per la modernizzazione e rappresentò la base sostanzialmente omogenea della nazione che stava elaborando una propria nuova fisionomia.

Vincenzo CESALE

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