RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

 RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

In una cena dopo un seminario, un allievo di Kyudo, David, mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi, un’interessante osservazione, il problema che mi ponevo era: come mi sarei spiegato visto che David è Olandese? Me la cavai dicendole scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza gli occhi aperti sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando si esegue un gesto o un’azione è sinonimo di insicurezza, paura e stress; nei praticanti che per forza maggiore non hanno esperienza nella disciplina che praticano, è maggiore questa situazione, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere, le cose che non si conoscono creano disagio, e delle volte esso si trasforma in paura o rabbia.

Il riflesso di ammiccamento può essere evocato da stimolazioni elettriche in qualsiasi altra parte del corpo, ammesso che la stimolazione sia sufficientemente intensa ed improvvisa. In questo caso la latenza dipende strettamente dalla distanza fra il sito della stimolazione e il muscolo orbicolare.
Inoltre, gli stimoli a cui il soggetto presta attenzione, inducono una inibizione maggiore, rispetto agli stimoli che vengono ignorati.

La forte relazione esistente fra modulazione del riflesso ed elaborazione delle emozioni, fa sì che questo strumento sia stato utilmente impiegato nell’indagine di manifestazioni cliniche di disturbi a livello emotivo, primo fra tutti nei disturbi d’ansia. Poiché sia l’ansia che la fobia sono risposte di reazione (la prima generalizzata, la seconda stimolo-specifica), ci si aspetta naturalmente che facilitino ed aumentino la risposta di ammiccamento, indotta dal riflesso.
In effetti vi è abbondanza di risultati che confermano questo. Classicamente in tutti questi studi, si esegue un condizionamento classico in cui si associa uno stimolo neutro, quale può essere l’accensione di una luce, od uno shock elettrico.

A condizionamento avvenuto, ciò che si nota è che lo stimolo-test associato allo stimolo neutro induce una risposta aumentata. L’effetto è così robusto che questa metodologia è adottata come metodo per testare l’efficacia dei farmaci ansiolitici. Il potenziamento lo si ha anche quando le risposte emotive vengono suscitate con compiti immaginativi. Come materiale spiacevole, vengono usate descrizioni di situazioni tipo visita dentistica, intrusione in casa durante la notte, parlare in pubblico, assistere ad un incidente stradale. In tutti questi casi si ottiene un aumento della risposta di ammiccamento.

Ciò che più è interessante, è che vi è una corrispondenza lineare, fra aumento e grado di ansia suscitato nel soggetto, come rilevato da scale d’autovalutazione. Questo offre una vastità di applicazioni, e di studio delle attività cognitive ed emotive, nell’ambito della psicologia sperimentale e della psicologia clinica. Il suo utilizzo è prevalentemente legato all’uso di un paradigma sperimentale, del tipo pre-stimolo combinato con uno stimolo-test. Il riflesso di startle infatti presenta queste caratteristiche che lo rendono raccomandabile come stimolo-test:
• Primo, può mostrare inibizione e facilitazione sia per la latenza che per l’ampiezza in relazione a precisi aspetti dello stimolo.
• Secondo, può essere indotto da stimolazioni acustiche, visive e somato-sensoriali, indicando così che tutti i sistemi afferenti devono convergere prima del tratto finale di elaborazione comune.
• Terzo, la latenza molto ridotta e la presenza di componenti multiple nella risposta di ammiccamento, forniscono un’opportunità unica per separare i processi di codifica dello stimolo da quelli di selezione della risposta.
Altri vantaggi, in generale, dell’uso di questo riflesso sono:

1) la sua presenza in un’ampia varietà di specie animali, permettendo così uno studio delle basi neurofisiologiche degli effetti di facilitazione ed inibizione.
2) il fatto che sia stato osservato, con quasi lo stesso andamento ed ampiezza, indipendentemente dall’età dei soggetti, permettendo così confronti fra gruppi di età diverse.
3) la natura inevitabile della risposta e la facilità di misurazione, lo rendono uno strumento utile laddove, in particolare nella psicologia clinica, nella psicologia evolutiva e nella neuropsicologia, viene spesso a mancare la cooperazione del soggetto, e la sua volontà di emettere risposte.

Riflesso-di-ammiccamento

La metodologia utilizzata come stimolo-test ha accumulato una poderosa base di dati, sia nel campo della psicologia comparata  riguardante le emozioni, e sia nello studio dei processi cognitivi e percettivi .

Questa base di dati e di relativi punti di vista teorici, saranno importanti nelle future ricerche riguardanti la modulazione  e le emozioni nell’uomo. La prima per l’ovvio vantaggio di integrare teorie delle emozioni sviluppate nel campo animale ed umano, e la seconda perché l’inseparabilità dei processi cognitivi da
quelli riguardanti le emozioni, viene sempre più riconosciuta come necessaria.

Durante le lezioni, quando si affronta questo argomento sui volti (soprattutto nei maschi), si legge un disagio portato dal proprio ego maschile, che non ammette  una mancanza di coraggio, condizionamento che ogni uno di noi ha subito fin dalla più tenera età, cosa che nei volti delle signore è invece assente.

Per concludere, il lavoro è molto, ma personalmente lo trovo stimolante (e perché no, eccitante); questo scritto non vuole essere giudicante, ma si spera sia di aiuto nel capire un pò di più noi stessi.

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
www.personaltrainer-fitness.blogspot.com/
ww.duecieli.it

Share This:

UNA SPADA SPECIALE

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza di un insegnante e di un praticante di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Il primo dubbio gli venne una sera quando, tornando a casa, percepì nella sua camera da letto qualcosa di stonato. Tutto era apparentemente in ordine, ma un ordine diverso dal solito. Ci mise un pò a rendersene conto, preso come era dall’osservare i letto basso e la libreria straripante di volumi. Alla fine l’attenzione cadde sulla spada, appesa al muro su un sostegno di legno.

La Katana luccicava sotto i raggi della lampada, come sempre. L’unica anomalia era che la punta dava a sinistra, mentre era convinto di averla appoggiata nell’altro senso. Del resto, come ben sapeva, la punta della Katana doveva sempre andare a destra. E girò la spada sul sostegno con la punta verso destra.

Il dubbio diventò certezza un un paio di giorni dopo, quando tornato a casa trovò la katana con la punta a sinistra. Era sicuro di non averla toccata negli ultimi giorni, nè aveva ospitato nessuno che potesse, magari per scherzo, aver girato la spada.

Telefonò anche alla signora che andava a pulire la casa una volta alla settimana. Era venuta il giorno prima, ma non aveva notato nulla di strano nè tantomeno toccato la spada: “si figuri che mi fa paura solo a vederla; me ne tengo lontana, come se potesse tagliarmi da un momento all’altro”, gli aveva spiegato la donna.

Chi era stato allora a muovere la spada? Si sforzò di ricordare se qualche amico era venuto a trovarlo all’improvviso, ma ma non ne ricordò uno. Del resto non lo avrebbe portato in camera da letto, nè lasciato da solo il tempo necessario per fargli girare la katana.

Donne, meno che meno. L’ultima ospitata nella camera da letto risaliva a più di un mese prima. Ricordava bene come avesse guardando più volte la spada con timore e un pò di proccupazione, osservando da lontano la lama e poi il suo volto, quasi a volere trovare una corrispondenza tra l’arma appesa al muro a quanto riusciva a leggere negli occhi del proprietario. Si era anche convinto che la spada era uno dei motivi per cui la donna non era più tornata.

Arrivò persino a immaginare una sorta di sonnambulismo che lo prendeva nel cuore della notte costringendolo ad alzarsi e impugnare la katana, magari dando colpi a destra e a manca prima di portarla sul sotegno e tornare nel letto. Ma l’idea del samurai sonnambulo proprio non lo convinceva.

Avrebbe voluto parlare al sensei, ma non se la sentiva. “Mi prenderà per pazzo”, pensava, “una spada che si muove da sola! Magari funziona nel teatro Kabuki, ma nella realtà di tutti i giorni proprio no”.
Eppure una sera, quando verso la fine della lezione di Iaido il sensei rispondeve alle domande degli allievi, si fece coraggio e la prese alla larga:“E’ vero che i samurai credevano che le spade avessero un’anima?”.

“Certo”, rispose il sensei,” collegata sia al maestro che l’aveva forgiata, sia agli accadimenti dei loro proprietari. Credevano ad esempio che alcune fossero spade cattive, altre spada buone. Fa parte della cultura shintoista del Giappone, ma credo anche della attenzione che i giapponesi hanno nei confronti degli altri. Pensare alla spada come dotata di un’anima vuol dire immaginarla non solo come uno strumento da utilizzare quando se ne ha voglia o bisogno, ma anche come una autonoma, che vive indipendentemente da noi.

Rispettate la spada come se avesse un’anima vuol dire di smettere pensare allo Iaido solo come a una nostra proiezione, ma considerarlo una realtà che viene da molto lontano e continuerà ad essere quando noi non ci saremo più. Non siamo noi a praticare lo Iaido, è lo Iaido che con il passare del tempo entra dentro di noi. Alla fine una spada con l’anima è la migliore per aiutarci a tagliare il proprio ego”.

Era un bel discorso, indubbiamente. Ma cosa c’entrava con la spada che si spostava da sola? Continuò a chiederselo, mentre tornava a casa, e anche nei giorni successivi. La spada non si muoveva più. La osservava spesso con grande attenzione e un pizzico di disagio. Non dava segni di vita, stava lì, inanimata.

Il sogno di una notte gli spalancò una nuova visione. Era nel suo letto che dormiva, nella sua camera, disteso sotto le coperte, quando nella penombra un movimento dava via il tutto. All’improvviso la lampada si illuminava riempiendo la stanza di una luce abbagliante. Lì, davanti al letto, la spada immobile nell’aria luccicava in tutto il suo splendore. Poi, con una lentezza carica di energia, cominciava a danzare con tagli di ogni tipo, forti e saldi come mai na aveva visti, segnati da sibili potenti e silenzi assoluti. Poi, alla fine, la spada si voltava verso di lui, come a parlargli:” Hai visto di cosa sono capace, stupido? Perchè ti ostini a cercare di farmi fare quello che non sei capace, chiuso e rigido come un baccalà? Perchè non ti affidi a me? Lasciati andare, riconosci il mio potere, la mia anima. Se lo farai con spirito calmo e puro, insieme alla mia anima conoscerai anche la tua. Perchè l’anima, ricordalo, è una sola, non appartiene a nessuno. Tutti appartengono a lei”.

Da quella mattina cambiò tutto. Puliva la sua spada meticolosamente, spesso le accarezzava la tsuka, talvolta le parlava. La impugnava con una delicatezza salda, quasi fosse una sorella, e non faceva più Iaido da solo, ma con lei. La disciplina ne beneficiò. E la sera, quando prima di addormentarsi la salutava, stava ad osservare il luccichio della lama sotto la luce della lampada. Talvolta il bagliore sembrava disegnare sull’acciaio un sorriso.

di Pino Riconosciuto
(Registrato il 10/01/2013, tutti i diritti sono riservati.)

Share This:

SETSU-BUN quinto mese

SETSU-BUN quinto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Maggio
All’inizio di questo mese il glicine (Wistaria chinensis), due qualità di poenia (Poenia moutan e

Poenia albiflora) e l’azalea sono in fiore, e la gente si affolla a visitare quei luoghi in cui sa di poter ammirare quei fiori.

Il 5 maggio è contraddistinto da una festa chiamata Tango no sekku, in onore dei maschi, le bambine hanno già avuto il loro giorno il 3 marzo. Questa festa è celebrata in ogni casa che sia stata favorita dalla nascita di un maschietto nei precedenti dodici mesi e, meno diffusamente, in quelle case dove vivono bambini al di sotto dei sette anni. Davanti alla porta si espongono bandiere recanti lo stemma della famiglia, statuine di guerrieri, elefanti, tigri, draghi e così via. L’oggetto più importante, tuttavia, è un’alta ed esile asta di solito sormontata da un cesto tondo, dorato, con attaccati nastri lunghi e stretti, e una piccola ruota che il vento fa girare.

Setsu-bun-5/2-Duecieli

Su questi pali, gonfiate dalla brezza, pendono due o tre grandi carpe colorate, fatte di stoffa o di carta. Poiché la carpa è un pesce che supera risolutamente tutte le difficoltà che incontra nel risalire le acque del paese, anche nelle cascate, fino a giungere, si dice, a tramutarsi in drago volante, essa è scelta per rappresentare allegoricamente la felice carriera di ogni giovane membro maschio della famiglia. Dentro casa, bandierine, e un’insegna militare detta umajirushi molto simile a quella che portano oggi i pompieri sono sistemate in un telaio di legno, insieme con elmi e figure di lottatori, come espressione della speranza che i bambini maschi della casa possano, in seguito, diventare grandi uomini. Vecchi testi raccontano che questa ricorrenza era festeggiata fin dal regno di Jintoku Tenno, circa quindici secoli fa.

Vi era un tempo l’usanza, ancora osservata in alcune regioni, di appendere sotto le grondaie, il 5 maggio, mazzi di calamo aromatico, shobu e di artemisia yogogi, e di spargere quelli di calamo nell’acqua calda dei bagni pubblici, in modo che chi vi si immergeva portasse su di sé, andandosene, il loro gradevole odore. Il calamo è anche messo a macerare nel sake e questo così aromatizzato, è bevuto in questa ricorrenza, così come il toso viene bevuto a Capodanno, poiché la pianta in questione è comunemente considerata efficace per la prevenzione delle malattie, e pertanto usata sia come bevanda sia per il bagno. Parenti e amici sono invitati a un ricevimento, la sera di questo giorno e la gente si scambia focacce, dei dolci detti chimaki, fatti con farina di riso, avvolti in un tipo di giunco chiamato komo, e dolci detti kashiwamochi, avvolti in foglie di quercia.

Sebbene le differenze di clima delle varie regioni del paese impediscano uniformità della pratica agricola, è generalmente nel mese di maggio che in Giappone si pianta il riso. Ed essendo questo cereale di così grande importanza, la messa a dimora delle giovani piantine è un avvenimento importante ed un momento di grande allegria. I villaggi si svuotano, agricoltori e braccianti vanno nei campi allagati, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio, e il loro pesante lavoro è rallegrato dalle semplici canzoni che essi stessi cantano.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

SETSU-BUN quarto mese

SETSU-BUN quarto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Aprile
Il primo giorno del quarto mese dell’antico calendario, era usanza cambiare gli abiti invernali imbottiti con vestiti più leggeri, che si indossano nella stagione calda, e smettere l’uso degli zoccoli (tabi), ma la differenza di un mese o più tra il vecchio calendario e quello nuovo ha cambiato l’usanza.

L’8 di aprile si tiene una festa chiamata (Kwambutsuye), per celebrare la nascita di (Shaka) (Buddha). Nei tempi della setta buddhista Jodo, una piccola immagine in rame di Buddha è posta su di un piccolo altare ricoperto da molte speci di fiori, e un infuso di radice di liquirizia, detta ama-cha, thè dolce, viene versata sulla statua dai fedeli, che generalmente ottengono dal monaco un pò di questo dolce liquido, per portarlo a casa e dividerlo con gli altri membri della famiglia. Si dice che questo rito tragga origine dalla leggenda che narra che quando Shaka nacque, cadde dal cielo una rugiada dolce e un drago discese e sersò su di lui dell’acqua. Pochè antiche scritture raccontano di una cerimonia tenuta l’ottavo giorno del quarto mese, nel settimo anno del periodo di Showa (740 d.c.), durante il regno dell’imperatore Jim mei Tenno, si può con certezza far risalire l’origine di questa pratica a un periodo precedente a questo. Quando il Buddhismo era all’apice della sua espansione la cerimonia veniva osservata a palazzo, ma con il declino del Buddhismo, anchèssa cadde in declino. La setta Jodo, tuttavia, come si è detto, l’osserva ancora.

Nella prima parte di Aprile, ciliegi, peschi e altri alberi si riproducono di boccioli, e la fioritura dei ciliegi che in Giappone è stupenda, è amata in modo particolare dalla popolazione:è l’emblema scelto per essere riprodotto sul berretto e sul bavero degli allievi del Gakushuin (scuola dei nobili). I luoghi più noti per la fioritura dei ciliegi sono Arashiyama a Yamashiro, Yoshino a Yamato, Mokojima e Ueno a Tokyo, e Asukayama e Koganei vicino a Tokyo.

La stampa che vi si riferisce rappresenta il parco di Ueno, nei giorni in cui è affollato di persone di ogni classe, che ammirano con soddisfazione il loro fiore preferito in piena efflorescenza. Gruppi di persone siedono su panche, su stuoini o su coperte stese a terra, esibiscono i loro cestini da pranzo modesti, e maneggiano i bastoncini (hashi), pizzicando il cibo nelle ciotole, mentre ragazzi e ragazze giocano intorno o si divertono con l’onigokko, una specie di palla prigioniera, gioco al quale persino gli adulti non disdegnano di unirsi.

Nell’immagine si vedono arrivare gli allievi di una scuola, i piccoli davanti e l’insegnante in testa. Una grande zucca (hyotan), getta sulle spalle dell’artigiano ritratto in primo piano è usata per trasportare sake (acquavite di riso).

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

IL KIMONO MAGICO®

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza del M° Cesale e di un praticante di

Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu di Collegno. Da una lezione qualunque.

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/

IL KIMONO MAGICO®

Lo vide per caso in un mercatino della domenica, seppellito sotto una montagna di camicie e pantaloni stropicciati. Ad attirarlo fu una manica che spuntava dal mucchio, con una fodera bianca in cui si intravvedeva l’inizio di una disegno. Era un kimono nero, con dei sigilli bianchi sui due petti detti Mon”, e il disegno del Fujihama富士山 nella fodera interna. A colpirlo, in particolare, fu la katana che sembrava spuntare dal cono del vulcano.

Una rappresentazione che non aveva mai visto nelle tavole giapponesi che amava consultare su Internet. “Lo prenda, così può travestirsi da samurai a carnevale, fra una settimana!”, lo consigliò ridendo il venditore. Lo provò sommariamente sopra il maglione di lana, sembrava la sua misura, o comunque non stava male. Se la cavò con pochi euro.

Quando se ne andò, con il kimono dentro una busta di plastica marroncina, si sentiva bene, come se fosse più attrezzato per lo iaido. Aveva cominciato il corso da qualche mese, quasi per gioco. L’attirava poter maneggiare la lama, una lama che aveva intorno a sé l’aura di perfezione della katana giapponese. Gli piaceva farlo vestito in quel modo, con quell’hakama cui non era ancora riuscito ad abituarsi, ma che sembrava trasmettergli un’attitudine guerriera che non aveva mai immaginato potesse appartenergli.

Non aveva ancora capito bene che senso avesse praticare lo iaido. Le poche parole che il sensei aveva pronunciato a proposito non erano state di grande aiuto. Non riusciva a capire cosa potesse voler dire “tagliare se stessi”. Certo, capiva il significato letterale di quelle parole. Ma non riusciva a sentire come potessero realizzarsi sulla sua persona. Ogni tanto, guardandosi intorno, in mezzo a quegli uomini vestiti di blu che sguainavano gli iaito fendendo l’aria, si sentiva un po’ fuori posto, come se tutto questo non c’entrasse nulla con la sua vita. Ma poi passava, e quando la pratica finiva si sentiva bene. Di ritorno dalla tintoria, dopo un lavaggio a secco e un’accurata stiratura, il kimono”着物” aveva acquistato un’aria importante che mai avrebbe immaginato prima. Il nero era tornato intenso, la fodera candida nella parti scoperte dal disegno. Sembrava destinato a una personalità di rango elevato, non a uno qualunque.

Quando lo indossò sentì che qualcosa cambiava dentro sé. Gli sembrava di essere più grande, che il suo respiro fosse più profondo e forte, il petto più prominente, lo sguardo più penetrante. “Così dovevano sentirsi i samurai”, pensò, guardandosi allo specchio. La stessa sensazione lo colse quando lo indossò la prima volta nel dojo. Il nuovo kimono cambiava il suo portamento. Se prima era un po’ trascinato, la testa spinta in avanti, la camminata rigida, ora era cambiato tutto: passo morbido e aderente al terreno, testa alta e mento in dentro, spalle larghe e basse. Lo stesso avvenne con i kata.

Praticava i dodici kata della prima scuola della Musoshinden. Se prima i movimenti erano a scatti, corti e contratti, ora avevano acquistato morbidezza. Le braccia si distendevano armoniose nel taglio, l’anca era dritta e cominciava a spingere. “Un cambiamento incredibile!” si diceva, sentendo il corpo rispondere in modo diverso alle sue sollecitazioni e vedendo lo stupore con cui gli altri allievi seguivano i suoi movimenti.

Il sensei aveva notato tutto. Dal nuovo kimono, alle nuove capacità che mostrava sul campo. “Bravo, stai facendo progressi sensibili”, gli disse. “Tutto merito del nuovo kimono”, pensò, e si convinse tanto che non voleva più smetterlo. Per timore di non poterlo indossare non lo faceva neanche lavare. Fino a quando il sensei, opportunamente, non ricordò a tutti che l’ordine personale e la pulizia dell’abbigliamento erano elementi altrettanto importanti nello iaido delle capacità di pratica della disciplina. Purtroppo l’assenza del kimono, ancora in lavanderia, lo convinse del suo carattere magico. Indossato il vecchio gi, tutto sembrava tornare come prima: movimenti impacciati, postura contratta, tagli striminziti. “Oggi non sei in forma”, sembravano dirgli gli occhi del sensei mentre lo guardavano silenziosi. Lui si concentrava, ma le cose non miglioravano, anzi. I movimenti erano sempre più contratti, la respirazione accelerata e faticosa.

Insomma, tutto da dimenticare. Il ritorno del nuovo kimono sembrò riportare tutto a posto. O per lo meno così pensava. Perché quel giorno l’appuntamento nel dojo era dedicato ai tagli. Il sensei”先生aveva preparato con accuratezza le paglie da tagliare e stava selezionando gli allievi che si sarebbero cimentati nel Tameshigiri. Lui aveva cominciato da poco tempo, probabilmente era troppo presto. Così sembrava pensare anche il sensei, che pareva ignorarlo nella selezione. Ma lui lo guardava con un atteggiamento così implorante che il sensei si sentì spinto a chiedergli se voleva provare. Una domanda che trovò di risposta un immediato sì.

Quando venne il suo turno si alzò e si posizionò davanti alla paglia piantata nel sostegno di legno. Gli passarono la spada che taglia, e lui per la prima volta si rese conto di avere in mano una katana vera, e di fronte un oggetto da tagliare. Non era più come “tagliare se stessi”: ora c’era davvero qualcosa da colpire e neutralizzare. “Il kimono mi aiuterà di certo”, si disse. La paglia, dritta davanti a lui, sembrava quasi sfidarlo.

La guardò intimorito mentre il sensei gli spiegava i movimenti da fare per tagliare. Quasi non lo sentiva, tanto era concentrato su quell’oggetto che, nonostante fosse immobile, gli sembrava dotato di un’anima vivente. A un certo punto scattò in avanti, colpendo con forza dall’alto in basso. La paglia cadde dal sostegno senza accusare alcuna ferita. Una volta rimessa a posto, ripartì alla carica, ma la katana si bloccò nella paglia all’inizio del taglio, e non ci fu verso di farla andare in giù. Anche il terzo tentativo fallì, e solo l’invito del sensei a tornare al suo posto lo salvò da un’altra figuraccia. Più tardi, mentre per ultimo terminava di rivestirsi nello spogliatoio, il sensei gli parlò: “Nella Via dell’estrazione della spada non ci sono scorciatoie, come nelle altre Vie vere, compresa quella della vita.

Ogni metro é una conquista faticosa, necessaria per andare avanti. Il fallimento é altrettanto importante, perché ci ricorda quanto siamo piccoli e quanti sforzi dobbiamo fare per diventare grandi. E, per quanto grandi, saremo sempre piccoli. Questo è tagliare se stessi. Perché se ogni taglio ci spoglierà di una parte, alla fine resterà solo quello che é necessario, il nostro vero io: umiltà, accettazione, consapevolezza vera. Sentiremo il vuoto, e capiremo quanto è più vero di tutto il resto. Il tuo kimono nuovo, quello che hai indossato nelle ultime settimane, è un kimono di famiglia, un kimono importante che non tutti possono indossare. Solo un uomo che ha percorso la Via e conosce il suo vero io può portare un simile indumento.

Chi non lo conosce, penserà che é il kimono a dargli l’identità. E nella Via non troverà la strada. Non è il kimono a fare il samurai, é il samurai a fare l’abito: che sia un kimono, cui saprà dare dignità con il suo portamento naturale, o un abito spirituale: quello che ha conquistato nel suo lungo percorso di formazione e che, una volta raggiunto davvero, non lo abbandonerà più. Solo se percorrerai la via con grandi sforzi potrai indossare il tuo kimono senza pericoli. Altrimenti indosserai solo un’illusione, una magia, che una volta sparita ti lascerà in pieno smarrimento”.

Leggi anche:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/il-maestro-e-tuo-padre/

Da un’idea di Pino Riconosciuto e Vincenzo Cesale
(Registrato il 11/02/2011,tutti i diritti sono riservati.)®

Share This:

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Un giovane samurai incontra, una sera, mentre rincasava, una splendida ragazza non ancora ventenne, dolce ed elegante d’aspetto. Le rivolse la parola e, con sua sorpresa, si sente accettare l’invito di fare una passeggiata insieme, alla luce della Via Lattea.
Dopo aver passato qualche tempo insieme, il samurai dichiara il suo amore alla ragazza e le chiede se il suo sentimento è ricambiato. “Se vi amassi, dovrei subito morire”, si sente rispondere. “Questo è il mio destino”. Lui non le crede, lei cede alle sue insistenze, e passano la notte insieme, sotto le stelle. Il mattino seguente, lei le chiede il suo ventaglio come ricordo, e gli conferma di andare incontro alla morte. “Se vuoi sapere quale sarà la mia sorte, va dietro il muro del palazzo imperiale. Ma, ti prego, se vuoi alleviare le mie pene dopo la morte, copia per me il sutra del loto e offrilo a Budda”. Recatosi sul posto, l’incredulo samurai incontra una giovane volpe morta, la testa coperta dal suo ventaglio. Fugge disperato, torna a casa e da allora, ogni settimana, copia il sutra del loto per l’anima della volpe morta.

Storia riportata dal Konjaku monogatari

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/
www.duecieli.it

Share This:

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Un uomo, proprietario di un ristorante, mentre passegiava, vide un giorno una volpe alzarsi sulle zampe posteriori e mettersi in bilico sul muso un cranio umano. Così dicono le credenze, fanno sempre le volpi quando vogliono assumere sembianze umane. Ed ecco, infatti, quella volpe trasformarsi in una giovane e bellissima ragazza, che iniziò a piangere.

Commosso e incuriosito, l’uomo le si avvicina. Lei le racconta di essere la figlia di un generale morto da poco in battaglia, e di essere fuggita dopo di avere assistito anche all’uccisione della madre per mano dei nemici. Ora, disperata, voleva suicidarsi.
Colpito da quel racconto, pur sependi di trovarsi di fronte a una volpe, l’uomo le offre ospitalità, e la portò a casa.

Alla moglie nascose la vera identità della ragazza, per evitare problemi. Bene accolta, la nuova arrivata sa subito rendersi utile in cucina e servendo a tavola i clienti del ristorante. Un giorno, entra in quel locale un daimyo che, alla vista di una così attraente ragazza, si innamora subito di lei, paga un riscatto e la porta via con sé. Al palazzo del daimyo, la nuova concubina trova il modo di farsi ben volere da tutti, persino dalla moglie di lui, che la ragazza colma di attenzioni. Un giorno il daimyo va a Kyoto per affari; quì, incontra un monaco, che gli dice: “Tu sei sotto l’ifluenza di un fantasma, che succhia la tua energia. La tua vita è in percolo”.

Dapprima, il daimyo rise spavaldo, ma poco dopo cadde gravemente ammalato e pallido e gli mancarono le forze. Da casa chiamarono il monaco che l’aveva messo in guardia; giunto al capezzale del daimyo, il religioso celebra una cerimonia speciale, invocando “confusione al nemico”. Appare Dakini*, e la bellissima ragazza, che stava con la moglie accanto al letto del daimyo, rivela la sua vera natura, quella di una vecchia volpe con un cranio umano sul muso, si slancia contro l’altare, ma prima ancora di raggiungerlo, muore.

*Dakini spirito femminile nel buddhismo, per un certo periodo abbinato allo shintoismo, Daikini-Inari
Storia riportata dal Konjaku monogatari

#determinazioneartigiapponesi

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/
www.duecieli.it

Share This:

ASHIBUMI

ASHIBUMI

Gli insegnamenti che si trasmettono nel Kyudojo Hayate sono sempre mirati ad una crescita personale e non a una crescita mirata alla competizione.

La prima posizione che decide il tiro

E’ una posizione fondamentale nonchè quella che destina come avverrà il tiro nel Kyudo. Senza ashibumi, un tiro corretto è impossibile;”ashibumi” è…

Ci sono due metodi per eseguirlo: il primo metodo si espleta in un solo movimento che si chiama “reishaki“, il secondo metodo prevede due movimenti e viene detto “bushakei“; in entrambi i casi il fine non cambia, il corpo è eretto e non ondeggia, la mente è focalizzata e già predisposta al tiro. I piedi in entrambi i metodi, sono distanti fra loro quanto la metà dell’altezza dell’arciere.

L’angolo fra i piedi (ashi) è di sessanta gradi, con una lieve differenza in caso di arcieri molto alti  o di corporatura massiccia, per i quali l’angolo di apertura è più ampio. Il peso del corpo sul piede sinistro è suddiviso per il 60% sulle punte e per il 40% sul tallone, per il piede destro per il 40% sulle punte e per il 60% sul tallone; questa tecnica permette di controllare l’anca e non lasciarla ruotare nel momento del tiro, le gambe non sono in tensione, le ginochia sono sganciate in modo naturale.

Ashibumi è la prima delle otto posizioni primcipali, “Dozukuri-Yugamae-Uchiokoshi-Hikiwake-Kai-Hanare-Zanshin-Yudaoshi” che vedremo in appuntamenti futuri.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Share This:

SETSU-BUN primo mese

SETSU-BUN primo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ad ogni porta
stanno alberi di pino;
un miglio più avanti,
verso il regno degli spiriti:
e, come c’è allegria,
così c’è tristezza.

Canzone di IKKYU

Gennaio
Poichè nessuno può prevedere quanta gioia e quanto dolore gli saranno destinati nel corso dell’anno appena nato, tutti desiderano trarre auspici favorevoli, a giudicare dalle manifestazioni di gioia con le quali è salutato in Giappone l’avvento del nuovo anno. All’esterno della casa, ai lati del cancello o della porta d’ingresso, vengono piantati giovani alberi di pino, e dei bambù, intagliati in una decorazione detta kado matsu o matsu kazari (pino della porta). Antichi testi narrano che questa usanza di piantare rami di pino esisteva già 850 anni fa i bambù vennero aggiunti molto più tardi.

Setsu-Bun-1/1-Duecieli

Questi due rappresentanti del regno vegetale accomunati all’anno nuovo, sono segnali di buon augurio, poichè le loro foglie non soccombono ai venti gelidi dell’inverno, e il diritto bambù, con i suoi nodi regolari è, inoltre, simbolo di virtù.
Sopra l’ingresso viene appeso uno shime kazari, oggetto simbolico fatto con corda di paglia, e arancia amara (daidai), kaki secco, felce (urajiro), sempre vivo (yuzuriha), gambero ecc., pochè a ciascuna di queste cose si attribuisce un quanche significato di buon augurio; il camminare all’indietro del gambero, ad esempio, è considerato simbolo di lunga vita. La corda di paglia è a ricordo di quella che, si dice, sia stata tesa all’entrata della grotta Ama no iwato, dopo che la dea Sole Amaterasu ne era uscita: il buio dell’interno della grotta fu considerato impuro ed infausto, e la corda lo separa dal puro e splendente mondo esterno. Questa corda è usata nei templi shinto a segnare il confine tra l’interno purificato e il comune mondo estrerno, ed è usata nelle case di abitazione, in occasioni di festa, come confine oltre il quale nulla di malvagio o infausto ha accesso, e si crede così di impedire l’entrata a malattie e spiriti diabolici.

All’interno della casa, il giorno di Capodanno, si trovano focacce di riso, grandi e tonde, chiamate kagami mochi, decorate con arancia amara, kaki seco, felce, sempreverdi e granchio, il tutto sistemato su di un vasssoio chiamato sanbo, e posto in una nicchia ornamentale, denominata toko, che costituisce una caratteristica dei salotti giapponesi.
La mattina presto si tiene una celebrazione familiare, i cui dettagli sono diversi nelle varie regioni del paese, ma la preparazione del toso, una specie di sake aromatizzato o acquavite di riso, e dello zoni, un insieme di focacce di riso, pesce e verdure, è la stessa ovunque. Terminata questa operazione, la gente esce, vestita degli abiti migliori, per incontrare parenti e amici e augurare loro un felice anno nuovo, e per farlo, usa la parola omedeto. Alcuni vanno sulle loro vetture, altri in jinrikisha tirato da due uomini le persone più umili hanno un jinrikisha tirato da un solo uomo, ed altri ancora devono andare a piedi.
Ufficiali e persone che ricoprono alte cariche portano l’uniforme, altri dignitari indossano generalmente abiti di foggia europea; ma la maggioranza delle persone veste un haori (giacca) e hakama (pantaloni larghi). Le strade sono rallegrate da bambini che indossano abiti nuovi, i maschi fanno volare aquiloni o girare trottole, e le bimbe giocano al volano o con la palla.

Quando la luce del giorno muore, i più giovani, e spesso anche gli anziani, si divertono con il gioco delle carte (uta garuta e hana garuta) e il backgammon (sugoroku), e quelli che perdono devono rassegnarsi a farsi imbrattare il viso con l’inchiostro.
Poichè si crede che la fortuna sorrida a coloro che salutano il sole nascente il giorno di Capodanno, donne e uomini si alzano presto e si radunano in un luogo dal quale si può vedere bene il primo apparire dell’astro. E’ anche pratica comune cercare il favore del dio, il cui tempio si trova in quel quarto di cerchio che corrisponde al nome dell’anno. In questo modo si scelgono templi diversi secondo gli anni. Dal primo al terzo giorno di questo mese, è usanza tirare l’acqua dai pozzi la mattina presto, e quasto si chiama waza mizu, “acqua nuova”.

Di buon ora, il secondo giorno, i mercati delle grandi città inviano ai commercianti locali i primi prodotti dell’anno, chiamati hatsuni, che vengono ammucchiati su carri trainati da buoi e decorati con bandiere recanti il nome il nome della ditta che li spedisce. I carri di testa portano alti alcuni simboli di buona sorte, come “i sette dei della fortuna” (Shichi Fuku Jin), il sole nascente, l’albero di pino, il gambero ecc., e sono seguiti da una fila di uomini, generalmente impiegati della ditta, tutti vestiti allo stesso modo, che suonano flauti o tamburi, e tutto l’insieme ricorda molto le processioni religiose viste nelle grandi città. La sera dello stesso giorno, uomini vanno in giro per le strade facendo risuonare il grido Otakara! Otakara!, e offrono in vendita il dipinto di una barcha con a bordo i Sette Dei della Fortuna, detta takarabune, (barca del tesoro) che, se posta sotto il cuscino, si ritiene faccia fare sogni fortunati.

Il settimo giorno si cuociono e si mangiano sette tipi di verdure (nana kusa), a protezione delle malattie: il prezzemolo, la borsa del pastore (nazuna), canapa comune (gogyo), sedano, becco di gallina (hotokenoza), rapa e rafano (suzushi ro).
Durante le due prime settimane di Gennaio, per le strade sfilano uomini vestiti da manzai, okagura o shishimai; i primi, che sono vestiti alla foggia antica, vanno in giro battendo un tamburo e, per una piccola somma di denaro, ripetono gli auguri per il futuro; gli altri indossano grandi maschere di legno, a forma di testa di leone, che vengono costruite per muoversi all’ unisono con il ritmo dei tamburi e il suono dei flauti.
Il quindicesimo e il sedicesimo giorno di questo mese sono attesi con ansia da tutti gli inservienti e le domestiche, ma dai servitori maschi in particolar modo, poichè è questo il periodo in cui si concede loro una vacanza, perchè essi abbiano la possibilità di rivedere le famiglie; questo tornare a casa è definito yabu iri o yadori.

La prima illustrazione offre un’immagine completa della scena il giorno di Capodanno. La seconda stampa rappresenta una processione di daimyo per il Capodanno al castello dello Shogun in Yedo oggi chiamata Tokyo, durante il lungo periodo in cui l’effettivo potere di governo, in Giappone, fu nelle mani di succesivi Shogun della casta Tokugawa, e quando daimyo (grande nome) era il titolo dei grandi signori feudali del paese.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

SETSU-BUN undicesimo mese

SETSU-BUN undicesimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Novembre

Poichè il 3 di Novembre cade il compleanno dell’attuale imperatore, in questo giorno sono esposte avunque bandiere, la guarnigione di Tokyo è passata in rivista da Sua Maesta nella piazza d’armi Aoyama, e c’è una sfilata delle truppe di stanza in altre città-presidio dell’impero.

I crisantemi, che hanno iniziato la fioritura alla fine di Ottobre, raggiungono il massimo del loro splendore all’inizio di Novembre.
Mentre bellissime qualità vengono coltivate in molti giardini privati e nelle serre, la più bella esposizione si tiene nei giardini del palazzo Akasaka a Tokyo, dove sono piantati fitti, in aiuole rialzate, protetti da tettoie aperte di bambu e stuoie. Dopo che alti dignitari e rappresentanti di potenze straniere sono stati ricevuti dall’Imperatore e dall’Imperatrice, con una festa all’aperto nei giardini stessi, una folla di autorità minori, ufficiali dell’esercito e della marina, dame e altre persone invitate ufficialmente, girando per i giardini sistemati splendidamente. Alcuni dei crisantemi sono grandi palle variegate di cremisi, di lillà e altri colori. altre varietàhanno lunghi petali sottili, che devono essere sostenuti da cerchi di filo metallico. In alcuni casi l’abilità del giardiniere è dimostrata dall’esibizione di centinaia di boccioli su una singola pianta, come nel caso d’una, nel Novembre 1893, che portava non meno di 710 fiori.

Verso la metà e la fine del mese, le foglie d’acero esplodono nei loro sgargianti colori autunnali, e fra i luoghi che si visitano in questo periodo per lo spettacolo degli aceri, i più famosi sono Togano-o, e Tsuten, a Kyoto e Kaianji e Takinogawa, vicino a Tokyo.
Il 15 Novembre è giorno di una certa importanza per i più piccoli. La testa dei bambini viene generalmente mantenuta rasata fino a tre anni circa d’età, secondo il modo di contare giapponese, che considera una parte dell’anno come un anno intero. Ma a cominciare da questo giorno, si lascia crescere un ciuffo di capelli in cima al capo. E sempre questo stesso giorno un bambino di cinque anno può indossere i pantaloni (hakama) in occasioni di feste, e le bambine di sette anni possono esibire l’ampia fascia o cintura (obi), che costituisce una importante componente dell’abbigliamento femminile. Una festa, che si tiene la sera, celebre il raggiungimento di ognuno dei suddetti privilegi, conusciuti rispettivamente come kamioki, hakami e obitoki. I bambini nati nei precedenti dodici mesi vengono portati, in questo giorno, davanti ad un altare shinto, dove la madre compie un atto di adorazione.

In ciascuno dei due giorni <> che cadono a Novembre, si tiene a Tokyo una fiera chiamata Tori-no-ichi (fiera degli uccelli), dalla quale i visitatori generalmente tornano a casa tenendo in mano un ramuscello di bambù. Questo rastrello, chiamato kumade (zampa d’orso), è decorato con finti libri contabili e con figure di carta delle divinità della fortuna, della tartaruga della gru e d’altri simboli di successo e di prosperità e il rastrello stesso, nella sua qualità di strumento usato per riunire le cose, favorisce la raccolta e la riunione di tutto quanto ha valore in questa vita. I gestori di ristoranti e di locali d’intrattenimento acquistano e espongono un tipo di rastrello più grande. L fiera si tiene a Otorijinshia, a Shitaya, a Tokyo e in uno o due altri luoghi.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

SETSU-BUN decimo mese

SETSU-BUN decimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

 

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ottobre

Il ventesimo giorno del decimo mese del vecchio calendario era quello scelto dai mercanti e negozianti per una festa sotto la protezione di Ebisu, il Dio dell’Abbondanza e protettore dei commerci. Ad un’estremità della stanza in cui si riunivano per passare la serata, era appesa una raffigurazione di Ebisu, con un enorme pesce persico sotto il braccio e una canna da pesca in mano.

A lui veniva offerto il suo pesce preferito, il tai – una specie di persico – , frutta sake, panetti rotondi di mochi. Col procedere della festa qualcuno afferrava una qualsiasi cosa che fosse a portata di mano – una tazza una ciotola -, e tenendola in alto, ne richiedeva un immaginario prezzo esorbitante, supponiamo 100 o 1000 dollari; qualcun altro accettava l’offerta, e il finto affare era concluso tra battimani, pochè questa tradizione è considerata presagio di successo nella trattazione di veri affari nel futuro.

Ottobre è il mese più importante per la raccolta del riso.
Il riso migliore cresce nel sud del Giappone, e la stampa qui inserita mostra il procedimento di rimozione della pula dai grani di riso, così come avviene in un distretto dell’isola di Kyushu.
Il mortaio che si vede nell’angolo a destra, chiamato umato-usu, perchè viene fatto girare da un cavallo (uma), è costruito con legno, bambù e argilla. Sui cilindri fatti di argilla, sono inserite logitudinalmente delle stecche di bambù, così che col ruotare di quello superiore la pula viene rimossa dai grani di riso. L’insieme di riso e crusca che cade dal mulino è potato alla macchina chiamata tomi, che si vede alla sinistra del disegno, dove una corrente d’aria prodotta dal girare di una ruota fa volar via la crusca. Poichè il riso, anche se ripulito, contiene grani non mondati, lo si porta al mangoku, che dalla nostra stampa si vede un pò oltre il tomi, un setaccio di fili di rame attraverso le cui maglie solo il seme mondato ricade.

Il riso rimasto è riportato al mulino per essere risottoposto al primo procedimento, mentre quello pulito lo si versa in ceste di paglia chiamate tawara, con una misura in legno chiamata masu, come si vede nell’angolo a destra, in alto, del disegno. Nello spazio di vetiquattro  ore può essere mondato e insaccato riso per circa novanta sacchi. In Kyushu, 35 sho valgono un tawara, ma a Tokyo un sacco contiene generalmente 40 sho
In passato, i nobili proprietari terrieri (daimyo) riscuotevano le loro rendite in riso, e il raduno annuale dei contadini per il pagamento delle loro imposte era un’occasione importante. I sacchi, prima di essere portati nei magazzini dei daimyo, erano accuratamente pesati, e se qualche sacco non sembrava del giusto peso, se ne misurava il contenuto. Se la misura dimostrava che il peso era scarso l’uomo che aveva portato il sacco cadeva in grave disgrazia, fino da essere aspulso dai suoi compaesani.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

 

Share This:

SETSU-BUN nono mese

SETSU-BUN nono mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Settembre

Durante l’epoca antecedente la Restaurazione, era usanza indossare indumenti imbottiti (wata hire) dal nono giorno del nono mese, e zoccoli (tabi) dal decimo giorno, ma poichè Settembre, il nono mese del nuovo calendario, è il mese caldo, le vecchie usanze non vengono più rispettate.

Il nono giorno del nono mese era una festa chiamata Choyo no sechiye o Kiku no sekku, nel corso della quale le persone, sperando di allungare la propria vita e di allontanare le calamità, bevevano sake aromatizzato con fiori di crisantemo (kiku), chiamato quindi kiku sake. E si mangiavano castagne, talvolta mescolato con riso bollito; ma l’attuale calendario non può affrire né castagne né crisantemi, così l’usanza è scomparsa. Il tredicesimo giorno del mese la gente in generale e i poeti in particolare, si facevano in dovere di ammirare la luna, i primi facendone offerte di dolci di riso (dango), egli altri componevano versi in suo onore. Quest’usanza viene fatta risalire a circa 1000 anni fa, durante il regno di Uda Tenno.
Uno dei maggiori divertimenti in Giappone è la lotta, e sebbene sia praticata in ogni periodo dell’anno a Tokyo e in altre grandi città, l’autunno è la stagione in cui gode il maggior favore in tutto l’impero.

Setsu-bun-9/2-Duecieli

I lottatori professionisti sono uomini enormi, che acconciano i loro capelli come i toreri spagnoli, in modo diverso dalla maggioranza delle persone. Sono divisi in squadre, ciascuna con un capo che istruisce nell’arte i seguaci, e queste squadre si spostano da un luogo all’altro. A Tokyo le competizioni avvengono generelmente all’Ekoin, per il periodo di dieci giorni ogni volta. L’arena è sopraelevata, racchiusa in doppio cerchio di sacchi di paglia riempiti di terra sedici sacchi nel cerchio interno e venti in quello esterno; quattro pilastri, sostenenti il tetto, vanno appese nelle parte più bassa delle coperte rosse fasciate di bianco, nella parte superiore sono colorate di verde, rosso, bianco e nera rappresentazione della primavera, dll’estate, dell’autunno e dell’inverno. Vengono preparati due mastelli d’acqua, sale e fogli di carta, e due ventagli, un arco e una corda d’arco sono attaccati a uno dei pilastri, e costituiscono i premi delle gare finali. I lottatori sono divisi in una squadra est e una squadra ovest. Dopo che il giodice ha espletato alcune formalità d’apertura, egli chiama per nome due combattenti delle squadre rivali, che quindi avanzano e si accosciano sui talloni. Ad un segnale del ventaglio rotondo in mano al giudice, i contendenti si alzano in piedi e si abbrancano l’un l’altro, e alla fine di ogni scontro il giudice indica con il suo ventaglio il lato al quale appartiene il vincitore. Un modo di impiegare lottatori ormai a riposo è di usarli come arbitri per comporre discussioni e dispute che talvolta nascono tra i più giovani, liti nei quali gli uomini di muscolatura normale non amano interferire.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

 

Share This:

L’ANIMA DEL KYUDO

Attraverso la pratica del Kyudo, il senso dello spazio, l’espansione mentale, la respirazione addominale vengono evidenziate, come ho già parlato in altri miei articoli; vorrei condividere un pensiero e un punto di vista diverso ma affine al lavoro profondo che la nostra federazione di  Kyudo a come linee guida.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

L’ANIMA DEL KYUDO

 

“In questa specializzazione tradizionale del bujutsu, i maestri consideravano di fondamentale importanza le qualità seguenti: indipendenza di visione, che abbracciasse un campo il più vasto possibile; un’acuta percezione dei dettagli significativi, senza dispersione dell’attenzione dovuta alla paura o alla confusione; l’energia per piegare l’enorme arco, per controllare il lancio della freccia, e la sua traiettoria verso il bersaglio.

L'ANIMA DEL KYUDO-Duecieli2

Per quanto riguarda i primi due requisiti, la dottrina del kyujutsu operava una netta distinzione tra l’idea di mirare ad un bersaglio (monomi), e quella di concentrare e stabilizzare la mira (mikomi); nel lessico di quest’arte, ‘concentrare‘ e ‘stabilizzare‘ erano generali e diffusi, mentre ‘mirare‘ era specifico. L’arciere doveva essere in grado di ampliare e di restringere il suo campo di visione, e la sua attenzione, a volontà, per essere conscio del suo ambiente complessivo e per controllarlo. Nello stesso tempo, egli doveva essere in grado di percepire un’ombra particolare in agguato nelle sue vicinanze, o anche una piccolissima falla nell’armatura di un nemico lanciato al galoppo sul campo di battaglia, verso le sue linee.
In questo contesto, l’arte dell’arco si avvaleva di dottrine relative al controllo mentale, che erano già antiche quando avevano raggiunto il Giappone dall’India, insieme ai primi manuali del buddismo. Il Giapponese, per esempio, conosceva a memoria la storia dell’arciere Arjuna. (…)
Per sviluppare questa capacità di vedere chiaramente il tutto e tutte le sue parti, il kyujutsu ricorreva abbondantemente al HARAGEI, ‘quest’arte del ventre che è presente in tutte le arti del Giappone, e la cui padronanza è una conditio sine qua non in ognuna di esse’. ” (…)

Tutti gli insegnanti del kyudo sottolineano quest’idea della centralizzazione addominale, quale requisito fondamentale per estendere il corpo in piena coordinazione tra intenzione ed azione, tra volontà e respirazione, e tra questi ed ogni movimento, dal tendere l’arco e dal lancio della freccia alla proiezione mentale, che deve accompagnare la freccia stessa al bersaglio. Così la coordinazione fisica e mentale dell’arte dell’arco, oggi come ieri, ritorna al Haragei, l’arte della centralizzazione addominale, senza la quale, in Giappone, la coordinazione è considerata inconcepibile ed irraggiungibile in pratica. “

( fonte: ‘ I segreti del samurai’, di O.Ratti e A.Westbrook, ed. Mediterranee, traduzione de ‘ The Secrets of The Samurai’, 1973. Pagg. 411-412

Share This:

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

Per acquisire le dieci Virtù è indispensabile unirsi al “cuore dei fiori” hana no kokoro e al “cuore del tutto”.
E’ dunque comprensibile che nel corso del lavoro siano vietate ogni conversazione e ogni attività rumorosa, che turberebbero la quete dell’ambiente.Ma non si tratta solo di evitare tutto ciò che può disturbare lo spirito e impedisce la concentrazione. in questo modo si vuole ricordare il significato originario della composizione dei fiori, che era prima di tutto una cerimonia religiosa.
Da ciò deriva anche la rigorosa osservanza della pulizia e dell’ordine. In origine, il locale riservato alle conposizioni era sacro.(…)
Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
Ed. SE
Titolo originale
Zen in der Kunst der Blumenzeremonie

Share This:

SETSU-BUN ottavo mese

SETSU-BUN ottavo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Agosto
Prima della caduta del governo degli Shogun, all’inizio del regno attuale, il primo giorno dell’ottavo mese era considerato giorno di vacanza, specialmente a Yedo, così era chiamata Tokyo, poichè quello era il giorno in cui, nel diciottesimo anno del periodo Tensho (1589) Iyeyasu, primo Shogun della dinastia Tokugawa, fece il suo ingresso per la prima volta nella città. Questa festa è tuttora celebrata dai proprietari terrieri con il nome Hassaku.

Il quidicesimo giorno dell’ottavo mese del vecchio calendario,la gente usciva ad ammirare la luna piena, e faceva ad essa offerte di dango, un dolce di riso, fagioli e zucchero. Lo sport conosciuto come <>, in giapponese Tsuna hiki, offriva un’occasione di divertimento la sera, per i ragazzi dei villaggi rivali o a bande avversarie dello stesso luogo, e talvolta anche persone adulte si univano al gioco. Ogni squadra si muniva di una grossa fune di paglia di riso, con in cappio ad un’estremità: veniva introdotto un bastone attraverso i due cappi, in modo da unire le funi, dopo di chè le due parti potevano cominciare a dar strattoni. Quella delle due squadre che veniva tirata oltre la linea di divisione era derisa e schernita. E la stessa vergogna ricadeva sulla squadra alla cui fune succedeva di rompersi durante lo sforzo. Questa pratica appartiene al passato.
Dalla metà di luglio alla metà di agosto gli agricoltori vivono un periodo di inquietudine, perchè le loro piantagioni di riso potrebbero morire per mancanza d’acqua se non dovessere piovere per un lungo periodo di tempo. In tale emergenza, i cittadini pagano un monaco Shinto perchè implori il dio locale affinchè faccia piovere, e se questa richiesta risulta inefficace, gli abitanti di parecchi villaggi si uniscono a formare una processione preceduta da grandi tamburi, uno o due dei quali si trovano in ogni villaggio, e uomini, donne e, talvolta, bambini inscenano semplici pantomime che fanno parte del rito propiziatorio.

SETSU-BUN

Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice“(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.

Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi.

Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.

Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

SETSU-BUN sesto mese

SETSU-BUN sesto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Giugno
Nelle campagne del Giappone, le principali celebrazioni religiose si tengono generalmente in autunno, ma nella capitale, e in altre grandi città, esse hanno normalmente luogo in estate.

La stampa in alto offre un’illustrazione della celebre festa Sanno, che ha luogo a Tokyo ogni due anni il 15 di giugno, e si tiene in onore di Oyomagui no kami, in Dio delle Montagne. Un carro chiamato mikoshi, recante uno specchio e delle striscie di carta dette goheti, è tratto fuori dal tempio, ed è trasportato a spalla per le strade, dopodichè è lasciato temponareamente in un luogo riparato per un paio di notti. Da alcune delle strade principali avanzano carri addobbati, denominati dashi, trainati da buoi, alcuni recanti figure di grandi uomini, di scimmie, di spade ecc., mentre su altri si trovano gruppi di bambini e bambine, che rappresentano azioni teatrali nei momenti in cui, di tanto in tanto, il carro si ferma. Al seguito di questi carri, si muovono processioni di bambini in abiti graziosi, e nei cittadini c’è una grande eccitazione diffusa, insieme con la nomenclatura per quanto riguarda le spese necessarie per un tale apparato, che lascia, si dice, alcune persone in completa bancarotta.

Agli orli dei tetti si appendono tondi lampioni di carta, e, in alcune strade, vengono allestiti palcoscenici provvisori sui quali uomini mascherati si esibiscono in rappresentazioni teatrali al suono di tamburi e flauti. Nel disegno, il carro allegorico (dashi), che si vede in alto, reca l’immagine di una scimmia che tiene un mazzo di striscie gohei, mentre quella sulla destra ha l’immagine dell’imperatrice guerriera Jingokogo, che regge sulla mano un arco. Ciascuno dei lunghi stendardi reca la scritta Hiye Sanno Gosairei (festa di Hiye Sanno).

Il trenta di giugno cade una festa religiosa shinto, chiamata Nagoshi no harai. Un monaco distende una stuoia al suolo, vicino al ruscello o ad una botte d’acqua, dispone dei pezzi di bambù in cui sono inseriti dei gohei, e quindi procede ad esorcizzare gli spiriti del male. La gente ritaglia figure e indumenti dalla carta, e quindi li porge, insieme con un’offerta di riso o di frutta, al monaco, il quale innanzi tutto pratica un esorcismo e poi getta i pezzi di carta nell’acqua, allontanando così si suppone, malattie e spiriti maligni, che potrebbero altrimenti agredire gli offerenti. Coloro che prendono parte alla cerimonia, che è praticata in tutto il paese sebbene non con lo stesso rigore ovunque, debbono passare attraverso un cerchio di canne, denominato chinowa.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

Share This:

JO HA KYU in MA

Introduzione al MA nella scuola DUECIELI e nel dojo NITEN ICHI RYUHAYATE

JO HA KYU in MA

Struttura formale

Jo: introduzione

Ha: sviluppo

Kyu: finale

L’inizio era teorizzata nella struttura di “Gagaku” la musica di corte estesa in un secondo tempo a tutte la arti giapponesi.

In ogni gesto si nasconde un’immagine, la funzione di “MA“, in questo caso è collegare queste due realtà, tra un gesto che può essere tecnico, o una canzone, un racconto, molto ben visibile nella rappresentazione di storie attraverso il teatroNO“, è il tempo che trascorre tra uno e l’altro che per noi è solo una interruzione senza significato, per la cultura giapponese è invece profondo e fondamentale, nell’arte che rappresento lo Iaijutsu e il Kyudo questo è molto evidente.

Viene in mente la tecnica di zanshin, (il continuo del gesto, oltre il gesto), in questo caso è la congiunzione tra un gesto e l’altro, in un contesto più approfondito, più filosofico e articolato, si definisce anche come vuoto che nella nostra visione si scambia per il nulla è invece pieno.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

Share This:

LA DANZA E LO IAIDO

In questo racconto di una praticante di Iaido vedo una dolcezza, una serenità e lucidità rara, un collegamento che sembra così distante, ma che Carla riesce molto bene a collegare.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

LA DANZA E LO IAIDO

Due manifestazioni di una funzione che si esprime in modo apparentemente diverso, ma, in realtà, simile.
Venere e Marte che tuffano lo sguardo l’una nell’altro, intendendosi, nella loro complementarietà.
Entrambe le discipline basano i loro codici ed i loro canoni su di un egual strumento: il corpo umano. Leggi di natura ne definiscono le potenzialità ed i limiti.

Il lavorare per plasmare la materia affinché risponda ad esigenze di elasticità, vigorosità e resistenza richiede costanza, determinazione e presenza mentale.
La tenacia per perseguire questi obiettivi non muta le sue regole, se il risultato finale deve essere un combattimento o, un forse un più effimero, balletto.

Aldilà dello scopo ultimo, si può cogliere comunque la preziosa opportunità offerta dal lavoro di corpo, mente ed anima, che in questa sede, imparano a riconoscersi e a collaborare.
Spesso ci si può stupire di quanto il fisico possa essere insegnante di una mente troppo strutturata, troppo sazia. Placa così le voci dei pensieri che si rivelano chiassosi e dispersivi.
L’esercizio sordo ed umile del corpo fa sfiorare così un po’di quiete. Quiete capace di modulare e trasformare, con discrezione, quasi in punta di piedi, la frequenza del nostro umore, tanto da rendersene conto solo al termine della pratica, quando ci si distoglie da quella particolare condizione dell’essere assorti.

In ambedue si ricorre anche all’ausilio di mezzi esterni.
Nell’arte di Tersicore, lo specchio è l’inesorabile giudice che mette in evidenza difetti di postura, linea ed espressione.
Nello Iaido, la spada, con la propria “voce”, svolge il medesimo ruolo.
Si raffinano infatti i sensi, ed anche l’udito puo’ svelare un taglio impostato male al suo sorgere.
Ovviamente , indispensabile si rivela la figura di riferimento, il maestro, chiamato a correggere la “disarmonia” con la giusta fermezza ed il giusto incoraggiamento a proseguire nella via.
Si può anche osare, per la loro affinità e predisposizione, ricorrere all’ausilio di queste discipline per tentare di incamminarsi nella ricerca della consapevolezza, sperimentando l’eterno presente.
Il nostro passaggio su questo pianeta ci offre questa opportunità, che può rivelarsi anche un viaggio interessante, mai sganciato dalle dinamiche del quotidiano.
Antiche arti che, lavorando sull’elemento umano, insegnano lezioni sempiterne.

CAT (LACARLA)

Share This:

LA RESPIRAZIONE

Personalmente do molta importanza alla respirazione diaframmatica, sia per lo Iaido, il Kyudo e il Qi Gong che per la vita quotidiana, un lavoro della nostra scuola, Duecieli e dei dojo Niten Ichi Ryu e Hayate

LA RESPIRAZIONE

In oriente la respirazione è fondamentale, nella vita quotidiana, fin dai tempi antichi, in Giappone con l’avvento del buddhismo si è accentuata la ricerca di una respirazione ancora più sofisticata abbinandola anche alle varie arti, Shodo, Kyudo, Iaido, Qi Gong, Ikebana, Haiku, Cha no Yu, ecc.

La concentrazione della mente “Samadhi“, mette in ordine mente, corpo e respiro: “Nai San Go“.
Tutto si lega in un unico momento, questo avviene solamente conoscendo il modo di respirare corretto, il “Ki” è inteso come energia vitale dentro e fuori di noi, lo stato da raggiugere: “Sen Ki Nai Ko“; il “Ki” è l’energia che circola in noi e che riequilibra, porta ad uno stato di pace e allontana i malesseri fisici e psichici.

L’apertura del diaframma aiuta l’espansione dei polmoni, un riempimento maggiore della cassa toracica e di conseguenza maggior flusso di ossigeno nel
 sangue, che viene distribuito non solo nella parte muscolare e tendinea, ma anche al cervello, favorendo non solo una risposta più veloce nell’apprendimento ma anche serenità del pensiero, ” La mente vuota, la mente senza catene“, questo porta ad essere più protetti anche dalle problematiche fisiche.

Vincenzo CESALE

Share This:

GRUPPO DI QI GONG

GRUPPO DI QI GONG

Poesia cinese
di Bonsui Tschti -Le stelle e i fiori –

Come due sorelle allevate dalla madre che si chiama « natura », due esseri: la stella e il fiore.
Il fiore del cielo si chiama la stella, la stella della terra si chiama il fiore.
E l’una è distante dall’altra, ma il loro profumo è identico.
Ed è bello vedere ogni sera le due sorelle scambiarsi il loro sorriso e la loro luce.
Quando l’aurora appare e il suo pallido chiarore imbianca le nubi, i fiori del cielo si spengono.
Ma guardate: le gocce di rugiada bianca bagnano, come lagrime, le stelle del mondo terreno!

Dedicata al gruppo di Qi Gong
Scuola delle quattro direzioni

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

Share This:

SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

www.duecieli.it

SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

Sindrome da esposizione al pubblico: “sociofobia su base prestazionale”.

Intendiamo, con con questa definizione, il disagio da esami, prestazione orale o fisica:  è una situazione molto diffusa, che porta a non avere più il controllo sia fisico sia mentale sulla situazione in atto; tanto più è importante, tanto più il disagio aumenta,  dallo “stato di comprensione” fino ad “ansia, panico, terrore” dove il cervello non è più collegato al resto del corpo, gli arti non ricevono più nessun ordine per la loro funzione motoria, la mente è completamente inerme, si hanno forti tremori, atteggiamenti nervosi con sorrisi isterici, perdita del controllo della parola, balbuzie.

Come può avvenire il controllo di questo problema? La cura con farmaci allopatici, ha effetti collaterali anche molto invasivi, personalmente sono contrario, avendo l’alternativa di raggiungere risultati molto significativi con un lavoro mirato; posso descrivere quello che insegnavo nei corsi di difesa personale, sul controllo della mente attraverso la respirazione diaframmatica; abbassando il bacino e portandolo prepotentemente verso il pavimento con una forte dilatazione del ventre nell’inspirazione, diamo al diaframma la possibilità di espandersi e di conseguenza ai polmoni di dilatarsi il più possibile e inviare molto ossigeno al sangue , irrorando il cervello in modo  da poterlo riattivare; così facendo iniziamo a reinvertire le quattro fasi: terrore – panico – ansia – stato di comprensione.

Sviluppare l’abitudine ad affrontare i momenti che portano a questi disagi, ci può aiutare a soffrirne meno; sarebbe utile, inoltre, seguire dei corsi specifici che portino a potenziare le capacità di gestire le emozioni.

 Vincenzo CESALE

Share This:

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

Durante una lezione, il maestro raccontò un aneddoto per descrivere in modo raffigurato lo spirito d’animo che possiamo assumere durante la pratica (e per esteso in ogni momento della nostra vita).

Quando una persona inizia un viaggio può affrontare l’avventura con due atteggiamenti: quello del viaggiatore e quello del turista.

Il turista è colui che quando parte pensa al momento in cui arriverà a destinazione. E appena raggiunge la propria meta pone la propria attenzione quando tornerà a casa.

Il viaggiatore è colui che sin dalla preparazione del viaggio fa attenzione a tutto ciò che lo circonda: persone, compagni di viaggio, persone autoctone dei villaggi che visita, paesaggi naturali e costruzioni umane dei luoghi visitati.

La differenza sostanziale tra i due atteggiamenti consiste nel fatto che il viaggiatore riesce a scambiare pensieri, esperienze, insegnamenti ed anche energia con tutti i luoghi e le persone che incontra. Dall’altra parte il turista avrà solo una visione superficiale senza un vero e proprio scambio costruttivo con gli altri.

Lo stesso atteggiamento lo si può avere in tutto ciò che si compie durante la giornata quotidiana e anche durante la pratica della propria disciplina. E così si ottiene che ogni singolo movimento è composto da una miriade di altri movimenti. E per ognuno di loro è possibile, o necessario, porre l’attenzione al momento presente (e alla forza vivente, come dice Obi Wan Kenobi di Guerre Stellari). E per raggiungere questo traguardo è necessario acquietare la mente (koshin), fare il vuoto (mushin). E il bello è che questi obiettivi utopici ci inducono al perenne cammino.

Pubblicato da Claudio Cavallero a 08

www.duecieli.it

Share This:

SETSU-BUN terzo mese

SETSU-BUN terzo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

 

Quando l’nverno si trasforma in primavera

Marzo
Il 3 marzo, festa chiamata jomi no sechiye, nelle case in cui vive una bimba che ha meno di sette anni, si allestisce una bella mostra di bambole e piccole statue, chiamate Hinanomatsuri.

Le figurine, che sono vestite con costumi dei tempi passati, sono sistemate in varie file, e si da il posto più alto alle figure dell’imperatore e dell’imperatrice mentre, sotto di loro nei livelli più bassi, vi sono i guerrieri, le dame di corte, i musicisti ecc.. Alla base sono sistemati modellini degli oggetti necessari ad una sposa che va ad abitare nella casa del marito un cassettone (tansu), una lunga cassa per la biancheria da letto (nagamochi), un appendi abiti (iko), uno specchio su sostegno, e così via.

Le grandi bambole, usate di solito per giocare, fanno parte della mostra, così come un modello del piccolo carro trainato da buoi usato dai primi imperatori. Grandi focacce a forma di diamante, chiamate Kosamochi, fatte di riso e di artemisia bollita, sono offerte alle statuine, e vengono date a quei parenti e amici che hanno regalato le bambole. L’origine di questa festa non è nota, ma si suppone che risalga a oltre 900 anni fa.

Lungo le coste, ma specialmente in alcuni luoghi di quella orientale, come Sumiyoshi no ura, Sakai no ura, Shiba ura e Shinagawa, la gente si diverte a pescare crostacei e lo chiama shiohi gari. Folti gruppi di uomini, donne e ragazzi escono in barca il mattino presto, aspettando che la marea si abbassi, e quindi scendono alla ricerca di crostacei di varie specie,con i quali tornano trionfanti, quando il flusso dell’alta marea li riporta a terra.

All’epoca dell’equinozio di primavera (higan), i capi famiglia preparano il bota mochi, focacce tonde di riso bollito, coperte con un impasto di fagioli e zucchero chiamato an; il dango, dolce a forma di gnocco, fatto di riso, fagioli rossi e zucchero, e altre vivande simili, e offrono questi dolci alle immagini del Buddha o li distribuiscono tra amici e parenti.

Nella ricorrenza dei defunti, è usanza da parte dei parenti della persona deceduta offrire riso bollito, pasticcini e altro cibo allo spirito del defunto, e chiedere ad un monaco di leggere ad alta voce versi dei libri sacri buddhisti. Si crede, tuttavia, che quelle anime che non hanno parenti che si occupano di loro, siano affamate, e così in questo periodo dell’anno i monaci buddhisti compiono per sette giorni la cerimonia Segaki, “il nutrire gli spiriti affamati”, in cui si recitano preghiere e si offrono riso bollito, pasticcini ecc. a quelle ombre altrimenti dimenticate.
SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno 1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

SHINTO

Shinto

In questo post trattiamo il significato di una delle parole che spesso si incontrano, studiando la cultura giapponese: Shinto. Si tratta di un esempio del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Shinto-Duecieli-Torino

Il termine SHINTO deriva dal cinese SHIN (spirito) e TO (via). Può essere tradotto come “via degli spiriti”, dove  “spiriti” è un termine che in questo caso sta a indicare gli esseri ultraterreni o sovrumani, chiamati in Giappone “KAMI”, parola solitamente tradotta con “DEI”.

Per comprendere il concetto giapponese di Kami è necessario avvicinarsi a questo termine senza tener conto della nozione che abbiamo della parola “Dio”.
Nello shintoismo non esiste l’idea di un unico Dio assoluto, creatore di tutto.

Secondo la mitologia shintoista, all’inizio esisteva un’unica entità, in seguito si ebbero il Cielo e la Terra.
Dal cielo apparvero i Kami e tra loro una coppia che diede origine all’intero creato, tramite cinque elementi primordiali: la terra (CHI), l’acqua (MIZU), il fuoco (HI), il vento (KAMI) e il vuoto (KU).

VincenzoCESALE

www.kyudoiaidoqigong.it

Share This:

IL GESTO ATTIVO

Il gesto attivo

In alcune scuole di iaidō (居合道), quale ad esempio la Musō Shinden-ryū (夢想神伝流) praticata nel nostro dojo, viene posta una grandissima attenzione alla precisione del gesto.

Questo perché è una scuola antica (scuola koryū – 古流, come il kyudo – 弓道) il cui scopo era l’addestramento per le sfide reali nella vita quotidiana (ed anche le battaglie dell’esercito). Proprio per questa sua finalità pratica da cui dipendeva la vita del samurai stesso, l’attenzione non viene posta solo ai movimenti afferenti ai tagli, ma anche a tutti i gesti che li precedono e li seguono. Infatti per la cultura giapponese è molto importante l’atteggiamento globale nella pratica di qualsiasi arte, sia essa la spada, la cerimonia del the (Cha no yu – 茶の湯) o l’arte della scrittura (Shodō – 書道). E non solo nella qualità tecnica, ma anche (e soprattutto) per quanto riguarda lo spirito e la presenza con cui si esegue tutto il lavoro. Per poter raggiungere questa raffinatezza e questo livello profondo di lavoro è necessario che ogni singolo movimento sia controllato. Ma non nel senso che diamo noi a questo termine, ovvero di “castrato” e mortificato. Al contrario, deve essere pieno della personalità di chi lo esegue. E facendo ciò il praticante diventa consapevole del gesto stesso. E per far questo è indispensabile che ogni gesto sia compiuto e visto in modo attivo dal praticante.

L’esempio più semplice con cui si riesce a trasmettere questo concetto è il movimento di sedersi a terra (sia seiza – 正座 – che tate iza). Il gesto di sedersi è ovviamente favorito dalla forza di gravità che attira il corpo verso terra. Di conseguenza il modo in cui all’inizio della pratica viene compiuto questo movimento è quello di lasciarsi andare a terra. Questo è molto sbagliato, perché’ si perde il controllo sia del proprio corpo (i muscoli vengono disattivati) sia del proprio spirito (ci si allontana e si permette ad una forza esterna di agire su di noi, che rimaniamo passivi).

Per favorire il cambiamento di atteggiamento è necessario porre attenzione ad ogni singolo movimento (con quale piede si indietreggia e come lo si muove, scendere mantenendo la schiena dritta, ruotare ponendo i piedi in una posizione ben precisa, …). Tale controllo ha il duplice beneficio sia di aiutare il praticante a comprendere come funziona il nostro corpo (molto in dettaglio) sia di obbligare la persona ad essere presente con la mente e con lo spirito in ogni istante della pratica. Questo concetto può essere esteso ad ogni singola tecnica: kirioroshi (taglio che cade dall’alto), oh chiburi (chiburi grande), noto (rinfodero), to ni rei (il saluto alla spada), … e a tutti quei gesti che la nostra cultura sottovaluterebbe e trascurerebbe (ed effettivamente sottovaluta e trascura), ma che invece sono parte integrante del tutto.

Grazie e buon cammino a te che leggi.

Domo arigatogozaimasu,

Claudio

www.duecieli.it

Share This:

LA FRECCIA PERFETTA

LA FRECCIA PERFETTA

Un giorno uno studente del Kyudojo HAYATE mi domandò cosa provavo quando rilasciavo la “freccia perfetta”; la freccia perfetta? 
Non penso di aver mai rilasciato una freccia perfetta, ma una buona freccia certamente. La sensazione è molto difficile descriverla (si potrebbe essere fraintesi), comunque non si può esimersi, perciò ci provo.

f7293-05072014101

La sensazione è che qualcosa di te vada via con lo sgancio: qualcosa di carnale, pezzi del tuo corpo che si lacerano e se ne vanno con il dardo; ma anche del tuo spirito, di quello che tu sei, delle tue paure ed insicurezze, dei tuoi sentimenti, qualcosa che ti lacera da dentro; subito dopo il tuo ego prende il sopravvento: in quel momento sei fragile, se non lo tieni a bada ti brucerà tutto il lavoro di una vita.

Il motivo per cui molti praticanti dopo un certo periodo lasciano la pratica, è che trovano difficoltà non solo nell’imparare la tecnica, ma nell’accettare che siamo fallibili, e non tutto quello che desideriamo si può avverare.
Allora cosa facciamo, non la cerchiamo la freccia perfetta? La cerchiamo, con tutto il dispiacere di sapere che questo accadrà raramente.

Vincenzo CESALE

Share This:

Studiare a Distanza con profitto

a9f4fc5ec3ccd63eca91e41398675eef

COME STUDIARE A DISTANZA CON PROFITTO.
E QUALI “ATTIVAZIONI” POSSONO ESSERTI UTILI E PORTARTI VERI RISULTATI.

Se decidi di intraprendere lo studio a distanza delle discipline energetiche, data la grande offerta che trovi sul mercato hai due opzioni: scegliere in base al prezzo, o sceglierti un buon insegnante.

Se scegli in base al livello dell’insegnante, hai l’opportunità di diventare, con il tempo, un bravo operatore, poiché l’insegnante avrà a cuore la tua riuscita.

Se invece decidi di acquistare i metodi come al supermercato, con buone probabilità diventerai solo un “collezionista di attestati”.

In seconda battuta, l’efficacia dello studio a distanza dipende da quanto ti prepari, da quanto pratichi e ti impegni nel completare ciò che l’insegnante non può darti non essendo presente: se ti dedichi seriamente a questo lavoro (che dipende direttamente da te), allora avrai successo.

Diversamente la tua formazione non può che essere scadente e raffazzonata, diventi un fuffarolo, perché prima o poi sicuramente incontrerai qualcuno che quella materia la conosce sul serio, e ti farà fare (meritatamente) la figura da cioccolataio.

Di questo e molto altro parlo in questa intervista, che puoi ascoltare liberamente collegandoti qui:
https://goo.gl/DIYIIc

Il meglio di te e` cio` che puoi dare ORA
Deborah

Share This:

RIFLESSOLOGIA PLANTARE CINESE

Consegna attestati Riflessologia Plantare Cinese 2015

“Libera Università Popolare DUE CIELI

Un augurio di un buon lavoro a tutti i partecipanti del corso di R.P.C.

Share This:

YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

Nella nostra scuola DUECIELI, e nel kyudojo HAYATE, tutti i nostri allievi, oltre ad imparare l’arte del kyudo, vengono preparati anche nella conoscenza e nella costruzione dell’attrezzatura, arco, frecce, corde e del suo mantenimento; ritengo che tale conoscenza sia indispensabile per affrontare un percorso formativo e caratteriale indispensabile per la maggior efficienza di pratica, ed è per questo che la via percorsa nel nostro dojo esclude la pratica di tale arte all’agonismo.

 L’ombra del bambù spazza gli scalini di pietra

Ma la polvere resta.
La luna si riflette sul fondo dello stagno
Ma non tocca l’acqua.

Matsuo Basho

Share This:

ELOGIO ALLA LENTEZZA

Una esperienza molto interessante di un praticante di Iaijutsu Koryu della scuola DUECIELI e del dojo NITEN ICHI RYU; come una disciplina che molte volte per errore si accosta alla violenza, quanto è distante da tale affermazione, ed è invece una formidabile Via per progredire nel nostro cammino nella vita, quanto ci può cambiare non solo fisicamente ma anche spiritualmente ed emotivamente.

ELOGIO ALLA LENTEZZA

12036557_916939558354122_7148704468226651312_n

In questo periodo sto lavorando su alcuni aspetti tecnici (e non solo) dello iaido. Per svolgere al meglio questo lavoro devo rallentare in alcune fasi per apprendere meglio il movimento ed acquisirlo.

Il fatto stupefacente che mi è accaduto quando ho iniziato a fare questo lavoro è che la mia presenza di spirito è aumentata notevolmente durante la pratica. Ovvero il rallentamento dei gesti contribuisce ad una maggiore partecipazione all’azione stessa. E ciò da un’emozione bellissima, perché si riesce a vivere la pienezza (o per lo meno ad averne un’idea). Un gesto dove non solo il corpo lo compie, ma tutta la persona è presente nell’istante. Ed è una sensazione che una volta provata non te ne vuoi più disfare. E quando (per forza di cose) capita di compiere un gesto tecnico “scadente”, scopri (guarda un po’!!!) che la spada non ha cantato e che il tuo spirito era assente. Quindi il brutto gesto tecnico diventa non più un risultato da buttare, ma uno specchio che ti mostra quando e (se sei attento) anche il perché il tuo spirito e la tua essenza erano altrove.

Lavorare lentamente all’inizio può sembrare poco gratificante, ma quando ne comprendi lo scopo e i benefici lo vuoi sperimentare sempre i più. E cercherai sempre di più questa pienezza e presenza di spirito in ogni momento della tua giornata.

Claudio CAVALLERO

Share This:

KYUDO INDOOR

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

Share This:

SHIATSU il nuovo corso di DUECIELI

images

Shiatsu, l’arte della digitopressione

Intervista radiofonica sull’arte dello Shiatsu, ospiti Cristina Camandona e Danilo Riccardi.

Share This:

SAMURAI e CULTURA

images

SAMURAI e CULTURA

Si dice che la cultura e la marzialità sono come le due ruote di un cocchio o le due ali di un uccello: sono due qualità distinte? A che cosa si riferiscono?

In generale la cultura e la marzialità sono totalmente fraintese. Secondo il pensiero comune, cultura significa leggere poesie, comporre versi, conoscere l’arte della calligrafia e avere una personalità amabile e raffinata; mentre la marzialità indica saper sparare, andare a cavallo, nonchè conoscere le arti della guerra, la scienza militare e avere una personalità feroce ed austera. Entrambe le definizioni sono inesatte e approssimative.

Fondamentalmente cultura e marzialità sono un carattere unico, non due qualità separete. Come la forza creatrice dell’universo è una sola energia, distinta in yin e yang, così anche la sensibilità e l’efficacia della natura umana sono una sola qualità, distinta in culturale e marziale. La cultura senza marzialità non è vera cultura, e la marzialità senza cultura non è vera marzialità.

Così come lo yin ha la sua radice nello yang e lo yang ha la sua radice nello yin, la cultura e la radice della marzialità e la marzialità è la radice della cultura. Con il cielo come ordito e la terra come trama, governare la nazione emantenere l’ordine nelle relazioni sociali è chiamato cultura. Quando delle persone malvagie e senza principi morali ostacolano il corso della cultura senza timore dell’ordine divino, portarle in giudizio o radunare un esercito per attaccarle e unificare il governo di tutto il paese è chiamato marzialità.

Per questo l’ideogramma che indica il “guerriero” è composto dalla combinazione dei due caratteri che significano “armi” e “fermare. Poichè la marzialità è posta al servizio della cultura, radice della guerra del gueriero è la cultura. Poichè la cultura significa governare con la minaccia di un intervento armato, la radice della cultura è la marzialità.

La mente del samurai
Thomas Cleary
oscar Mondadori

www.duecieli.it

Share This:

QI GONG INSEGNANTI

 

QI GONG INSEGNANTI

Sono aperte le iscrizioni per il corso insegnanti di Qi Gong

“Scuola Delle Quattro Direzioni”

anno accademico 2016 – 2017 appuntamenti alla pagina

“EVENTI E APPUNTAMENTI”

docente M° Vincenzo CESALE

Share This:

SHIATSU

12096526_978051675608717_1289006622755461972_n

MARTEDI’ 13 OTTOBRE ORE 20,15
sulla nostra Web-Radio (Due Cieli Spreaker):

SHIATSU, IL METODO DI TRATTAMENTO NATURALE DI ORIGINE GIAPPONESE, PRATICA E FORMAZIONE

Intervista su questa disciplina, per conoscerne meglio gli aspetti e le virtu`, con illustrazione del percorso di formazione in programma per il 2016 presso

“Libera università popolare Due Cieli”.

Ospiti: Cristina Camandona e Danilo Riccardi.

Vi aspettiamo su Spreaker!
Due Cieli

Share This:

RINNOVO ISCRIZIONI FEDERAZIONI

NITEN-scritta

Buongiorno a tutti, ricordo che nel mese di agosto scadono le iscrizioni alle federazioni di:

KYUDO “F.S.K.”

logo-kyudo-medio

IAIJUTSU “KEN no HONSHITSU

KEN no HONSHITSU

La segreteria sarà disponibile (nel mese di settembre con appuntamento) dal mese di ottobre il martedì e il giovedì dalle ore 15’00 alle 19’00.

Le lezioni riprenderanno giovedì 1/10/2015

NITEN ICHI RYU

Vincenzo CESALE

Share This:

NUOVA APP PER LIBERA UNIVERSITA’ POPOLARE DUECIELI

10947169_843406525739900_8113585512830689426_n

DUE CIELI: SEGUI LE NOSTRE NOTIZIE SUL TUO TELEFONINO O SUL TABLET!

Rimani informato su tutte le notizie, gli eventi, le novita`
SCARICANDO LA APP GRATUITA Emoticon smile

Share This:

DOMANDA AD UN INSEGNANTE

iaijutsu Dueceili

Domanda ad un insegnante:
Buongiorno Maestro,
spero stia passando una piacevole vacanza oltre le lezioni di Kyudo ( a me toccherà lavorare in questi giorni).

C’è un mio dubbio che vorrei porle:
si possono veramente studiare le arti marziali giapponesi ed essere occidentali? E’ fantastico portare e trasmettere un’arte così affascinante, ma è giusto farlo con un’arte che non ci appartiene ? Riusciremo ad addentrarci dentro essa come se fosse la nostra cultura da anni? Vestirci come loro non è un offesa verso i loro confronti (come a scimmiottarli)?

Spero di non offendere o deludere nessuno con questi miei dubbi.
Pratico arti marziali da quando ho 4 anni, ho mollato un anno durante il liceo e poi ripreso subito dopo, ma ci sono queste domande che mi son sempre posta e alle quali non ho mai trovato risposta in me (se non che mi fa sentire me stessa e mi fa piangere e ridere) nè incontrato qualcuno a cui chiederle.
Non credo ci siano persone che sanno tutto, nè vorrei che la mia vita sia in mano a qualcuno o sarei un burattino e non una persona, ma vorrei conoscere la sua sua opinione o la sua risposta (se questo quesito se l’era già posto).

Scusi l’email impegnativa
Grazie
Buona giornata, Stefania

Risposta:
Buongiorno Stefania

Parlare di vacanza per me è un po vergognoso; mi spiace che debba lavorare in questi periodi, ma come si vuol dire, di questi tempi si porta pazienza.

Il suo dubbio è di molti, e anche il mio, non solo dopo un certo periodo di pratica, ma anche dopo quarantaquattro anni, mi creda non è la sola. Esporre questi dubbi è sinonimo di molta sensibilità, se il cuore è sincero questi dubbi scompariranno e la pratica diventerà eccellente, torneranno solo quando sarà più vulnerabile.

Quando mi chiedono a cosa serve lo Iai, la risposta si può avere solo dopo qualche anno di pratica, e si noterà con l’arrivo di dubbi come questo, e il lavoro svolto fino ad ora ci aiuterà a comprenderli, ecco a cosa serve lo Iai, a migliorare noi stessi.

Le arti giapponesi non saranno mai nostre, questo non ci impedisce di praticarle, certo nel massimo rispetto che si da a cose non proprie; il fatto di vestirsi (nel modo corretto), come nel loro medioevo, ho praticare correttamente i saluti cerimoniali, è sicuramente un rispetto, non vorrei entrare in polemica ma non posso esimermi, molti insegnanti hanno dimenticato, per ignoranza, per superficialità o per cattiva fede, i fondamentali, che fanno parte di queste arti e la loro cultura; ritengo che sia il mio compito quello di trasmettere questo pensiero ancora di più che la tecnica.

Storicamente nel 1867 all’apertura delle frontiere nipponiche, la moda corrente in Giappone era vestirsi come gli occidentali, bombetta, ghette, baffoni a manubrio, ecc. addirittura un caposcuola dello Iai, Muso shinden ryu, nelle foto che lo ritraevano indossava l’abbigliamento che neanche un occidentale indossava; ai tempi nostri, anche se non cristiani, molti neo sposi optano per il rito con l’abito bianco e la cerimonia in chiesa, quindi non li enfatiziamo più del necessario e ricordiamoci che dietro a tutto questo c’è un giro di affari notevole.

Il rispetto che ogni d’uno deve dare all’altro è inderogabile, quindi nessuno dovrà permettersi di toglierle il libero arbitrio, meno ancora alla Niten ichi ryu, ne va del faticoso viaggio che cerchiamo di compiere.

Un abbraccio,
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecilei.it
#determinazioneartigiapponesi

Share This:

FIOCCHI DI NEVE

 images

Fiocchi di neve

cadono soffici

sul mio cuore

crepitio di passi

nel mio karma

Michele De Fazio Romano

Share This:

SEMINARIO di KYUDO

SEMINARIO di KYUDO Duecieli

Seminario di Kyudo 2014 al Kyudojo Hayate

Share This:

EGO

ego Duecieli

EGO

Mi è piaciuta tanto la quarta scuola e riguardo ai tagli, a parte guardare il ciliegio:

“se non tagliate il vostro ego sarà mortificato per l’errore, se tagliate il vostro ego sarà gonfio per il successo” M° Vincenzo CESALE

Un pensiero di Michele De Fazio Romano

Share This:

SEMINARIO di IAIDO KORYU-TAMESHIGIRI

SEMINARIO di IAIDO KORYU-TAMESHIGIRI

Domenica 19 luglio 2015 in una splendida giornata, si è svolto il seminario di IAIDO KORYU (scuole antiche) e di TAMESHIGIRI (scuola di taglio) condotto dall’insegnante Vincenzo CESALE

Un ringraziamento a tutti i partecipanti

Share This:

L’ALLODOLA

IMG-20150716-WA0000

L’allodola canta per tutto il giorno ed il giorno non è lungo abbastanza.

Matsuo Basho

Michele De Fazio Romano

Share This:

CONFUCIO

IMG_20150329_104516

Disse Confucio…

“Il vero signore è simile ad un arcere: se manca il bersaglio cerca la causa di questo in se stesso”.

Danilo Riccardi

Share This:

UN CONCETTO NUOVO NEL KYUDOJO HAYATE

Kyudo Duecieli

UN CONCETTO NUOVO NEL KYUDOJO HAYATE

..Era una bella mattina di luglio, serena, limpida, calda e profumata, l’erba era di un verde così brillante da accecare lo sguardo, i fiori del dojo erano un’esplosione di colori, le rose emanavano un profumo così intenso da far girare la testa, le belle di giorno erano aperte con i loro bellissimi colori al sole.

Gli allievi/e di Kyudo erano intenti nel loro lavoro, attenti a tutti i passaggi che la pratica richiede e nel godere il piacere che dà quest’arte, l’insegnante vagava tra di loro dando consigli, attento che tutto fosse sereno e regolare, quando all’improvviso si sentì un’esclamazione: oggi ho le “frecce che svengono”, tutti interruppero la pratica voltandosi verso l’allieva che aveva pronunciato questa frase, chiedendosi che cosa volesse dire; la spiegazione che dette C.C. fu: le mie frecce oggi cadono prima di arrivare al bersaglio, e allora svengono; l’ilarità fu generale, così C.C. scrisse un’altra pagina di storia del Kyudojo HAYATE, aggiungendo un concetto nuovo nelle filosofia del Kyudo.

Vincenzo CESALE

Share This:

RIFLESSOLOGIA PLANTARE CINESE alla DUE CIELI, alle HAWAII?

IMG_20150705_161308IMG_20150704_155438

Imperterriti, sfidando il caldo torrido i nostri eroi hanno concluso il V° livello di otto impegnandosi con fantasia e arguzia nelle pratica.

Riflessologia Plantare Cinese della scuola

“Libera Università Popolare DUE CIELI”

Altre immagini alla pagina “FOTO E VIDEO”

Share This:

SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice”(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.
Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi. Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.
Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

Share This:

SEMINARIO DI “IAIDO KORYU – TEMESHIGIRI”

NITEN-scritta

IAIDO KORYU (scuole antiche)

TAMESHIGIRI (scuola di taglio)

Date orari e luogo dell’evento:
Centro estivo DUE CIELI-NITEN ICHI RYU

Val Della Torre località Brione (TO) vedi pag. contatti
19 luglio 2015
Mattino dalle ore 9’30-12’30 (pranzo al sacco) pomeriggio 14’30-18’00

Conduce l’insegnante Vincenzo CESALE

Per partecipare info:

vincenzo.cesale@gmail.com

info@duecieli.it

Tel. 011 4034056

Share This:

HAIKU

IMG_20150617_102013

“dopo il sogno
com’è reale
l’iris”
(Shuskiki 1669-1725)

Share This:

SEMINARIO DI KYUDO

Kyudo Duecieli Collegno

Date orari e luogo dell’evento:
Kyudojo Hayate (Val Della Torre località Brione (TO) vedi pag. contatti
28 giugno 2015
Mattino dalle ore 9’30-12’00 (pranzo al sacco) pomeriggio 14’30-17’00

Conduce l’insegnante Vincenzo CESALE

Per partecipare info:

vincenzo.cesale@gmail.com

info@duecieli.it

Tel. 011 4034056

Share This:

ESAMI NATUROPATIA 2015

 IMG_20150607_131840

GIORNATA DI ESAMI.

Complimenti a tutte le esaminande per aver superato con successo le verifiche finali di Naturopatia e Bio-Discipline. Auguri per la vostra futura attivita`, Due Cieli.

Share This:

PRIMAVERA AL KYUDOJO HAYATE

BELLE DI GIORNO2

BELLE DI GIORNO1ROSE ROSSE3

ROSE ROSSE1ROSE GIALLE1

Questa mattina grande sudata per il taglio erba al Kyudojo Hayate, che pacchia per l’olfatto, la vista e lo spirito.

Share This:

KENJUTSU-JODO

Kenjutsu Duecieli

Domenica di sole e natura nella struttura estiva di DUECIELI e della NITEN ICHI RYU

Seminario di Kenjutsu e di Jodo, stanchi ma appagati, un ringraziamento a tutti i partecipanti.

Share This:

GRUPPO DI QI GONG – SCUOLA DELLE QUATTRO DIREZIONI

11150896_1572437936367330_3575698129878984500_n

Questa favolosa disciplina che e’ il QI GONG…. ginnastica di salute e lunga vita. Verissimo, ti cambia dentro e fuori poco per volta Emoticon smile.

Share This:

ATTIVITA’ & PASSIVITA’

ATTIVITA' & PASSIVITA' Duecieli

La pratica seria ed approfondita di una disciplina personale (che sia energetica, arte marziale o qualsiasi altro percorso) porta ad acquisire la consapevolezza fondamentale che ogni gesto può e (soprattutto) deve essere compiuto in modo attivo.

Qualsiasi azione, che sia il gesto di camminare, quello di sedersi, quello di ascoltare od eseguire una tecnica molto complessa richiede la nostra più completa attenzione. Nulla è passivo. MAI. Se ci ritroviamo in questa condizione significa che, nella migliore delle ipotesi, stiamo eseguendo un gesto vuoto e senza contenuto. Nel caso peggiore stiamo subendo ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Questo atteggiamento di partecipazione attiva può (e deve) entrare nella nostra vita quotidiana. Perché’ solo in questo modo prendiamo in mano il motore che permette di far proseguire la nostra vita. E se ne siamo noi i conducenti possiamo indirizzarla sulla via che desideriamo (e che ci rende felici).

Questa consapevolezza richiede una sorta di risveglio dal torpore quotidiano. Siamo abituati a muoverci in modo automatico e siamo circondati da questo stile di vita. Questo approccio attivista porta anche a chiederci quali siano le scelte e le decisioni giuste per la nostra vita. Ma questo è un altro post.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio

www.duecieli.it

Share This:

KENJUTSU

LogoNiten

SEMINARIO DI KENJUTSU-JODO

Domenica 10 maggio ore 9.30 – 12,30 – 15,00 – 18,00  nel dojo Hayate

responsabile tecnico M° Vincenzo Cesale

Per inf: Tel. 011 4034056

e-mail: info@duecieli.it – vincenzo.cesale@gmail.com

Share This:

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

Affinché sia efficace, l’apprendimento richiede di acquisire in se’ alcuni gesti tecnici che sono alla base di insegnamenti più profondi. Le arti koryu hanno identificato e nominato le tre metodiche di apprendimento nelle quali si possono raggruppare gli approcci per riuscire ad interiorizzare tali tecniche. Si note come queste nozioni sono applicabili a qualsiasi situazione e condizione di insegnamento (dal lato del maestro) e di studio (dal lato dell’allievo), e non solo nella pratica delle arti marziali.

Kazu keiko
La ripetizione assidua di un movimento
Noi compiamo nella nostra giornata una serie sterminata di gesti che ci sono naturali perché li compiamo quotidianamente da quando siamo nati (o comunque eravamo piccoli). Se si desidera rendere naturale un gesto, e’ necessario ripeterlo costantemente ed assiduamente. Solo in questo modo il nostro corpo ed il nostro cervello lo possono riconoscere come un’azione naturale. Come tale non sara’ più necessario instaurare alcun genere di processo razionale (ovvero proveniente dalla corteccia celebrale), ma sara’ coinvolta solo la nostra parte intuitiva.

Mitori keiko
L’osservazione di un maestro che compie il gesto
Anche se noi non ce ne accorgiamo, i gesti che compiamo li abbiamo copiati quasi tutti da qualcuno (genitore, educatore, contante famoso,…). Questo perché l’imitazione é una delle fonti principale dell’apprendimento umano. Quindi osservare un maestro che ci mostra come compiere il gesto ci può essere per noi una vera e propria miniera di informazioni… soprattutto se siamo in grado di percepire e comprendere lo stato d’animo e le sfumature emozionali vissute e trasmesse dal maestro nell’esecuzione della tecnica.

Kufu keiko
L’unione di waza differenti
Tutti i gesti che per noi sono naturali e non richiedono alcun intervento della nostra parte razionale vengono legati l’un l’altro. La semplice ripetizione non e’ sufficiente, perché si viene ad instaurare una risposta automatica del nostro cervello e del nostro corpo che lo svuota dal suo significato. Ma unendo il gesto e la tecnica in modo fluido ed armonioso con altri gesti ed altre tecniche a noi noti, allora anche il nuovo gesto diverrà naturale.
A volte non e’ semplice comprendere quando applicare una tecnica e quando prediligere un’altra (sopratutto nel caso di Kazu keiko e Kufu keiko). Come ogni cammino di crescita ci vuole dimestichezza con le proprie emozioni e consapevolezza dei propri progressi. Solo l’esperienza e la pratica costante e determinata possono aiutare a crescere. Perché anche il gesto di imparare e’ un’arte, e come tale va coltivata.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio C.

www.duecieli.it

Share This:

ESAME INSEGNANTI QI GONG 2015

ESAME QI GONG 2015

Domenica 19 aprile 2015 si è svolto l’esame per insegnanti con esito positivo di tutti i partecipanti del corso.

Un agurio di una buona pratica e i complimenti a tutti da parte dell’insegnante.

Gabriel Bernacca

Cristina Camandona

Antonio Giuliano

Danilo Riccardi

Gerassimos Vassiadis

Share This:

IAIDO

IAIDO Duecieli

GRUPPO IAIDO 2015

Share This:

LA VOCE DEGLI SPIRITI EROICI

LA VOCE DEGLI SPIRITI EROICI Duecieli

[…]Quel che vi è di più puro nella nostra storia avrebbe sconfitto la putredine ovunque dilagante e gli inganni dell’astuta vecchiaia. Volevamo dialogare con l’Imperatore mediante la purezza del nostro sangue ardente, la giovinezza, la verde primavera della nostra età.

In ossequio agli ordini del Grande Signore ridestatosi dal suo sonno, nei campi, nelle risaie, nei boschi un grido di sangue rimasto a lungo sepolto sarebbe risorto e il volto della morte avrebbe assunto le fattezze di giovani e forti guerrieri, e quel grido sarebbe traboccato ribollendo nel tentativo di giungere alle orecchie di Sua Maestà. Speravamo che il più schietto, il più profondo spirito giapponese rimasto fino ad allora nell’oscurità potesse proiettarsi disperatamente verso la luce e parlare con Colui che ne era la sorgente.

Noi li avremmo comandati.

Eravamo i sacri guerrieri che ottemperavano alla divina volontà. Ci dipingemmo un quadro radioso.

Una collina. Era mattino, aveva appena smesso di nevicare e il cielo era limpido, la neve splendeva argentea ammantando la collina, dagli alberi stillavano gocce di felicità e i robusti bambù nani si risollevavano da sotto la coltre bianca. Alla guida dei soldati noi levavamo le spade insanguinate con cui avevamo ucciso i mostri. Le nostre guance erano imporporate, le visiere dei berretti, lavate dalla neve, riflettevano il cielo azzurro su un nero luccichio della lacca.

I soldati erano sereni, attendevano con animo fremente l’attimo di gloria ormai prossimo. L’attimo della salvezza per i genitori in attesa angosciata al paese natale, per le sorelle in preda al dolore.

Alziamo lo sguardo al cielo sereno.

L’azzurro che pervade i nostri occhi si estende fino alle luminose vette innevate delle montagne di fronte, senza una nuvola che ne precluda la vista. La neve che cade dai grossi rami si sfarina, si posa lieve sui nostri berretti.

Poi accade. Dalle pendici della collina si avvicina lentamente un cavagliere il sella a un candido destriero. Non è un uomo. E’ una divinità. E’ l’Imperatore, i Supremo Capo del nostro esercito, il nostro valoroso e magnanimo Comandante.

“Attenti!” ordiniamo ai soldati.

Che cosa, più di quell’ordine virile, potrebbe armonizzarsi con l’azzurro splendore di quel cielo glorioso, sereno?

Sua Maestà trattiene le briglie del suo destriero. la sua venerabile ombra benignamente lambisce i nostri stivali bagnati di neve. I nostri petti si gonfiano sotto la divisa, lo accogliamo presentando le nostre armi. Gocce di sangue scivolano dalla punta delle spade fino all’argenteo, abbacinante luccichio delle else.

“Con deferenza vi annuncio che abbiamo ucciso i vostri nemici, e ora attendiamo serenamente il vostro ordine. Ponetevi a capo del governo, ve ne supplichiamo, e soccorrete il popolo”.

“E sia. La vostra azione è stata esemplare. Avete sin qui patito per causa mia. Ma d’ora in avanti m’impegnerò personalmente nel governo del Paese, affinchè torni prospero e sereno”.

Le sue parole preziose paiono scendere come una fresca voce dal cielo azzurro e limpido. L’Imperatore si degna di aggiungere: “E a voi conferirò una carica, affinchè possiate divenire il nucleo del mio esercito. Abbiamo finalmente capito. L’esercito imperiale necessita di guerrieri fedeli. Voi estirperete le vecchie, nefaste abitudini, e gli restiturete l’antico prestigio”.[…]

YUKIO MISHIMA

P.S. uno scritto di Mishima racconta l’esperienza di una seduta spiritica in cui viene a contatto con i Kami e gli spiriti degli antenati, che gli parlano di un evento veramente accaduto; l’uccisione di politici e dignitari corrotti, ma che quest’atto fu ben diversamente recepito dall’Imperatore dando la morte a chi a compiuto il gesto, ciò spiega molto del concetto di onore e della storia giapponese, nonchè dell’atto di cui anni dopo, il 25 novembre 1970 fu protagonista, che segnò la conclusione della sua vita con il  suicidio rituale.

Vincenzo CESALE

Share This:

QUANDO LO IAIDO TI PRENDE E NON PUOI PIU’ FARNE A MENO

IAIJUTSU DUECIELI

PREMIO IAIDOKA DELL’ANNO 2015: Michele De Fazio Romano viene OGNI GIOVEDI’ SERA da Milano a Collegno per frequentare la lezione di spada. Non lo ferma il maltempo (neanche il peggiore), non lo fermano gli scioperi, probabilmente arriverebbe anche in bici. In questa foto: giovedi’ scorso, sciopero della metro, si e’ teletrasportato

Share This: