IL GIOVEDI’ KYUDO

Riprende  il corso di Kyudo del giovedì

presso la “Libera Università Popolare Due Cieli” via Plava, 37 a Collegno (TO)

ORARIO: 18,30 – 20,00

 Kyudo Vincenzo

Si aggiunge al corso già esistente del sabato, ore 9,30 – 12,00
Tel. 011 4034056
e-mail: info@duecieli.it

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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Il DOJO NITEN ICHI RYU

IL DOJO NITEN ICHI RYU
IaijutsuKyudoQi Gong

L’INGRESSO NEL DŌJŌ E’ RISERVATO A COLORO CHE VOGLIONO PRATICARE CON SERIETA’ E DEDIZIONE.

Non c’è un metodo di preparazione alla pratica. E’ sufficiente fare pratica.

Arriva al Dōjō sempre con il necessario anticipo per cambiarsi d’abito con concentrazione e senza fretta. La pratica non inizia nel momento in cui si inizia il lavoro, bensì in tutti i momenti che precedono l’ingresso al Dōjō.

Che tu sia un principiante o abbia già esperienza nella pratica, la tua presenza nel Dōjō è di fondamentale importanza. Cerca di vincere la pigrizia e le tue resistenze e di organizzare la tua vita in modo da essere il più presente possibile alle sedute di pratica.

Liberati di collane, bracciali, orecchini, orologi, abbandona tutto. Per praticare non abbiamo bisogno di abbellimenti, ma di abbandonare i nostri attaccamenti.

Studia con profitto, serietà e dedizione e il tuo insegnante sarà sempre presente per aiutarti nel tuo percorso.

Quando entri nel Dōjō, abbandona ogni preoccupazione di fama e di profitto; lascia alla porta i pregiudizi di razza, di sesso e di condizione sociale.

IL DOJO HAYATE-Collegno

IL DOJO HAYATE-Collegno

La pratica inizia all’ora esatta, in un silenzio ed in un immobilità assoluti. Sii pronto nel Dōjō almeno cinque minuti prima dell’inizio (il secondo colpo del Taiko o del Moppan ricorda che a breve inizierà la pratica). Una volta che è suonato Nijo (i due colpi che segnano l’inizio) nessuno può più entrare nel Dōjō. Chi arriva in ritardo per cause di forza maggiore deve aspettare il termine dei saluti cerimoniali e il permesso del Maestro.

Si entra e si esce dal Dōjō inchinandosi: è un segno di rispetto verso l’arte, un ringraziamento per tutto ciò che di valido essa ha offerto. Viene eseguito il rito del Soji (pulizia): gli allievi puliscono l’ambiente, preparandolo per una buona pratica e lasciandolo in ordine per i successivi allenamenti. Tale gesto è il simbolo della purificazione del corpo e della mente: ogni praticante si prepara ad affrontare il mondo esterno con umiltà, dote necessaria per apprendere l’arte marziale.

Cerca di agire sempre in armonia con gli altri e con l’ambiente in cui ti trovi a vivere; non permettere a te stesso di isolarti nelle tue preoccupazioni o rigidità, ma comprendi che l’arte che ti appresti ad imparare è una pratica in cui conosciamo noi stessi, attraverso la relazione.

Nel Dōjō ci si muove con decisione (non trasognati) ma con passo grave e solenne percorrendo il perimetro della sala senza prendere “scorciatoie”. Ricorda costantemente la sacralità del luogo.

Non lasciare mai il Dōjō senza avvertire, e senza il permesso dell’insegnante.

Vincenzo CESALE

チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
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“NON PENSARE: ASCOLTA”

“NON PENSARE: ASCOLTA”

Quante volte è capitato di pensare ad un evento o dare un giudizio affrettato verso una nuova conoscenza, per poi avere un’esperienza molto diversa de quella che ci eravamo aspettati, rischiando quindi di distruggere un futuro rapporto?

La realtà è completamente diversa da quello che pensiamo.

Qualche volta mi è capitato di voler interpretare un fatto secondo una certa visione e di accorgermi, dopo breve tempo, che il mio pensiero era distante dalla realtà.
Una frase che mi aiuta ad orientarmi in questi casi è: ”quello che tu pensi non è la realtà”

La realtà degli altri.

La percezione della nostra realtà è sempre distorta dalle esperienze del passato, che non sono mai le stesse esperienze degli altri.

Allora cosa dobbiamo pensare?

Ci sono tre parole che mi ripeto sempre quando devo relazionarmi: ”non pensare, ascolta” . Ovvero: non pensare con la mente ma ascolta con lo spirito .

Un fatto personale accaduto qualche settimana fa mi ha fatto comprendere che i ricordi negativi che sono nella mente non devono avere nessun privilegio: sono proprio quelli che ti possono rendere rabbioso, rancoroso e a volte boicottano il futuro.

“NON PENSARE: ASCOLTA”-Duecieli2

Un futuro senza ricordi?

Il passato è molto importante per il nostro futuro: i nostri ricordi positivi, quelli che aiutano a sentirsi bene sono quelli dello spirito; quindi privilegiamo i ricordi del nostro spirito e diamo l’importanza che devono avere (poca), ai ricordi della mente.

Se diamo troppa importanza alla mente, la realtà cambia aspetto. E l’aspetto che prende può essere triste, anche drammatico, e portarci a prendere decisioni estreme.

Buonasera Maestro.


Come ci siamo detti,ti trascrivo quanto annotato sul mio quaderno durante la lezione di stamane.

”Lascia che il tuo spirito prevalga sulla tua mente.”
I ricordi fanno parte della tua vita,ma non lasciartela condizionare da essi,altrimenti lo spirito resta represso.

In quest’ultima settimana ho finalmente aperto gli occhi, dopo molti anni. 
Il Maestro mi dice che il mio tiro oggi è SERENO. Si. É vero.
Sono serena nonostante mi abbiano raccontato che una delle mie amiche più care é morta “perché non aveva alternative”.


Non poteva chiamarmi? No. Non poteva.
Non poteva dirmi il dramma che viveva perché io ero l’unica a cui non poteva (per orgoglio) rivelarlo. Lei, che mi considerava una “senza le palle” perché non avrei mai rinunciato a Torino per trasferirmi al mare,dove “si sta bene e si vive meglio” mi diceva sempre. Già. ..
”Cara S.,oggi il mio Maestro, (che sicuramente avrebbe potuto offrire una valida alternativa ad uscire dal “tunnel” in cui ti eri cacciata,per rabbia,per noia,per sai solo tu i veri motivi) ha capito che sono serena. Ed è vero.
Respiro e vivo la mia vita assaporando ogni respiro e respirando il mio spirito libero. Felice di ogni mio passo ed ogni mia scelta. Mi spiace solo che tu non abbia mai potuto vivere questa sensazione:ti sarebbe piaciuta. Ma avresti dovuto PERDONARE senza dimenticare. Io l’ho appena fatto con te.”
Ecco ciò che è uscito dalla lezione di oggi.
Grazie e buona serata.

Erano molte settimane che provavo a comunicare attraverso un articolo, continuavo a cestinare qualsiasi cosa scrivessi, non riuscivo ad esprimere quello che volevo dire, all’improvviso l’aiuto è arrivato da una e-mail di una nostra amica di percorso, per questo la ringrazio: ha raccontato un’esperienza forte che accompagnerà il nostro viaggio.

Vincenzo CESALE
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ANSIA DA PRESTAZIONE 2

ANSIA DA PRESTAZIONE 2 L’EGO

Nell’articolo “ansia da prestazione 1” descrivevo la situazione psicologica che deve affrontare chi inizia una nuova esperienza, in particolare con l’arte della spada “Iaido”, dell’arco “Kyudo” e del “Qi Gong”.

Ora vorrei affrontare il discorso sull’esperienza che affronta l’allievo anziano, inteso come tempo di pratica, che nelle arti giapponesi viene chiamato “Sempai” .

Una fase delicata

Quando si è in questa fase, molto delicata, il lato umano di ognuno diventa predominante: l’esperienza acquisita ci viene ora richiesta sotto forma di abilità anche di fronte ad altri, e siccome non ci si può tirare indietro, spesso vengono in mente le prime lezioni ( come erano facili! ), così cresce l’ansia da prestazione.

Quando un allievo è principiante, nessuno si aspetta da lui delle prestazioni eccezionali, ma quando diventa più bravo inizia ad essere considerato dagli altri praticanti come un punto di riferimento, ed è in questi momenti (quando si sente “osservato” da tutti gli altri), finisce per commettere degli errori che non faceva nemmeno il primo mese.

Questo è un passaggio che avviene in tutti i praticanti, nel quale è molto importante fare tesoro dei molti anni di pratica. L’ego è una parte di noi che a volte fa sentire inadeguati, gran parte del lavoro di studio è proprio per imparare a gestirlo.

ANSIA DA PRESTAZIONE 2-Duecieli

Le responsabilità dell’allievo.

Quando si ha una grande esperienza e molti anni di lavoro con il proprio insegnante, si instaura un rapporto molto particolare e intenso.
Le responsabilità che acquisisce l’allievo anziano, sono compiti complessi: occuparsi dei primi contatti con i nuovi allievi, guidarli nei comportamenti da tenere nel luogo di pratica, sostituire l’insegnante nelle lezioni, ecc..
Questa è una via obbligatoria da percorrere, che lo porterà a diventare, a sua volta, un buon insegnante.

Tutte le mattine ti svegli con il tuo ego

E’ una lotta continua dover tenere sotto controllo il proprio ego, ma anche una bella sfida per la crescita:
“tutte le mattine ti svegli con il tuo ego, cerca di sedarlo durante la giornata, arriva alla sera in pace con te stesso e con il mondo che ti circonda”.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
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LA PRATICA CI RENDE LIBERI

La pratica ci rende liberi

L’altra sera poco prima di iniziare la lezione, ometto quale disciplina per ragioni di privacy della persona interessata, arriva un messaggio da parte di una praticante, “mi spiace ma questa sera non posso venire, ho perso il lavoro”. Per Deborah e per me, che conosciamo ogni nostro allievo/a personalmente, sapere che ragazzi/e corretti e onesti non abbiamo l’opportunità di condurre una vita serena ci lascia un forte disagio. Nella nostra scuola non abbiamo mai considerato chi si affida a noi, un numero, ma delle persone, ognuna diversa dall’altra.

Una frase che non si vorrebbe mai sentire

Ogni volta che sento questa frase, e negli ultimi tempi purtroppo è diventato un tormentone, rimango dispiaciuto: provo un senso di impotenza. E’ una situazione che la mia generazione non conosce e quindi comprende poco, ma può immaginare l’enorme problema che comporta: la tranquillità finanziaria è così importante da condizionare la vita che conduciamo.

La pratica ci rende liberi-Duecieli1

La pratica

Questo molte volte comporta l’abbandono della pratica, proprio quando invece bisognerebbe intensificare la presenza. Il Kyudo lo Iaido, il Qi Gong sono un’ancora di salvezza per momenti negativi della nostra vita, capaci di trasformare queste situazioni da negative in positive.

L’ambiente e i compagni di pratica giusti, ci danno la sicurezza di essere in un ambiente che ci protegge e, seppur per un breve periodo, possiamo dimenticare i problemi che ci affliggono.
Questo aiuta a trasportare all’esterno questo benessere, per poter riprendere l’equilibrio che ci permette di risolvere al meglio i nostri problemi.

L’abbandono non è la soluzione

In passato, alcuni allievi hanno vissuto queste situazioni, condividendo il loro malessere con me: quando si passa attraverso un cambiamento è naturale sentirsi spaventati e spaesati.
Qualcuno di loro ha proseguito la pratica, trovando giovamento e superando le difficoltà con minore disagio, altri invece si sono chiusi, e hanno abbandonato la disciplina. Ognuno può scegliere come reagire ai propri problemi, ma quelle che riescono a risolvere meglio le difficoltà sono le persone che comprendono il valore del lavoro a cui si stanno dedicando. Ciò che si fa in palestra è solo un mezzo per sviluppare la forza interiore.

E’ vero che il licenziamento è reale, ma dobbiamo affrontarlo a muso duro, non cedendo al ricatto che il momento ci impone: praticando si trasforma il nostro momento negativo in un momento positivo. Siate voi i padroni della vostra vita.

Vincenzo CESALE
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Ansia da prestazione 1

Ansia da prestazione 1 – Il primo giorno

Buongiorno a tutti, ben ritrovati, dopo le vacanze ahimè finite, ricominciamo il viaggio nelle nostre amate discipline parlando di ansia da prestazione.

Vorrei iniziare la stagione con un pensiero sulla nostra pratica: “il primo giorno”.

Un giorno discorrevo con Deborah sulla mia poca capacità informatica, ed esprimendo i miei drammi al riguardo, lei mi espose un suo pensiero: “non sei più al primo giorno, stai accumulando esperienza e il tuo lavoro è diventato più complesso. Il difficile è adesso.”
Sono d’accordo e mi ricordo subito di quello che ripeto ai principianti, e che ho detto in precedenza agli allievi anziani: godetevi il primo giorno, perchè quelli che verranno saranno più complessi; MA NON SCORAGGIATEVI.

ansia da prestazione duecieli-2

In che modo questo concetto influenza il TUO lavoro?

Quando si vuole iniziare una disciplina, la prima cosa è trovare un insegnante, poi visitare il luogo dove si pratica, ed assistere ad una lezione.
In quel momento può accadere di temere che lo studio sarà molto complesso e un po’ ci si scoraggia, ma arriva comunque il fatidico giorno dell’inizio; tutto sembra difficile e molti pensano che non ci riusciranno mai: quando ti trovi in uno di questi momenti, credi in te stesso perché hai delle potenzialità che nemmeno immagini.

Qui vorrei agganciarmi al discorso precedente che Deborah esprimeva a riguardo della mia difficoltà informatica e che coincide con il concetto spiegato ai novizi: “ricordatevi il primo giorno di pratica, perché sarà il giorno più facile”. Qui aggiungo: però sarà anche il meno interessante.

Il difficile arriva sempre dopo: non solo perché le nozioni si accumulano, ma perché ci si addentra in meandri che non riguardano più solo la tecnica fine a se stessa; l’arte si fonde con noi stessi nel nostro animo, nei luoghi più nascosti del nostro spirito.

E quando quello che stiamo imparando diventa parte della nostra vita, sentiamo che dentro di noi è esploso qualcosa, che non solo siamo bravi ma che questo è un’energia che trasforma.
Così può succedere, quando incontriamo qualcuno che era molto che non vedevamo, che ci dice: “ma sei cambiato, non ti riconosco più”. Questo dimostra che siete sulla strada giusta, avete preso coscienza del vostro valore. E quando il ricordo torna alla prima lezione, pensate: ho fatto bene ad iniziare questo viaggio, sono fiero di ME.

Vincenzo CESALE
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Come cambiare in meglio il tuo modo di praticare arti marziali

Come cambiare completamente il tuo modo di praticare arti marziali

Sei tra coloro che vorrebbero iniziare a praticare un’arte Giapponese? Oppure sei un praticante di un’arte marziale? Questo post è per te.

Se non hai mai provato come ci si sente a lavorare in un ambiente sereno, profumato, pulito e soprattutto strutturato come un dojo originale (in particolare giapponese), non hai ancora avuto l’opportunità di vivere sulla tua pelle le vere sensazioni che un’arte orientale ti può regalare.

Tokonoma-HAYATE1 Arti Marziali Duecieli

Probabilmente ti sei sempre trovato a praticare in ambienti non adatti, come per esempio le palestre scolastiche: spesso sporche e rumorose, dove il riscaldamento invernale non funziona, dove talvolta di settimana in settimana ti cambiano gli orari o sei circondato da altri sportivi della pallavolo o pallacanestro.

Capita anche nei luoghi privati: per esigenze economiche, se il corso che frequenti diminuisce di numero spostano la tua disciplina in orari scomodi o addirittura chiudono il corso; in molte palestre devi convivere con musica ad alto volume e vieni osservato dagli utenti di passaggio ( che ti guardano con lo sguardo compassionevole, non comprendendo cosa stai facendo); a volte devi anche montare e smontare un vecchio tatami usurato ad ogni lezione, togliendo tempo prezioso ai tuoi allenamenti.

Ti riconosci in queste circostanze?
Se sì, sappi che in passato anche io, certe volte, ho avuto la stessa esperienza, veramente tragica, non solo per me ma anche per i miei allievi.

Un ambiente inadatto e scomodo, ti impedisce di creare il giusto senso di appartenenza all’arte che pratichi e alla scuola che hai deciso di apprendere: il lavoro viene letteralmente troncato a metà.

Per quanto mi riguarda, fortunatamente tutto questo appartiene al passato. Dal 1999, periodo in cui ho realizzato il mio primo dojo di iaido e kyudo, ho avuto lo spazio necessario per metterci la mia energia, esperienza e passione. Grazie a questo ho smesso di sentirmi un “clochard” delle arti marziali.

Il dojo è stato condiviso con gli allievi nel corso degli anni; sono seguiti altri due spazi: la Scuola attuale è il luogo dove ho potuto esprimere completamente l’esperienza sulla storia e filosofia giapponese.

Quando mi appresto ad iniziare una lezione, provo un senso di rilassamento e serenità che solo un dojo, il tuo dojo, può darti; tutto questo è percepito anche dagli allievi che sentono una forte appartenenza, e sono quindi più predisposti per un apprendimento di alto tenore. Le persone che vengono ad assistere, percepiscono anch’esse queste sensazioni e sono molto motivate a farne parte: ciò si comprende dall’atteggiamento rispettoso con cui si pongono all’interno del luogo di pratica.

Quindi, se anche tu vuoi praticare le arti marziali ad un livello più elevato, non sottovalutare la componente dell’ambiente, perchè la mente si esprime meglio se il contesto rispecchia la filosofia dell’arte.

Vincenzo CESALE
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CALCOLARE I BERSAGLI NEL KYUDO

Come calcolare i bersagli fatti in un  allenamento di kyudo?

Il kyudo è un’arte molto antica, basata sulla tradizione storica. Quando ho avuto la necessità di calcolare i bersagli nel Kyudo, memorizzare l’andamento del mio tiro con serie di 50, 100 o più frecce, volevo farlo attraverso uno strumento che rispettasse l’antichità dell’arte, ma nello stesso tempo che funzionasse in un modo semplice senza perdere il conto.

Negli allenamenti controlliamo l’andamento dei tiri con un promemoria dei bersagli fatti. Questo per capire il progresso e modificare gli eventuali difetti.

L’idea del calcolatore manuale, è partita da un oggetto molto antico che serviva come calcolatore astronomico. L’oggetto prende il nome da un’isola dell’arcipelago Greco chiamata “Antikitera“, da questo mi è venuta l’idea di usarlo per memorizzare le varie serie di frecce e di bersagli; con questo oggetto non è più indispensabile prendere appunti, basta spostare i vari pernetti e alla fine dell’allenamento si può controllare il risultato.
E’ assolutamente eco-compatibile: si può riutilizzare all’infinito senza consumo di batterie.

Vincenzo CESALE
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Federazione di appartenenza
Federazione Scuole Kyudo (F.S.K.)

 

 

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Come migliorare il proprio stato d’animo tirando una freccia

E’ possibile migliorare il proprio stato d’animo anche tirando una freccia

Sei regole importanti per uno spirito forte.

Durante mio allenamento quotidiano dedicato al Kyudo, in particolare quando eseguo il tiro delle 50 frecce, quest’ultimo è condizionato dal mio stato d’animo, e da fattori che portano il mio spirito ad essere, oppure non essere, in equilibrio.

Se il mio spirito é debole il mio tiro é debole, se il mio spirito é forte la mia freccia é forte.

 

Cosa significa “spirito debole” e “spirito forte”?

Si sente sempre parlare di quanto si diventa bravi se si dedica molto tempo alla pratica: lo condivido sicuramente, ma ritengo che questo non sia sufficiente. Aggiungerei che il lavoro più profondo lo si debba fare in profondità, con una ricerca che coinvolga tutti i nostri sentimenti, le nostre emozioni.

Come migliorare il proprio stato d’animo tirando una freccia -Duecieli2

I punti importanti da seguire per migliorare le proprie prestazioni nel kyudo sono sei:

1) Prepararsi in modo positivo al sonno che vi aspetta: una buona notte migliorerà il vostro tiro.
2) Svegliarsi con pensieri positivi e sereni, predisporrà la vostra mente per un buon Kyudo.
3) Una buona colazione è importante, leggera e nutriente.
4) Il piacere che avrete nell’incontrare i vostri compagni di allenamento favorirà una buona predisposizione al tiro.
5) L’atmosfera che regna nel vostro dojo vi aiuterà a mantenere questi buoni propositi.
6) Prima di iniziare, dedicate qualche minuto alla meditazione: “Koshin”, calmare la mente e il cuore.

Seguendo questi sei punti, si costruisce poco per volta uno spirito forte, simile all’impatto imponente di una montagna. Il modo di agire diventa quindi FORTE, sia nel kyudo, sia nella vita.

Tutto quello che capita nelle ore e nei giorni precedenti condiziona il tiro.

Quando costruisco un arco, cerco sempre di farlo in un giorno in cui mi sento bene, in pace con me stesso. Se seguo le sei regole, l’arco nasce con un’anima piena di vitalità.

E se quello che ho elencato nei sei punti precedenti non avviene?

Niente paura, il Kyudo saprà guidarvi nella vostra ricerca della serenità ed equilibrio. Lasciate che l’arte vi guidi, troverete che vi sarà di aiuto; se all’inizio della lezione non siete in una forma smagliante, non preoccupatevi: sarete comunque più sereni alla fine.

Ora siete pronti per un sano e piacevole divertimento.

Vincenzo CESALE
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LA MANO DESTRA E LA MANO SINISTRA

La mano destra e la mano sinistra: chi meglio di un samurai conosce le potenzialità di ognuna?

Nelle lezioni di Iaijutsu e di Kyudo spesso parliamo della funzione che hanno la mano destra e la mano sinistra; la velocità e il percorso sono diversi tra una e l’altra, così le difficoltà nel coordinarle aumentano. Quello che rimane evidente è che sono tutte e due importanti: tuttavia la mano sinistra svolge una funzione più complessa della destra, e questo si verifica sia nella pratica della spada, che in quella dell’arco.

La mano sinistra: tutt’altro che secondaria.

Nella spada si dice: “si estrae, si taglia e si rinfodera con la mano sinistra”.

Nell’arco si dice: “si apre l’arco (Yumi), si sgancia (Hanare) la freccia (Ya), con la mano sinistra”.

Il movimento, sia della spada che dell’arco, viene dettato in gran parte dalla corretta posizione e dal perfetto utilizzo della mano sinistra.
Prendiamo ad esempio una katana, o una qualsiasi spada munita di fodero: ne hai mai maneggiata una? Se hai notato, non sei riuscito ad estrarre la spada, usando solo la mano destra. Se ci hai provato, il tuo movimento era sgraziato e lento, perché mancava del supporto della mano sinistra, il che rendeva meno efficiente l’estrazione.

Questa è solo una delle funzioni più evidenti, ci sono altre funzioni più nascoste e complicate che in questo caso non abbiamo spazio per analizzare nel dettaglio.
Mi atterrò solo a questo concetto per arrivare ad un discorso più vasto, che analizza come il nostro cervello è condizionato dall’ambiente e dai preconcetti.

Precisiamo che anche la mano destra è importante, ma il lavoro preponderante è comunque della mano sinistra. Quando spiego questi concetti, qualche allievo mi chiede se, a rigor di logica, un sinistrorso ha maggiori possibilità di imparare velocemente. Assolutamente no.
L’esperienza mi ha insegnato che risulta altrettanto complicato, anche per chi è abituato (nella vita di tutti i giorni), ad usare di più la mano sinistra.

La mano destra e la mano sinistra-Duecieli

L’immaginario collettivo

Nell’immaginario collettivo sopravvivono esempi da film di cappa e spada o di arco, telefilm, storie, ecc. (vedi Robin Hood), che, con le loro immagini di cavalieri e duelli, condizionano la nostra visione.

Nella realtà, anche chi, essendo sinistrorso, potrebbe avere vantaggi di apprendimento, si trova ad agire agire come un destrorso.

Allora cosa si può fare? Nei primi anni di pratica delle arti orientali (in particolare lo iaido ed il kyudo), è difficile far lavorare efficacemente la mano sinistra; però perseverando senza scoraggiarsi, la costanza, la pazienza e la pratica, (che sono gli alleati più importanti) si può riuscire nell’intento. 

Il lavoro che si coltiva lezione dopo lezione ha anche questo fine: potenziare nella mano sinistra e nella mano destra le giuste funzioni.

Conclusioni

E’ evidente che arti come lo Iaijutsu e il Kyudo hanno su di noi l’effetto di porci di fronte ai nostri ostacoli personali, proprio perché non li nascondono. 
Ecco perché sono arti molto importanti nella mia vita: mi mettono ogni giorno davanti a nuove sfide incoraggianti.

Il lavoro svolto in profondità dentro di noi, porta ogni volta alla nostra vita la gioia e la serenità che cerchiamo.

Se voi approfondire:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/category/multimedia-iaido-video/
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/bikuri-nel-kyudo/

Vincenzo CESALE
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IL QI, ENERGIA VITALE

IL QI, ENERGIA VITALE

Oggi vorrei introdurre un concetto che nella nostra mentalità occidentale spesso viene trascurato, qualche volta deriso. Quando qualcuno ti chiede: “di che cosa ti occupi?”,cerchi di spiegarlo prendendola un po’ alla larga; discipline bio-naturali, arti orientali, zen, meditazione, ecc. Hai l’impressione che vedano di fronte a sè un omino verde con le antenne; ma in realtà l’energia vitale esiste, e può essere sviluppata e potenziata da chiunque. Vediamo come.

Il QI (chi) o energia vitale, è quel potenziale che tutti noi abbiamo, ma che molti di noi non riescono a comprendere e sviluppare perfettamente.

L‘energia è studiata anche nella fisica quantistica: la teoria della relatività dimostra che la realtà non è come la vediamo o come istintivamente appare, ma è assai diversa. Attraverso i nostri cinque sensi la percepiamo come un’entità statica, ma in realtà tutto è in continuo movimento. In effetti, ogni fenomeno del reale è il frutto del dinamismo tra materia ed energia, che si trasformano continuamente l’una nell’altra; tutto questo secondo la legge della relatività di Einstein, la quale stabilisce che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce: la famosa formula E=mc2.

Possiamo anche ribaltare il discorso iniziale. Chi si definisce uno studioso della materia, per esempio un fisico teorico, spesso ti inquadra come un visionario.
Dunque mi chiedo: dato che tutte due le fazioni ti definiscono allo stesso modo, pur parlando in modi diversi, come mai non vieni compreso (e accettato) né dall’una né dall’altra?

A mio parere il motivo è che tu non scegli uno solo tra i due concetti ma li unisci in un unico concetto: quella forza cosmica che tutte e due le teorie definiscono ENERGIA, tu la trasformi e la porti al livello del lavoro interiore e diretto, che produce un immediato beneficio sia fisico che mentale.

IL QI, ENERGIA VITALE-Duecieli1

Ma ora passiamo alla parte PRATICA: come sviluppare il tuo QI.

Nei miei laboratori di Qi Gong il lavoro primario è concentrato non solo sugli esercizi fisici ma in primis sulla respirazione: la ritengo importante a tal punto, che senza di essa non si può riuscire ad entrare in profondità nello spirito, inteso come “energia che scaturisce dalle più intime profondità del nostro essere”.

Il lavoro di respirazione è basato in particolare sulla cosiddetta respirazione diaframmatica; l’attività sul diaframma è molto profonda, sia in fase di inspirazione, che in fase di espirazione: in questa seconda fase lascio il diaframma parzialmente aperto. Questa è una tecnica che pratico personalmente con regolarità, mi permette di riuscire a rilassare il corpo e la mente, in modo da eliminare velocemente tutti i disagi mentali e fisici.

Quindi: che cosa puoi fare per raggiungere quell’equilibrio mentale e fisico che ti aiuta nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, nei rapporti interpersonali, e soprattutto nel rapporto con te stesso?
Inizia a praticare regolarmente il Qi Gong, e sicuramente troverai la tua via.

Se vuoi commentare e ampliare la discussione sei il benvenuto.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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UNA VITA CHE CAMBIA

Un bel pensiero di vita vissuta e che si trasforma, una esperienza forte e piena di coraggio a cui vanno tutti i nostri auguri.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

UNA VITA CHE CAMBIA

In questi mesi nella mia vita si sono susseguiti una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze nella mia quotidianità, e per alcuni di essi spero possano essere per molto tempo.

Sono cambiata parecchio: le ore del kyudo con Vincenzo insieme al tempo passato con Deborah e le nostre  sedute di coaching, stanno cominciando ad avere effetto.
Sono stati mesi duri, fatti di tensioni dovute al mio lavoro ufficiale (l’informatica), che hanno anche portato tanto sentimento di rabbia e risentimento, che non fanno parte di me.

Una sera della scorsa settimana, mentre cenavo con alcuni colleghi osservavo ed ascoltavo le loro parole e ad un tratto mi son detta “Ma io non sono cosi. Io non provo quella rabbia.”.
E cosa provo io?  Io provo totale indifferenza verso una situazione lavorativa, che si è degenerata col tempo. Non me ne frega assolutamente nulla:  ho grinta (per usare parole di Vincenzo), ma non rabbia. Grinta di rimettermi in gioco, di cercare di fare altro che mi stimoli più di quanto ormai non capita più con il mio lavoro ufficiale. Non spreco energie per inseguire qualcosa che per me è ormai morto.

Il lavoro che ho svolto  per parecchi anni si è pian piano spento: vuoi per l’ambiente, vuoi per le persone, ma per me è morto. La scelta già di ridurmi le ore che dedico ad esso, per averne di più da dedicare ad altro, è stata a lungo ponderata (ho 48 anni. Età critica, lavorativamente parlando!), ma mai fu più giusta.

Il mio tempo è MIO e soltanto MIO: troppo spesso ho visto intorno a me persone che hanno a lungo dedicato il loro tempo al lavoro ed alla carriera (in testa mia madre!), spegnersi una volta che questo non c’era più. Io invece ho scelto di vivere senza tutto ciò: il mio tempo lo voglio dedicare alla mia vita, a ciò che più mi dona pace, soddisfazione e serenità! La  rabbia  ti acceca e ti annebbia tutto ciò che ti circonda. NO.. io questo non lo voglio. Sto (anzi) stiamo investendo con mio marito tempo e denaro  per crearci un altro futuro.
Voglio vivere la mia vita. Il nostro studio, il nostro kyudo, il nostro qi gong. I nostri corsi di approfondimento e tutto ciò che il destino ci vorrà dare.

Son settimane che non dormo o dormo poco,  perchè tante sono state le emozioni che ho vissuto. Ma ho preso la mia decisione e sono serena.
Agli istruttori di Due Cieli va il mio “GRAZIE” oltre ad un “proseguiamo su questa strada” !

Cristina CAMANDONA

“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.”  (Lao Tse)

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JO HA KYU in MA

Introduzione al MA nella scuola DUECIELI e nel dojo NITEN ICHI RYUHAYATE

JO HA KYU in MA

Struttura formale

Jo: introduzione

Ha: sviluppo

Kyu: finale

L’inizio era teorizzata nella struttura di “Gagaku” la musica di corte estesa in un secondo tempo a tutte la arti giapponesi.

In ogni gesto si nasconde un’immagine, la funzione di “MA“, in questo caso è collegare queste due realtà, tra un gesto che può essere tecnico, o una canzone, un racconto, molto ben visibile nella rappresentazione di storie attraverso il teatroNO“, è il tempo che trascorre tra uno e l’altro che per noi è solo una interruzione senza significato, per la cultura giapponese è invece profondo e fondamentale, nell’arte che rappresento lo Iaijutsu e il Kyudo questo è molto evidente.

Viene in mente la tecnica di zanshin, (il continuo del gesto, oltre il gesto), in questo caso è la congiunzione tra un gesto e l’altro, in un contesto più approfondito, più filosofico e articolato, si definisce anche come vuoto che nella nostra visione si scambia per il nulla è invece pieno.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

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KYUDO F.S.K.

KYUDO F.S.K.

L’anima del kyudoFederazione Scuole Kyudo “In questa specializzazione tradizionale del bujutsu, i maestri consideravano di fondamentale importanza le qualità seguenti: indipendenza di visione, che abbracciasse un campo il più vasto possibile; un’acuta percezione dei dettagli significativi, senza dispersione dell’attenzione dovuta alla paura o alla confusione; l’energia per piegare l’enorme arco, per controllare il lancio della freccia, e la sua traiettoria verso il bersaglio.

Per quanto riguarda i primi due requisiti, la dottrina del kyujutsu operava una netta distinzione tra l’idea di mirare ad un bersaglio (monomi), e quella di concentrare e stabilizzare la mira (mikomi); nel lessico di quest’arte, ‘concentrare’ e ‘stabilizzare’ erano generali e diffusi, mentre ‘mirare’ era specifico.
L’arciere doveva essere in grado di ampliare e di restringere il suo campo di visione, e la sua attenzione, a volontà, per essere conscio del suo ambiente complessivo e per controllarlo. Nello stesso tempo, egli doveva essere in grado di percepire un’ombra particolare in agguato nelle sue vicinanze, o anche una piccolissima falla nell’armatura di un nemico lanciato al galoppo sul campo di battaglia, verso le sue linee.

In questo contesto, l’arte dell’arco si avvaleva di dottrine relative al controllo mentale, che erano già antiche quando avevano raggiunto il Giappone dall’India, insieme ai primi manuali del buddismo. Il Giapponese, per esempio, conosceva a memoria la storia dell’arciere Arjuna. (…)

Per sviluppare questa capacità di vedere chiaramente il tutto e tutte le sue parti, il kyujutsu ricorreva abbondantemente al HARAGEI, ‘quest’arte del ventre che è presente in tutte le arti del Giappone, e la cui padronanza è una conditio sine qua non in ognuna di esse’. ” (…)

Tutti gli insegnanti del kyudo sottolineano quest’idea della centralizzazione addominale, quale requisito fondamentale per estendere il corpo in piena coordinazione tra intenzione ed azione, tra volontà e respirazione, e tra questi ed ogni movimento, dal tendere l’arco e dal lancio della freccia alla proiezione mentale, che deve accompagnare la freccia stessa al bersaglio. Così la coordinazione fisica e mentale dell’arte dell’arco, oggi come ieri, ritorna al Haragei, l’arte della centralizzazione addominale, senza la quale, in Giappone, la coordinazione è considerata inconcepibile ed irraggiungibile in pratica. ”
( fonte: ‘ I segreti del samurai’, di O.Ratti e A.Westbrook, ed. Mediterranee, traduzione de ‘ The Secrets of The Samurai’, 1973. Pagg. 411-412
” Nel kyudo utilizziamo il ki modulandolo in forma tecnica. Quando si dice, a proposito di un maestro, ‘quali che siano i suoi gesti, costituiscono una tecnica perfetta’, è appunto perchè egli è capace di seguire il ki in un modo non formale, ma profondamente tecnico.
Ha così bene integrato la tecnica, che i suoi gesti sono conformi al principio soggiacente alle tecniche stesse, nel senso lato del kata. E’ quello che si chiama superare la forma, imparando la forma’: superare il kata, penetrando profondamente nel kata.

Il kata mostra un modello tecnico di combattimento, elaborato fino ad una forma di perfezione, che è un invito ad arrampicarsi sulla vetta, ed una guida per arrivarvi. Il kata si basa dunque su un sistema in cui il sapere è situato in alto, e gli adepti cercano di salirvi. La forma tecnica è un mezzo per l’ascensione, poichè non è lo scopo in sè. Lo scopo del kata è quello di superare il kata. ” L’anima del kyudo – Federazione Scuole Kyudo
( fonte: ‘ Il ki e il senso del combattimento’, di K.Tokitsu, ed. Luni, 2000) Joomla SEF URLs by Artio.

La F.S.K., FEDERAZIONE SCUOLE KYUDO,
è un’associazione a carattere internazionale, aperta a tutti coloro che pratichino il kyudo, l’arte dell’arco giapponese.
FSK attualmente è l’unica federazione italiana dedita al kyudo,
CON ESAMI RICONOSCIUTI DAL C.O.N.I.
I gradi conseguiti permettono di esercitare ufficialmente la disciplina all’interno
delle strutture sportive.

Le nostre finalità escludono completamente qualsiasi aspetto di tipo competitivo od agonistico, ma prediligono bensì i lati educativied etici della pratica.
Non perseguiamo finalità religiose.
Le pratiche non sono solo a carattere meditativo, ma viene data importanza anche all’atto del tiro al bersaglio, funzione per cui è nato l’arco.
Possono aderire Associazioni di qualsiasi genere, purchè in linea con le finalità del nostro Statuto, senza limitazioni sugli stili praticati.
Federazione Scuole Kyudo
Sede Legale e Operativa: Via Plava,37 – 10093 Collegno (Torino)
e-mail: vincenzo.cesale@gmail.com
Fermata metropolitana Paradiso
Stazione ferroviaria di Grugliasco

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

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KYUDOJO HAYATE

KYUDOJO HAYATE (indoor), nel Kyudo è necessario anche praticare il lavoro in ginocchio, per avere una diversa prospettiva del tiro.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it
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Kyudojo-Hayate7

Kyudojo-Hayate4

Kyudojo-Hayate1

Kyudojo-Hayate2

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Kyudo pratica con una freccia

Kyudo pratica con una freccia

Dimostrazione di pratica con una freccia dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate,
federazioene di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”
www.duecieli.it

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Kyudo pratica con due freccie

Kyudo pratica con due freccie

Dimostrazione di pratica con due freccie dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate
federazioene di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”
www.duecieli.it

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Kyudo annodare la corda TSURU

Kyudo annodare la corda TSURU

Dimostrazione  pratica, annodare la corda TSURU dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate, federazione di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”
www.duecieli.it

 

 

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Kyudo il lavoro della mano destra TORIKAKE

Kyudo il lavoro della mano destra TORIKAKE

Dimostrazione pratica della tecnica TORIKAKE dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate federazione di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”
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Kyudo Il lavoro della mano sinistra TENOUCHI

Kyudo il lavoro della mano sinistra TENOUCHI

Dimostrazione  pratica, il lavoro della mano sinistra TENOUCHI dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate federazione di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”

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Kyudo il lavoro della mano sinistra

Kyudo il lavoro della mano sinistra

Dimostrazione pratica,  il lavoro della mano sinistra nell’apertura dell’arco (Yumi) dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate federazione di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”
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KYUDOJO HAYATE

KYUDOJO HAYATE (indoor)

Nel Kyudo è necessario anche praticare il lavoro in ginocchio, per avere una diversa prospettiva del tiro.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
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Kyudo costruzione di uno Yumi

Le fasi per la costruzione di uno Yumi

Seminario sulla costruzione di un arco (Yumi) giapponese.
Un completamento delle lezioni nel dojo Hayate nell’apprendimento dell’arte giapponese del tiro con l’arco (Kyudo),  legato alla “Federazione Scuole Kyudo” condotto dall’insegnante
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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Kyudo costruzione dei mato

kyudo costruzione dei mato

Seminario di Kyudo della “Federazione Scuole Kyudo” condotto dall’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate; la costruzione del bersagli (Mato) , l’apprendimento del tiro con l’arco giapponese passa anche dalla manutenzione e la costruzione dell’attrezzatura, al mantenimento del dojo.

kyudo costruzione dei mato-Duecieli2

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Kyudo lezione nel kyudojo Hayate

Kyudo lezione nel kyudojo Hayate

Lezione di Kyudo metodo Shomen (alzata frontale)
Federazione di appartenenza Federazione Scuole Kyudo” (F.S.K)

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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Kyudo Cerimonia

Kyudo Cerimonia

Cerimonia dell’insegnante Vincenzo CESALE nel Kyudojo Hayate federazione di appartenenza “Federazione Scuole Kyudo”

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Kyudo Hayate Indoor

Kyudo Hayate Indoor

Allenamento invernale nel Kyudojo Hayate federazione di riferimento “Federazione Scuole Kyudo”

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