UNA SPADA SPECIALE

Questa è una breve fiaba iniziatica, nata dall’unione dell’esperienza di un insegnante e di un praticante di Iaijutsu del dojo Niten Ichi Ryu

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Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
personaltrainer-fitness.blogspot.it
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Il primo dubbio gli venne una sera quando, tornando a casa, percepì nella sua camera da letto qualcosa di stonato. Tutto era apparentemente in ordine, ma un ordine diverso dal solito. Ci mise un pò a rendersene conto, preso come era dall’osservare i letto basso e la libreria straripante di volumi. Alla fine l’attenzione cadde sulla spada, appesa al muro su un sostegno di legno.

La Katana luccicava sotto i raggi della lampada, come sempre. L’unica anomalia era che la punta dava a sinistra, mentre era convinto di averla appoggiata nell’altro senso. Del resto, come ben sapeva, la punta della Katana doveva sempre andare a destra. E girò la spada sul sostegno con la punta verso destra.

Il dubbio diventò certezza un un paio di giorni dopo, quando tornato a casa trovò la katana con la punta a sinistra. Era sicuro di non averla toccata negli ultimi giorni, nè aveva ospitato nessuno che potesse, magari per scherzo, aver girato la spada.

Telefonò anche alla signora che andava a pulire la casa una volta alla settimana. Era venuta il giorno prima, ma non aveva notato nulla di strano nè tantomeno toccato la spada: “si figuri che mi fa paura solo a vederla; me ne tengo lontana, come se potesse tagliarmi da un momento all’altro”, gli aveva spiegato la donna.

Chi era stato allora a muovere la spada? Si sforzò di ricordare se qualche amico era venuto a trovarlo all’improvviso, ma ma non ne ricordò uno. Del resto non lo avrebbe portato in camera da letto, nè lasciato da solo il tempo necessario per fargli girare la katana.

Donne, meno che meno. L’ultima ospitata nella camera da letto risaliva a più di un mese prima. Ricordava bene come avesse guardando più volte la spada con timore e un pò di proccupazione, osservando da lontano la lama e poi il suo volto, quasi a volere trovare una corrispondenza tra l’arma appesa al muro a quanto riusciva a leggere negli occhi del proprietario. Si era anche convinto che la spada era uno dei motivi per cui la donna non era più tornata.

Arrivò persino a immaginare una sorta di sonnambulismo che lo prendeva nel cuore della notte costringendolo ad alzarsi e impugnare la katana, magari dando colpi a destra e a manca prima di portarla sul sotegno e tornare nel letto. Ma l’idea del samurai sonnambulo proprio non lo convinceva.

Avrebbe voluto parlare al sensei, ma non se la sentiva. “Mi prenderà per pazzo”, pensava, “una spada che si muove da sola! Magari funziona nel teatro Kabuki, ma nella realtà di tutti i giorni proprio no”.
Eppure una sera, quando verso la fine della lezione di Iaido il sensei rispondeve alle domande degli allievi, si fece coraggio e la prese alla larga:“E’ vero che i samurai credevano che le spade avessero un’anima?”.

“Certo”, rispose il sensei,” collegata sia al maestro che l’aveva forgiata, sia agli accadimenti dei loro proprietari. Credevano ad esempio che alcune fossero spade cattive, altre spada buone. Fa parte della cultura shintoista del Giappone, ma credo anche della attenzione che i giapponesi hanno nei confronti degli altri. Pensare alla spada come dotata di un’anima vuol dire immaginarla non solo come uno strumento da utilizzare quando se ne ha voglia o bisogno, ma anche come una autonoma, che vive indipendentemente da noi.

Rispettate la spada come se avesse un’anima vuol dire di smettere pensare allo Iaido solo come a una nostra proiezione, ma considerarlo una realtà che viene da molto lontano e continuerà ad essere quando noi non ci saremo più. Non siamo noi a praticare lo Iaido, è lo Iaido che con il passare del tempo entra dentro di noi. Alla fine una spada con l’anima è la migliore per aiutarci a tagliare il proprio ego”.

Era un bel discorso, indubbiamente. Ma cosa c’entrava con la spada che si spostava da sola? Continuò a chiederselo, mentre tornava a casa, e anche nei giorni successivi. La spada non si muoveva più. La osservava spesso con grande attenzione e un pizzico di disagio. Non dava segni di vita, stava lì, inanimata.

Il sogno di una notte gli spalancò una nuova visione. Era nel suo letto che dormiva, nella sua camera, disteso sotto le coperte, quando nella penombra un movimento dava via il tutto. All’improvviso la lampada si illuminava riempiendo la stanza di una luce abbagliante. Lì, davanti al letto, la spada immobile nell’aria luccicava in tutto il suo splendore. Poi, con una lentezza carica di energia, cominciava a danzare con tagli di ogni tipo, forti e saldi come mai na aveva visti, segnati da sibili potenti e silenzi assoluti. Poi, alla fine, la spada si voltava verso di lui, come a parlargli:” Hai visto di cosa sono capace, stupido? Perchè ti ostini a cercare di farmi fare quello che non sei capace, chiuso e rigido come un baccalà? Perchè non ti affidi a me? Lasciati andare, riconosci il mio potere, la mia anima. Se lo farai con spirito calmo e puro, insieme alla mia anima conoscerai anche la tua. Perchè l’anima, ricordalo, è una sola, non appartiene a nessuno. Tutti appartengono a lei”.

Da quella mattina cambiò tutto. Puliva la sua spada meticolosamente, spesso le accarezzava la tsuka, talvolta le parlava. La impugnava con una delicatezza salda, quasi fosse una sorella, e non faceva più Iaido da solo, ma con lei. La disciplina ne beneficiò. E la sera, quando prima di addormentarsi la salutava, stava ad osservare il luccichio della lama sotto la luce della lampada. Talvolta il bagliore sembrava disegnare sull’acciaio un sorriso.

di Pino Riconosciuto
(Registrato il 10/01/2013, tutti i diritti sono riservati.)

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SETSU-BUN quinto mese

SETSU-BUN quinto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Maggio
All’inizio di questo mese il glicine (Wistaria chinensis), due qualità di poenia (Poenia moutan e

Poenia albiflora) e l’azalea sono in fiore, e la gente si affolla a visitare quei luoghi in cui sa di poter ammirare quei fiori.

Il 5 maggio è contraddistinto da una festa chiamata Tango no sekku, in onore dei maschi, le bambine hanno già avuto il loro giorno il 3 marzo. Questa festa è celebrata in ogni casa che sia stata favorita dalla nascita di un maschietto nei precedenti dodici mesi e, meno diffusamente, in quelle case dove vivono bambini al di sotto dei sette anni. Davanti alla porta si espongono bandiere recanti lo stemma della famiglia, statuine di guerrieri, elefanti, tigri, draghi e così via. L’oggetto più importante, tuttavia, è un’alta ed esile asta di solito sormontata da un cesto tondo, dorato, con attaccati nastri lunghi e stretti, e una piccola ruota che il vento fa girare.

Setsu-bun-5/2-Duecieli

Su questi pali, gonfiate dalla brezza, pendono due o tre grandi carpe colorate, fatte di stoffa o di carta. Poiché la carpa è un pesce che supera risolutamente tutte le difficoltà che incontra nel risalire le acque del paese, anche nelle cascate, fino a giungere, si dice, a tramutarsi in drago volante, essa è scelta per rappresentare allegoricamente la felice carriera di ogni giovane membro maschio della famiglia. Dentro casa, bandierine, e un’insegna militare detta umajirushi molto simile a quella che portano oggi i pompieri sono sistemate in un telaio di legno, insieme con elmi e figure di lottatori, come espressione della speranza che i bambini maschi della casa possano, in seguito, diventare grandi uomini. Vecchi testi raccontano che questa ricorrenza era festeggiata fin dal regno di Jintoku Tenno, circa quindici secoli fa.

Vi era un tempo l’usanza, ancora osservata in alcune regioni, di appendere sotto le grondaie, il 5 maggio, mazzi di calamo aromatico, shobu e di artemisia yogogi, e di spargere quelli di calamo nell’acqua calda dei bagni pubblici, in modo che chi vi si immergeva portasse su di sé, andandosene, il loro gradevole odore. Il calamo è anche messo a macerare nel sake e questo così aromatizzato, è bevuto in questa ricorrenza, così come il toso viene bevuto a Capodanno, poiché la pianta in questione è comunemente considerata efficace per la prevenzione delle malattie, e pertanto usata sia come bevanda sia per il bagno. Parenti e amici sono invitati a un ricevimento, la sera di questo giorno e la gente si scambia focacce, dei dolci detti chimaki, fatti con farina di riso, avvolti in un tipo di giunco chiamato komo, e dolci detti kashiwamochi, avvolti in foglie di quercia.

Sebbene le differenze di clima delle varie regioni del paese impediscano uniformità della pratica agricola, è generalmente nel mese di maggio che in Giappone si pianta il riso. Ed essendo questo cereale di così grande importanza, la messa a dimora delle giovani piantine è un avvenimento importante ed un momento di grande allegria. I villaggi si svuotano, agricoltori e braccianti vanno nei campi allagati, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio, e il loro pesante lavoro è rallegrato dalle semplici canzoni che essi stessi cantano.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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SETSU-BUN quarto mese

SETSU-BUN quarto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco), del Qi Gong scuola “Le Quattro Direzioni”

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Aprile
Il primo giorno del quarto mese dell’antico calendario, era usanza cambiare gli abiti invernali imbottiti con vestiti più leggeri, che si indossano nella stagione calda, e smettere l’uso degli zoccoli (tabi), ma la differenza di un mese o più tra il vecchio calendario e quello nuovo ha cambiato l’usanza.

L’8 di aprile si tiene una festa chiamata (Kwambutsuye), per celebrare la nascita di (Shaka) (Buddha). Nei tempi della setta buddhista Jodo, una piccola immagine in rame di Buddha è posta su di un piccolo altare ricoperto da molte speci di fiori, e un infuso di radice di liquirizia, detta ama-cha, thè dolce, viene versata sulla statua dai fedeli, che generalmente ottengono dal monaco un pò di questo dolce liquido, per portarlo a casa e dividerlo con gli altri membri della famiglia. Si dice che questo rito tragga origine dalla leggenda che narra che quando Shaka nacque, cadde dal cielo una rugiada dolce e un drago discese e sersò su di lui dell’acqua. Pochè antiche scritture raccontano di una cerimonia tenuta l’ottavo giorno del quarto mese, nel settimo anno del periodo di Showa (740 d.c.), durante il regno dell’imperatore Jim mei Tenno, si può con certezza far risalire l’origine di questa pratica a un periodo precedente a questo. Quando il Buddhismo era all’apice della sua espansione la cerimonia veniva osservata a palazzo, ma con il declino del Buddhismo, anchèssa cadde in declino. La setta Jodo, tuttavia, come si è detto, l’osserva ancora.

Nella prima parte di Aprile, ciliegi, peschi e altri alberi si riproducono di boccioli, e la fioritura dei ciliegi che in Giappone è stupenda, è amata in modo particolare dalla popolazione:è l’emblema scelto per essere riprodotto sul berretto e sul bavero degli allievi del Gakushuin (scuola dei nobili). I luoghi più noti per la fioritura dei ciliegi sono Arashiyama a Yamashiro, Yoshino a Yamato, Mokojima e Ueno a Tokyo, e Asukayama e Koganei vicino a Tokyo.

La stampa che vi si riferisce rappresenta il parco di Ueno, nei giorni in cui è affollato di persone di ogni classe, che ammirano con soddisfazione il loro fiore preferito in piena efflorescenza. Gruppi di persone siedono su panche, su stuoini o su coperte stese a terra, esibiscono i loro cestini da pranzo modesti, e maneggiano i bastoncini (hashi), pizzicando il cibo nelle ciotole, mentre ragazzi e ragazze giocano intorno o si divertono con l’onigokko, una specie di palla prigioniera, gioco al quale persino gli adulti non disdegnano di unirsi.

Nell’immagine si vedono arrivare gli allievi di una scuola, i piccoli davanti e l’insegnante in testa. Una grande zucca (hyotan), getta sulle spalle dell’artigiano ritratto in primo piano è usata per trasportare sake (acquavite di riso).

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (2)

Un giovane samurai incontra, una sera, mentre rincasava, una splendida ragazza non ancora ventenne, dolce ed elegante d’aspetto. Le rivolse la parola e, con sua sorpresa, si sente accettare l’invito di fare una passeggiata insieme, alla luce della Via Lattea.
Dopo aver passato qualche tempo insieme, il samurai dichiara il suo amore alla ragazza e le chiede se il suo sentimento è ricambiato. “Se vi amassi, dovrei subito morire”, si sente rispondere. “Questo è il mio destino”. Lui non le crede, lei cede alle sue insistenze, e passano la notte insieme, sotto le stelle. Il mattino seguente, lei le chiede il suo ventaglio come ricordo, e gli conferma di andare incontro alla morte. “Se vuoi sapere quale sarà la mia sorte, va dietro il muro del palazzo imperiale. Ma, ti prego, se vuoi alleviare le mie pene dopo la morte, copia per me il sutra del loto e offrilo a Budda”. Recatosi sul posto, l’incredulo samurai incontra una giovane volpe morta, la testa coperta dal suo ventaglio. Fugge disperato, torna a casa e da allora, ogni settimana, copia il sutra del loto per l’anima della volpe morta.

Storia riportata dal Konjaku monogatari

Vincenzo CESALE
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RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Antichi racconti giapponesi nella scuola Duecieli, un percorso non solo tecnico con la spada (Iaido) e l’arco (Kyudo) ma anche storico e filosofico del dojo Niten Ichi Ryu e del Kyudojo Hayate.

RACCONTI POPOLARI SULLA VOLPE (1)

Un uomo, proprietario di un ristorante, mentre passegiava, vide un giorno una volpe alzarsi sulle zampe posteriori e mettersi in bilico sul muso un cranio umano. Così dicono le credenze, fanno sempre le volpi quando vogliono assumere sembianze umane. Ed ecco, infatti, quella volpe trasformarsi in una giovane e bellissima ragazza, che iniziò a piangere.

Commosso e incuriosito, l’uomo le si avvicina. Lei le racconta di essere la figlia di un generale morto da poco in battaglia, e di essere fuggita dopo di avere assistito anche all’uccisione della madre per mano dei nemici. Ora, disperata, voleva suicidarsi.
Colpito da quel racconto, pur sependi di trovarsi di fronte a una volpe, l’uomo le offre ospitalità, e la portò a casa.

Alla moglie nascose la vera identità della ragazza, per evitare problemi. Bene accolta, la nuova arrivata sa subito rendersi utile in cucina e servendo a tavola i clienti del ristorante. Un giorno, entra in quel locale un daimyo che, alla vista di una così attraente ragazza, si innamora subito di lei, paga un riscatto e la porta via con sé. Al palazzo del daimyo, la nuova concubina trova il modo di farsi ben volere da tutti, persino dalla moglie di lui, che la ragazza colma di attenzioni. Un giorno il daimyo va a Kyoto per affari; quì, incontra un monaco, che gli dice: “Tu sei sotto l’ifluenza di un fantasma, che succhia la tua energia. La tua vita è in percolo”.

Dapprima, il daimyo rise spavaldo, ma poco dopo cadde gravemente ammalato e pallido e gli mancarono le forze. Da casa chiamarono il monaco che l’aveva messo in guardia; giunto al capezzale del daimyo, il religioso celebra una cerimonia speciale, invocando “confusione al nemico”. Appare Dakini*, e la bellissima ragazza, che stava con la moglie accanto al letto del daimyo, rivela la sua vera natura, quella di una vecchia volpe con un cranio umano sul muso, si slancia contro l’altare, ma prima ancora di raggiungerlo, muore.

*Dakini spirito femminile nel buddhismo, per un certo periodo abbinato allo shintoismo, Daikini-Inari
Storia riportata dal Konjaku monogatari

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ALLA RICERCA DELL’INSEGNANTE GIUSTO PER TE

Perchè stai cercando un insegnante di…?

Hai bisogno di attività fisica.
Oppure sei alla ricerca di qualcosa di più completo.
Cerchi un percorso che ti possa dare non solo il movimento fisico ma anche della serenità.
Vuoi imparare una tecnica che può riqualificarti per il tuo lavoro.

Nel primo caso la possibilità è molto ampia, quindi è più facile trovare quello che cerchi.
Nel secondo e terzo caso la ricerca durerà più a lungo, ma sarà sicuramente positiva.
Nel quarto caso non è solo un divertimento personale ma è una questione delicata che riguarda il tuo futuro: l’indagine va fatta con molta attenzione.

SONO QUI PER AIUTARTI.

continua a leggere link: https://personaltrainer-fitness.blogspot.it/2017/04/a-ricerca-dellinsegnante-giusto-per-te.html#more

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#maestriqigong

Vincenzo CESALE
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ASHIBUMI

ASHIBUMI

Gli insegnamenti che si trasmettono nel Kyudojo Hayate sono sempre mirati ad una crescita personale e non a una crescita mirata alla competizione.

La prima posizione che decide il tiro

E’ una posizione fondamentale nonchè quella che destina come avverrà il tiro nel Kyudo. Senza ashibumi, un tiro corretto è impossibile;”ashibumi” è…

Ci sono due metodi per eseguirlo: il primo metodo si espleta in un solo movimento che si chiama “reishaki“, il secondo metodo prevede due movimenti e viene detto “bushakei“; in entrambi i casi il fine non cambia, il corpo è eretto e non ondeggia, la mente è focalizzata e già predisposta al tiro. I piedi in entrambi i metodi, sono distanti fra loro quanto la metà dell’altezza dell’arciere.

L’angolo fra i piedi (ashi) è di sessanta gradi, con una lieve differenza in caso di arcieri molto alti  o di corporatura massiccia, per i quali l’angolo di apertura è più ampio. Il peso del corpo sul piede sinistro è suddiviso per il 60% sulle punte e per il 40% sul tallone, per il piede destro per il 40% sulle punte e per il 60% sul tallone; questa tecnica permette di controllare l’anca e non lasciarla ruotare nel momento del tiro, le gambe non sono in tensione, le ginochia sono sganciate in modo naturale.

Ashibumi è la prima delle otto posizioni primcipali, “Dozukuri-Yugamae-Uchiokoshi-Hikiwake-Kai-Hanare-Zanshin-Yudaoshi” che vedremo in appuntamenti futuri.

Federazione di appartenenza F.S.K.

Vincenzo CESALE
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La mia esperienza: chi se lo immaginava?

Che esperienza! Il primo giorno in cui ho messo piede in un dojo di Karate, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi, molti anni dopo, nei panni di un insegnante di arti orientali. La vita a volte ci stupisce ed apre grandi opportunità.
Racconto l’esperienza che mi ha portato a svolgere il mio lavoro di insegnante nella scuola “Due Cieli”, in QUESTO ARTICOLO

Vorrei donare questa condivisione a chi vuole formarsi e trovare un lavoro attraverso l’insegnamento, ma anche a chi, per puro piacere personale, vuole praticare una disciplina per crescere nella conoscenza di sé.

Praticare un’arte che vi appassiona potrebbe riservare interessanti sorprese future 🙂
Buona lettura

Vincenzo CESALE
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SETSU-BUN undicesimo mese

SETSU-BUN undicesimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Novembre

Poichè il 3 di Novembre cade il compleanno dell’attuale imperatore, in questo giorno sono esposte avunque bandiere, la guarnigione di Tokyo è passata in rivista da Sua Maesta nella piazza d’armi Aoyama, e c’è una sfilata delle truppe di stanza in altre città-presidio dell’impero.

I crisantemi, che hanno iniziato la fioritura alla fine di Ottobre, raggiungono il massimo del loro splendore all’inizio di Novembre.
Mentre bellissime qualità vengono coltivate in molti giardini privati e nelle serre, la più bella esposizione si tiene nei giardini del palazzo Akasaka a Tokyo, dove sono piantati fitti, in aiuole rialzate, protetti da tettoie aperte di bambu e stuoie. Dopo che alti dignitari e rappresentanti di potenze straniere sono stati ricevuti dall’Imperatore e dall’Imperatrice, con una festa all’aperto nei giardini stessi, una folla di autorità minori, ufficiali dell’esercito e della marina, dame e altre persone invitate ufficialmente, girando per i giardini sistemati splendidamente. Alcuni dei crisantemi sono grandi palle variegate di cremisi, di lillà e altri colori. altre varietàhanno lunghi petali sottili, che devono essere sostenuti da cerchi di filo metallico. In alcuni casi l’abilità del giardiniere è dimostrata dall’esibizione di centinaia di boccioli su una singola pianta, come nel caso d’una, nel Novembre 1893, che portava non meno di 710 fiori.

Verso la metà e la fine del mese, le foglie d’acero esplodono nei loro sgargianti colori autunnali, e fra i luoghi che si visitano in questo periodo per lo spettacolo degli aceri, i più famosi sono Togano-o, e Tsuten, a Kyoto e Kaianji e Takinogawa, vicino a Tokyo.
Il 15 Novembre è giorno di una certa importanza per i più piccoli. La testa dei bambini viene generalmente mantenuta rasata fino a tre anni circa d’età, secondo il modo di contare giapponese, che considera una parte dell’anno come un anno intero. Ma a cominciare da questo giorno, si lascia crescere un ciuffo di capelli in cima al capo. E sempre questo stesso giorno un bambino di cinque anno può indossere i pantaloni (hakama) in occasioni di feste, e le bambine di sette anni possono esibire l’ampia fascia o cintura (obi), che costituisce una importante componente dell’abbigliamento femminile. Una festa, che si tiene la sera, celebre il raggiungimento di ognuno dei suddetti privilegi, conusciuti rispettivamente come kamioki, hakami e obitoki. I bambini nati nei precedenti dodici mesi vengono portati, in questo giorno, davanti ad un altare shinto, dove la madre compie un atto di adorazione.

In ciascuno dei due giorni <> che cadono a Novembre, si tiene a Tokyo una fiera chiamata Tori-no-ichi (fiera degli uccelli), dalla quale i visitatori generalmente tornano a casa tenendo in mano un ramuscello di bambù. Questo rastrello, chiamato kumade (zampa d’orso), è decorato con finti libri contabili e con figure di carta delle divinità della fortuna, della tartaruga della gru e d’altri simboli di successo e di prosperità e il rastrello stesso, nella sua qualità di strumento usato per riunire le cose, favorisce la raccolta e la riunione di tutto quanto ha valore in questa vita. I gestori di ristoranti e di locali d’intrattenimento acquistano e espongono un tipo di rastrello più grande. L fiera si tiene a Otorijinshia, a Shitaya, a Tokyo e in uno o due altri luoghi.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
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SETSU-BUN decimo mese

SETSU-BUN decimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Ottobre

Il ventesimo giorno del decimo mese del vecchio calendario era quello scelto dai mercanti e negozianti per una festa sotto la protezione di Ebisu, il Dio dell’Abbondanza e protettore dei commerci. Ad un’estremità della stanza in cui si riunivano per passare la serata, era appesa una raffigurazione di Ebisu, con un enorme pesce persico sotto il braccio e una canna da pesca in mano.

A lui veniva offerto il suo pesce preferito, il tai – una specie di persico – , frutta sake, panetti rotondi di mochi. Col procedere della festa qualcuno afferrava una qualsiasi cosa che fosse a portata di mano – una tazza una ciotola -, e tenendola in alto, ne richiedeva un immaginario prezzo esorbitante, supponiamo 100 o 1000 dollari; qualcun altro accettava l’offerta, e il finto affare era concluso tra battimani, pochè questa tradizione è considerata presagio di successo nella trattazione di veri affari nel futuro.

Ottobre è il mese più importante per la raccolta del riso.
Il riso migliore cresce nel sud del Giappone, e la stampa qui inserita mostra il procedimento di rimozione della pula dai grani di riso, così come avviene in un distretto dell’isola di Kyushu.
Il mortaio che si vede nell’angolo a destra, chiamato umato-usu, perchè viene fatto girare da un cavallo (uma), è costruito con legno, bambù e argilla. Sui cilindri fatti di argilla, sono inserite logitudinalmente delle stecche di bambù, così che col ruotare di quello superiore la pula viene rimossa dai grani di riso. L’insieme di riso e crusca che cade dal mulino è potato alla macchina chiamata tomi, che si vede alla sinistra del disegno, dove una corrente d’aria prodotta dal girare di una ruota fa volar via la crusca. Poichè il riso, anche se ripulito, contiene grani non mondati, lo si porta al mangoku, che dalla nostra stampa si vede un pò oltre il tomi, un setaccio di fili di rame attraverso le cui maglie solo il seme mondato ricade.

Il riso rimasto è riportato al mulino per essere risottoposto al primo procedimento, mentre quello pulito lo si versa in ceste di paglia chiamate tawara, con una misura in legno chiamata masu, come si vede nell’angolo a destra, in alto, del disegno. Nello spazio di vetiquattro  ore può essere mondato e insaccato riso per circa novanta sacchi. In Kyushu, 35 sho valgono un tawara, ma a Tokyo un sacco contiene generalmente 40 sho
In passato, i nobili proprietari terrieri (daimyo) riscuotevano le loro rendite in riso, e il raduno annuale dei contadini per il pagamento delle loro imposte era un’occasione importante. I sacchi, prima di essere portati nei magazzini dei daimyo, erano accuratamente pesati, e se qualche sacco non sembrava del giusto peso, se ne misurava il contenuto. Se la misura dimostrava che il peso era scarso l’uomo che aveva portato il sacco cadeva in grave disgrazia, fino da essere aspulso dai suoi compaesani.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
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SETSU-BUN nono mese

SETSU-BUN nono mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Settembre

Durante l’epoca antecedente la Restaurazione, era usanza indossare indumenti imbottiti (wata hire) dal nono giorno del nono mese, e zoccoli (tabi) dal decimo giorno, ma poichè Settembre, il nono mese del nuovo calendario, è il mese caldo, le vecchie usanze non vengono più rispettate.

Il nono giorno del nono mese era una festa chiamata Choyo no sechiye o Kiku no sekku, nel corso della quale le persone, sperando di allungare la propria vita e di allontanare le calamità, bevevano sake aromatizzato con fiori di crisantemo (kiku), chiamato quindi kiku sake. E si mangiavano castagne, talvolta mescolato con riso bollito; ma l’attuale calendario non può affrire né castagne né crisantemi, così l’usanza è scomparsa. Il tredicesimo giorno del mese la gente in generale e i poeti in particolare, si facevano in dovere di ammirare la luna, i primi facendone offerte di dolci di riso (dango), egli altri componevano versi in suo onore. Quest’usanza viene fatta risalire a circa 1000 anni fa, durante il regno di Uda Tenno.
Uno dei maggiori divertimenti in Giappone è la lotta, e sebbene sia praticata in ogni periodo dell’anno a Tokyo e in altre grandi città, l’autunno è la stagione in cui gode il maggior favore in tutto l’impero.

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I lottatori professionisti sono uomini enormi, che acconciano i loro capelli come i toreri spagnoli, in modo diverso dalla maggioranza delle persone. Sono divisi in squadre, ciascuna con un capo che istruisce nell’arte i seguaci, e queste squadre si spostano da un luogo all’altro. A Tokyo le competizioni avvengono generelmente all’Ekoin, per il periodo di dieci giorni ogni volta. L’arena è sopraelevata, racchiusa in doppio cerchio di sacchi di paglia riempiti di terra sedici sacchi nel cerchio interno e venti in quello esterno; quattro pilastri, sostenenti il tetto, vanno appese nelle parte più bassa delle coperte rosse fasciate di bianco, nella parte superiore sono colorate di verde, rosso, bianco e nera rappresentazione della primavera, dll’estate, dell’autunno e dell’inverno. Vengono preparati due mastelli d’acqua, sale e fogli di carta, e due ventagli, un arco e una corda d’arco sono attaccati a uno dei pilastri, e costituiscono i premi delle gare finali. I lottatori sono divisi in una squadra est e una squadra ovest. Dopo che il giodice ha espletato alcune formalità d’apertura, egli chiama per nome due combattenti delle squadre rivali, che quindi avanzano e si accosciano sui talloni. Ad un segnale del ventaglio rotondo in mano al giudice, i contendenti si alzano in piedi e si abbrancano l’un l’altro, e alla fine di ogni scontro il giudice indica con il suo ventaglio il lato al quale appartiene il vincitore. Un modo di impiegare lottatori ormai a riposo è di usarli come arbitri per comporre discussioni e dispute che talvolta nascono tra i più giovani, liti nei quali gli uomini di muscolatura normale non amano interferire.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)
L’Angolo Manzoni Editrice

 

 

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L’ANIMA DEL KYUDO

Attraverso la pratica del Kyudo, il senso dello spazio, l’espansione mentale, la respirazione addominale vengono evidenziate, come ho già parlato in altri miei articoli; vorrei condividere un pensiero e un punto di vista diverso ma affine al lavoro profondo che la nostra federazione di  Kyudo a come linee guida.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

L’ANIMA DEL KYUDO

 

“In questa specializzazione tradizionale del bujutsu, i maestri consideravano di fondamentale importanza le qualità seguenti: indipendenza di visione, che abbracciasse un campo il più vasto possibile; un’acuta percezione dei dettagli significativi, senza dispersione dell’attenzione dovuta alla paura o alla confusione; l’energia per piegare l’enorme arco, per controllare il lancio della freccia, e la sua traiettoria verso il bersaglio.

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Per quanto riguarda i primi due requisiti, la dottrina del kyujutsu operava una netta distinzione tra l’idea di mirare ad un bersaglio (monomi), e quella di concentrare e stabilizzare la mira (mikomi); nel lessico di quest’arte, ‘concentrare‘ e ‘stabilizzare‘ erano generali e diffusi, mentre ‘mirare‘ era specifico. L’arciere doveva essere in grado di ampliare e di restringere il suo campo di visione, e la sua attenzione, a volontà, per essere conscio del suo ambiente complessivo e per controllarlo. Nello stesso tempo, egli doveva essere in grado di percepire un’ombra particolare in agguato nelle sue vicinanze, o anche una piccolissima falla nell’armatura di un nemico lanciato al galoppo sul campo di battaglia, verso le sue linee.
In questo contesto, l’arte dell’arco si avvaleva di dottrine relative al controllo mentale, che erano già antiche quando avevano raggiunto il Giappone dall’India, insieme ai primi manuali del buddismo. Il Giapponese, per esempio, conosceva a memoria la storia dell’arciere Arjuna. (…)
Per sviluppare questa capacità di vedere chiaramente il tutto e tutte le sue parti, il kyujutsu ricorreva abbondantemente al HARAGEI, ‘quest’arte del ventre che è presente in tutte le arti del Giappone, e la cui padronanza è una conditio sine qua non in ognuna di esse’. ” (…)

Tutti gli insegnanti del kyudo sottolineano quest’idea della centralizzazione addominale, quale requisito fondamentale per estendere il corpo in piena coordinazione tra intenzione ed azione, tra volontà e respirazione, e tra questi ed ogni movimento, dal tendere l’arco e dal lancio della freccia alla proiezione mentale, che deve accompagnare la freccia stessa al bersaglio. Così la coordinazione fisica e mentale dell’arte dell’arco, oggi come ieri, ritorna al Haragei, l’arte della centralizzazione addominale, senza la quale, in Giappone, la coordinazione è considerata inconcepibile ed irraggiungibile in pratica. “

( fonte: ‘ I segreti del samurai’, di O.Ratti e A.Westbrook, ed. Mediterranee, traduzione de ‘ The Secrets of The Samurai’, 1973. Pagg. 411-412

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LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it

LO ZEN E L’ ARTE DI DISPORRE I FIORI

Per acquisire le dieci Virtù è indispensabile unirsi al “cuore dei fiori” hana no kokoro e al “cuore del tutto”.
E’ dunque comprensibile che nel corso del lavoro siano vietate ogni conversazione e ogni attività rumorosa, che turberebbero la quete dell’ambiente.Ma non si tratta solo di evitare tutto ciò che può disturbare lo spirito e impedisce la concentrazione. in questo modo si vuole ricordare il significato originario della composizione dei fiori, che era prima di tutto una cerimonia religiosa.
Da ciò deriva anche la rigorosa osservanza della pulizia e dell’ordine. In origine, il locale riservato alle conposizioni era sacro.(…)
Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
Ed. SE
Titolo originale
Zen in der Kunst der Blumenzeremonie

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SETSU-BUN ottavo mese

SETSU-BUN ottavo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Agosto
Prima della caduta del governo degli Shogun, all’inizio del regno attuale, il primo giorno dell’ottavo mese era considerato giorno di vacanza, specialmente a Yedo, così era chiamata Tokyo, poichè quello era il giorno in cui, nel diciottesimo anno del periodo Tensho (1589) Iyeyasu, primo Shogun della dinastia Tokugawa, fece il suo ingresso per la prima volta nella città. Questa festa è tuttora celebrata dai proprietari terrieri con il nome Hassaku.

Il quidicesimo giorno dell’ottavo mese del vecchio calendario,la gente usciva ad ammirare la luna piena, e faceva ad essa offerte di dango, un dolce di riso, fagioli e zucchero. Lo sport conosciuto come <>, in giapponese Tsuna hiki, offriva un’occasione di divertimento la sera, per i ragazzi dei villaggi rivali o a bande avversarie dello stesso luogo, e talvolta anche persone adulte si univano al gioco. Ogni squadra si muniva di una grossa fune di paglia di riso, con in cappio ad un’estremità: veniva introdotto un bastone attraverso i due cappi, in modo da unire le funi, dopo di chè le due parti potevano cominciare a dar strattoni. Quella delle due squadre che veniva tirata oltre la linea di divisione era derisa e schernita. E la stessa vergogna ricadeva sulla squadra alla cui fune succedeva di rompersi durante lo sforzo. Questa pratica appartiene al passato.
Dalla metà di luglio alla metà di agosto gli agricoltori vivono un periodo di inquietudine, perchè le loro piantagioni di riso potrebbero morire per mancanza d’acqua se non dovessere piovere per un lungo periodo di tempo. In tale emergenza, i cittadini pagano un monaco Shinto perchè implori il dio locale affinchè faccia piovere, e se questa richiesta risulta inefficace, gli abitanti di parecchi villaggi si uniscono a formare una processione preceduta da grandi tamburi, uno o due dei quali si trovano in ogni villaggio, e uomini, donne e, talvolta, bambini inscenano semplici pantomime che fanno parte del rito propiziatorio.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

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Superare le proprie paure con il Qi Gong

Come superare le proprie paure grazie al Qi Gong

Si sente molto parlare di come si può migliorare nella vita, di come risolvere i propri problemi di ansia, di stress, ma pochi riescono a concretizzare un miglioramento della situazione di disagio.

Molto spesso, quando una persona legge le pagine che parlano della disciplina del Qi Gong, si chiede (e a volte MI chiede), quale sia l’utilità effettiva di questa disciplina nella vita pratica.
In apparenza potrebbe sembrare una ginnastica dolce con alcuni lievi effetti benefici sul corpo, rilassante ma sostanzialmente inutilizzabile.

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La realtà è esattamente l’opposto: il Qi Gong non solo agisce profondamente su corpo (nonostante l’apparente lentezza e semplicità degli esercizi), ma aiuta anche a cambiare l’approccio verso la vita, e soprattutto verso i problemi.

Il racconto che stai per leggere è di un’esperienza che si presentava problematica, ed è stata risolta in modo semplice con piccoli accorgimenti.
Il nome è stato omesso per tutelare la privacy dell’autrice.

Ciao Vincenzo , 
volevo raccontarti la mia giornata di sabato 🙂 . 
Per far felice il mio nipotino siamo andati al parco avventura , io soffro di vertigini e quando sono in alto mi tremano le gambe; quindi puoi immaginare il fare un percorso a 6 metri di altezza, attraversando ponti tibetani e trovare l’equilibrio su ponti di sola corda.  
Sono salita con una paura indescrivibile , lì in alto ho iniziato a pensare ai tuoi insegnamenti e mi sono detta : “devo superare la paura, devo essere forte come una montagna !” 
Ho iniziato a respirare di pancia, ho trovato la mia forza e sono riuscita a concludere il percorso anche in tempi brevissimi . 
Ti ringrazio moltissimo: questo corso è servito soprattutto a me stessa; era quello di cui avevo bisogno, superare le proprie paure e renderle forza è un grande successo. 
Buona settimana 

La persona coinvolta ha frequentato il percorso per insegnanti di Qi Gong, ma anche chi pratica in aula può raggiungere gli stessi benefici.

Spesso, la soluzione è molto più vicina e molto più semplice di quello che si crede: questo richiede un minimo di forza di volontà, e la disponibilità ad affidarsi a persone che abbiano una grande esperienza, per imparare in modo completo.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
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Maestri di Qi Gong come fare ad avere degli ottimi allievi?

Maestri di Qi Gong come fare ad avere degli ottimi allievi?

In questo post vorrei condividere la mia esperienza con chi si sta avvicinando all’insegnamento. Non dimentichiamoci che l’allievo che si avvicina per la prima volta all’arte che insegnate, non è motivato come siete voi ora, ma è simile a come eravate voi all’inizio del vostro cammino.

Per quale motivo un allievo si iscrive?

I motivi possono essere diversi:

1) E’ affascinato dai racconti di una persona a cui tiene, la quale ha praticato la disciplina in precedenza.
2) Ha letto uno o più libri.
3) E’ attirato dall’abbigliamento o da ciò che quella specifica arte rappresenta per lui.
4) Vuole migliorare la propria salute, oppure vuole riprendere la forma fisica perduta.
5) E’ curioso; assistendo ad una lezione può essere attratto dall’ambiente, dagli altri         praticanti, dall’insegnante, o anche da tutti questi elementi insieme.

Questi motivi valgono sia se il praticante affronta questo viaggio con lo scopo di diventare semplicemente un allievo, sia se ha l’obiettivo di diventare un insegnante. 
A tutte queste ragioni se ne aggiunge un’altra che dovrebbe essere fondamentale: la passione che arriva dal cuore.

Da come ho potuto verificare, nella maggioranza dei casi è così: la passione per l’arte del Qi Gong, porta nella vita delle persone una nuova visione, che abbina il puro e semplice movimento allo spirito, la parte più profonda di noi stessi.

Qi Gong-Due Cieli

“Regala la tua assenza, a chi non dà valore alla tua presenza” (Oscar Wilde)

Non sempre però le cose vanno nel modo giusto: a volte ci troviamo di fronte ad una persona che non ha ben compreso l’essenza profonda dell’insegnamento, per motivi caratteriali, o per problemi personali che non è riuscita a risolvere in passato.

Che si tratti di un allievo o di un insegnante, emergerà che non prova una vera passione per ciò che sta praticando. Infatti, come si può trasmettere quello che si sta imparando, senza un po’ di umiltà?

Mettersi in conflitto con un insegnante o con gli altri praticanti, spesso è una richiesta di attenzione mal espressa. Purtroppo può creare disagio a tutto il gruppo.

Come lo affronto, in qualità di insegnante?

Nel mio lungo cammino, prima da allievo e poi da insegnante, mi è capitato di assistere alle situazioni appena descritte, più e più volte. 

Non sempre si può scegliere con chi condividere la nostra passione, ma dobbiamo fare di tutto perché nessuno disturbi il nostro percorso. Saper dire di “NO” in certe circostanze è fondamentale, per due motivi:

-per preservare tutto quello che abbiamo costruito con fatica e dedizione nel tempo;
-per il rispetto che dobbiamo a chi ci ha scelto come insegnanti.

I ricordi più belli, e sono molti, rimangono; quelli spiacevoli non condizionano più di tanto il mio personale futuro, anzi mi aiutano a trasformarli in insegnamenti positivi.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
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SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
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Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice“(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.

Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi.

Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.

Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

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Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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UNA VITA CHE CAMBIA

Un bel pensiero di vita vissuta e che si trasforma, una esperienza forte e piena di coraggio a cui vanno tutti i nostri auguri.
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

UNA VITA CHE CAMBIA

In questi mesi nella mia vita si sono susseguiti una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze nella mia quotidianità, e per alcuni di essi spero possano essere per molto tempo.

Sono cambiata parecchio: le ore del kyudo con Vincenzo insieme al tempo passato con Deborah e le nostre  sedute di coaching, stanno cominciando ad avere effetto.
Sono stati mesi duri, fatti di tensioni dovute al mio lavoro ufficiale (l’informatica), che hanno anche portato tanto sentimento di rabbia e risentimento, che non fanno parte di me.

Una sera della scorsa settimana, mentre cenavo con alcuni colleghi osservavo ed ascoltavo le loro parole e ad un tratto mi son detta “Ma io non sono cosi. Io non provo quella rabbia.”.
E cosa provo io?  Io provo totale indifferenza verso una situazione lavorativa, che si è degenerata col tempo. Non me ne frega assolutamente nulla:  ho grinta (per usare parole di Vincenzo), ma non rabbia. Grinta di rimettermi in gioco, di cercare di fare altro che mi stimoli più di quanto ormai non capita più con il mio lavoro ufficiale. Non spreco energie per inseguire qualcosa che per me è ormai morto.

Il lavoro che ho svolto  per parecchi anni si è pian piano spento: vuoi per l’ambiente, vuoi per le persone, ma per me è morto. La scelta già di ridurmi le ore che dedico ad esso, per averne di più da dedicare ad altro, è stata a lungo ponderata (ho 48 anni. Età critica, lavorativamente parlando!), ma mai fu più giusta.

Il mio tempo è MIO e soltanto MIO: troppo spesso ho visto intorno a me persone che hanno a lungo dedicato il loro tempo al lavoro ed alla carriera (in testa mia madre!), spegnersi una volta che questo non c’era più. Io invece ho scelto di vivere senza tutto ciò: il mio tempo lo voglio dedicare alla mia vita, a ciò che più mi dona pace, soddisfazione e serenità! La  rabbia  ti acceca e ti annebbia tutto ciò che ti circonda. NO.. io questo non lo voglio. Sto (anzi) stiamo investendo con mio marito tempo e denaro  per crearci un altro futuro.
Voglio vivere la mia vita. Il nostro studio, il nostro kyudo, il nostro qi gong. I nostri corsi di approfondimento e tutto ciò che il destino ci vorrà dare.

Son settimane che non dormo o dormo poco,  perchè tante sono state le emozioni che ho vissuto. Ma ho preso la mia decisione e sono serena.
Agli istruttori di Due Cieli va il mio “GRAZIE” oltre ad un “proseguiamo su questa strada” !

Cristina CAMANDONA

“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.”  (Lao Tse)

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Trovare la serenità all’interno del dojo

 Trovare la serenità all’interno del dojo

Testimonianze: lo iaijutsu visto dai nostri allievi

Questi sono alcuni racconti di sensazioni, esperienze vissute dagli allievi del nostro gruppo di (iaijutsu (Dojo Niten Ichi Ryu) di (Kyudo (Dojo Hayate) e Qi Gong (Scuola Delle Quattro Direzioni) presso la scuola Due Cieli.

Ognuno interiorizza la pratica nel modo che risponde di più al proprio modo di percepire il mondo, ma molti elementi sono in comune fra tutti loro.

Quando si passa, gradualmente, dal ruolo di studente a quello di insegnante, con landare del tempo si corre il rischio didimenticare come ci si sentiva nel passato, mentre si affrontavano i primi passi allinterno dellArte.

Il corpo, un giorno dopo laltro, assorbe i movimenti e le posture, ma anche le emozioni, rendendole parte della propria realtà. Ed è per questo che, qualche volta, immedesimarsi nei praticanti aiuta a prendere consapevolezza di quanto il tempo abbia cesellato la mente ed il fisico, dandogli una forma nuova costruita giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Sono passati 45 anni dal primo giorno in cui ho indossato un kimono e ho messo piede sul tatami. Posso dire di essere diventato una persona diversa, grazie alle Arti Giapponesi che mi hanno accompagnato in tutte le fasi della vita. Non le ho mai abbandonate, mi hanno sempre aiutato a ri-trovare la serenità, anche nei momenti più difficili.

Sottoporre ai miei studenti un questionario, è unidea nata per conoscere meglio i motivi che li hanno spinti ad avvicinarsi al dojo, rimanendovi negli anni.

Leggendo i loro commenti, ho scoperto che anche per loro è importante vivere larte con serenità. Esatto, le arti marziali, a torto considerate aggressive e grossolane, sono invece una via di crescita interiore e di recupero dellequilibrio. Una via per recuperare la serenità, che la vita di oggi tende a prosciugare.

Estata una lettura interessante, per questo la condivido volentieri con i lettori del mio blog.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it

Testimonianze-Kyudo-Duecieli

(I nomi sono volutamente siglati per mantenere la privacy dellallievo).

-Perché hai deciso di fare Iaido, a suo tempo?

Principalmente perchè cercavo qualcosa di meno fisico” e più personale, mi ha sempre appassionato la figura del samurai e volevo implementare lo studio della spada giapponese a quello che già praticavo.

-Come ci hai trovati? Perché hai scelto proprio la nostra scuola?

Ho visto questo stile durante uno stage in collaborazione con altre arti marziali al quale ho collaborato e mi ha colpito molto uno degli allievi che ci spigava un movimento.

Epartito subito un desiderio di essere come lui.

-Perché stai continuando a praticarlo?

Perché mi sta dando molto più di quanto mi aspettavo. Oltre allampliamento (certamente) del mio bagaglio tecnico, mi sta aiutando nella vita di tutti i giorni e a crescere ponendomi dei limiti/ostacoli da superare.

Oltre a questo mi piace lambiente tipico di un dojo rilassato, pulito e sereno.

-Quali risultati hai verificato nella tua vita che si possono collegare a ciò che hai imparato nel corso di Iaido?

In primo luogo mi porta serenità, dentro e fuori dal dojo, ma sopratutto mi porta ad affrontare i problemi di tutti i giorni in maniera diversa; il continuo bombardamento di pensieri negativi è sostituito da un “vuoto” sereno che mi permette di allontanare convinzioni inutili, vivere più serena e leggera.

In questo modo le difficoltà vengono gestite in maniera più oggettiva.

Inizialmente mentre praticavo iaido e dopo nello spogliatoio, mi assaliva un senso di inferiorità e inadeguatezza, dato dal fatto di non riuscire ad eseguire bene la tecnica come gli altri (ovviamente più esperti). Questo sentimento mi è capitato anche per altre discipline, ma solo in questo ambiente si è dissipato e trasformato in grinta, voler crescere e imparare. Mettersi in gioco più serenamente.

Ovviamente ogni tanto ci casco, ma dura davvero poco il senso di delusione rispetto a quando ho iniziato. Credo che anche quasto applicato alla quotidianità mi aiuta e mi aiuterà nella mia vita.

S.D.P.

-Perchè hai deciso di fare iaido, a suo tempo?

Avevo bisogno di trovare un canale dove sfogare la mia frustrazione. Il fatto di lavorare da solo aiuta a concentrarsi su di sé.

-Come ci hai trovati? Perché hai scelto proprio la nostra scuola?

Ho trovato la scuola tramite il sito web. Ho scelto questa scuola per lofferta di una pratica non agonistica.

-Perché stai continuando a praticarlo?

Tramite la pratica riesco a sfruttare al meglio le mie energie. Sono più focalizzato sui miei obiettivi. Controllo meglio le mie paure e i momenti di ansia.

-Quali risultati hai verificato nella tua vita che si possono collegare a ciò che hai imparato nel corso di iaido?

Gli stessi motivi per cui lo pratico, maggior focalizzazione, maggior controllo del mio corpo e della mia mente nei momenti di stress e di grande impegno. Riesco ad avere una visione più ampia degli eventi che vivo e che mi circondano.

C.C.

-Perché hai deciso di fare iaido, a suo tempo?

Ero alla ricerca di un arte marziale che insegnasse non solo certe abilità fisiche, ma che trasmettesse dei valori e ideali. Ero attratto dalla cultura giapponese e dalla Katana /samurai.

-Come ci hai trovati? Perché hai scelto proprio la nostra scuola?

Tramite google. Perché rispetto alle altre scuole (dal sito internet) sembrava offrire un’esperienza più autentica e personale.

-Perché stai continuando a praticarlo?

Perché dopo molti anni, lo iaido continua a offrire delle sfide, degli stimoli e continui spunti di miglioramento, perché intendo migliorare costantemente e sono alla continua ricerca del miglioramento personale.

-Quali risultati hai verificato nella tua vita che si possono collegare a ciò che hai imparato nel corso di Iaido?

Grazie allo iaido ho preso coscienza di alcuni miei difetti, sia fisici che interiori. Sono riuscito a limare alcuni di questi difetti, ma su molti altri ho ancora tanto da fare.

Grazie allo iaido mi sono sentito più forte e padrone di me, nel gestire momenti di stress e di confronto con altre persone.

U.C.

Testimonianze Qi Gong-Duecieli

-Perché hai deciso di fare iaido, a suo tempo?

La ricerca di questa Via credo che sia nata dentro di me molto tempo prima di cominciare a praticare nel dojo, cercavo qualcosa di vero e nella via della spada (oltre il mio piccolo immaginario) cera qualcosa che mi chiamava, anche se non sapevo bene cosa fosse precisamente; lo inseguivo nelle letture, nel cercare di comprendere ed avvicinarmi ad una disciplina fatta, allora, solo di parole sui libri.

Estato poi significativo come tutte queste letture, queste intuizioni, siano crollate miseramente nel momento che ho iniziato a praticare. Non che le abbia perse, ma suppongo che lo iaido sia molto più profondo di ogni intuizione mentale: ti mette di fronte a te stesso, ai tuoi limiti, alle tue rigidità, al tuo concreto correre quotidiano, in un continuo “andare oltre”.

Oggi quasi non leggo più (ho quasi un rifiuto); preferisco praticare, sudare sul tatami, fare un passo alla volta seguendo le indicazioni del maestro, scalfire o abbattere il mio ego.

Ho iniziato, forse, perché nel mio cammino era arrivato il momento giusto, forse un po’ rammaricandomi di non aver iniziato tanto tempo prima.

-Come ci hai trovati? Perché hai scelto proprio la nostra scuola?

Io direi che sia stato il karma, lincontro della strada che stavo facendo con il dojo che poi mi ha accolto.

Dalla Calabria, a Roma infine a Milano da pochi anni, nella corsa quotidiana ho letto un annuncio su internet che parlava di uno stage di iaido in riva ad un lago, è subito scattato qualcosa, forse il particolare del lago mi ha riportato qualcosa; immediatamente ho contattato il dojo e, poi, dopo lo stage che mi affascinò (nella mia ignoranza) e dopo varie peripezie compresi (ebbi la certezza) che volevo praticare in questo dojo e con il maestro Vincenzo Cesale.

Ho scelto questo dojo per la bellezza e la poesia che aleggiano nellaria, per lo spirito che lo anima ogni volta, per la mancanza di fronzoli, la serietà, la verità insita nella Via, per la passione che permane nei gesti, perché non ha nessuna importanza la superficie, ma di più: le scoperte, il cammino nascosto tra le pieghe inutili dei nostri pensieri.

Lho scelto per la fatica, il sudore, gli arrivi che sono partenze, i piccoli passettini, così enormi quando si sfiorano, così piccoli quando si lasciano alle spalle.

Per il piacere, per la gioia quando si afferra qualcosa, per gli specchi che riflettono le mie imperfezioni. Per una piccola vittoria sul sistema, anche per le piccole sconfitte, per il suo essere rivoluzionarionella lotta contro lego, per il pensiero che lo rincorre anche quando non indosso lhakama, per il cammino che si fa in ogni cosa, per il maestro e il suo spirito, perché non si arriva mai.

-Perché stai continuando a praticarlo?

Continuo a praticarlo perché non ho nemmeno iniziato, e quando penserò di aver iniziato continuerò perché nemmeno quello era linizio. Non dipende da me (forse un po’ sì) ma lo iaido è una via lunga e profonda e quello che si è capito e realizzato oggi è solo una goccia in un mare enorme da esplorare, verso illuminazionisu di sè e sulla Via da scoprire, continuando, sempre, senza smettere, in ogni respiro.

Per fare un esempio, sono tre anni e mezzo che pratico ed ancora sto lavorando alla conoscenza e al controllo del mio corpo. Non è una questione di continuare: volendo non si smette mai.

-Quali risultati hai verificato nella tua vita che si possono collegare a ciò che hai imparato nel corso di iaido?

Difficile da spiegare anche sapendolo intimamente. Uno stato danimo nuovo, con un atteggiamento più calmo nellaffrontare i casidella vita ( non importa ciò che succede, limportante è come noi ci poniamo verso cose che avvengono). Il rallentamento della mente, forse, un ammorbidimento del corpo nella postura ( fisica e psicologica).
E
come se tutto quello che sapevo abbia trovato una strada, una forma che mi accompagna in ogni passo,nel cuore, nello scorrere dei giorni.

Sono contento, mi ritengo fortunato e devo molto a questo dojo, qualcosa di inqualificabile e poco ricambiabile. Posso solo dire che io ci sarò fino a quando ci sarà.

M.D.R.

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link:
https://www.kyudoiaidoqigong.it/web/come-praticare-unarte-orientale-senza-inquinamento-mentale/

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SETSU-BUN sesto mese

SETSU-BUN sesto mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Giugno
Nelle campagne del Giappone, le principali celebrazioni religiose si tengono generalmente in autunno, ma nella capitale, e in altre grandi città, esse hanno normalmente luogo in estate.

La stampa in alto offre un’illustrazione della celebre festa Sanno, che ha luogo a Tokyo ogni due anni il 15 di giugno, e si tiene in onore di Oyomagui no kami, in Dio delle Montagne. Un carro chiamato mikoshi, recante uno specchio e delle striscie di carta dette goheti, è tratto fuori dal tempio, ed è trasportato a spalla per le strade, dopodichè è lasciato temponareamente in un luogo riparato per un paio di notti. Da alcune delle strade principali avanzano carri addobbati, denominati dashi, trainati da buoi, alcuni recanti figure di grandi uomini, di scimmie, di spade ecc., mentre su altri si trovano gruppi di bambini e bambine, che rappresentano azioni teatrali nei momenti in cui, di tanto in tanto, il carro si ferma. Al seguito di questi carri, si muovono processioni di bambini in abiti graziosi, e nei cittadini c’è una grande eccitazione diffusa, insieme con la nomenclatura per quanto riguarda le spese necessarie per un tale apparato, che lascia, si dice, alcune persone in completa bancarotta.

Agli orli dei tetti si appendono tondi lampioni di carta, e, in alcune strade, vengono allestiti palcoscenici provvisori sui quali uomini mascherati si esibiscono in rappresentazioni teatrali al suono di tamburi e flauti. Nel disegno, il carro allegorico (dashi), che si vede in alto, reca l’immagine di una scimmia che tiene un mazzo di striscie gohei, mentre quella sulla destra ha l’immagine dell’imperatrice guerriera Jingokogo, che regge sulla mano un arco. Ciascuno dei lunghi stendardi reca la scritta Hiye Sanno Gosairei (festa di Hiye Sanno).

Il trenta di giugno cade una festa religiosa shinto, chiamata Nagoshi no harai. Un monaco distende una stuoia al suolo, vicino al ruscello o ad una botte d’acqua, dispone dei pezzi di bambù in cui sono inseriti dei gohei, e quindi procede ad esorcizzare gli spiriti del male. La gente ritaglia figure e indumenti dalla carta, e quindi li porge, insieme con un’offerta di riso o di frutta, al monaco, il quale innanzi tutto pratica un esorcismo e poi getta i pezzi di carta nell’acqua, allontanando così si suppone, malattie e spiriti maligni, che potrebbero altrimenti agredire gli offerenti. Coloro che prendono parte alla cerimonia, che è praticata in tutto il paese sebbene non con lo stesso rigore ovunque, debbono passare attraverso un cerchio di canne, denominato chinowa.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

 

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LA DANZA E LO IAIDO

In questo racconto di una praticante di Iaido vedo una dolcezza, una serenità e lucidità rara, un collegamento che sembra così distante, ma che Carla riesce molto bene a collegare.

Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェンゾ

www.duecieli.it

LA DANZA E LO IAIDO

Due manifestazioni di una funzione che si esprime in modo apparentemente diverso, ma, in realtà, simile.
Venere e Marte che tuffano lo sguardo l’una nell’altro, intendendosi, nella loro complementarietà.
Entrambe le discipline basano i loro codici ed i loro canoni su di un egual strumento: il corpo umano. Leggi di natura ne definiscono le potenzialità ed i limiti.

Il lavorare per plasmare la materia affinché risponda ad esigenze di elasticità, vigorosità e resistenza richiede costanza, determinazione e presenza mentale.
La tenacia per perseguire questi obiettivi non muta le sue regole, se il risultato finale deve essere un combattimento o, un forse un più effimero, balletto.

Aldilà dello scopo ultimo, si può cogliere comunque la preziosa opportunità offerta dal lavoro di corpo, mente ed anima, che in questa sede, imparano a riconoscersi e a collaborare.
Spesso ci si può stupire di quanto il fisico possa essere insegnante di una mente troppo strutturata, troppo sazia. Placa così le voci dei pensieri che si rivelano chiassosi e dispersivi.
L’esercizio sordo ed umile del corpo fa sfiorare così un po’di quiete. Quiete capace di modulare e trasformare, con discrezione, quasi in punta di piedi, la frequenza del nostro umore, tanto da rendersene conto solo al termine della pratica, quando ci si distoglie da quella particolare condizione dell’essere assorti.

In ambedue si ricorre anche all’ausilio di mezzi esterni.
Nell’arte di Tersicore, lo specchio è l’inesorabile giudice che mette in evidenza difetti di postura, linea ed espressione.
Nello Iaido, la spada, con la propria “voce”, svolge il medesimo ruolo.
Si raffinano infatti i sensi, ed anche l’udito puo’ svelare un taglio impostato male al suo sorgere.
Ovviamente , indispensabile si rivela la figura di riferimento, il maestro, chiamato a correggere la “disarmonia” con la giusta fermezza ed il giusto incoraggiamento a proseguire nella via.
Si può anche osare, per la loro affinità e predisposizione, ricorrere all’ausilio di queste discipline per tentare di incamminarsi nella ricerca della consapevolezza, sperimentando l’eterno presente.
Il nostro passaggio su questo pianeta ci offre questa opportunità, che può rivelarsi anche un viaggio interessante, mai sganciato dalle dinamiche del quotidiano.
Antiche arti che, lavorando sull’elemento umano, insegnano lezioni sempiterne.

CAT (LACARLA)

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LA RESPIRAZIONE

Personalmente do molta importanza alla respirazione diaframmatica, sia per lo Iaido, il Kyudo e il Qi Gong che per la vita quotidiana, un lavoro della nostra scuola, Duecieli e dei dojo Niten Ichi Ryu e Hayate

LA RESPIRAZIONE

In oriente la respirazione è fondamentale, nella vita quotidiana, fin dai tempi antichi, in Giappone con l’avvento del buddhismo si è accentuata la ricerca di una respirazione ancora più sofisticata abbinandola anche alle varie arti, Shodo, Kyudo, Iaido, Qi Gong, Ikebana, Haiku, Cha no Yu, ecc.

La concentrazione della mente “Samadhi“, mette in ordine mente, corpo e respiro: “Nai San Go“.
Tutto si lega in un unico momento, questo avviene solamente conoscendo il modo di respirare corretto, il “Ki” è inteso come energia vitale dentro e fuori di noi, lo stato da raggiugere: “Sen Ki Nai Ko“; il “Ki” è l’energia che circola in noi e che riequilibra, porta ad uno stato di pace e allontana i malesseri fisici e psichici.

L’apertura del diaframma aiuta l’espansione dei polmoni, un riempimento maggiore della cassa toracica e di conseguenza maggior flusso di ossigeno nel
 sangue, che viene distribuito non solo nella parte muscolare e tendinea, ma anche al cervello, favorendo non solo una risposta più veloce nell’apprendimento ma anche serenità del pensiero, ” La mente vuota, la mente senza catene“, questo porta ad essere più protetti anche dalle problematiche fisiche.

Vincenzo CESALE

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GRUPPO DI QI GONG

GRUPPO DI QI GONG

Poesia cinese
di Bonsui Tschti -Le stelle e i fiori –

Come due sorelle allevate dalla madre che si chiama « natura », due esseri: la stella e il fiore.
Il fiore del cielo si chiama la stella, la stella della terra si chiama il fiore.
E l’una è distante dall’altra, ma il loro profumo è identico.
Ed è bello vedere ogni sera le due sorelle scambiarsi il loro sorriso e la loro luce.
Quando l’aurora appare e il suo pallido chiarore imbianca le nubi, i fiori del cielo si spengono.
Ma guardate: le gocce di rugiada bianca bagnano, come lagrime, le stelle del mondo terreno!

Dedicata al gruppo di Qi Gong
Scuola delle quattro direzioni

Vincenzo CESALE

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SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

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SOCIOFOBIA SU BASE PRESTAZIONALE

Sindrome da esposizione al pubblico: “sociofobia su base prestazionale”.

Intendiamo, con con questa definizione, il disagio da esami, prestazione orale o fisica:  è una situazione molto diffusa, che porta a non avere più il controllo sia fisico sia mentale sulla situazione in atto; tanto più è importante, tanto più il disagio aumenta,  dallo “stato di comprensione” fino ad “ansia, panico, terrore” dove il cervello non è più collegato al resto del corpo, gli arti non ricevono più nessun ordine per la loro funzione motoria, la mente è completamente inerme, si hanno forti tremori, atteggiamenti nervosi con sorrisi isterici, perdita del controllo della parola, balbuzie.

Come può avvenire il controllo di questo problema? La cura con farmaci allopatici, ha effetti collaterali anche molto invasivi, personalmente sono contrario, avendo l’alternativa di raggiungere risultati molto significativi con un lavoro mirato; posso descrivere quello che insegnavo nei corsi di difesa personale, sul controllo della mente attraverso la respirazione diaframmatica; abbassando il bacino e portandolo prepotentemente verso il pavimento con una forte dilatazione del ventre nell’inspirazione, diamo al diaframma la possibilità di espandersi e di conseguenza ai polmoni di dilatarsi il più possibile e inviare molto ossigeno al sangue , irrorando il cervello in modo  da poterlo riattivare; così facendo iniziamo a reinvertire le quattro fasi: terrore – panico – ansia – stato di comprensione.

Sviluppare l’abitudine ad affrontare i momenti che portano a questi disagi, ci può aiutare a soffrirne meno; sarebbe utile, inoltre, seguire dei corsi specifici che portino a potenziare le capacità di gestire le emozioni.

 Vincenzo CESALE

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IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

IL VIAGGIATORE E IL TURISTA

Durante una lezione, il maestro raccontò un aneddoto per descrivere in modo raffigurato lo spirito d’animo che possiamo assumere durante la pratica (e per esteso in ogni momento della nostra vita).

Quando una persona inizia un viaggio può affrontare l’avventura con due atteggiamenti: quello del viaggiatore e quello del turista.

Il turista è colui che quando parte pensa al momento in cui arriverà a destinazione. E appena raggiunge la propria meta pone la propria attenzione quando tornerà a casa.

Il viaggiatore è colui che sin dalla preparazione del viaggio fa attenzione a tutto ciò che lo circonda: persone, compagni di viaggio, persone autoctone dei villaggi che visita, paesaggi naturali e costruzioni umane dei luoghi visitati.

La differenza sostanziale tra i due atteggiamenti consiste nel fatto che il viaggiatore riesce a scambiare pensieri, esperienze, insegnamenti ed anche energia con tutti i luoghi e le persone che incontra. Dall’altra parte il turista avrà solo una visione superficiale senza un vero e proprio scambio costruttivo con gli altri.

Lo stesso atteggiamento lo si può avere in tutto ciò che si compie durante la giornata quotidiana e anche durante la pratica della propria disciplina. E così si ottiene che ogni singolo movimento è composto da una miriade di altri movimenti. E per ognuno di loro è possibile, o necessario, porre l’attenzione al momento presente (e alla forza vivente, come dice Obi Wan Kenobi di Guerre Stellari). E per raggiungere questo traguardo è necessario acquietare la mente (koshin), fare il vuoto (mushin). E il bello è che questi obiettivi utopici ci inducono al perenne cammino.

Pubblicato da Claudio Cavallero a 08

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IL RADICAMENTO

Il racconto personale di un praticante di iaido del dojo Niten Ichi Ryu; un’immagine che rappresenta  ciò che gli allievi percepiscono nel cammino all’interno dell’esperienza nelle arti giapponesi.

Vincenzo CESALE

IL RADICAMENTO E LA LEGGEREZZA DELLA MENTE

Quando si percorre un cammino personale ed intimistico si cerca l’aiuto di chi in questo cammino ci ha preceduto. E poiché il linguaggio da utilizzare è quello “dal cuore al cuore” (i shin den shin – 以心伝心) per il maestro (sensei – 先生) è a volte difficile spiegare i concetti che possono apparire contrastanti tra loro e che molto spesso sono dissonanti dal nostro modo di vedere alcuni aspetti della vita e della persona. Per questo motivo molto spesso si fa riferimento ad immagini della natura per descrivere stati emozionali, psicologici e/o fisici.

Questo è proprio ciò che accade quando si desidera trattare l’argomento del radicamento a terra, sia dei piedi (ashi – 足), dell’anca (goshi – 腰) e del respiro (kokyu – 呼吸). Se poi questo concetto, già di per sè per noi molto complicato, lo associamo alla mente vuota (mushin – 無心) tutto diventa ancora più arduo. Quindi la figura naturale che meglio fa convivere questi insegnamenti in un’immagine è “Affonda in profondità con i piedi e con l’anca come le radici di un albero. E la tua mente sia flessibile come le foglie al vento”. Si può azzardare ancora di più: “Sii radicato a terra come una piuma che fluttua nell’aria”

Ma queste metafore non fanno altro che esprimere una sensazione ed uno stato molto speciali, che una volta provati si desidera mantenere costantemente con noi ed in noi. Infatti il radicamento fornisce una forza notevole, perché si attinge dalla terra. Allo stesso tempo la mente vuota permette di essere leggeri e rapidi, sia nei movimenti che nelle risposte agli stimoli esterni.

Per raggiungere questi stati inesplorati è necessario percorrere vie mai battute: concentrazione sull’anca, respirazione profonda e lasciare libera la mente; fidarsi del proprio corpo e del proprio intuito; percepire le proprie emozioni e sensazioni. E si comprende come sia naturale radicarsi a terra, e che con la mente leggera ogni passo è semplice e senza sforzo.

Claudio C.

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LA RABBIA

LA RABBIA E IL RIFLESSO DI AMMICCAMENTO

Nella vita ci sono aspetti che non andrebbero mai sottovalutati e sono quelli dello stupore, della meraviglia, e soprattutto lo scambio di idee, opinioni, curiosità e domande, che ci permettono di imparare ogni volta qualcosa di nuovo, e di fornire noi stessi delle risposte persino diverse alle comune aspettative. Tutto ciò solletica la nostra intelligenza e la sprona ad evolversi insieme alla nostra stessa concezione di anima, corpo e spirito, e sarò ancora più esaustivo riportando una domanda di un allievo di Kyudo che centra uno degli obiettivi fondamentali del mio discorso.

In una cena dopo un seminario, David mi chiese come mai nello sgancio di una freccia non chiudevo gli occhi.
Questa è certamente un’interessante osservazione, molto scrupolosa, di chi ha oltretutto un notevole intuito. Di fatto però il mio problema era proprio quello di riuscire a dare una spiegazione a David, dal momento che è Olandese. La lingua è davvero un ostacolo? Non esiste forse un “linguaggio universale?”. Me la cavai dicendogli scherzosamente che non sentendomi all’altezza, senza tenere gli occhi aperti, sarebbe stato impossibile.

Provo a esprimere il concetto nella mia lingua madre con un’eventuale traduzione
per David. Il fatto di chiudere gli occhi si chiama “Riflesso di ammiccamento”: quando eseguire un gesto o un’azione diventa per alcuni sinonimo di insicurezza, paura e stress. Ciò accade perlopiù nei praticanti a cui manca esperienza nella disciplina, ovvero, quando il nostro ego prende il sopravvento e non ci lascia crescere. Sono infatti le “cose” che non si conoscono a creare disagio, e spesso ciò si trasforma in paura o rabbia. www.kyudoiaidoqigong.it/rislesso-di-ammiccamento/

Prendendo ad esempio il riflesso di ammiccamento che abbiamo analizzato scientificamente in tutte le sue parti in precedenza; ora vorrei vederlo da un’altra ottica, con più precisione, in un campo che interessa la maggior parte di noi:la rabbia. In questo caso la consegna è: “trasforma la rabbia in grinta”, www.soloattrazionenienteillusione.it/essere-grinta .

Tutto ciò mi ha portato ad un ragionamento: anche il riflesso di ammiccamento, in parte è deciso dalla rabbia, che non riusciamo a gestire.

Il lavoro che ci si appresta a seguire comprende tre aspetti:

1) il respiro;
2) la voce;
3) il movimento (postura e conquista dello spazio).

Il processo è molto efficace già in se con poche sedute, ma il lavoro duraturo, quello che permette di ottenere i massimi risultati, va programmato con discipline in grado di mantenere più a lungo i risultati ottenuti attraverso le sedute personali.

Il Kyudo o lo Iaido sono molto adatti a questa trasformazione, anche per quanto riguarda il mantenimento e aiutano a concentrarsi mantenendo la trasformazione della rabbia, lavorando proprio sulle tre fasi che abbiamo visto in precedenza “respiro, voce, movimento”.

Queste due discipline non lavorano solo in profondità sul nostro corpo, ma anchenel nostro spirito, dentro di noi, donandoci un equilibrio psicofisico molto forte, trasformando la nostra eventuale rabbia in grinta. Un lavoro approfondito e condiviso con altri compagni di viaggio, che con la loro presenza ci accompagnano nella nostra crescita personale.

Vincenzo CESALE

Usa la Rabbia. Diventa “Grinta”.

 

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IL QI GONG

Il QI GONG è una filosofia

Questo è un mio personale pensiero, che vorrei condividere con tutti i praticanti, gli insegnanti, maestri Qi Gong e appassionati, della nostra scuola, duecieli.

Non è una ginnastica, non è yoga, non è tai chi, non è step, non è spinnig, non è pilates, non è stretching ecc.

I Qi Gong è un modo di vivere, è un lavoro personale del corpo, della mente, dello spirito, un trasformatore di rabbia in grinta, vista come forza positiva; un percorso di una lunga vita serena.

E’ FILOSOFIA, SENZA NON ESISTE IL QI GONG.

Vincenzo CESALE

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SHINTO

Shinto

In questo post trattiamo il significato di una delle parole che spesso si incontrano, studiando la cultura giapponese: Shinto. Si tratta di un esempio del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Shinto-Duecieli-Torino

Il termine SHINTO deriva dal cinese SHIN (spirito) e TO (via). Può essere tradotto come “via degli spiriti”, dove  “spiriti” è un termine che in questo caso sta a indicare gli esseri ultraterreni o sovrumani, chiamati in Giappone “KAMI”, parola solitamente tradotta con “DEI”.

Per comprendere il concetto giapponese di Kami è necessario avvicinarsi a questo termine senza tener conto della nozione che abbiamo della parola “Dio”.
Nello shintoismo non esiste l’idea di un unico Dio assoluto, creatore di tutto.

Secondo la mitologia shintoista, all’inizio esisteva un’unica entità, in seguito si ebbero il Cielo e la Terra.
Dal cielo apparvero i Kami e tra loro una coppia che diede origine all’intero creato, tramite cinque elementi primordiali: la terra (CHI), l’acqua (MIZU), il fuoco (HI), il vento (KAMI) e il vuoto (KU).

VincenzoCESALE

www.kyudoiaidoqigong.it

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IL GESTO ATTIVO

Il gesto attivo

In alcune scuole di iaidō (居合道), quale ad esempio la Musō Shinden-ryū (夢想神伝流) praticata nel nostro dojo, viene posta una grandissima attenzione alla precisione del gesto.

Questo perché è una scuola antica (scuola koryū – 古流, come il kyudo – 弓道) il cui scopo era l’addestramento per le sfide reali nella vita quotidiana (ed anche le battaglie dell’esercito). Proprio per questa sua finalità pratica da cui dipendeva la vita del samurai stesso, l’attenzione non viene posta solo ai movimenti afferenti ai tagli, ma anche a tutti i gesti che li precedono e li seguono. Infatti per la cultura giapponese è molto importante l’atteggiamento globale nella pratica di qualsiasi arte, sia essa la spada, la cerimonia del the (Cha no yu – 茶の湯) o l’arte della scrittura (Shodō – 書道). E non solo nella qualità tecnica, ma anche (e soprattutto) per quanto riguarda lo spirito e la presenza con cui si esegue tutto il lavoro. Per poter raggiungere questa raffinatezza e questo livello profondo di lavoro è necessario che ogni singolo movimento sia controllato. Ma non nel senso che diamo noi a questo termine, ovvero di “castrato” e mortificato. Al contrario, deve essere pieno della personalità di chi lo esegue. E facendo ciò il praticante diventa consapevole del gesto stesso. E per far questo è indispensabile che ogni gesto sia compiuto e visto in modo attivo dal praticante.

L’esempio più semplice con cui si riesce a trasmettere questo concetto è il movimento di sedersi a terra (sia seiza – 正座 – che tate iza). Il gesto di sedersi è ovviamente favorito dalla forza di gravità che attira il corpo verso terra. Di conseguenza il modo in cui all’inizio della pratica viene compiuto questo movimento è quello di lasciarsi andare a terra. Questo è molto sbagliato, perché’ si perde il controllo sia del proprio corpo (i muscoli vengono disattivati) sia del proprio spirito (ci si allontana e si permette ad una forza esterna di agire su di noi, che rimaniamo passivi).

Per favorire il cambiamento di atteggiamento è necessario porre attenzione ad ogni singolo movimento (con quale piede si indietreggia e come lo si muove, scendere mantenendo la schiena dritta, ruotare ponendo i piedi in una posizione ben precisa, …). Tale controllo ha il duplice beneficio sia di aiutare il praticante a comprendere come funziona il nostro corpo (molto in dettaglio) sia di obbligare la persona ad essere presente con la mente e con lo spirito in ogni istante della pratica. Questo concetto può essere esteso ad ogni singola tecnica: kirioroshi (taglio che cade dall’alto), oh chiburi (chiburi grande), noto (rinfodero), to ni rei (il saluto alla spada), … e a tutti quei gesti che la nostra cultura sottovaluterebbe e trascurerebbe (ed effettivamente sottovaluta e trascura), ma che invece sono parte integrante del tutto.

Grazie e buon cammino a te che leggi.

Domo arigatogozaimasu,

Claudio

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RIFLESSOLOGIA PLANTARE CINESE

Consegna attestati Riflessologia Plantare Cinese 2015

“Libera Università Popolare DUE CIELI

Un augurio di un buon lavoro a tutti i partecipanti del corso di R.P.C.

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YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

YUMI,L’OMBRA DEL BAMBU’

Nella nostra scuola DUECIELI, e nel kyudojo HAYATE, tutti i nostri allievi, oltre ad imparare l’arte del kyudo, vengono preparati anche nella conoscenza e nella costruzione dell’attrezzatura, arco, frecce, corde e del suo mantenimento; ritengo che tale conoscenza sia indispensabile per affrontare un percorso formativo e caratteriale indispensabile per la maggior efficienza di pratica, ed è per questo che la via percorsa nel nostro dojo esclude la pratica di tale arte all’agonismo.

 L’ombra del bambù spazza gli scalini di pietra

Ma la polvere resta.
La luna si riflette sul fondo dello stagno
Ma non tocca l’acqua.

Matsuo Basho

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ELOGIO ALLA LENTEZZA

Una esperienza molto interessante di un praticante di Iaijutsu Koryu della scuola DUECIELI e del dojo NITEN ICHI RYU; come una disciplina che molte volte per errore si accosta alla violenza, quanto è distante da tale affermazione, ed è invece una formidabile Via per progredire nel nostro cammino nella vita, quanto ci può cambiare non solo fisicamente ma anche spiritualmente ed emotivamente.

ELOGIO ALLA LENTEZZA

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In questo periodo sto lavorando su alcuni aspetti tecnici (e non solo) dello iaido. Per svolgere al meglio questo lavoro devo rallentare in alcune fasi per apprendere meglio il movimento ed acquisirlo.

Il fatto stupefacente che mi è accaduto quando ho iniziato a fare questo lavoro è che la mia presenza di spirito è aumentata notevolmente durante la pratica. Ovvero il rallentamento dei gesti contribuisce ad una maggiore partecipazione all’azione stessa. E ciò da un’emozione bellissima, perché si riesce a vivere la pienezza (o per lo meno ad averne un’idea). Un gesto dove non solo il corpo lo compie, ma tutta la persona è presente nell’istante. Ed è una sensazione che una volta provata non te ne vuoi più disfare. E quando (per forza di cose) capita di compiere un gesto tecnico “scadente”, scopri (guarda un po’!!!) che la spada non ha cantato e che il tuo spirito era assente. Quindi il brutto gesto tecnico diventa non più un risultato da buttare, ma uno specchio che ti mostra quando e (se sei attento) anche il perché il tuo spirito e la tua essenza erano altrove.

Lavorare lentamente all’inizio può sembrare poco gratificante, ma quando ne comprendi lo scopo e i benefici lo vuoi sperimentare sempre i più. E cercherai sempre di più questa pienezza e presenza di spirito in ogni momento della tua giornata.

Claudio CAVALLERO

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KYUDO INDOOR

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

KYUDO INDOOR dojo HAYATE

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SHIATSU il nuovo corso di DUECIELI

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Shiatsu, l’arte della digitopressione

Intervista radiofonica sull’arte dello Shiatsu, ospiti Cristina Camandona e Danilo Riccardi.

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SAMURAI e CULTURA

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SAMURAI e CULTURA

Si dice che la cultura e la marzialità sono come le due ruote di un cocchio o le due ali di un uccello: sono due qualità distinte? A che cosa si riferiscono?

In generale la cultura e la marzialità sono totalmente fraintese. Secondo il pensiero comune, cultura significa leggere poesie, comporre versi, conoscere l’arte della calligrafia e avere una personalità amabile e raffinata; mentre la marzialità indica saper sparare, andare a cavallo, nonchè conoscere le arti della guerra, la scienza militare e avere una personalità feroce ed austera. Entrambe le definizioni sono inesatte e approssimative.

Fondamentalmente cultura e marzialità sono un carattere unico, non due qualità separete. Come la forza creatrice dell’universo è una sola energia, distinta in yin e yang, così anche la sensibilità e l’efficacia della natura umana sono una sola qualità, distinta in culturale e marziale. La cultura senza marzialità non è vera cultura, e la marzialità senza cultura non è vera marzialità.

Così come lo yin ha la sua radice nello yang e lo yang ha la sua radice nello yin, la cultura e la radice della marzialità e la marzialità è la radice della cultura. Con il cielo come ordito e la terra come trama, governare la nazione emantenere l’ordine nelle relazioni sociali è chiamato cultura. Quando delle persone malvagie e senza principi morali ostacolano il corso della cultura senza timore dell’ordine divino, portarle in giudizio o radunare un esercito per attaccarle e unificare il governo di tutto il paese è chiamato marzialità.

Per questo l’ideogramma che indica il “guerriero” è composto dalla combinazione dei due caratteri che significano “armi” e “fermare. Poichè la marzialità è posta al servizio della cultura, radice della guerra del gueriero è la cultura. Poichè la cultura significa governare con la minaccia di un intervento armato, la radice della cultura è la marzialità.

La mente del samurai
Thomas Cleary
oscar Mondadori

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QI GONG INSEGNANTI

 

QI GONG INSEGNANTI

Sono aperte le iscrizioni per il corso insegnanti di Qi Gong

“Scuola Delle Quattro Direzioni”

anno accademico 2016 – 2017 appuntamenti alla pagina

“EVENTI E APPUNTAMENTI”

docente M° Vincenzo CESALE

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SHIATSU

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MARTEDI’ 13 OTTOBRE ORE 20,15
sulla nostra Web-Radio (Due Cieli Spreaker):

SHIATSU, IL METODO DI TRATTAMENTO NATURALE DI ORIGINE GIAPPONESE, PRATICA E FORMAZIONE

Intervista su questa disciplina, per conoscerne meglio gli aspetti e le virtu`, con illustrazione del percorso di formazione in programma per il 2016 presso

“Libera università popolare Due Cieli”.

Ospiti: Cristina Camandona e Danilo Riccardi.

Vi aspettiamo su Spreaker!
Due Cieli

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RINNOVO ISCRIZIONI FEDERAZIONI

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Buongiorno a tutti, ricordo che nel mese di agosto scadono le iscrizioni alle federazioni di:

KYUDO “F.S.K.”

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IAIJUTSU “KEN no HONSHITSU

KEN no HONSHITSU

La segreteria sarà disponibile (nel mese di settembre con appuntamento) dal mese di ottobre il martedì e il giovedì dalle ore 15’00 alle 19’00.

Le lezioni riprenderanno giovedì 1/10/2015

NITEN ICHI RYU

Vincenzo CESALE

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NUOVA APP PER LIBERA UNIVERSITA’ POPOLARE DUECIELI

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DOMANDA AD UN INSEGNANTE

iaijutsu Dueceili

Domanda ad un insegnante:
Buongiorno Maestro,
spero stia passando una piacevole vacanza oltre le lezioni di Kyudo ( a me toccherà lavorare in questi giorni).

C’è un mio dubbio che vorrei porle:
si possono veramente studiare le arti marziali giapponesi ed essere occidentali? E’ fantastico portare e trasmettere un’arte così affascinante, ma è giusto farlo con un’arte che non ci appartiene ? Riusciremo ad addentrarci dentro essa come se fosse la nostra cultura da anni? Vestirci come loro non è un offesa verso i loro confronti (come a scimmiottarli)?

Spero di non offendere o deludere nessuno con questi miei dubbi.
Pratico arti marziali da quando ho 4 anni, ho mollato un anno durante il liceo e poi ripreso subito dopo, ma ci sono queste domande che mi son sempre posta e alle quali non ho mai trovato risposta in me (se non che mi fa sentire me stessa e mi fa piangere e ridere) nè incontrato qualcuno a cui chiederle.
Non credo ci siano persone che sanno tutto, nè vorrei che la mia vita sia in mano a qualcuno o sarei un burattino e non una persona, ma vorrei conoscere la sua sua opinione o la sua risposta (se questo quesito se l’era già posto).

Scusi l’email impegnativa
Grazie
Buona giornata, Stefania

Risposta:
Buongiorno Stefania

Parlare di vacanza per me è un po vergognoso; mi spiace che debba lavorare in questi periodi, ma come si vuol dire, di questi tempi si porta pazienza.

Il suo dubbio è di molti, e anche il mio, non solo dopo un certo periodo di pratica, ma anche dopo quarantaquattro anni, mi creda non è la sola. Esporre questi dubbi è sinonimo di molta sensibilità, se il cuore è sincero questi dubbi scompariranno e la pratica diventerà eccellente, torneranno solo quando sarà più vulnerabile.

Quando mi chiedono a cosa serve lo Iai, la risposta si può avere solo dopo qualche anno di pratica, e si noterà con l’arrivo di dubbi come questo, e il lavoro svolto fino ad ora ci aiuterà a comprenderli, ecco a cosa serve lo Iai, a migliorare noi stessi.

Le arti giapponesi non saranno mai nostre, questo non ci impedisce di praticarle, certo nel massimo rispetto che si da a cose non proprie; il fatto di vestirsi (nel modo corretto), come nel loro medioevo, ho praticare correttamente i saluti cerimoniali, è sicuramente un rispetto, non vorrei entrare in polemica ma non posso esimermi, molti insegnanti hanno dimenticato, per ignoranza, per superficialità o per cattiva fede, i fondamentali, che fanno parte di queste arti e la loro cultura; ritengo che sia il mio compito quello di trasmettere questo pensiero ancora di più che la tecnica.

Storicamente nel 1867 all’apertura delle frontiere nipponiche, la moda corrente in Giappone era vestirsi come gli occidentali, bombetta, ghette, baffoni a manubrio, ecc. addirittura un caposcuola dello Iai, Muso shinden ryu, nelle foto che lo ritraevano indossava l’abbigliamento che neanche un occidentale indossava; ai tempi nostri, anche se non cristiani, molti neo sposi optano per il rito con l’abito bianco e la cerimonia in chiesa, quindi non li enfatiziamo più del necessario e ricordiamoci che dietro a tutto questo c’è un giro di affari notevole.

Il rispetto che ogni d’uno deve dare all’altro è inderogabile, quindi nessuno dovrà permettersi di toglierle il libero arbitrio, meno ancora alla Niten ichi ryu, ne va del faticoso viaggio che cerchiamo di compiere.

Un abbraccio,
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ
https://personaltrainer-fitness.blogspot.it
www.duecilei.it
#determinazioneartigiapponesi

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FIOCCHI DI NEVE

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Fiocchi di neve

cadono soffici

sul mio cuore

crepitio di passi

nel mio karma

Michele De Fazio Romano

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SEMINARIO di KYUDO

SEMINARIO di KYUDO Duecieli

Seminario di Kyudo 2014 al Kyudojo Hayate

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EGO

ego Duecieli

EGO

Mi è piaciuta tanto la quarta scuola e riguardo ai tagli, a parte guardare il ciliegio:

“se non tagliate il vostro ego sarà mortificato per l’errore, se tagliate il vostro ego sarà gonfio per il successo” M° Vincenzo CESALE

Un pensiero di Michele De Fazio Romano

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SEMINARIO di IAIDO KORYU-TAMESHIGIRI

SEMINARIO di IAIDO KORYU-TAMESHIGIRI

Domenica 19 luglio 2015 in una splendida giornata, si è svolto il seminario di IAIDO KORYU (scuole antiche) e di TAMESHIGIRI (scuola di taglio) condotto dall’insegnante Vincenzo CESALE

Un ringraziamento a tutti i partecipanti

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L’ALLODOLA

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L’allodola canta per tutto il giorno ed il giorno non è lungo abbastanza.

Matsuo Basho

Michele De Fazio Romano

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CONFUCIO

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Disse Confucio…

“Il vero signore è simile ad un arcere: se manca il bersaglio cerca la causa di questo in se stesso”.

Danilo Riccardi

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UN CONCETTO NUOVO NEL KYUDOJO HAYATE

Kyudo Duecieli

UN CONCETTO NUOVO NEL KYUDOJO HAYATE

..Era una bella mattina di luglio, serena, limpida, calda e profumata, l’erba era di un verde così brillante da accecare lo sguardo, i fiori del dojo erano un’esplosione di colori, le rose emanavano un profumo così intenso da far girare la testa, le belle di giorno erano aperte con i loro bellissimi colori al sole.

Gli allievi/e di Kyudo erano intenti nel loro lavoro, attenti a tutti i passaggi che la pratica richiede e nel godere il piacere che dà quest’arte, l’insegnante vagava tra di loro dando consigli, attento che tutto fosse sereno e regolare, quando all’improvviso si sentì un’esclamazione: oggi ho le “frecce che svengono”, tutti interruppero la pratica voltandosi verso l’allieva che aveva pronunciato questa frase, chiedendosi che cosa volesse dire; la spiegazione che dette C.C. fu: le mie frecce oggi cadono prima di arrivare al bersaglio, e allora svengono; l’ilarità fu generale, così C.C. scrisse un’altra pagina di storia del Kyudojo HAYATE, aggiungendo un concetto nuovo nelle filosofia del Kyudo.

Vincenzo CESALE

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RIFLESSOLOGIA PLANTARE CINESE alla DUE CIELI, alle HAWAII?

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Imperterriti, sfidando il caldo torrido i nostri eroi hanno concluso il V° livello di otto impegnandosi con fantasia e arguzia nelle pratica.

Riflessologia Plantare Cinese della scuola

“Libera Università Popolare DUE CIELI”

Altre immagini alla pagina “FOTO E VIDEO”

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SETSU-BUN settimo mese

SETSU-BUN settimo mese

In questo post trattiamo il significato culturale, storico e filosofico del lavoro di ricerca che svolgiamo nel dojo NITEN ICHI RYU di spada, e nel dojo HAYATE di Kyudo (tiro con l’arco).

Oltre all’attenzione verso la tecnica (il movimento), ci tengo sempre ad approfondire la visione culturale e storica degli eventi, che ho potuto a mia volta esplorare nel corso dell’esperienza nell’ambito delle discipline giapponesi. Completare la pratica con una più approfondita conoscenza generale facilita il superamento delle varie fasi di apprendimento che l’arte impone, guidando la crescita personale del praticante.

Vincenzo CESALE

www.duecieli.it

Quando l’inverno si trasforma in primavera

Luglio
In Giappone la stella Vega è conosciuta con il nome di “Tessitrice”(Shokujo), e il 7 di luglio si festeggia Tanabata matsuri, la festa del Tessitore e del Mandriano, poichè con questo secondo nome indicano una stella della costellazione dell’Aquila, chiamata in giapponese Kengyu.

Questa festa veniva rigorosamente osservata perfino a palazzo, prima dell’introduzione del nuovo calendario, ed è ora celebrata in una misura minore a Tokyo e in altre grandi città. In parecchie zone è molto popolare e studenti e studentesse preparano dei fusti di bambù con molti rami, ai quali vengono attaccate striscie di carta con versi che parlano di quelle stelle a cui sono dedicate, e capi di abbigliamento ritagliati nella carta.

Ragazzi e ragazze credono che questo li porterà ad una grande abilità nelle rispettive arti dello scrivere e del cucire. Ai giovani è offerto un ricevimento nella loro scuola, e la gente mangia della pasta tipica di semola di riso, simile agli spaghetti, che viene bollita e poi gettata in acqua fredda. Si racconta che l’usanza della celebrazione di questa festa abbia avuto inizio più di mille anni fa.
Dal 13 al 15 Luglio si celebra una ricorrenza dedicata ai defunti, chiamata Shoro matzuri o Urabon. Nelle case si appronta uno scaffale provvisorio per sostenere tavolette di legno, sulle quali sono registrati il nome postumo e la data di morte degli antenati e dei parenti della famiglia. A essi si fanno offerte di frutti, di dango (dolce di riso) e fiori, e si pagano monaci buddhisti perchè recitino preghiere tratte dai loro libri. La sera del 13 si accende un fuoco di steli di canapa, chiamati ogara, fuori della porta di casa, come benvenuto per gli spiriti dei defunti, e si pone un barile pieno d’acqua affinché possano lavarsi i piedi. Durante la festa, la gente si reca ai templi biddhisti dove vi sono luoghi di sepoltura , e là si prende cura delle tombe e appende lampade di forma particolare. Il 16 del mese il ripiano provvisorio viene tolto e gettato in un fiume, insieme con le offerte, e la sera si accende un fuoco davanti alla casa, per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la strada del ritorno. Si dice che questa pratica continui da oltre 1200 anni.
Dal 15 al 17 i servitori sia maschi che femmine hanno il permesso di far visita alle loro famiglie, chiamato yabu iri o yadori, così come vien loro accordato il 15 e il 16 di gennaio.
La festa conosciuta come Kawa biraki, o Apertura del fiume, era anticamente celebrata nella città di Tokio la sera del 28 di Maggio, ma ora si tiene in sere differenti del mese di Luglio. In questa occasione, il fiume Sumida si ricopre di barche, le case lungo le rive e il ponte Ryogoku bashi sono affollati di cittadini di Tokyo, impazienti di assistere ad un’esibizione di fuochi d’artificio dei famosi fabbricanti Tamaya e Kagiya.

SETSU-BUN
Quando l’inverno si trasforma in primavera (anno1909)

L’Angolo Manzoni Editrice

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SEMINARIO DI “IAIDO KORYU – TEMESHIGIRI”

NITEN-scritta

IAIDO KORYU (scuole antiche)

TAMESHIGIRI (scuola di taglio)

Date orari e luogo dell’evento:
Centro estivo DUE CIELI-NITEN ICHI RYU

Val Della Torre località Brione (TO) vedi pag. contatti
19 luglio 2015
Mattino dalle ore 9’30-12’30 (pranzo al sacco) pomeriggio 14’30-18’00

Conduce l’insegnante Vincenzo CESALE

Per partecipare info:

vincenzo.cesale@gmail.com

info@duecieli.it

Tel. 011 4034056

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HAIKU

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“dopo il sogno
com’è reale
l’iris”
(Shuskiki 1669-1725)

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SEMINARIO DI KYUDO

Kyudo Duecieli Collegno

Date orari e luogo dell’evento:
Kyudojo Hayate (Val Della Torre località Brione (TO) vedi pag. contatti
28 giugno 2015
Mattino dalle ore 9’30-12’00 (pranzo al sacco) pomeriggio 14’30-17’00

Conduce l’insegnante Vincenzo CESALE

Per partecipare info:

vincenzo.cesale@gmail.com

info@duecieli.it

Tel. 011 4034056

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ESAMI NATUROPATIA 2015

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GIORNATA DI ESAMI.

Complimenti a tutte le esaminande per aver superato con successo le verifiche finali di Naturopatia e Bio-Discipline. Auguri per la vostra futura attivita`, Due Cieli.

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PRIMAVERA AL KYUDOJO HAYATE

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Questa mattina grande sudata per il taglio erba al Kyudojo Hayate, che pacchia per l’olfatto, la vista e lo spirito.

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KENJUTSU-JODO

Kenjutsu Duecieli

Domenica di sole e natura nella struttura estiva di DUECIELI e della NITEN ICHI RYU

Seminario di Kenjutsu e di Jodo, stanchi ma appagati, un ringraziamento a tutti i partecipanti.

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GRUPPO DI QI GONG – SCUOLA DELLE QUATTRO DIREZIONI

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Questa favolosa disciplina che e’ il QI GONG…. ginnastica di salute e lunga vita. Verissimo, ti cambia dentro e fuori poco per volta Emoticon smile.

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ATTIVITA’ & PASSIVITA’

ATTIVITA' & PASSIVITA' Duecieli

La pratica seria ed approfondita di una disciplina personale (che sia energetica, arte marziale o qualsiasi altro percorso) porta ad acquisire la consapevolezza fondamentale che ogni gesto può e (soprattutto) deve essere compiuto in modo attivo.

Qualsiasi azione, che sia il gesto di camminare, quello di sedersi, quello di ascoltare od eseguire una tecnica molto complessa richiede la nostra più completa attenzione. Nulla è passivo. MAI. Se ci ritroviamo in questa condizione significa che, nella migliore delle ipotesi, stiamo eseguendo un gesto vuoto e senza contenuto. Nel caso peggiore stiamo subendo ciò che stiamo vivendo in quel momento.

Questo atteggiamento di partecipazione attiva può (e deve) entrare nella nostra vita quotidiana. Perché’ solo in questo modo prendiamo in mano il motore che permette di far proseguire la nostra vita. E se ne siamo noi i conducenti possiamo indirizzarla sulla via che desideriamo (e che ci rende felici).

Questa consapevolezza richiede una sorta di risveglio dal torpore quotidiano. Siamo abituati a muoverci in modo automatico e siamo circondati da questo stile di vita. Questo approccio attivista porta anche a chiederci quali siano le scelte e le decisioni giuste per la nostra vita. Ma questo è un altro post.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio

www.duecieli.it

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KENJUTSU

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SEMINARIO DI KENJUTSU-JODO

Domenica 10 maggio ore 9.30 – 12,30 – 15,00 – 18,00  nel dojo Hayate

responsabile tecnico M° Vincenzo Cesale

Per inf: Tel. 011 4034056

e-mail: info@duecieli.it – vincenzo.cesale@gmail.com

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LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO

Affinché sia efficace, l’apprendimento richiede di acquisire in se’ alcuni gesti tecnici che sono alla base di insegnamenti più profondi. Le arti koryu hanno identificato e nominato le tre metodiche di apprendimento nelle quali si possono raggruppare gli approcci per riuscire ad interiorizzare tali tecniche. Si note come queste nozioni sono applicabili a qualsiasi situazione e condizione di insegnamento (dal lato del maestro) e di studio (dal lato dell’allievo), e non solo nella pratica delle arti marziali.

Kazu keiko
La ripetizione assidua di un movimento
Noi compiamo nella nostra giornata una serie sterminata di gesti che ci sono naturali perché li compiamo quotidianamente da quando siamo nati (o comunque eravamo piccoli). Se si desidera rendere naturale un gesto, e’ necessario ripeterlo costantemente ed assiduamente. Solo in questo modo il nostro corpo ed il nostro cervello lo possono riconoscere come un’azione naturale. Come tale non sara’ più necessario instaurare alcun genere di processo razionale (ovvero proveniente dalla corteccia celebrale), ma sara’ coinvolta solo la nostra parte intuitiva.

Mitori keiko
L’osservazione di un maestro che compie il gesto
Anche se noi non ce ne accorgiamo, i gesti che compiamo li abbiamo copiati quasi tutti da qualcuno (genitore, educatore, contante famoso,…). Questo perché l’imitazione é una delle fonti principale dell’apprendimento umano. Quindi osservare un maestro che ci mostra come compiere il gesto ci può essere per noi una vera e propria miniera di informazioni… soprattutto se siamo in grado di percepire e comprendere lo stato d’animo e le sfumature emozionali vissute e trasmesse dal maestro nell’esecuzione della tecnica.

Kufu keiko
L’unione di waza differenti
Tutti i gesti che per noi sono naturali e non richiedono alcun intervento della nostra parte razionale vengono legati l’un l’altro. La semplice ripetizione non e’ sufficiente, perché si viene ad instaurare una risposta automatica del nostro cervello e del nostro corpo che lo svuota dal suo significato. Ma unendo il gesto e la tecnica in modo fluido ed armonioso con altri gesti ed altre tecniche a noi noti, allora anche il nuovo gesto diverrà naturale.
A volte non e’ semplice comprendere quando applicare una tecnica e quando prediligere un’altra (sopratutto nel caso di Kazu keiko e Kufu keiko). Come ogni cammino di crescita ci vuole dimestichezza con le proprie emozioni e consapevolezza dei propri progressi. Solo l’esperienza e la pratica costante e determinata possono aiutare a crescere. Perché anche il gesto di imparare e’ un’arte, e come tale va coltivata.

Domo arigatogozaimasu,
Claudio C.

www.duecieli.it

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