Kyudo-Hayate Collegno

UN PENSIERO DI UNA PRATICANTE DI KYUDO

Oggi sono lieto di presentarvi una storia reale, la testimonianza di Cristina, di come ci si può evolvere attraverso l’ arte del Kyudo nella scuola Due Cieli di Torino

Ciao Vincenzo,
come promesso, eccomi qui a raccontarti i miei primi 6 mesi col kyudo.
Quando ci avevi proposto di venire a provare a fare kyudo al dojo di Valdellatorre, devo dirti con estrema sincerità che avevo pensato “Ma è impazzito? Figurati se io riesco a tenere in mano un arco cosi grande…e poi con la forza che mi ritrovo io nelle mani…”

Poi (giusto per crearmi ancora più blocchi mentali) “Il sabato mattina..3 ore … con tutto quello che ho da fare…I turni al lavoro. Vedrai che Vincenzo mi caccerà prima della fine dell’estate”

Ed invece NO.

Dai tiri con la fionda (che utilizzo sempre come allenamento) sono passati più di 6 mesi, e lo scorso sabato ho iniziato a lavorare con le due frecce, indosso gi, hakama (solo il kyudo poteva farmi indossare una gonna!!) e muneate.
Settimana dopo settimana cresceva qualcosa in me, una sensazione che durava da un sabato all’altro.

Ed ogni volta era (anzi) è diverso: mi sento modificare, fisicamente e caratterialmente. Più ferma, più riflessiva, soprattutto prima di parlare.

Il kyudo rappresenta sempre come mi sento: dalla prima freccia lasciata andare, all’ultima è un momento che libera letteralmente la mia testa e la mia hara. Infatti alla fine della lezione io mi sento sempre molto rilassata ed anche un po’ rigenerata, la mente è più lucida. E ritorno a casa con due appunti in più sul mio quaderno e dentro me.
Non so quanto tempo andrò avanti, forse per sempre..non lo so. Ma di certo ora una domanda me la pongo: ma perchè non ho iniziato molto prima?

Ringraziandoti, Maestro, per il tempo e la pazienza, ti auguro una serena serata.

Cristina

#determinazioneartigiapponesi

Allieva del Kyudojo HAYATE
Vincenzo CESALE
チェサレ – ヴィンチェ ンゾ

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